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Schiattare dal ridere (con il corno o senza) SECONDA PARTE

Parlando con franchezza...


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Schiattare dal ridere (con il corno o senza) SECONDA PARTE
raro esemplare di ricciocorno schiattoso

25/12/2016 - 09:25

SECONDA PARTE

Quattro punti nella prima parte, tre nella seconda. Ma corposi.

 

1 – la dottoressa Lo Scalzo cita il regista francese Patrick Jean, che con uno stratagemma avrebbe girato un documentario sulle associazioni di padri separati, la Dominazione Mascolinista.  

Lo stratagemma era, secondo la dr.ssa, quello di fingersi un genitore separato ed infiltrarsi nelle associazioni di padri. Da infiltrato avrebbe scoperto un movimento  capillare con ramificazioni internazionali, e sarebbe riuscito a carpire un dato segretissimo: si scambiano informazioni.  Ma va?

L’Anonima Separati ha superato l’era dei pizzini ed ha imparato ad usare gmail, quindi i separati francesi scrivono ai separati inglesi. E gli inglesi, notizia sconvolgente, rispondono pure.  Ancora più sconvolgente: francesi e inglesi possono mettere in copia anche italiani, belgi, spagnoli … ma questo è terribile!

‘Sti maschi cospiratori sono innovativi, direi geniali … si scambiano informazioni … mai in passato è accaduto che le militanti del movimento femminista statunitense scambiassero informazioni con le sorelle europee, evidentemente è una novità introdotta nel 2015 dai subdoli carbonari maschi.

Nemmeno in Italia esiste quella comunicazione  tra associazioni femminili che invece i maschi separati possono vantare a livello planetario.  Il 25 novembre e l’8 marzo scendono in piazza contemporaneamente migliaia di donne in centinaia di piazza italiane, ma forse è una circostanza fortuita. Come è una circostanza fortuita che comunicati analoghi siano diffusi da Telefono Rosa, Differenza Donna, Maree, Artemisia, SeNonOraQuando, NonUnaDiMeno, poi la rete IoDecido, le strutture Solidea ed un centinaio di altri centri antiviolenza. 

Normale routine: è ovvio che vi sia coordinamento su azioni, strategie ed obiettivi comuni, sarebbe strano il contrario. Accade sempre, è pacifico che si coordinino femministe e studenti, operai e pensionati, insegnanti e magistrati: dov’è il problema?

Il problema nasce, secondo la dr.ssa Lo Scalzo, se qualche improvvisato Diabolik da operetta “scopre” che a comunicare fra loro sono gli uomini o, peggio ancora, i padri separati. 

Ma come fai a denunciarla una così? Non è cattiva, fa tenerezza.

Fin qui la dottoressa crede di aver svelato le rivoluzionarie scoperte del povero Patrick Jean, che per rivelare al mondo la cospirazione paterna ha dovuto mascherarsi pure lui da cospiratore. 

È doverosa una verifica, quindi andiamo a vedere LA DOMINATION MASCULINE che, ammetto, non conoscevo affatto.

No, non posso crederci, non è ciò che dice la Lo Scalzo. Cerco fonti diverse sul web, lo vedo più volte e per non perdere la minima sfumatura mi faccio aiutare da chi padroneggia il francese molto meglio di me … ma il risultato è sempre lo stesso: niente corrisponde a quanto annunciato dalla blogger pasionaria.

Un tarlo comico si insinua: MA LEI LO HA VISTO?

La domanda è legittima perché  - contrariamente a ciò che dice la dr.ssa Lo Scalzo - non è affatto un documentario sui padri separati

http://www.allocine.fr/film/fichefilm_gen_cfilm=126900.html

https://www.youtube.com/watch?v=22e8cI6Q9Ww

Perché questo delirio ostile ai padri? Da cosa nasce il desiderio insopprimibile di denigrare il paterno, anche inventando menzogne, insinuando complotti, costruendo un allarme inesistente? Mi chiedo se la dottoressa abbia mai parlato delle sue fobie ad uno specialista … non so, magari qualcuno potrebbe aiutarla.

