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William Pezzullo e Lucia Annibali: vittime di uno stesso reato, ma per il Quirinale conta il genere

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William Pezzullo e Lucia Annibali: vittime di uno stesso reato, ma per il Quirinale conta il genere
William Pezzullo

01/04/2014 - 23.48

Nelle aule universitarie non ci hanno insegnato che la Giustizia può essere surreale. Poi abbiamo imparato che spesso lo è. L’aggressione subita da William Pezzullo, sfregiato con l’acido dalla ex fidanzata che non accettava la fine del rapporto, ne è testimone.

Oggi possiamo dare un aggiornamento di questa storia tutta italiana. Già a novembre 2012 avevamo rilevato l’assordante silenzio sull’episodio: nessuna copertura nazionale da parte di stampa e tv, nessun approfondimento, oscuramento totale non solo nei TG ma anche in quei programmi pomeridiani e serali che fanno audience rimestando nel torbido dei casi di cronaca.

William non interessa a nessuno, il suo dolore e il dolore della sua famiglia non trovano spazio sui media. Non solo, non trovano spazio nemmeno nella considerazione istituzionale.

Il Presidente Napolitano, infatti, ha conferito l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica a Lucia Annibali, anche lei sfregiata dopo aver lasciato il fidanzato.

Il caso Annibali ha avuto enorme risalto mediatico, tanto all’epoca dei fatti quanto il 25 novembre e l’8 marzo in occasione dei ricevimenti al Quirinale. Attenzione istituzionale e mediatica sicuramente dovute ad ogni vittima di violenza; saltava comunque agli occhi la vistosa disparità di considerazione rispetto ad altre vittime aggredite con l’acido, in particolare il solito William dimenticato, trascurato, snobbato da tutti.   

ADIANTUM aderiva - insieme ad altre decine di associazioni - all’iniziativa dell’avv. Paola Tomarelli, che scriveva al Presidente la lettera che trovate allegata a margine dell'articolo.

Comica, per alcuni versi, e scandalosa, per altri, la risposta della Dr.ssa Zincone, responsabile per il Quirinale dei problemi per la coesione sociale. 

L'avv. Tomarelli ha puntualmente replicato - non senza ironizzare sulla risposta "cumulativa" della Zincone a due perfetti sconosciuti - ma è ancora in attesa di risposta. Non è dato di sapere se la prof. Zincone si sia dimenticata di rispondere, o più semplicemente eviti di controbattere poiché non è in grado di farlo con argomenti validi, o stia aspettando altre lettere sull'argomento per risparmiare sulla carta intestata del Quirinale.

In attesa della risposta che probabilmente non arriverà mai, è arrivata la sentenza di primo grado per l’aggressione all’avvocato Annibali: 20 a Luca Varani in qualità di mandante, 14 anni agli esecutori. Riconosciuti inoltre a Lucia Annibali 800.000 € di provvisionale.

E William?

La stampa non è imparziale, la tv non è imparziale, il Quirinale non è imparziale, possiamo sperare che almeno la giustizia lo sia?

Nemmeno per sogno, poveri illusi!

L’agguato a William Pezzullo ha avuto esiti clamorosamente diversi rispetto al caso Annibali: 10 anni a Elena Perotti e Dario Bartelli.

La metà esatta.

Eppure la Perotti ha diverse aggravanti rispetto a Varani: lui ha commissionato l’aggressione ma non vi ha preso parte, lei oltre ad averla organizzata l’ha anche materialmente eseguita.

Varani ha - involontariamente, dice lui - causato danni estetici e psicologici gravissimi, ma almeno non ha menomato le funzioni vitali di Lucia, fortunatamente non l’ha resa invalida.

La tesi difensiva sostiene che Varani abbia commissionato solamente un’azione intimidatoria, degenerata in lesioni permanenti senza una reale volontà del mandante.

Ovviamente non gli ha creduto nessuno.

Il Tribunale ha riconosciuto che, pur se indirettamente, Varani ha causato alla vittima danni permanenti che avrebbero anche potuto avere esiti peggiori. 

La pena quindi deriva dal reato contestato: nulla esclude che Lucia avrebbe anche potuto restare uccisa, pertanto il capo d’imputazione è tentato omicidio.

Elena Perotti ha causato nella propria vittima danni fisici e psicologici estremamente più gravi di quelli subiti dalla vittima di Luca Varani, eppure non era imputata di tentato omicidio.

Abbiamo già visto come non si sia limitata a commissionare l’aggressione: il processo ha accertato che è stata lei, mentre il complice immobilizzava la vittima, a versare l’acido sul viso e sul corpo di William.

La pena dimezzata deriva dal capo di imputazione più blando rispetto al tentato omicidio.

Il Tribunale - evidentemente - è certo che William non avrebbe potuto subire nulla di diverso da ciò che ha subito, è certo che non avrebbe potuto restare ucciso, è certo che Elena non aveva la volontà di uccidere. Ecco perché la Perotti è riuscita a sgusciare via dall’imputazione di tentato omicidio ed è stata condannata per lesioni.

Nulla di imprevedibile, quale sarebbe stato lo sviluppo del processo si è intuito da subito.

Già da tempo la madre di William aveva anticipato l’intenzione del PM di edulcorare il capo d’imputazione; alla richiesta del legale di parte di configurare il tentato omicidio aveva risposto testualmente: “....ma cosa dice, non vorremmo mica costruire un mostro?”.

