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PAS: pericolosa sindrome psichiatrica, impossibile da disconoscere - di Francesca Troiano

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PAS: pericolosa sindrome psichiatrica, impossibile da disconoscere - di Francesca Troiano

23/06/2010 - 09.56

Anche se la Pas (Parental Alienation Syndrome) non è ancora omologata come malattia, essa si riferisce ad un complesso e variegato “pacchetto” di sintomi derivanti da osservazioni empiriche che ci conducono in un mondo fatto di sofferenza e di manipolazione psicologica operata da adulti su bambini.

La Pas molto probabilmente sara’ inclusa nel database mondiale delle malattie nei prossimi anni se si dimostrerà che il complesso dei sintomi ha i “crismi” per essere indicato come una patologia vera e propria.

Fino ad allora restano i sintomi, le osservazioni, gli studi scientifici che NON SONO IPOTETICI e che non possono essere smentiti semplicemente per il fatto che ancora non è compiuto l’iter burocratico per il riconoscimento di quella che comunemente viene indicata come P.A.S.

In parole semplici, in questa fase, abbiamo una certezza ed una possibilità. La certezza è rappresentata dal complesso dei sintomi osservati e descritti in tutto il mondo come disagio psichico che si presenta nei minori coinvolti in separazioni coniugali dei genitori ed in situazioni di mobbing genitoriale allorquando un genitore tende ad escludere l’altro. La possibilità è invece rappresentata dal fatto che questo insieme di sintomi REALMENTE OSSERVATI possa essere indicato con una sola parola destinata ad INDIVIDUARE UNO STATO MORBOSO DELLA PSICHE indotto da un particolare  comportamento di adulti in conflitto.

Per chiarezza diciamo quindi che la P.A.S. formalmente ancora non esiste, semplicemente perché è in attesa di "brevetto" (o Patent Pending), ma con altrettanta trasparenza dobbiamo sottolineare che I SINTOMI sono descritti a livello mondiale e che questi, RAPPRESENTANDO UN DATO EMPIRICO, non possono essere né smentiti né disconosciuti.

Sino ad ora, quando si pensa all’argomento separazioni, si tende a non analizzare il fenomeno in senso olistico: cioè, considerando gli aspetti disfunzionali che appartengono all’intero macrosistema di cui facciamo parte; ma si considera il fenomeno sempre a livello di microsistema, considerando in maniera riduttiva solo il nucleo familiare.

Alle spalle di una separazione vi sono problemi molto delicati, riguardanti sia la sfera personale che il funzionamento globale della coppia, che possono avere un’infinità di risvolti psicologici. Questa  carica di frustrazione, che riguarda una serie di aspettative riposte nel rapporto di coppia, ormai frantumato, induce un senso di fallimento come singolo, come persona e, in presenza dei figli, come genitore. Tutto ciò va ad accumularsi in un enorme bagaglio di stress, che la coppia si porta dietro durante la rottura del legame, durante la separazione ed infine con il divorzio. A tutto ciò bisogna aggiungere le reazioni dei figli, la presenza di tribunali, giudici e avvocati, con le relative sentenze che decideranno della loro vita, di come condurla, a chi spetta più o meno denaro o beni, chi è più idoneo come genitore, etc…

Il sistema “separazioni” si regge quasi esclusivamente sull’antagonismo, sul tentativo, cioè, di affrontare un conflitto relazionale fra individui, attraverso un conflitto di grado più elevato: il conflitto giudiziario.

Nella realtà dei fatti, un conflitto giudiziario ha lo scopo di stabilire una “verità processuale”, a seguito della quale una delle parti uscirà vincente e l’altra perdente. I figli sono talvolta gli sconfitti di una visione ideologica che individua, indiscriminatamente, un genitore nel ruolo della vittima e l’altro nel ruolo del carnefice, biologicamente violento e crudele (Parodi, 2006 ).

Se prendiamo in considerazione il problema dell’affidamento, in Italia è tuttora molto utilizzato quello di tipo esclusivo: oltre il 90% degli affidamenti vanno alla madre ed il padre ha spesso la percezione di essere dalla parte del perdente. Esso rappresenta una potenziale fonte di potere per il genitore affidatario che, in particolari situazioni, potrebbe percepire i figli non come individui in formazione di cui ha la responsabilità ma come mezzi per soddisfare bisogni propri. Nella società civile, più che in altri contesti, si sta affermando il concetto di bi-genitorialità, come diritto soggettivo dei figli.

Afferma il Prof. Guglielmo Gulotta, autorevole docente universitario di psicologia giuridica: “Si è affacciato da poco nella letteratura psicologica italiana il parametro concettuale della sindrome di alienazione genitoriale, individuata per la prima volta da Richard Gardner”.

