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ISTAT racconta la Disneyland dei separati. Dove sono le note metodologiche ?

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ISTAT racconta la Disneyland dei separati. Dove sono le note metodologiche ?
Fabio Nestola

12/12/2011 - 14.53

Di Fabio Nestola - Secondo un recentissimo studio dell'ISTAT (Condizioni di vita dopo la separazione) le donne che hanno vissuto una separazione hanno un rischio di povertà più alto (24%) degli uomini (15,3%). Il periodo dei dati è il 2009, e la data di pubblicazione è lo scorso 7 dicembre 2011. Argomento: Popolazione. Incuriosisce la scelta del tipo di documento: Comunicato stampa.  

Proviamo ad analizzare gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT. Il documento in versione integrale http://www.istat.it/it/archivio/47539 non chiarisce il campione utilizzato per le rilevazioni. Viene citato il dato complessivo delle persone interessate da separazioni e divorzi (3.115.187), ma non quanti di questi tre milioni ed oltre siano oggetto della ricerca.

Inoltre, diversamente dalla consuetudine ISTAT, non sono attualmente reperibili sul sito merito e metodo dell’indagine: non è noto quindi nemmeno lo strumento utilizzato, vale a dire se siano state analizzate le misure erogate in tribunale, un questionario cartaceo, delle interviste telefoniche o altro.

La differenza è sostanziale. In caso di analisi delle misure previste in sentenza si hanno dati certi, oggettivi e verificabili; in caso di interviste telefoniche ci si deve invece limitare a dati soggettivi, privi di qualunque riscontro.

Il campione numerico è un’altra caratteristica essenziale per valutare l’attendibilità di qualsiasi dato statistico. L’Istituto non specifica di aver analizzato milioni di sentenze, centinaia di migliaia di questionari, decine di migliaia di interviste. L’unico dato reperibile si evince da alcuni prospetti, in cui compare più volte la dicitura stima corrispondente ad una numerosità campionaria fra le 20 e le 49 unità.

Una forbice compresa fra 20 o 49 unità, con una media di 35, rapportata al totale di oltre tre milioni di individui, costituisce la percentuale dello 0,001%. Francamente un po’ poco per identificare nell’intero Paese le condizioni di vita dopo la separazione. Un campione di persone compreso fra 20 e 49 unità somiglia ad una riunione di condominio, non certo ad uno schema rappresentativo della popolazione. Potrebbe andare bene per un’indagine svolta dagli alunni della IV elementare, dal colosso ISTAT è lecito attendersi di più.

Inoltre non è dato di sapere quale sia il campione non compreso nella forbice 20-49. Il totale è estremamente dettagliato, l’ISTAT parla di 3.115.187 persone, non di “circa 3 milioni”. Però non c’è una sola riga che specifichi quanti cittadini e cittadine siano stati oggetto di approfondimento, oltre i già citati 20-49.

Sarebbe interessante sapere come l’ISTAT è riuscita a rilevare tali dati. Come già detto, sul sito non c’è nulla di direttamente riferibile alla pubblicazione condizioni di vita dopo la separazione, classificata come comunicato stampa. Con una accurata ed articolata ricerca, tuttavia, è possibile risalire ad altre pubblicazioni ISTAT che potrebbero avere avuto dei riflessi sul comunicato stampa del 7 dicembre. Il documento Geo Demo ISTAT, Demografia in Cifre con 50 tavole pdf, scaricabile al link http://demo.istat.it/altridati/separazionidivorzi/index.html .L’indagine europea “Statistics on Income and Living conditions" (Eu-Silc), un documento di 191 pagine scaricabile in versione integrale al link http://www3.istat.it/dati/catalogo/20081013_02/, un sunto dell’indagine Eu-Silc Indagine sulle condizioni di vita 2009, scaricabile al link http://siqual.istat.it/SIQual/visualizza.do?id=5000170 , e poi i links di 4 questionari 2009 scaricabili:

 

SILC/09/FAM per la replicazione del 21/09/2009                           21 pagine

SILC/09/IND per la replicazione del 21/09/2009                            45 pagine

SILC/09/REG per la replicazione del 21/09/2009                             7 pagine

SILC/09/RIL per la replicazione del 21/09/2009                               1 pagina

 

È presumibile – ma non viene espressamente citato, quindi non è certo – che alcuni dati dell’indagine Eu-Silc siano serviti a dedurre le proiezioni da cui prende vita il comunicato stampa del 7 dicembre 2011. Nemmeno nelle 191 pagine del testo integrale, tuttavia, esiste una valutazione quantitativa del campione. Esistono i questionari, ma nessuna nota su quante persone li abbiano compilati.

