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ISTAT: in Italia la prima causa di morte degli uomini per mano femminile

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ISTAT: in Italia la prima causa di morte degli uomini per mano femminile

02/05/2010 - 21.13

Siete sorpresi nel leggere questa affermazione ? Fate bene, è falsa. Dopo un primo istante di smarrimento chiunque avrà capito come il titolo di questo articolo (e solo il titolo, non il contenuto....) sia una burla, un "pesce d'aprile" un pò tardivo.

Ma lo scherzo che l'ISTAT si è prestato a fare, su commissione del Ministro delle Pari Opportunità di allora (in collaborazione con i centri antiviolenza....), non è stato per niente un pesce d'aprile, ma la scientifica preparazione del terreno per l'emanazione delle leggi "ad interesse femminile", prima tra tutte quella sullo stalking.

Peccato che mentre "...l'Italia si è dotata, finalmente, di una legge che protegge le donne dagli atti persecutori..." (Ministro Mara Carfagna, al TG2 di un mesetto fa), chi l'ha concepita non ha calcolato che almeno il 25% delle vittime di stalking sono uomini (per ammissione della stessa Carfagna, sempre al TG2 - dati Ministero Interno). Ma questa è un'altra storia, non usciamo fuori tema.

L'ISTAT, dicevamo.

"Se vuoi influenzare la pubblica opinione, devi spararla grossa", diceva l'"innominabile" del ventennio (quello fascista, non quello berlusconiano, che è altra cosa), "...ma devi sparare bene".  E così ha fatto il nazionale istituto di statistica, ammantando di scientificità e precisione i dati che hanno sancito una delle più grandi azioni di disinformazione che mai si siano viste in Italia proprio dalla fine del fascismo.

I dati di cui vi parleremo, infatti, hanno procreato una selva di false informazioni sulla violenza degli uomini che, pressappoco, si sintetizzano così: la prima causa di morte delle donne in Italia è per mano maschile.

Niente di più falso. Colpisce ma i dubbi superano l'enormità dell'affermazione: i tumori e le malattie cardiovascolari, dove le mettiamo ? Rapportando quell'assunto ai dati relativi alla mortalità (meno di 1.000 omicidi annui di donne contro 100.000 decessi femminili per malattie varie) ci si farebbe una risata, ma qui la cosa è seria. Questo falso dato, peraltro ripreso da autorevoli giornaliste di importanti testate ("Repubblica delle donne", in primis), è il naturale "portato popolare" dello studio di cui vi parliamo, spacciato anch'esso come serio ma impossibile da bollare come risibile, a prima vista, se non dopo una attenta analisi.

"Il bello è che la ricerca sarà costata almeno un milione di euro ai contribuenti", spiega Fabio Nestola, cioè colui che ha esaminato minuziosamente tutte le note metodologiche dell'ISTAT (misteriosamente sparite dal sito ma ben conservate dalla FeNBi per futuri utilizzi) ed ha smascherato le "carenze"  che hanno finito con il falsare i dati sulla violenza in famiglia. Leggiamo le sue considerazioni nel dettaglio.

"La violenza domestica, afferma Nestola, costituisce una tipologia di reato in costante espansione, complesso da analizzare in quanto la tendenza degli autori a contenere gli episodi entro le mura domestiche incontra frequentemente la connivenza più o meno passiva delle stesse vittime. Siamo pertanto in presenza di un fenomeno sommerso, del quale non è facile tracciare i contorni.

Una conoscenza approfondita del fenomeno nel suo insieme, tuttavia, è essenziale per lo sviluppo delle politiche e dei servizi necessari, a partire dalle campagne di sensibilizzazione per arrivare alle contromisure legislative finalizzate a prevenire e/o contenere la violenza.

Va rilevato come inchieste, sondaggi e ricerche che analizzano la violenza di cui è vittima la figura femminile vengono proposte con continuità a livello istituzionale e mediatico, da diversi decenni. Di contro, non esistono in Italia studi ufficiali a ruoli invertiti; vale a dire approfondimenti sulla violenza agita da soggetti di genere femminile ai danni dei propri mariti o ex mariti, partners ed ex partners, parenti a affini di vario grado.

Questa curiosa e pluridecennale lacuna può avere origine da due presupposti: 

  1. aggressività e violenza femminile non esistono
  2. se esistono, sono legittimate; pertanto non è interesse della collettività studiare alcuna misura di prevenzione e contenimento.

Entrambi i presupposti sono, evidentemente, paradossali.

