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Giustizia Familiare, ecco come riformare la Magistratura - di Alessio Cardinale

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Giustizia Familiare, ecco come riformare la Magistratura - di Alessio Cardinale

20/05/2010 - 10.51

Spesso, di fronte a casi di eccessivo garantismo del nostro ordinamento, siamo portati a pensare che l'Italia sia una sorta di "paradiso" per la tutela dei diritti civili, ma dai report della Corte Europea di Strasburgo -chiamata appunto a tutelare i diritti delle persone nei 47 paesi sottoscrittori della Convenzione - viene fuori una realtà sconfortante.

Il nostro Paese ha accumulato, solo l’anno scorso, ben 68 condanne per violazioni della Convenzione dei diritti dell’uomo. Le più numerose condanne a carico dell’Italia sono per violazione della vita privata e per interferenza con la vita privata dei detenuti (27). Di poco inferiori (23) quelle per iniquità dei processi. Seguono la condanne (16) per violazione del diritto di proprietà. Di più e di peggio, l’Italia ha un più vergognoso primato: quello di essere, per spessore delle materie e numero delle condanne, il primo paese dell’Europa nella graduatoria delle condanne a Stati membri del Consiglio d’Europa e sottoscrittori della Convenzione.

In testa ci sono Turchia (365 condanne), Russia (219), Romania (168), Ucraina (126), Grecia (75). Subito dopo l’Italia. E gli altri ? La Francia ha subito 33 condanne, appena 21 la Germania, 18 l’Inghilterra, 17 la Spagna. Le più virtuose risultano essere la Danimarca e la Norvegia (3 a testa), i Paesi Bassi (4), la Svizzera (7).

Questi dati si possono ricavare dal dossier curato dall’Osservatorio sulle sentenze della Corte, che fa capo all’Avvocatura della Camera dei deputati. Si tratta di una corposa rassegna di pessime condotte, un'opera alquanto imbarazzante per le nostre istituzioni, tenendo conto, tra l’altro, che della Corte fanno parte naturalmente giudici designati da tutti gli Stati membri in base ad altissimi livelli di competenza.....

Mettendo da parte la ventennale diatriba tra Capo del Governo e Magistratura – che qui trova terreno poco fertile - da più parti ormai si concorda con la necessità che qualcosa, nel potere giudiziario, deve poter cambiare. Il Diritto di Famiglia, e tutte le problematiche ad esso afferenti, offrono una validissima testimonianza sul fatto che il sistema giudiziario fa acqua da tutte le parti, e se ciò accade relativamente alla tutela dei diritti dei nuclei fondanti la Società Civile, non si può più escludere l’ipotesi che la Giustizia italiana sia gravemente ammalata.

Si aggiunga che il cattivo funzionamento del sistema giudiziario in materia di Famiglia rappresenterebbe un terreno di analisi del tutto privo di quei preconcetti che oggi, invece, corrompono il dibattito sulle possibili soluzioni. I disagi di bambini e genitori, infatti, non hanno un colore politico, e richiedono tutela sia dal diritto civile che da quello penale. La discussione di questi temi permetterebbe alle forze politiche di trovare una “zona neutra” nella quale confrontarsi per condividere, finalmente, dei rimedi per la Collettività. Ma sembra che, al momento, siano altri gli interessi in gioco…

E se la Politica tralascia colpevolmente la “Questione Familiare” italiana, questa tendenza ha radici antiche. Essa, infatti, si è resa complice nel ‘98 del patto scellerato (DC-PCI-PSI) grazie al quale fu varata la famigerata legge Vassalli (e tradita la volontà referendaria), e il conto di quelle scelte adesso lo presenta la Società Civile: 2.650 vittime legate a fatti di sangue familiari, 1.100 suicidi, 32.000 minori in comunità alloggio, 4,5 mld l’anno tra sprechi e danno erariale.