Dovizia di particolari sulle strategie di raccolta-dati, sulla fase preparatoria attraverso l’invio di lettere alle famiglie-campione da parte dell’ISTAT e del sindaco del Comune interessato, sulle componenti trasversali e longitudinali, dubbi sulla possibilità di raccogliere dati veritieri attraverso  questionari anonimi, e tanto altro ancora. Ma nulla sul numero dei questionari dai quali nasce l’intero lavoro.

Pur con tutte le perplessità in merito alle modalità di raccolta-dati, è il caso di analizzare i risultati quantomeno bizzarri che emergono. In particolare per quanto riguarda il capitolo  Casa. A seguito dello scioglimento dell’unione, l’abitazione è assegnata dal giudice o tramite altro accordo più frequentemente alla donna (40,8%), meno spesso all’uomo (34,6%), raramente ai figli (6,3%); la casa in cui vivevano i coniugi non è destinata né a loro, né ai figli nel 16,8% dei casi. La donna è più spesso assegnataria dell’abitazione se al momento dello scioglimento dell’unione sono presenti figli (45,3%) e quando risiede nel Nord (43,1%), ma ancor più quando l’immobile era di sua proprietà (86,5%, mentre per gli uomini proprietari si arriva al 69,4%) o di proprietà congiunta con l’ex-partner (54,7%) – prospetto 5: si rileva come, secondo l’ISTAT, la donna ottenga l’assegnazione della ex casa coniugale nel 40,8% dei casi, nel 45,3% se è anche madre. L’uomo invece ottiene l’assegnazione nel 25,8% dei casi quando è comproprietario, nel 7,6% quando la casa è della moglie, nel 69,4% quando è proprietario esclusivo.

Mah, forse a Disneyland … non è certo la realtà italiana.

Qualunque avvocato, da decenni, ha il compito di dissuadere il proprio cliente di genere maschile quando questi gli chiede se ha la possibilità di non perdere la casa di proprietà dopo la separazione. L’immancabile risposta è che la casa viene, per giurisprudenza ampiamente consolidata, data in assegnazione al coniuge che ottiene la custodia dei figli. Prima della riforma del 2006 era il genitore affidatario, dopo è diventato il genitore collocatario; ma sempre della madre si tratta.

Scoprire che circa il 70% degli uomini proprietari mantiene l’uso della casa anche dopo la separazione è uno scoop eccezionale, contrario a qualsiasi analisi della realtà. Il fronte degli avvocati è compatto: giovani o esperti, donne o uomini, singoli o costituiti in associazioni forensi, concordano immancabilmente nel considerare l’assegnazione della casa al padre una chimera inutile persino da chiedere, tanto nessun giudice la concederà mai.

Indipendentemente dal titolo di proprietà: vale a dire che può essere del marito, della moglie o di entrambi, può essere un’eredità dei genitori, può essere interamente saldata o gravata da 20 anni di mutuo… in ogni caso il padre separato dovrà allontanarsene entro 30 giorni asportando solo gli effetti personali, perché l’assegnazione andrà alla ex che vive con i figli.

Anche in merito alle percentuali di affidamento della prole emergono dati, per così dire, curiosi. La pubblicazione del 7 dicembre 2011 dice che, a fine 2009, i figli di genitori separati o divorziati risultavano essere affidati (figura 5)

  • alla madre in via esclusiva, nel  58% dei casi
  • al padre in via esclusiva, nel  9% dei casi
  • ad entrambi i genitori, nel 33% dei casi
  • ad altri nello 0%

Ancora una rilevazione che sembra essere effettuata indifferentemente nel Paese dei Balocchi, a Gotham City, a Paperopoli o in qualunque altro luogo immaginario, sicuramente distante anni luce dalla concreta realtà italiana. Primo elemento: l’ISTAT sostiene che in Italia nel 2009 non esisteva alcun bambino affidato ai nonni o ai servizi sociali e collocato in casa famiglia, la percentuale “altri” è allo 0%. Sono decine di migliaia, oggetto di inchieste giornalistiche ed interrogazioni parlamentari. O il campione è talmente deficitario da non comprendere alcun affido eterofamiliare (ma l’ISTAT non rende nota l’entità del campione), o i dati sono mistificatori, raccolti attraverso dichiarazioni false.

