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Impedimento doloso alla cura filiale. Un proto-reato di cui il Parlamento deve farsi carico con urgenza

Cronache dai tribunali


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Impedimento doloso alla cura filiale. Un proto-reato di cui il Parlamento deve farsi carico con urgenza

15/09/2018 - 02:01

Nel corso degli ultimi dieci anni, il tema della protezione dei soggetti più deboli ha ricevuto nel nostro Paese una grande attenzione, grazie anche agli organi di stampa e all’azione instancabile di associazioni e operatori.

La famiglia, antropologicamente, fa da sfondo a tensioni di varia natura. Queste possono risolversi in semplici “conflitti di coppia”, oppure dar luogo a fatti penalmente rilevanti. Tra i comportamenti percepiti dalle vittime e dall’intera Società Civile come criminosi, e cioè capaci di produrre effetti anche gravissimi nella vita di minori e adulti, vi è certamente l’Impedimento Doloso alla Cura Filiale o Parentale, ossia un proto-reato oggi ampiamente praticato ma non ancora “codificato” nel nostro Ordinamento. Infatti, il coinvolgimento emozionale – sia psicologico che psichico – che esso comporta sui minori, produce effetti anche gravi nella loro futura vita di relazione, quando saranno adulti irreparabilmente segnati dal vissuto dell’infanzia e dell’adolescenza.

Giuridicamente, il minore è “incapace”, ovvero è un soggetto che acquisisce la capacità giuridica con il raggiungimento della maggiore età. Egli, pertanto, non è un autonomo soggetto di diritto, pur avendo, solo sulla carta, un ampio riconoscimento giuridico che dovrebbe, in teoria, far scaturire un livello di tutela elevatissimo. Invece, riguardo ai delitti contro i bambini, i reati sono perseguibili a “querela di parte”, e pertanto se il genitore decide di non sporgere querela o di non informare le autorità, il minore rimane “abbandonato” a se stesso. Egli potrà essere manipolato, violato nella sua sfera psichica, privato dell’affetto dell’altro genitore, ma a ciò non seguirà alcuna tutela giuridica, nessun intervento d’ufficio, nessuna obbligatorietà dell’azione penale.

Certamente l'Ordinamento ha compiuto numerosi passi in avanti nella tutela dei minori, ma le misure che si sono succedute nei decenni sembrano essere state ispirate più ad una logica adultocentrica che ad una "bambinocentrica", soprattutto in ambito familiare e, più in generale, nella cura dei figli. E così, oggi non esiste una vera e propria norma penale che sanzioni, per esempio, un genitore che istighi la prole a rifiutare i rapporti affettivi con l’altro genitore, eludendo anche le più stringenti disposizioni del giudice, oppure che faccia abuso consapevole dei mezzi di Giustizia allo scopo di allontanargli, oppure che trasferisca coattivamente i figli dal loro contesto ambientale, o che lanci false accuse di violenza fisica, sessuale e/o psicologica al solo scopo di impedire l'esercizio della genitorialità e approfittare dei lunghi tempi della Giustizia nel risolvere vicende di questo tipo.

A ben vedere, si tratta di comportamenti abominevoli, che i genitori in separazione compiono dolosamente confidando in una totale impunità e nell'assenza di una norma che preveda sanzioni severe, come la detenzione in carcere, che funga da deterrente.

Alla luce di ciò, il Legislatore dovrà, nell’immediato futuro, perseguire scelte di politica giudiziaria “forti e determinate”, in linea con il costante mutamento del tessuto sociale, volte a sanzionare certe condotte altamente lesive per il soggetto più debole - ossia il minore - e per l’intera Collettività. Infatti, le frequenti esplosioni di violenza e delitti nell’ambito familiare, quasi sempre dettate da vicende di separazione che nascono nell’attuale e inadeguato contesto normativo, sono il naturale portato dell’evidente vuoto legislativo in materia, che trasforma le separazioni in un'arena dove l'aggressività (verbale, psicologica o fisica) è quasi sempre la norma.

Sebbene la chiave interpretativa delle notizie, in Italia, è raramente centrata in tema di famiglia, le cronache ci raccontano che il proto-reato di Impedimento Doloso alla Cura Parentale è capace di fare insorgere all’interno della Società Civile conseguenze sociali importanti, di fronte alle quali il quadro legislativo si dimostra inadeguato. Infatti, non esiste una norma che sanzioni le “sottrazioni di fatto” di un minore, le quali avvengono frequentemente e vengono attuate all’interno di un contesto in cui, ad un genitore “forte”, si contrappone un genitore “indebolito o affievolito” dagli effetti di una sentenza di separazione. Il prodotto penalmente rilevante di queste azioni può essere definito come un vero e proprio impedimento doloso, a danno dei figli minori, a ricevere cura e attenzioni da entrambi i genitori, anche attraverso strategie volte a coinvolgere e catturare i figli in uno stato di continua soggezione che ne influenza negativamente lo sviluppo cognitivo, emotivo e affettivo, costituendo le premesse anche per l’insorgenza di problemi di natura psicologica e/o psicotica.

Tale condizione si sostanzia in un vero e proprio plagio a danno della prole, in cui la c.d. Alienazione Parentale (vera forma di maltrattamento e abuso emozionale subito dai bambini) è solo uno dei risvolti affettivi a cui genitori e figli vanno incontro.


Fonte: Redazione

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