Guanto di velluto anche per le modalità di espiazione della pena: la madre di William ci riferisce che Elena Perotti non è in carcere, sta effettuando un percorso di recupero presso una comunità gestita da suore, insieme ad altri ospiti da recuperare psicologicamente per motivi diversi, tossicodipendenza ed altro.

Oggi William come sta? Che danni ha riportato, quali sono le conseguenza dell’agguato?

La fonte è ancora Fiorella Grossi, la madre di William; è l’unico modo per avere notizie vista la perdurante indifferenza mediatica. Nel corso dell’ultima telefonata, lunedì 31 marzo, la signora Fiorella dichiarava: “ William non migliora affatto, anzi sta peggiorando, siamo disperati. Un occhio era perso del tutto ma almeno con l’altro riusciva a distinguere delle ombre, dei movimenti. Ora non vede più nulla, l’hanno operato più volte ma fino ad oggi non sono riusciti a recuperarlo. Anche la plastica ricostruttiva non riesce ad ottenere risultati; lo abbiamo portato in parecchi altri ospedali, anche a Torino dove hanno provato a ricostruire muscoli e tessuti del collo, ma sta peggio di prima. William ha penato tre mesi prima di uscire dal reparto di terapia intensiva, non erano sicuri di salvargli la vita. Ora sono 16 mesi che è chiuso in casa, usciamo solo per portarlo in qualche ospedale o da qualche specialista. Il morale è  a pezzi, non è autosufficiente, non lo sarà mai più, è questo l’aspetto più drammatico”.

Le chiediamo se sia stato riconosciuto qualche risarcimento per i danni subiti. “....I soldi? Quali soldi? È giusto che a Lucia abbiano dato 800.000, ma al mio William fino ad oggi nemmeno un centesimo. Parlavano di una casa dal valore di 53.000 euro, ma alla fine non gli danno nemmeno quelli perché mi pare di aver capito che c’è un pignoramento e il primo creditore è la banca. Comunque di queste cose capisco poco e mi interessano ancora meno, al primo posto ci sono la dignità e la salute e l’autonomia che hanno rubato a William”.

Insomma, sotto tutti gli aspetti due pesi e due misure, ormai uno standard nei nostri tribunali.

Quante volte lo abbiamo scritto sulle pagine di Adiantum?

Quante volte ancora lo scriveremo, prima di poter pensare di nuovo ad una Giustizia con la G maiuscola?

E' inaccettabile che due delitti sulla persona, simili sia nel movente che nell'esecuzione (ma quello in cui è stato vittima William ha avuto conseguenze fisiche ancora più gravi), vengano "interpretati" a seconda del sesso dell'autore e alle vittime venga riconosciuta, simmetricamente, differente dignità a seconda del loro genere.  E' altrettanto inaccettabile che, sempre a seconda del proprio sesso, chi commette un tentato omicidio sa di poter farla franca all'ombra di un chiostro benedetto da Dio.

ADIANTUM chiede - lo farà certamente nei prossimi giorni - l'invio di ispettori dal Ministero di Giustizia e un esame del caso dal Dipartimento Pari Opportunità.

Al presidente Napolitano si chiederà di riconoscere al nostro William il suo alto patrocinio, così come ha fatto con la Annibali.

Che piaccia o no alla Zincone.


Fonte: Redazione - Fabio Nestola

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Fabio Nestola
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Ci sono 26 commenti


11:12  di martedì 19/01/2016
scritto da  G. Lombardi
Caro Nesta, l´articolo è fenomenale, è stao letto oltre 125.000 volte ma non è abbastanza fino a quando non ci sarà un gruppo nutrito uomini arrabbiati che si presentano in tribunale a protestare come facevano le femministe qualche decennio fa. Bisogna metterci la faccia per cambiare le cose.

10:13  di giovedì 03/09/2015
scritto da  Ezio Lucchina
analisi acuta come sempre

17:29  di sabato 15/08/2015
scritto da  Riccardo
In realtà, più che il genere, conta probabilmente il censo della vittima. Lucia Annibali è più che benestante, e per questo fatto (forse per la spontanea reazione di certi ambienti) è riuscita a creare tanta attenzione mediatica da spingere il Quirinale a notarla e il giudice a emettere una sentenza "esemplare". Se cerchiamo infatti altre vittime donne di sfregiamenti, noteremo che le condanne sono grosso modo in linea con quelle di Pezzullo (10 anni).

15.44  di mercoledì 16/04/2014
scritto da  Freddy
Non so come sono andate le cose pero´se a parita´ di delitto una donna prende la meta´ della pena vuol dire che l´uomo giuridicamente "pesa" meta´di una donna X:Y = 1:2, x sta ad y come 1 sta a 2 cioe´ x è la meta´ esatta di y.
Speriamo di non scendere sotto il rapporto 1/2!

11.03  di martedì 15/04/2014
scritto da  Giuseppe
In Italia si sa vige questa legge. Si amplificano certi crimini e si mitigano altri a seconda del sesso. Il reato è lo stesso, stessa dovrebbe essere la pena. Al ragazzo non è stato dato alcun eco mediatico, non si vuol far sapere. E´ una vittima invisibile che deve essere taciuta, censurata. Le vittime non hanno sesso razza o religione. Sono innocenti. Devono essere curate alla stessa maniera.Ad entrambe è stata rovinata la vita. Gli uomini non sono vittime di serie B. Siamo uguali alle donne.
Solita disparita´ di una Italia depravata ormai alla fine.


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