L’indagine sulla violenza in famiglia subita dalle donne, pubblicata dall'ISTAT, prevede diverse batterie di domande relative alla violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica. Da un campione di 25.000 interviste, trasportato in dimensione nazionale, risulta una proiezione di circa 7.000.000 di donne che subiscono violenza dal proprio partner o ex partner.

Dati allarmanti, che vengono propagandati con continuità.

Analizzando con cura il questionario somministrato dall’ISTAT, viene però da chiedersi se detto questionario non sia stato elaborato con il preciso obiettivo di far emergere dati numericamente impressionanti, sui quali costruire un allarme sociale.

Il questionario è stato studiato in collaborazione con le operatrici dei centri antiviolenza [1], per cui era difficile immaginare che ne sarebbero potuti uscire dati non faziosi. L’impatto sull’opinione pubblica, infatti, è generato dal dato conclusivo – 7.000.000 di vittime – senza approfondire da cosa scaturisca questo dato.

Oltre ai quesiti su violenza fisica (7 domande) e sessuale (8 domande).), il questionario ISTAT lascia uno spazio ben maggiore alla violenza psicologica (24 domande).

Alcuni dei quesiti, però, sembrano finalizzati a raccogliere un numero enorme di risposte positive, descrivendo normali episodi di conversazione sicuramente accaduti a chiunque, che risulta difficile configurare come “violenza alle donne”. Ad esempio:

 

- l'ha mai criticata per il suo aspetto ?

- per come si veste o si pettina ?

- per come cucina ?

- controlla come e quanto spende ?

 

Ai fini statistici non c’è differenza fra un atteggiamento aggressivo e denigratorio ed un consiglio pacato, collaborativo, spesso indispensabile, a volte anche migliorativo.

cucini da schifo, ti ammazzo di botte se non fai un arrosto decente” è sicuramente violenza, ma lo diventa anche “cara, oggi il risotto non è venuto bene come la volta scorsa”.....

Oppure: “con quei capelli sembri una puttana, ti spacco la faccia se non li tagli” è sicuramente violenza, ma lo diventa anche “questo taglio non ti dona, magari fra due giorni mi abituerò, ma ti preferivo con la pettinatura precedente”.

Oppure ancora: “non ti do una lira, se vuoi i soldi per la profumeria vai a prostituirti” è sicuramente violenza, ma lo diventa anche “non ce la facciamo, mettiamo via i soldi per il mutuo, purtroppo questo mese niente palestra per me e parrucchiere per te”.

L’intervistata risponde affermativamente, quindi le intervistatrici possono spuntare la voce “violenza”, senza che l’intervistata lo sappia.

Infatti la domanda non comporta le diciture esplicite “aggressività, violenza, umiliazione”; si limita a chiedere se un episodio è accaduto, poi è l’intervistatrice che lo configura come violento anche se l’ignara intervistata non lo percepisce affatto come tale.

L’ISTAT, infatti, per giustificare l’equivoco sul quale è costruito il questionario, ammette che le intervistate spesso non hanno la percezione di aver subito violenza. A tale scopo aggiunge alle note metodologiche questa dicitura: Le domande tendono a descrivere episodi, esempi, eventi di vittimizzazione in cui l’intervistata si può riconoscere. La scelta metodologica condivisa anche nelle ricerche condotte a livello internazionale è stata dunque quella di non parlare di “violenza fisica” o “violenza sessuale”, ma di descrivere concretamente atti e/o comportamenti in modo di rendere più facile alle donne aprirsi.

Il dettaglio e la minuziosità con cui si chiede alle donne se hanno subito violenza [2], presentando loro diverse possibili situazioni, luoghi e autori della violenza, rappresenta una scelta strategica per aiutare le vittime a ricordare eventi subiti anche molto indietro nel tempo e diminuire in tal modo una possibile sottostima del fenomeno. Sottostima che può essere determinata anche dal fatto che a volte le donne non riescono a riconoscersi come vittime e non hanno maturato una consapevolezza riguardo alle violenze subite, mentre possono più facilmente riconoscere singoli fatti ed episodi effettivamente accaduti.

Presentando il rapporto, poi, l’ISTAT scrive: Le forme di violenza psicologica rilevano le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni, le limitazioni economiche subite da parte del partner.

Anche frasi innocue come “la frittata oggi è un po’ sciapa”, oppure “ti preferivo senza permanente” vengono classificate come denigrazioni, quindi diventano una forma di violenza alle donne.

Ecco come nascono 7.000.000 di vittime.

