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Se la famiglia diventa "vedovile", l´indigenza è la norma - di Sandra Sgarroni*

Parlando con franchezza...


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Se la famiglia diventa

06/06/2010 - 17.13

in questo momento in cui è molto sentito il problema delle pari opportunità, degli uguali diritti tra cittadini di diverse nazionalità, io, come altre persone nella mia condizione, a fatica ci convinciamo che tutto quello che stiamo vivendo in questo momento sia solo un sogno e speriamo che prima o poi qualcuno ci svegli.

Fino all’8 Marzo 2008 conducevo una “normale” vita. Avevo una “famiglia” costituita da mio marito (sposato da 26 anni) e da tre figli: un ragazzo di 24 anni iscritto all’università (già laureato alla triennale ed iscritto al secondo anno di specialistica) e una coppia di gemelli di 21 anni che non volendo continuare gli studi si erano affacciati al mondo del lavoro con contratti a progetto e/o part-time.

Ma quel sabato, l’8 marzo, mio marito non si è svegliato e automaticamente sono piombata nella condizione di “famiglia vedovile”. È una condizione difficile da far capire a chi non vive la spiacevole novità di “coniugi superstiti”. Nella gestione di un bilancio familiare alimentato dal reddito di entrambi i coniugi venendo a mancare all’improvviso uno dei due, le spese che sono fondamentali nella conduzione di una famiglia (affitto – utenze – mutuo – università) non vengono automaticamente ridotte ma restano invariate.

I contributi versati dai lavoratori sono OBBLIGATORI, versati nella misura del 100% e in proporzione alla retribuzione degli anni di lavoro, e costituiscono un ACCANTONAMENTO EFFETTUATO DAL LAVORATORE PER LA PROPRIA PENSIONE E PER IL FUTURO DELLA PROPRIA FAMIGLIA. Ma di tutto questo non si ha considerazione e la mia pensione di reversibilità è stata decurtata al 30% in quanto cumulata al mio reddito da lavoro dipendente.

Veniamo ai figli:

- I gemelli che al momento della morte del padre lavoravano con contratti precari e con scadenza Giugno 2008, poiché il loro reddito era superiore a euro 2.840,51 annui/lordi non potevano essere considerati a carico e quindi non hanno goduto della percentuale della reversibilità.

- Il maggiore ha goduto della sua quota parte di pensione fino a Novembre 2008 perché l’INPS applica la decurtazione a Novembre del 5° anno di iscrizione non tenendo conto che comunque l’anno accademico è costituito anche da una sessione invernale che si protrae fino a Marzo dell’anno successivo.

A prescindere poi dalle considerazioni umane sulle conseguenze della perdita di un padre, anche il più diligente degli universitari non riesce a fare la tesi entro Dicembre del 5° anno perché non gli è proprio consentito prenotare la sessione di laurea.

Ecco qui che la “famiglia vedovile” non è in realtà considerata una famiglia ma i suoi componenti sono considerati dei “single” che vivono insieme; ma la “famiglia vedovile” torna ad essere “famiglia” quando deve pagare le tasse universitarie o qualunque tassa dove sia richiesta la compilazione del modello ISEE poiché in questo caso viene richiesto il reddito di tutta la famiglia.

Eppure è giurisprudenza consolidata che nelle separazioni, soprattutto i figli, debbano poter tenere lo stesso tenore di vita di quando la famiglia era unita e vorrei anche far notare che il cumulo dei redditi non è più in vigore per coloro che percepiscono una pensione diretta, e pur con 40 anni di contribuzione, continuano a lavorare, mentre resta in vigore per quelli che percepiscono una pensione indiretta. Tutto questo in barba all’Articolo 3 della nostra costituzione che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Mi sento umiliata, quando cerco di far capire la farraginosità della situazione in cui mi trovo, mi sembra di picchiare contro un muro; d’altra parte non c’è giorno che il telegiornale non ci dia notizie di sentenze (alimenti per i coniugi separati – alimenti per figli 38enni ancora iscritti all’università ecc…) che aumentano il mio stato di disagio e che portano le istituzioni ad avere nei miei confronti la convinzione di elargirmi un contributo assistenziale con un atteggiamento quasi di sopportazione se dopo 2 anni e 3 mesi dal decesso di mio marito sono ancora in attesa del pagamento delle spettanze per i giorni di ferie maturati e non goduti.

L’evidente disparità di trattamento che colpisce la mia famiglia, e le altre famiglie nella stessa condizione, è accompagnata dal fragoroso silenzio delle Istituzioni preposte, che di nulla si preoccupano se non di riscuotere tasse e imposte varie. La grande truffa delle pensioni: si pagano i contributi per tutta la vita lavorativa, e se uno muore, la sua famiglia, per la quale certamente quei soldi sarebbero stati spesi se fossero stati nella disponibilità del lavoratore, precipita nell’indigenza.

Mi piace concludere con le parole di Oriana Fallaci, che seppur riferite ad altro contesto, ben si adattano anche a questo: “La Rabbia e l’Orgoglio si sono sposati, ed hanno partorito un figlio robusto: lo Sdegno.”.

* D.ssa Sandra Sgarroni - Medico Chirurgo

Anche a nome di:

Maria Baldo

Annamaria Cucchiarelli

Anna Fatale

Annamaria Giuliani

Carla Ottavi


Fonte: messaggero.it

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C' 1 solo commento


14.39  di lunedì 09/01/2012
scritto da  Ivelise Schiavoncini
Sono anche io nella identica situazione,mio marito è deceduto 9 giorni prima che arrivasse alla pensione, pensione che non ha mai visto. Mi ritrovo con una reversibilità che è quanto un assegno sociale poichè fa reddito con il mio di dipendente del pubblico impiego, un figlio disoccupato e il mutuo della casa ancora da pagare. Nello stato di depressione in cui mi trovo, ho dovuto optare, grazie alla oculata manovra Monti, al sistema contributivo pensionistico premettendo che nel 2012 avrei maturato l´agoniata quota 96 che è stata cancellata.
Vi prego di collegarvi su questo sito www.petizionionline.it e firmare e diffondere le varie petizioni che vi interessano, tra cui ce n´è una proprio sulla reversibilità delle pensioni ai superstiti.


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