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Il significato psicologico della casa - di Sandra Pierpaoli

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Il significato psicologico della casa - di Sandra 

Pierpaoli

09/05/2010 - 23.42

Essere a casa, tornare a casa, sentirsi a casa sono tutte espressioni che indicano quanto la casa rappresenti  un profondo senso di agio personale e di benessere con sé e con l’esterno.

Le pareti fisiche hanno il fondamentale significato di sicurezza  sin dai remoti tempi delle caverne, quando i nostri antenati si riparavano cercando protezione e punti di riferimento nei luoghi per loro più facilmente accessibili.

Come sappiamo, gli uomini delle caverne iniziarono a “riempire” le loro “case” con segni e disegni che raccontavano la loro storia, testimoniando il grado di evoluzione personale e sociale che essi avevano raggiunto. Al significato di rifugio sicuro aggiunsero presto quello di spazio dove poter esprimere ciò che psichicamente era per loro più importante: le pareti delle caverne divennero espressione, narrazione, specchio dei contenuti affettivi, simbolici, comunitari e dunque riflesso del mondo interno ed esterno.

Non diversamente, seppure in modo più articolato e complesso, oggi  la casa è il luogo che meglio rappresenta la personalità di chi la abita, dalle sue parti più segrete e recondite a quelle condivise con gli altri.

Si potrebbe fare il ritratto psicologico di una persona o di una famiglia, osservando con attenzione, senza giudizio, ma con occhio ricettivo, la disposizione dei mobili, i quadri alle pareti, il numero e il tipo degli oggetti, i colori prescelti, l’ordine o il disordine, le parti maggiormente curate, se quelle private o quelle di rappresentanza sociale, gli odori , l’illuminazione… e si potrebbe andare avanti.

Dunque la casa è  sicurezza, è espressione di sé, ma è anche spazio vitale, da vivere soli o da imparare a condividere con qualcun altro.

il caso di Antonio e Alessia

 

Antonio e Alessia convivevano da alcuni anni quando si sono rivolti a me.

Vivevano insieme nella casa di Alessia, dove lei già abitava prima che Antonio si separasse e lasciasse la casa dove aveva abitato con la moglie.

Pur amandosi molto ed essendo molto motivati a continuare il loro rapporto, Antonio ed Alessia avevano continui conflitti a causa degli spazi fisici da condividere: Antonio si lamentava di non avere un armadio per sé, né un armadietto per il bagno e di sentirsi oppresso dagli innumerevoli libri di Alessia. Alessia, viceversa, aveva l’ impressione di fare spazio al suo compagno, dato che aveva spostato i suoi vestiti, portato molte sue cose in cantina e ridotto considerevolmente il numero di cassetti per la biancheria e si sentiva terribilmente pressata dalle continue richieste di Antonio, fino ad avvertire la sensazione che lui desiderasse impadronirsi di tutto e cacciarla fuori di casa.

Questo la faceva arrabbiare e chiudere, fino a non sentirsi più disposta a concedere altro.

Soltanto quando entrambi incominciarono a capire che il problema non era di tipo materiale, le cose iniziarono progressivamente a cambiare: Antonio iniziò a riconoscere quanto l’aver perso la propria casa lo facesse sentire arrabbiato e amareggiato e quanto avesse bisogno di sentirsi accolto in un modo speciale nello spazio della sua compagna, alla quale indirettamente chiedeva di aiutarlo a ricostruirsi uno spazio vitale in questa nuova situazione; Alessia incominciò a capire che la rabbia di Antonio non la faceva sentire riconosciuta per tutti i suoi sforzi e anzi che si sentiva invasa nel proprio spazio vitale dalle sue continue richieste .

Fu necessario per Antonio elaborare il lutto della casa perduta, con tutti i suoi significati: aveva infatti impiegato molti anni della sua vita a costruire quella casa, facendo sforzi economici notevoli, e ora l’aveva dovuta “lasciare” per raggiungere Alessia. Dovette perciò rendersi conto della sua rabbia verso Alessia, ogni qualvolta lei non si dimostrasse più che disponibile e della sua pretesa che in qualche modo lei lo risarcisse con un’accoglienza senza fondo.

Alessia dovette lavorare sul suo sentirsi invasa e minacciata , sulla paura che la richiesta dell’altro la mangiasse, le togliesse il respiro e lo spazio vitale. Inoltre dovette rendersi conto che non essere riconosciuta nel suo dare la faceva arrabbiare ciecamente e la faceva ritirare dalla relazione con l’altro, togliendogli tutta la sua fiducia.

Ma  solo quando riuscirono a capire il punto di vista dell’altro avvenne lo scatto: Antonio imparò a riconoscere le cose che Alessia faceva per lui con amore e Alessia si dispose verso il suo compagno con maggiore comprensione, aiutandolo a ritrovare l’equilibrio perduto.

Da quanto detto fin qui, risulta chiaro che la casa rappresenta equilibrio, sicurezza, solidità, radici.

Cambiare casa apporta una notevole trasformazione non solo nella realtà concreta delle persone, con la conseguenza di modifiche di  abitudini, orari, punti di riferimento.

 Apporta anche e soprattutto una rivoluzione nel proprio equilibrio interiore, che si modifica e cambia, conducendo sempre ad affrontare una fase della vita nuova.

Ciò spiega perché le persone anziane hanno tanta difficoltà a spostarsi dal luogo dove vivono ormai da molti anni. Spesso preferiscono restare sole, rifiutando la proposta dei figli di andare a vivere con loro o più vicino, piuttosto che sottoporsi ad un tale cambiamento.


Fonte: Redazione

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C'Ŕ 1 solo commento


15.09  di mercoled├Č 20/10/2010
scritto da  valentina
ciao, io invece vorrei sapere cosa ne pensa del contrario.. nel senso sentirsi "stranieri" in casa propria. come pu├▓ succedere? perch├Ę succede? come si pu├▓ "guarire" da questa cosa?


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