Secondo elemento: altri dati, curiosamente sempre pubblicati dall’ISTAT, contraddicono la pubblicazione del 7 dicembre: dal 2006 l’affido ad entrambi i genitori viene dato costantemente in aumento.

Ancora, dal 2007 al 2008, l'ISTAT si produceva nella segnalazione - subito fatte proprie dai tribunali e da alcuni esponenti politici appartenenti all'avvocatura - di percentuali mirabolanti (fino all'86% delle separazioni) di applicazione del condiviso. Poi, il 7 dicembre, la smentita: l’affido condiviso nelle separazioni e nei divorzi, sommati, scende al 33%

Qual è il dato reale? Entrambi sono reali, perché la pubblicazione di dicembre è doppiamente fuorviante

  1. comprende anche separazioni e divorzi preesistenti, quindi non arrivati a sentenza nel 2009, ma nella presentazione iniziale cita “periodo dei dati: anno 2009”
  2. non è basata su dati oggettivi (sentenze) ma su dati soggettivi ed incontrollabili (dichiarazioni spontanee ed anonime)

Criteri di rilevazione non uniformi, metodi quantomeno dubbi, campione irrisorio o addirittura sconosciuto…. Fino a quando l’ISTAT continuerà a raccontarci Disneyland?


Fonte: Redazione

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Ci sono 8 commenti


15.10  di venerdì 22/03/2013
scritto da  Fabio Nestola

… che vuoi fare, noi poveri ignoranti esprimiamo il nostro pensiero pieno di difetti. Per fortuna ogni tanto arriva di gran carriera il Salvo di turno ad illuminare la plebe non acculturata. Continuerò a scrivere quello che penso, anche se indigesto, almeno fino a quando Salvo non arriverà a punirmi con l’olio di ricino. Forse è un tantino discutibile il comportamento di chi si lancia nelle offese personali senza metterci il nome e cognome. Facile lanciare accuse nascondendosi nell’anonimato. Facile e vigliacco. Ma il Salvo è un essere superiore, anche se vigliacco, quindi è d’obbligo da parte di un “mediocre” rispondere a chi dispensa Sapere. La questione è semplice, come mai chi si sente eccelso non la capisce? Vabbè, proviamo a spiegarla di nuovo. Perché l’ISTAT non rende nota la metodologia dell’indagine oggetto dell’analisi? Caratteristiche del campione - anche numeriche, ma non solo - strumento di indagine, etc… Non c’è nulla di tutto questo, prego “il Salvo” di controllare al link http://www.istat.it/it/archivio/47539 Solo dopo aver analizzato a fondo il file dell’ISTAT, ho condiviso con i lettori di Adiantum le riflessioni che ne derivano. Sarebbe utile sapere se la dotta pubblicazione ISTAT nasce da riscontri oggettivi o chiacchiere soggettive. L’ISTAT fa entrambe le cose a seconda delle diverse occasioni; ciò che cambia, e cambia parecchio, è l’attendibilità dei risultati. Quando pubblica i dati sulle cause di morte http://www.istat.it/it/archivio/85759 si basa su un check dei dati sanitari raccolti attraverso appositi moduli e catalogati in un database creato ad hoc.