Ma adesso il livello di guardia si è innalzato a dismisura, e non è più tollerabile continuare ad analizzare gli effetti, studiando metodi per arginare l’emergenza, senza mettere le mani sulle cause che li scatenano. Atteso che l’istituzione del fantomatico Tribunale della Famiglia non risolverebbe, da solo, il problema degli italiani, I tempi sono maturi per ridiscutere l'assetto del potere giudiziario.

Ecco come.

Due CSM, uno per i magistrati delle sezioni civili e uno per il penale. L’attuale Consiglio Superiore, supremo organo di garanzia dell’indipendenza dei giudici, si è dimostrato assolutamente inidoneo a comminare sanzioni di rilievo ai suoi rappresentanti. Esso deve avere al proprio interno validi rappresentanti della società civile, con diritto di voto e in misura non inferiore ad un terzo del totale dei consiglieri.

Divieto di “traghettamento” dal civile al penale (e viceversa). Tale pratica, ammantata dalla esigenza di specializzazione “universale” dei magistrati, ha finora arrecato danni enormi proprio alla stessa professionalità dei giudici, creando un piccolo esercito di funzionari che, appena sono sul punto di affrontare i problemi della gente comune con la sufficiente preparazione che solo dall’esperienza deriva, vengono distaccati ad altro settore per imprecisate “esigenze di rotazione” delle funzioni. Questo modo di fare, non vi è alcun dubbio, pregiudica l’efficacia della giurisdizione sui problemi della Famiglia.

Abrogazione della legge Vassalli e ritorno alla volontà popolare che si è espressa con referendum. La legge in parola esclude accuratamente dalla responsabilità civile l’attività di interpretazione delle leggi. E’ come se il chirurgo di un ospedale pubblico possa venir accusato solo per le diagnosi sbagliate, ma non per l’imperizia dimostrata durante l’intervento chirurgico… Invece, i magistrati che sbagliano devono rispondere personalmente, anche con il pignoramento dei propri beni, come si fa per qualunque funzionario pubblico. Visti i concreti effetti sulla esistenza di chi è stato colpito da errori giudiziari, il risarcimento deve essere significativo (non inferiore al milione di euro). E non andrebbe escluso, da questa nostra analisi, il problema delle ferie. 52 giorni l’anno sono uno scandalo, se raffrontati con l’arretrato che pesa, ogni anno di più, sulla Giustizia.

Una revisione delle funzioni dei magistrati, alla luce degli emolumenti e della guarentigie da essi goduti, deve tener conto di altri dettagli che incidono significativamente, per cui sarebbe opportuno:

 

  • annullare i gettoni per gli incarichi extragiudiziari; 
  • consentire l’avanzamento in carriera solo se ci sono posti disponibili da ricoprire, introducendo un coefficiente e criteri meritocratici;
  • licenziare in caso di secondo errore.

 

Ma come possono entrare concretamente i problemi della Famiglia italiana nella responsabilità civile dei giudici ? Semplice: quando non viene riconosciuto, con qualunque artifizio giuridico, il diritto alla Bigenitorialità, oppure quando si permette che un genitore possa annullare l'altro senza che vengano posti in essere rimedi immediati.

Oppure ancora quando si consente l’allontanamento geografico e affettivo dei figli dal loro contesto abituale, quando non si applica il mantenimento diretto a parità di reddito e quando si aggira la legge concedendo il domicilio prevalente, quando si negano ad una bambino i pernottamenti con l’altro genitore, quando il tempo speso per prendere decisioni è talmente lungo da vanificare qualunque azione di recupero della genitorialità, o da impedire l’insorgenza di disagi nei figli (PAS, innanzitutto). Infine, il magistrato affronta la propria responsabilità civile quando non punisce adeguatamente chi, con false accuse, si sia impossessato dei figli.

A ben vedere, i casi di potenziale responsabilità dei giudici nelle vicende familiari sono tanti, e oggi cominciano a rappresentare la normalità, non appena viene varcata la soglia di un’aula di tribunale. Sarà per questo, probabilmente, che il coperchio sta per saltare.  