Nel presunto “documentario sui padri separati” dov’è il lavoro sotto copertura, infiltrato nelle fila nemiche? Dov’è lo spazio dedicato ai guerriglieri separati? Dove sono le informazioni carpite lavorando sotto mentite spoglie? Dov’è che Patrick rivela di aver scoperto i pericolosi collegamenti fra cellule operative di tupamaros separati? Dove sono i piani per le azioni concordate su scala internazionale? Ma è sicura la dottoressa di aver visto Domination Masculine, e non la parodia di 007 con Franco e Ciccio?

Se lo ha visto, perché mente spacciandolo per ciò che non è?

Se non lo ha visto, perché lo cita fingendosi esperta di un filmato che ignora?

Solo perché ingolosita dal titolo suggestivo, funzionale alla crociata antipaterna?

Ma veramente pensava che nessuno si sarebbe mai incuriosito, andando a verificare?

Nooo, ma come si può essere più ingenui … ah, mi raccomando: bocche cucite, non rivelatele che Babbo Natale non esiste.

NB – per capire l’indole del personaggio ricordiamo che l’intervento ad Assisi intendeva - tra l’altro -  dimostrare che i padri separati diffondono informazioni manipolate e fasulle.

Loro.

 

2) Altra perla, la sparata contro le false denunce di violenza verso donne e bambini.

Secondo Chiara Lo Scalzo è, manco a dirlo, una farneticazione dei padri separati, che avrebbero condizionato l’opinione pubblica. “Queste associazioni trovano seguito” dice testualmente la dr.ssa/blogger, peccato che per quanto attiene al fenomeno emergente delle false accuse sia esattamente il contrario: i dossier sull’argomento raccolgono i pareri  delle operatrici giudiziarie, esclusivamente di genere femminile. Pareri autorevoli e documentati, visto che sostituti procuratori (procuratrici?), avvocate e CTU non ripetono a pappagallo un volantino dei padri separati ma testimoniano i casi concreti che hanno trattato in carriera.

Ne parla persino Annamaria Bernardini De Pace, anche lei un faziosissimo padre separato?

 

 

 

Il cruccio della dr.ssa Lo Scalzo è che del fenomeno si parli, e che a parlarne non siano solo le professioniste del Diritto ma anche Polizia Moderna,  l’organo ufficiale della Polizia di Stato.

Cita un articolo del giugno 2011(lo conosciamo ed è vero, non come la barzelletta del documentario …) “(…) si registra una epidemia di denunce nei confronti di ex mariti e padri accusati, fra l’altro, di maltrattamenti ed abusi sessuali sui loro stessi figli. Alcune di queste accuse sono purtroppo fondate, ma la maggior parte di esse, spesso le più infamanti, si dimostrano false o inattendibili, dichiarazioni menzognere sostenute dalla precisa finalità di danneggiare l’ex marito-padre, (…)”

Le operatrici giudiziarie parlano di accuse costruite a tavolino nella misura circa dell’ 80%, mentre Polizia Moderna non cita percentuali ma nel rilevare le dimensioni del fenomeno parla espressamente di epidemia di denunce, la maggior parte delle quali si dimostrano false o inattendibili. 

Fondamentale è la capillarità della fonte: mentre, ad esempio, il Sost. Proc. Carmen Pugliese deve limitarsi alle false denunce da lei rilevate alla procura di Bergamo, la Polizia di Stato può contare sui dati provenienti da tutti i commissariati e tutte le questure d’Italia e pertanto ha il polso concreto di ciò che accade nel Paese.

Quindi il problema non è nel proliferare delle false accuse strumentali, ma è nel fatto che la Polizia riconosca ufficialmente il fenomeno. 

Sarà anche la verità, ma non si deve dire.

Se circola un articolo del genere cosa penseranno i poliziotti quando dovranno verbalizzare la prossima denuncia? È questo l’inquietante interrogativo che solleva la dottoressa Lo Scalzo.

