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Agenzia di collocamento per detenuti. Il mondo dei volontari insorge

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Agenzia di collocamento per detenuti. Il mondo dei volontari insorge

06/07/2010 - 23.24

Nasce un'agenzia di collocamento per i detenuti, con l'obiettivo di ridurre la recidiva in uscita dal carcere. Il progetto, varato su iniziativa del Ministro della Giustizia Angelino Alfano e del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta, riceverà dalla Cassa delle Ammende del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria la somma di 4,8 milioni di euro e sarà gestito dalla Fondazione "Mons. Di Vincenzo".

Una scelta che ha scatenato la reazione di una larga fetta del mondo penitenziario, dai volontari ai Garanti dei diritti dei detenuti: "Sono degli sconosciuti, il ministro ha scelto secondo amicizie, non secondo criteri di competenza".

Si chiama Anrel (Agenzia Nazionale Reinserimento e Lavoro) ed è stata subito definita come il "più importante progetto di recupero dei detenuti ed ex detenuti". Al via in cinque regioni pilota (Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia e Veneto) si propone di dare un'alternativa a circa 1.800 ex-detenuti: di questi avviati al lavoro, 1100 dovrebbe essere collocati in cooperative sociali, 550 come dipendenti e 150 avvieranno nuove imprese o si aggregheranno a progetti esistenti. Cento in totale le imprese che - stimano i promotori - potranno essere costituite dai detenuti.

Sarà creata una banca dati dove inserire i curriculum (circa seimila) dalla quale i datori di lavoro possano attingere informazioni e, eventualmente, risorse. Tra gli obiettivi, la presa in carico delle famiglie dei detenuti con la creazione di Cittadelle su territori confiscati alle mafie. Alla guida del progetto di recupero c'è il Movimento Ecclesiale "Rinnovamento nello Spirito Santo", di cui è presidente Salvatore Martinez, in collaborazione con altre realtà, tra cui: Caritas Italiana, le Acli, Coldiretti e Prison Fellowship International.

Buon proposito o spot? Livio Ferrari - già fondatore della Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia e attualmente Presidente del Centro Francescano d'ascolto e Garante dei diritti dei detenuti di Rovigo - spiega: "Non è un buon segnale, perché purtroppo conosco bene i protagonisti: Fellowship Italia e la Fondazione 'Mons. Di Vincenzo'. Le Acli, la Caritas o Coldiretti sono solo dei comprimari, il punto è chi gestisce i soldi". Infatti, se l'esperienza capitalizzata dai promotori del progetto ha coinvolto, per ora, solo 12 detenuti, l'altro dato è la natura del partner: "Prison Fellowship Italia - spiega Ferrari - è una diramazione di Prison Fellowship International, un'organizzazione fondata e diretta da Charles Colson (ex segretario di Richard Nixon), coinvolto nello scandalo Watergate.

Quel che emerge dalla loro attività è un'enorme gestione economica. Il punto è che non sappiamo altro". Continua Ferrari: "L'altro grande attore, la Fondazione "Mons. Di Vincenzo" è di Enna. Quello che risulta incomprensibile è tramite quali criteri Dap-Cassa Ammende abbia dato così tanti soldi a gente che del mondo penitenziario non è esperta, sacrificando le competenze e la professionalità di chi lavora da anni in questo settore". "Io stesso - prosegue il Garante di Rovigo - ho assistito spesso al rigetto, da parte del Governo, della richiesta di finanziamento di progetti eccellenti, e penso alla "Papa Giovanni XXIII" di Don Benzi, che non sono mai stati finanziati".

Sul tasto della trasparenza dei criteri si insiste da più parti. Patrizio Gonnella, dell'associazione Antigone, si augura "almeno un intervento della Corte dei Conti, perché una tale assegnazione di denaro pubblico deve essere monitorata: una tale modalità di assegnazione è sospetta e denuncia un uso spregiudicato del denaro pubblico". I più spiazzati sono le migliaia di volontari, che i 200 mila fedeli di "Rinnovamento Nello Spirito Santo" non li hanno mai visti, tantomeno in carcere.

Maurizio Mazzi, responsabile della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia del Veneto, riassume la situazione per la sua regione, una tra le più problematiche: "Da un lato il Ministero ci ha chiesto, tramite il Dap, di mettere mano a tutte le nostre risorse, in vista dell'escalation di suicidi e di tensioni che con l'estate sarà ancora più drammatica". Infatti, spiega Mazzi, una recente circolare dell'amministrazione invita i Direttori delle carceri a ampliare l'orario d'accesso dei volontari al carcere, per l'ascolto dei casi di detenuti "a rischio". "E dall'altro lato - prosegue il Responsabile giustizia per il Veneto - il Governatore ci ha fatto sapere che taglierà ogni finanziamento alle organizzazioni di volontariato". Da questa posizione, continua Mazzi, assistere a una assegnazione di denaro così ingente e senza alcuna trasparenza lascia abbastanza perplessi.

A spiazzare chi lavora sul campo da anni è stato, soprattutto, l'atteggiamento di chi ha voluto ignorare tutte quelle esperienze fatte sul territorio da migliaia di volontari, vera spina dorsale del mondo penitenziario. "Non è preoccupante soltanto che le realtà storiche del volontariato, in pratica, non abbiano idea di chi siano costoro - spiegano Centro Studi di Ristretti Orizzonti di Padova - lo è ancora di più che non si siano mai presentati: perché partire da zero quando c'è un così prezioso patrimonio di esperienze a disposizione?" Pensare un lavoro sul recupero dei detenuti senza chiedersi chi, già, ha fatto cosa, sembra una falsa partenza. Il progetto presentato, nelle sue fasi di avvio - la raccolta di dati da informatizzare e trasformare in CV accessibili alle aziende - è anche già stato sperimentato. Non sembra sia andato benissimo. "A Padova questa modalità è già stata sperimentata nel 2000 e non ha avuto alcuna ricaduta sui detenuti - spiega Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, una delle realtà di volontariato più significative in Italia. "In un mondo complesso come quello penitenziario - prosegue Favero - questi automatismi non funzionano, è noto da tempo che vanno pensati percorsi differenziati, è un lavoro molto lungo e faticoso, certe proiezioni sono irrealistiche".


Fonte: Repubblica.it

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