Quindi si tratta di ciò che, pur non piacendo all’esimio Salvo, a mio parere è indubbiamente possibile definire basato su dati certi, oggettivi, verificabili. Cosa diversa sarebbe pubblicare i dati sulle cause di morte intervistando “una numerosità campionaria compresa fra 20 e 49 unità” e chiedendo al telefono : “scusi, mi sa dire se i suoi nonni sono morti di tumore, infarto o qualcos’altro?” Facciamo un paio di esempi, come si fa per i bambini … (mi perdoni Salvo il Superiore, noi miserabili dalla mente mediocre abbiamo strumenti di comunicazioni limitati). Esempio 1 - la famosa indagine ISTAT sulle vittime femminili, 2006. Un bel po’ di telefonate in giro per l’Italia, ed ecco che l’Istituto annuncia urbi et orbi il dato scientifico: un esercito di donne subisce violenza. Mi chiedo, nella mia profonda mediocrità ed ignoranza, che validità possa avere una dichiarazione spontanea, anonima, priva di riscontri. Dichiarazioni anonime, l’intervistata dice quello che vuole, chi controlla? L’attendibilità di questo tipo di sondaggi è sotto gli occhi di tutti: viene messa in ridicolo ogni volta che decine di agenzie sciorinano gli exit-poll elettorali (anch’essi anonimi e senza riscontri), e prendono cantonate di proporzioni bibliche. Perché il problema è questo: le intervistatrici chiedevano dati personali (età, stato civile, etc.) prima di somministrare il questionario, punto. O forse a sondaggio ultimato chiedevano “per favore, può inviare all’ISTAT un fax con il documento d’identità e le copie di referti medici, denunce, esposti, querele, sentenze, per avvalorare quanto ha sostenuto durante l’intervista?” Mia zia ha 68 anni ed è vedova da 6, ha due figlie di 43 e 41 anni, conserva un ricordo idilliaco del defunto marito. Cosa le impedisce, qualora interpellata dall’ISTAT, di farsi due risate alle spalle dell’intervistatrice dicendo che ha 40 anni, è stata regolarmente picchiata dal marito 3 volte a settimana ma ha sopportato in silenzio, poi si è separata perché ha scoperto che quello stuprava la figlia di 12 anni? Infastidite dai sondaggi telefonici che TIM, Wind etc. fanno per tarare il profilo degli utenti, due mie amiche si vendicano sparando palle epocali, allo scopo di mandare in vacca la veridicità dei dati raccolti dai gestori: una volta sono professioniste in carriera, un’altra dipendenti part-time, poi casalinghe con 3 figli, poi commercianti con 10 dipendenti … In mancanza di riscontri chiunque può dire ciò che vuole, per menefreghismo, per dispetto, per calcolo, per goliardia, per mille altri motivi. Accade sempre che l’anonimato falsi la realtà delle dichiarazioni, l’attendibilità di questo tipo di sondaggi è sotto gli occhi di tutti: viene messa in ridicolo ogni volta che decine di agenzie sciorinano gli exit-poll elettorali (anch’essi anonimi e senza riscontri), e prendono cantonate di proporzioni bibliche. Anche su altri aspetti del metodo ci sarebbe qualcosa da dire: chi sono le persone intervistate? Com’è composto il campione? Se chi risponde dice di essere una single di 32 anni, come si può essere sicuri che non sia una persona sposata di 42 anni, o divorziata di 35, o vedova di 44? Il campione è falsato sul nascere, per le stesse caratteristiche del metodo di indagine. Però nessuno ha sollevato dubbi sulla veridicità dei dati risultanti … è un lavoro ISTAT, quindi intoccabile. Esempio 2 - Che dire poi del lavoro ISTAT per il quale Professor Salvo si è sentito in dovere di insultarmi? I link di riferimento sono pubblicati, chiunque può verificare. Il nodo è nella dicitura “stima corrispondente ad una numerosità campionaria fra le 20 e le 49 unità”, ma Salvo si guarda bene dal citarla. Forse si è distratto, proprio quel passaggio gli è sfuggito, mannaggia. Dopo essere salito in cattedra con le dotte disquisizioni di Statistica, Salvo sa dire come si possono ascoltare 20 pareri e dire che siano rappresentativi di 3.115.187 persone? Lui è bravissimo, sicuramente saprà spiegare ciò che nemmeno l’ISTAT ha spiegato. La differenza che esiste (almeno credo, nella mia mediocrità) tra dati “certi, oggettivi e verificabili” e le chiacchiere da bar, ho cercato di spiegarla.Ps La redazione mi informa di aver censurato altri commenti offensivi  e contrari alla netiquette di “Salvo”, sempre verso la mia persona, sempre nascondendosi dietro lo pseudonimo. Sarà un dipendente ISTAT permaloso? Sarà un avvocato torinese, un pizzaiolo bresciano, un ragioniere siciliano o un povero psichiatra pugliese che spende un sacco del suo tempo ad insultarmi in rete e semina zizzania, cerca lo scontro, vomita insinuazioni senza mai dimostrare le accuse che dispensa a piena tastiera?