Fonte: Redazione

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Ci sono 6 commenti


07.20  di martedì 12/03/2013
scritto da  gerardo spira
Per un caso familiare,mi sono interessato del problema.Ho scritto un editoriale sul quotidiano L´osservatore laziale e ho sempre sostenuto che la giutizia non può decidere nella sfera affettiva.Da qui è scaturito il mio pensiero in materia.Il problema è sociale e non giudiziario,per cui la società deve affrontarlo restituendo alla famiglia diritti ed obblighi.Innanzitutto deve restare fermo il principio della solidarietà familiare,in tutti casi. Nn caso di separazione il genitore che l´ha provocata perde il diritto all´affidamento e in caso di disagio familiare deve corrispondere il mantenimento,che per vicissitudini sopravvenuti si può modificare.Le frequentazioni vanno stabilite di comune accordo e in caso di disaccordo il minore resta nella disponibilità di entrambi, per un tempo limitato per il raggiungimento dell´accordo.Dopo si ricorre ad un mediatore obbligatorio che fissa le regole.La condizione economica non deve mai essere una penalità per limitare o togliere la potestà.Le regole vanno soprattutto fissate per gl´interessi superiori del minore,il quale deve essere messo al centro dell´attenzione della società.Quando poi il minore è capace di essere ascoltato,ciò va fatto in forma protetta e con tutte le garanzie di legge.Fuori servizi sociali e giudici che sono la causa di conflitti sempre più alimentati.Non parliamo più di responsabilità civile dei giudici,perchè anche quando questa fosse prevista,essi possono munirsi di una polizza a garanza. Resta comunque nelle loro mani la possibilità di scaricare le proprie frustrazioni familiari sui poveri minori.La società deve riprendersi il problema e non delegarlo.Il buon senso non è stato mai patrimonio culturale della giustizia,ma dei buoni costumi del popolo.Le sentenze infatti in materia rappresentano il messaggio del disastro della cultura giuridica italiana.Orbene,guardiamo il percorso. La coppia si separa e si avvia verso una separazione personale o giudiziale.Cominciano i conflitto e spuntano le denunce che vanno a riempire le scrivanie del giudicante.Dopo la decisione un genitore,comincia la guerra per l´affidamento esclusivo e per le pretese patrimoniali.Intervengo i servizi sociali e si apre il percorso della tortura degli incontri protetti,sotto il controllo e vigilanza giudiziale.I luoghi ,le modalità degli incontri avvengono quasi sempre senza garanzia di protezione legale,in alcuni comuni sono dei veri e propri lager,per cui le relazioni degli operatori sono già viziate per la decisione.Durante questa fase,sempre contestata dal genitore a regime,nessun giudice,eppure la legge glie lo impone,verifica la legittimità procedimentale.Alla fine del percorso tutte le relazioni ,redatte in queste viziate condizioni,vanno a formare la base della decisione del giudice.La decisione si porta dentro chiaramente i vizi del percorso,per cui va impugnata.A questo punto si apre un altro scenario che porta alla distruzione totale di affetti sentimenti e soprattutto del minore.A mio avviso,invece il giudice,ultimata la fase, deve dare atto che il percorso si è svolto con tutte le garanzie di legge,deve,insomma,assumersi le lesponsabilità per cui è pagato dalla comunità.La decisione,tal fatta,è nulla e senza alcun effetto e il danno a minori e genitori è grave ed irreparabile.Questa è la battaglia da portare avanti in una società civile.Giù le mani dai minori,specialmente quando non sono i figli di giudici od operatori sociali.