 

[1]V. Note Metodologiche ISTAT
[2]E’falso. Non si chiede alle donne se hanno subito violenza, si chiede se è mai accaduto un determinato episodio, la voce “violenza” viene spuntata dall’altra parte del filo  

Fonte: Redazione

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Ci sono 6 commenti


21.08  di mercoledì 12/05/2010
scritto da  Simone

In un paese super femminista come l´italia secondo a femminismo solo agli usa, che ci si può aspettare?Quì tutto è donna tutto è per la donna e tutto a favore della donna.Degli uomini se ne fregano, delle loro sofferenze e dei loro problemi.Ormai l´uomo non conta più niente e questa è la prova.Le statistiche sulle violenze subite dagli uomini per causa femminile le fanno?Non mi pare quindi la sofferenze dell´uomo non conta.Pensiamo agli uomini separati che penso non ci sia niente da ridire su chi e´ la vittima oltre che per causa della donna anche per quella della legge(legge in questo caso uguale a ingiustizia), molti sono morti di stenti a causa della separazione ma nessuno lo mette sul giornale escono fuori notiziette su programmi che quasi nessuno vede magari nel cuore della notte quasi che queste notizie avessero paura che qualcuno le sentisse ma io che sono attento le ho sentite. Qualsiasi cosa fa una donna va sempre bene anche quando ammazzano qualcuno(es. pare che in media 30 madri all´anno ammazzano i loro figli)si cerca di scusarle che le solite patologie come depressione, ansia, stati di sofferenza varia; mentra quando commette qualcosa di male un uomo è sempre un mostro.E questa la chiamano discriminazione verso le donne o come qualcuno dice ancora che l´italia è un paese maschilista ditemi voi che cavolo c´è di maschilismo in italia?(soprattuto rispetto ad altre nazioni)


14.27  di lunedì 10/05/2010
scritto da  Paolo
Sono veramente contento che questa specifica questione dell´indagine Istat e delle sparate della stampa sulla maggiore causa di morte femminile entrata nel vostro interesse. La cosa riguarda più o meno un anno fa, se non ricordo male, quando c´era stata tutta una campagna contro lo la violenza sulle donne e molti giornali (forse qualcuno l´ho conservato) gridavano questa notizia allucinante. e soprattutto nessuna smentita nei giorni successivi.

Eppure, allora scissi e parlai con tanta gente e giornalisti amici e sembrava che fossi soltanto io quello scandalizzato Una cosa enorme mi era sembrata allora e mi sembra tutt´ora. Una cosa assurda. Avevo visto anche le domande sul questionario e ritengo che, si sembrano proprio costruite ad hoc. E cmq da allora mi sono messo un po´da parte. Perché il rischio qui è quello di diventare matti per davvero di fronte a tanta follia.

15.04  di martedì 04/05/2010
scritto da  fabio

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14.51  di martedì 04/05/2010
scritto da  Antonello
Per capire come le femministe vorrebbero mandare in galera gli uomini ed impadronirsi dei bambini dilatando a dismisura il concetto di violenza sulle donne è interessante leggere un opuscolo in carta pregiata della Casa della Donna di Pisa, pagato dalla Provincia di Pisa:

Violenza psicologica: Il mancato rispetto della volontà e delle scelte della donna, la sua possibilità di benessere [...]
rimproveri offensivi e critiche [...] comportamento dell´aggressore che si presenta come colui che sa tutto [...]
ricatti utilizzando i sentimenti [...] minacce di avere l´affidamento dei figli.

Violenza economica. [...]: dare in modo parsimonioso il denaro per la gestione della famiglia, verificare tutte le spese della donna.

Violenza verbale: gridare, l´uso di un tono brusco [...] interrompere continuamente, rimproverare di parlare o di tacere,
dirigere la conversazione.

Violenza sessuale: [...] Fare battute o prese in giro a sfondo sessuale, fissare intensamente in modo allusivo

18.05  di lunedì 03/05/2010
scritto da  Eleonora di Tu sei mio figlio
Comprendo sempre più perchè aumentano gli omosessuali e le lesbiche....
Siamo tutti vittime e carnefici,è proprio il caso di porsi la domanda più saggia di tutti i tempi:"ma la legge è stata fatta per l´uomo,o l´uomo per la legge?
Uomo inteso come umanità ovvio, senza discriminazioni di sesso alcuna...meditiamo,riflettiamo e andiamo avanti,se ci poniamo degli obiettivi,può darsi che non li raggiungiamo,ma saremo andati molto più in là di quanto avessimo fatto se non ce li fossimo posti.


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