04.01  di giovedì 21/03/2013
scritto da  salvo
Direi -- al Fabio Nestola -- che ha una mente perversa, anche se mediocre. Quando gli fa comodo, si affida all´Istat. Quando non gli fa comodo, si fa beffa dell´Istat. In ambedue i casi non capisce molto di logica e espistemologia della statistica, e del loro ruolo nella fase di ´testare (refutare) ipotesi´. La statistica non e´numerologia -- nulla a che fare con l´algebra e le percentuali.

Un esempio della mediocrita´:
"La differenza è sostanziale. In caso di analisi delle misure previste in sentenza si hanno dati certi, oggettivi e verificabili; in caso di interviste telefoniche ci si deve invece limitare a dati soggettivi, privi di qualunque riscontro.

Infatti il contrario e´ corretto nella statistica inferenziale. I dati ´reali´ -- che il Nestola definisce come ´certi, oggettivi e verificabili´ -- non sono ne´ validi ne´ affidabili per l´inferenza statistica, che e´ il cuore della ricerca statistica. Sarebbe come dire che avere un certo tipo di informazione su tutta la popolazione italiana (diciamo a livello individuale) e´ ottimale -- certamente migliore di avere un campione ... anche ben fatto. Quindi avere i dati di archivi -- di tribunali, storici, ecc. -- e´ da preferire a un campione ... un campione come sarebbe nel caso di interviste telefoniche, che ... va avanti il Nestola... dono "dati soggettivi, privi di qualunque riscontro".

Questa posizione del Nestola e´ una baggianata -- principalmente perche´ non capisce il rapporto tra campione e popolazione. E´ questa ignoranza ´strutturale´ che gli permette poi di laciare la sfida allo spaventapasseri che ha costruito col suo argomento ... che sarebbe ...

"Qual è (sic!) il dato reale? Entrambi sono reali, perché la pubblicazione di dicembre è doppiamente fuorviante" ... ecc.

Coss´ poi si puo´ lanciare contro l´Istat su argomenti che nongli vanno. L´Istat avra´ i suoi problemi -- ma farne uno scempio, come fa il Nestola, e´ ludicro.

17.46  di venerdì 14/09/2012
scritto da  vins
QUANDO LE VERITA´ NON COLLIDONO:
Rischio povertĂ : 24% donne; 15,5% uomini
PovertĂ  effettiva: 0.5% donne; 90% uomini

(Betty ha fatto la prostituta tutta la vita; a Napoli l´ha "conosciuta" tutta la 6° flotta USA, ha circa 80 anni e continua a fare il "mestiere"; a lei per guadagnare, come sempre basta sdraiarsi....
Naturalmente c´Ă¨ chi si sdraia per una intera flotta e chi per uno o pochi singoli """PER AMORE!!!???""", ma il dato interessante è che se si sdraia un uomo, ben difficilmente arrivano soldi, aiuti o agevolazioni).

14.27  di mercoledì 21/12/2011
scritto da  giovanni
queste di valore donna sono veramente vergognose, pessime, scandalose, vogliono che i padri restino senza casa, ma non si vergognano???non solo sono senza cuore, senza compassione, senza alcun sentimento di giustizia e di uguaglianza, ma neppure cercano di nascondere le loro "qualitĂ "...che vergogna, una vergogna senza fine...ecco a che punto sono capaci di arrivare le integraliste della difesa del genere femminile:a considerare e a trattare gli uomini come esseri inferiori privi di diritti e dignitĂ , alla stregua di rifiuti e spazzatura...che vergogna!

13.22  di martedì 20/12/2011
scritto da  Guit

L´associazione Valore Donna contrasta lo stanziamento di soldi in favore di alloggi per padri separati a Latina, partendo proprio dal dato dell´Istat oggetto di questo articolo. http://www.radioluna.it/news/2011/12/aiuti-a-padri-separati-valore-donna-dice-no/ Al centro della sua dichiarazione uno strano riferimento a fantomatici falsi siti di padri separati uniti contro le donne e a una strana idea di pericolo sociale dovuto all´emersione di una guerra di genere. Secondo loro evidentemente è preferibile che siano solo le donne a fare la guerra agli uomini, senza alcuna reazione, in modo che la cosa non degeneri ... Comodo no?



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