Dimentica un dato: agenti, ispettori e commissari che leggono l’articolo sono gli stessi che hanno fornito i dati su cui l’articolo si basa, perciò non scoprono nulla di nuovo. L’articolo nasce da dati interni, non ha raccolto testimonianze degli sceriffi americani o dei gendarmi francesi.

Il fenomeno delle false accuse, piaccia o meno, è un problema reale rilevato coralmente in Italia da forze dell’ordine, avvocatura, magistratura. Però è comodo dare la colpa ai soliti padri separati ai quali, per pilotare le coscienze di tutta la popolazione, basta sfoderare una bufala dietro l’altra. Da che pulpito …

 

3) E veniamo alle immancabili derisioni del lavoro targato Macrì ed altri, pubblicato nel 2012.

Un diktat “democratico, progressista e pariopportunista” sembra dominare incontrastato: si deve parlare di donne-vittime e basta, tutto il resto è tabù. Manifestazioni e flash mob, trasmissioni tv e dibattiti radiofonici, articoli di stampa, libri, agenda politica, finanziamenti, inchieste e leggi speciali devono convergere su un solo argomento: la violenza contro le donne, punto.

Quindi diventa un nemico da annientare chi si azzarda a studiare anche altri aspetti della violenza. 

È una strategia rodata, un copione già visto, ci insultano ininterrottamente da oltre 4 anni.

Si comincia contestando il rigore scientifico del lavoro fatto, dimostrando immediatamente di criticare l’indagine senza averla letta.

O peggio, nel caso in cui la si fosse letta, senza averla capita. 

Non lo deve dire la Lo Scalzo che non è una ricerca scientifica, lo sappiamo da soli.

E lo scriviamo chiaro e tondo, basta leggere: è una esplorazione pionieristica, il sondaggio su un argomento ignorato a livello accademico ed istituzionale. Sul tema auspichiamo un approfondimento ufficiale che però continua a mancare.

Una ricerca scientifica risponde a criteri diversi per quanto riguarda campione e metodo, infatti il lavoro di Macrì è pubblicato come indagine conoscitiva. Non è un dettaglio, è una differenza sostanziale che i denigratori ignorano o fingono di ignorare.

Esattamente come l’indagine conoscitiva ISTAT sulla violenza contro le donne, che però nella percezione collettiva sembra assumere cristallina valenza scientifica per il solo fatto di essere made in ISTAT

Nessuno infatti, ne’ la Lo Scalzo ne’ altri hanno mai contestato la validità dei 7.000.000 di vittime femminili propagandati dall’ISTAT.

Torna utile sparare cifre allarmanti, quindi stendiamo un pietoso velo su come siano state raccolte con la collaborazione dei centri antiviolenza e giochiamo sull’equivoco facendole passare per scientificamente validate. Tanto lo dice l’ISTAT, chi osa controllare?

Ci siamo già espressi sul’argomento a partire dal 2007, depositando in Senato una relazione propedeutica al lavoro che avremmo svolto negli anni successivi col prof. Macrì, la dr.ssa Abo Loha, il prof. Rotoli, la dr.ssa Pezzuolo, il prof. Mastriani ed altri.

http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/957%20FENBI%20-%20B.pdf

dopo il vaglio dei refree della rivista di criminologia e la comunicazione al CNR l’indagine è stata pubblicata, quindi l’ha postata anche Adiantum

http://www.adiantum.it/public/3193-una-nuova-indagine-conoscitiva-sulla-violenza-verso-il-mondo-maschile.asp

com’era prevedibile sono immediatamente arrivati insulti e contestazioni, alle quali abbiamo blandamente replicato

http://www.adiantum.it/public/3204-lo-sciame-inferocito---di-fabio-nestola-e-sara-pezzuolo.asp?pagin=2&ordine=commenti-idComm01-desc

http://www.adiantum.it/public/3286-ricerca-sulla-violenza-agli-uomini-e-polemiche--i-criteri-usati-sono-quelli-istat.asp

Ma l’ondata ostile non si placa; continua la denigrazione dell’indagine, colpevole di non accodarsi bovinamente al vento prevalente che imporrebbe le vittime femminili come le uniche degne di considerazione istituzionale.

