Essere Genitori, sentimento Universale - di Fabio BarzagliOsservatorio sul Condiviso
11/07/2010 - 00.47C’è una cosa in particolare di mio padre che vorrei ricordare, una cosa molto semplice ma anche molto importante. E’ il suo modo di fare il genitore. Quando ero piccolo ed eravamo io e lui era padre per me, quando c’erano altri ragazzi invece era padre per tutti.. nessuna preferenza, sguardo particolare, favore, tutti sulla stessa barca, nel bosco o su un campo di calcio.. tutti fratelli, tutti con le stesse regole e con le stesse opportunità di merito.
Questa cosa era molto diffusa tra gli adulti del secondo ‘900 perché essendo molti padri mai tornati dalle guerre era frequente il prendersi carico di bambini e ragazzi meno fortunati, ma non solo.. era anche un modo di esercitare quei valori della Costituzione Italiana appena scritta, valori di fratellanza e unità dove a caro prezzo si era visto il lato oscuro del possesso e dell’individualismo spinti agli eccessi. Negli occhi di chi ha avuto un padre così e ne ha capito il significato si può ancora vedere la convinzione di chi sa che l'amicizia, l’apertura, la trasparenza e l’onestà sono l’unico modo per andare d’accordo, mettere insieme delle regole comuni e costruire una società che rispetti sia l’individuo (uomo e donna) che la collettività e la sua necessaria coesione e straordinaria forza umana. Oggi vedo spesso mamme (e talvolta mammi) che invece trattano i propri figli in modo troppo esclusivo, egocentrico, privilegiato, materiale, fanno continue differenze con i figli degli altri (da come vestono a come sono educati a come vanno a scuola o guadagnano) e invece che parlare con le altre mamme e trovare amicizia e punti d’incontro, si chiudono nella critica, nel bisbiglio, ma soprattutto chiudono i loro figli prematuramente tra le mura altissime dello scetticismo, del mal pensare, della sfiducia, quasi come se il successo del prossimo fosse l’insuccesso proprio, il progresso di uno stato il regresso di un altro.. ed insinuano lentamente nelle giovani menti una domanda, una posizione di scelta. Ma è una domanda stupida e ottusa, che non ha senso farsi ed incentivare: l’unico progresso possibile è quello mio e del prossimo assieme, degli individui e della collettività, del mio stato e di quello accanto, chi sceglie o vuole scegliere sbaglia perché i due piani sono legati e non possono che progredire e regredire assieme.
I genitori del futuro dovranno perciò essere più aperti alla condivisione, pensare più globalmente, consapevoli di crescere i figli in una grande unica città dai mille quartieri, che è il mondo. Ci sono regole da riscrivere è vero, ma anche altre da preservare come questa semplice che ho appena raccontato e che è bellissima perché ti permette di essere ovunque e di poter sempre incontrare uomini e donne che ti fanno sentire a casa tua, perché sebbene lingua, colori o usanze possano essere diverse, l’essere genitori o figli è sempre la stessa cosa. Fonte: paternita.info - infanzia-adolescenza.info Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 898 volte
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