15.23  di martedì 28/12/2010
scritto da  Paola Barboro
Nelle separazioni non sempre la donna è tutelata più dell´uomo .
Infatti personalmente tra separazione e divorzio giudiziale -ancora in corso-la mia travagliata situazione giudiziaria si protrae ormai da 11 lunghissimi anni.La mia vita si è ridotta ad un lumicino e anch´io non sò proprio più a che Santo votarmi
per non finire in mezzo ad una strada-(ho 65 anni e ho un invalidità riconosciuta del 47%)
Anche la sottoscritta si è rivolta a tutte le istituzioni più importanti-Consiglio dell´ordine degli avvocati-Procuratore generale della Repubblica-csm-presidente Corte di Appello-Ministro di giustizia.Tutti,ma proprio tutti,si sono dichiarati impossibilitati ad intervenire rimbalzandosi a vicenda la responsabilità.
La Giustizia non è uguale per tutti.La Giustizia è un mercato per Avvocati,GiudiciCTU,CTP ecc...(in quanto agli avvocati e ai Giudici,- moltissimi di loro sono iscritti a loggie massoniche per usufruire dei benefici e degli appoggi del potere massonico)
Riformare adeguatamente la giustizia vorrebbe significare eliminare quel mercato redditizio che ruota e prospera continuamente nell´ambito dei tribunali.E questo è il motivo principale che genera la "assoluta cecità "di Giudici" e le infedeli difese degli Avvocati" verso la parte economicamente più debole.
In sintesi,la legge non è uguale per tutti perchè "non tutti sono uguali per la legge."e la parte debole è abbandonata alla sua lenta disgregazione esistenziale e psicologica proprio dalle stesse istituzioni.
Paola Barboro

21.15  di martedì 21/12/2010
scritto da  vincenzo marzialetti
Credo che la strada di andare contro la magistratura non sia la cosa giusta da fare. Credo invece che con tanta pazienza e costanza ognuno di noi interessi il parlamentare della zona per far avanzare la riforma della 54 quanto prima in aula parlamentre.
A quel punto azzeriamo le polemiche e le interpretazioni !!!!!!!!
Per legge!!!Pronto a qualsiasi iniziativa su tale cammino

09.08  di venerdì 24/09/2010
scritto da  rodolfo brogna
Con evidente storia di quarant’anni, in queste sedi di “giustizia incapace” viene posto in essere l’imperio di un male assoluto che riprova a svellere l’ordine storico-naturale del padre per rinnegare il suo vincolo etico giuridico con la prole ed inibirlo nella sua dignità di persona, con una operante prassi di incompatibilità ai principi costituzionali dell’uguaglianza dei diritti fra le persone e della loro pari dignità(...omesso...)Oggi, una riforma strutturale della Magistratura e della sua filosofia di mestiere è divenuta considerazione di soluzione improcrastinabile: - separazione delle carriere ai fini dell’attuazione giurisdizionale del giusto processo davanti a giudice terzo ed imparziale (art. 111 Cost.), esautorando i magistrati dai privilegi finora connaturati alla professione e dalla prerogativa ideologica dell’impunità, instaurando la responsabilità personale per gli errori giudiziari dove si comprenda perciò la meritocrazia e le sanzioni per un loro recupero con l’affidamento ai lavori campestri ovvero, per estremi motivi, anche con la dimora nelle patrie galere! - rodolfobrogna@libero.it

21.55  di martedì 07/09/2010
scritto da  PASQUALE FIORITI
CONDIVIDO PIENAMENTE, CHE I MAGISTRATI DEVONO PAGARE DI TASCA LORO, NON SOLO BASTA UNA QUERELA ED UNA VERIFICA DI UN MINORE CHE NON FREQUENDA L´ALTRO GENITORE COME L´ART. 155 PREVEDE, IL GIUDICE è EVIDENTE CHE NON HA LAVORATO SECONDO LA LEGGE, MA CONSENTE AD UN GENITORE MAGGIORMENTE FAVORISCE LA DONNA LA MANIPOLAZIONE DEI NOSTRI FIGLI. GEMMA TUCCILLO DEL TRIBUNALE MINORILE DI NA. HA CAUSATO STATO DI AGITAZIONE PSICOMOTORIO HA MIO FIGLIO PURCHE´ POTESSI TUTELAARE LA EX COMPAGNA.


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