Il fenomeno a ruoli invertiti non esiste, e se esiste non se ne deve parlare.

Nel convegno di Assisi torna a tuonare il ricciocorno schiattoso alias Chiara blogger Lo Scalzo; Il questionario consta di oltre 60 domande, lei ne estrapola una, ne stravolge il senso e vi costruisce sopra una polemica. 

Ecco l’acrobazia: la domanda chiede se è capitato che una donna abbia iniziato un atto sessuale per poi rifiutarlo senza farne comprendere il motivo, e la dr.ssa sollecita ilarità nella platea (magari glie l’ha pure spiegato, ma quello non ha capito, ah ah ah) ed insinua che la domanda contraddica la stessa Cassazione, la quale sanziona come violenza il proseguimento imposto dall’uomo.

Altro errore, Lo Scalzo, altro errore …

Ok per l’ironia che è sempre lecita, ma il questionario non legittima, neanche implicitamente, il diritto maschile di proseguire il rapporto senza reciproco consenso. Fermo restando l’inviolabile diritto femminile di interrompere in ogni momento un rapporto sessuale, anche se avviato consensualmente ma poi divenuto sgradito, la domanda intende conoscere come tale comportamento venga percepito dal partner.

C’è chi non batte ciglio e chi sta male, chi ne ride e chi va in analisi per mesi, chi non viene sfiorato dal rifiuto della partner e chi invece si pone mille interrogativi, chi si sente inadeguato sessualmente (con tutte le complicanze depressive che questo comporta), chi non si sente più desiderato, chi teme che il rapporto sia al capolinea, che la partner provi interesse per un’altra persona, etc. 

Da sensibilità diverse nascono reazioni diverse, è vietato analizzarle?

Voglio sperare che non venga negata la libertà maschile di provare un disagio intimo, profondo e per alcuni anche drammatico.

Impossibile non vedere il parallelismo col questionario ISTAT, quello a cui nessuno ha mai fatto le pulci: chiedeva alle intervistate se fosse mai capitato, tra l’altro, di ricevere critiche per l’acconciatura, la gestione della casa o l’abilità ai fornelli, e tutto andava a finire nel calderone della violenza psicologica.

Se è vero che nessuna legge potrà mai impedire ad una donna di sentirsi vittima di violenza quando il marito non apprezza l’arrosto, è anche vero che nessuna legge potrà impedire ad un uomo di sentirsi vittima di violenza quando la moglie non apprezza lui. Senza costringerla a far nulla e/o fare scenate, è mortificato e basta, vive il problema tacendo per mesi e lo confessa solo in un questionario anonimo. 

Entrambe le indagini conoscitive, sia quella milionaria ISTAT che quella a costo zero del “padre separato” Macrì, sondavano la percezione dei soggetti intervistati, niente di più e niente di meno.

Però il parallelismo finisce qui, le risultanze non possono essere analoghe: una donna può avere la percezione di subire violenza se al fidanzato non piace la permanente, invece un uomo non può azzardarsi a percepire nulla di negativo se viene rifiutato dalla moglie. E se la vive male deve tacere, chiaro il concetto?

Ecco servito il sano principio di Pari Opportunità: due pesi e due misure, la negazione di pari opportunità.  

 

Chiudo offrendo un ramo d’ulivo: ribadisco il mio totale disaccordo con la dr.ssa Lo Scalzo ma al prossimo convegno Adiantum suggerirei di invitarla ad un confronto; uno scambio di opinioni documentate, anche molto divergenti,  è sempre costruttivo a patto che non si scada negli insulti, turpiloquio o peggio.

Se la dr.ssa promette di non prendermi a bastonate, sono lieto di incontrarla in un dibattito pubblico.

Magari chiamiamo pure il prof. Macrì.

Forse andremo al linciaggio dialettico, siamo solo maschi inferiori e dovremmo soccombere in fretta alla naturale superiorità femminile.

Pazienza, per la libertà di pensiero questo ed altro.

 

Fabio Nestola


Fonte: redazione

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