La Sindrome di Alienazione Genitoriale definisce le situazioni in cui il genitore affidatario (alienante) suggestiona i figli, con il fine di degradare il rapporto con il genitore non affidatario (bersaglio), producendone, in alcuni casi, la rottura. Tra il bambino ed il genitore alienante viene a svilupparsi un’alleanza crudele che genera continuamente astio e disprezzo ingiustificato verso il genitore bersaglio.

Gardner afferma che questi bambini subiscono una abuso emotivo (1998b; 1999a). Infatti nella sua analisi su centinaia di casi e studi di follow-up, sostiene che l’instillazione incontrollata di PAS nei bambini può produrre significative psicopatologie, sia nel loro presente che nella loro vita futura.

L’obiettivo primario da perseguire, da parte delle istituzioni giudiziarie, dovrebbe essere quello di lavorare a supporto di forme di affidamento condiviso, con l’unico obiettivo di individuare il miglior interesse per i figli: l’avere due genitori amorevoli percepiti nella giusta prospettiva, con i loro difetti ed i loro pregi e non indotti a vedere nei loro genitori: Madre Teresa e Hitler (Giudice Kenneth Black – Los Angeles Superior Court, Family Law Department).

Una delle possibili alternative alla separazione per via conflittuale/giudiziaria va trovata nella professionalità del personale di strutture di mediazione efficienti. In questi servizi, per essere realmente efficienti, dovrebbero essere compresi ed attuati una serie di meccanismi che implicano la “limitazione di responsabilità” per tutti quegli operatori che appaiono o diventano (per un qualunque motivo) inadatti ad occuparsi di questo particolare campo di attività (Parodi, 2006 ).

Per quanto riguarda i risultati raggiunti vi è ampio spazio nella letteratura di come questa Sindrome pregiudichi un’adeguata e sana relazione genitoriale, sia riguardo alla triade familiare che alle relazioni extra-familiari.

Gli obiettivi che gli operatori dovrebbero perseguire nella loro azione di tutela dei minori sarebbero quelli di comprendere e di approfondire le dinamiche sviluppate sia con PAS intra-familiare che extra-familiare, nonchè quello di superare la disputa, dovuta a divergenze di opinioni, tra la Pubblica Amministrazione e la PAS, verso la quale la prima mostra ancora scarsa attenzione.

Un altro obiettivo importante da raggiungere, a cui si dà ancora poca importanza, è quello di sviluppare gli effetti che le controversie del sistema socio-giudiziario hanno nel consolidamento della sindrome e di tanti altri aspetti, ad esso correlati, e quello di sottolineare il diritto dei figli alla bi-genitorialità.

 

Scarica il testo integrale dello studio di Francesca Troiano




 


Fonte: Psycomedia.it

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C'è 1 solo commento


19.43  di venerdì 25/06/2010
scritto da  Gianfranco Ravaglia
Ci mancava solo la Pas! Utilissima per psicologi alla ricerca di nuove "figurine mancanti" e forse per avvocati, ma poco utile (come qualsiasi classificazione) per i bambini che, francamente mi stanno più a cuore degli psicologi. Nell´articolo c´è sicuramente del vero: una frequente forma di ricatto affettivo di un genitore nei confronti dei figli per vincere una privatissima battaglia immaginaria (e a volte legale) con il/la partner. Ma questo accade anche nelle coppie unite! Anche nelle coppie che nemmeno litigano! E questo accade secondo modalità che dipendono dalla struttura della PERSONALITA´ del genitore "psicologicamente abusante" e non del fatto, assolutamente marginale, costituito da un´eventuale separazione in corso. Anche il MODO in cui si "seduce/imprigiona" un figlio è significativo più del fatto in sé di tentare questa operazione, e ovviamente dipende dalla personalità del genitore in questione.
Sono psicoterapeuta e vedo regolarmente coppie che si separano "bene" perché fanno le mosse opportune per i figli, così come vedo coppie che maltrattano i figli anche se non pensano minimamente a separarsi. Vedo coppie che fanno danni terribili che niente hanno a che fare con la ipotetica Pas e soprattutto vedo adulti che ne hanno passate di tutti i colori indipendentemente dagli schemi diagnostici superficiali.
Ogni cosa fatta per favorire la responsabilità nei confronti dei figli nei momenti di crisi o di separazione è utile. Lo stesso non può dirsi per la mania di classificare gli iceberg fotografando la loro punta.

Gianfranco Ravaglia
http://tempovissuto.blogspot.com/



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