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Allarme costruito ad arte per una falsa tutela delle donne - di AliChe Guevara

Parlando con franchezza...


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Allarme costruito ad arte per una falsa tutela delle donne - di AliChe Guevara

02/06/2013 - 19.37

Prendendo spunto da diversi articoli in rete, anche su Adiantum, mi capita sempre più spesso di chiedermi: come mai l’esercito di femministe e filofemministe/i si sente infallibile, ma allo stesso tempo si preoccupa di mascherare i propri obiettivi?

Si sente la fazione depositaria unica della Verità – quella con la V maiuscola – quindi perché non uscire del tutto allo scoperto?

Non ci interessa difendere le donne, il vero obiettivo è demolire il maschile. ci vuole tanto ad essere sincere?

La teoria femminista si autodefinisce politically correct, quindi a cascata diventano politically correct anche l’odio e la discriminazione antimaschile, lo sdoganamento del razzismo di genere quando il genere razzista è rosa, i numeri gonfiati, le teorie mistificatorie, il terrorismo psicologico e l’informazione pilotata, il tutto finalizzato ad esercitare enormi pressioni per ottenere il reato di femminicidio ed una legge incostituzionale propagandata come tutela della donna.

Si, propagandata.

La tutela della donna c’entra poco e niente, in realtà la norma che dovrebbe sanzionare l’uccisione di una donna più gravemente di qualunque altra vittima avrà l’effetto di comprimere i diritti della popolazione maschile, magari inserita in un nuovo “pacchetto sicurezza” che preveda sanzioni e/o misure restrittive sulla parola, quindi prima ancora di istruire qualsiasi processo.

Provo angoscia  nel pensare a quali misure preventive potranno essere proposte per blindare qualunque donna “si senta” minacciata, anche senza dimostrare di esserlo realmente.

In quanto donna dovrei essere indifferente ai possibili sviluppi antimaschili, ma sinceramente non posso: ho un figlio, un ex marito mai comportatosi da criminale (se ne faccia una ragione chi sostiene la tara genetica della violenza maschile), uno splendido compagno, un padre e due fratelli, nessuno dei quali considera sport nazionale pestare le donne, minacciarle, umiliarle etc..

Tremo all’idea che domani chi mi è caro possa trovarsi nei guai senza aver fatto nulla.

Lo so, una campagna di condizionamento delle masse cerca di farci credere che siamo tutte sotto attacco, in strada, in ufficio e soprattutto in casa; mi dispiace dissentire, ma la mia vita di coppia precedente e quella attuale, così come le condizioni di saltuaria donna single, lavoratrice e madre, non sono mai state minacciate da angoscia e violenze.

Sono controcorrente?

Forse, ma allora sono controcorrente più o meno tutte le donne che conosco, migliaia di colleghe incontrate in 4 diversi posti di lavoro e poi parenti, amiche, conoscenti varie, coinquiline ai tempi dell’Erasmus e vicine di casa del condominio in cui vivo oggi.

In 41 anni di vita ho conosciuto tre donne che hanno confessato gravi problemi di violenza domestica: una madre pestata più volte dal figlio eroinomane, due mogli minacciate dall’ex marito. Una è mia amica tutt’ora ed ha il problema alle spalle, mentre con l’altra ci siamo perse di vista: era una conoscenza di quando lavoravo a Firenze e non saprei dire se il marito l’abbia lasciata in pace o continui a perseguitarla ancora oggi. Per fortuna non figura tra le donne ammazzate.

Comunque io ‘sto massacro inarrestabile non lo vedo; mi perdonino le femministe dure e pure, ma è così.

Vivo in una bolla di pace, mentre tutto intorno a me ogni famiglia italiana gronda sangue?

Torno alle invocate norme a tutela della donna. Le sanzioni preventive mi fanno tremare.  L’inversione dell’onere della prova, lo sbriciolamento delle basi su cui poggia il nostro impianto normativo.

Io dichiaro che tu potresti essere pericoloso e saperti libero mi provoca ansia, sta a te dimostrare di non essere pericoloso. Io dichiaro, e parte l’iter giudiziario; tu, per salvarti, devi poter dimostrare che le mie paure sono infondate.

Ma l’ansia (o insicurezza, timore, preoccupazione, panico, angoscia, inquietudine etc.) sono sensazioni soggettive e strettamente legate ad una percezione personale, per cui è impossibile dimostrare di non provocarle in chi dichiara di esserne affetto.  O, al contrario, è impossibile accertare se chi dichiara di esserne affetto abbia reali motivi per esserlo.

È propaganda pura e semplice, finalizzata a scopi diversi dalla dichiarata “tutela delle donne”.

Prova ne sia che il mese scorso ha avuto ulteriore impulso la richiesta di sanzioni aggravate per il femminicidio, come diretta conseguenza di due fatti di cronaca nello stesso giorno: nel Lazio una guardia giurata si è suicidata insieme alla moglie ed in Puglia un farmacista si è ammazzato dopo aver sterminato la famiglia.

Anche creando pene più gravi, dov’è la tutela delle donne?

Quelli si sono suicidati, vogliamo dare l’ergastolo ai cadaveri?

Può la pena aggravata costituire un deterrente per chi ha deciso di farla finita?

Il farmacista, poi, ha ucciso anche i due figli; è meno grave che ammazzare la moglie?

In quei due casi, come in parecchi altri propagandati per femminicidio, dove sarebbe il fattore “prevaricazione maschilista”?

Il farmacista ha ucciso moglie e figlia, è vero, ma il suo presunto delirio maschilista non gli ha fatto risparmiare ne’ il figlio ne’ se stesso. Dov’è la discriminazione di genere?

La teoria dominante non vorrebbe che la stampa parlasse di raptus, follia o altro.

Il farmacista non era disperato o impazzito, odiava la moglie punto e basta. Quando muore una donna è sempre femminicidio, era tutto scritto, si sapeva che doveva andare a finire così.

Imporre alla stampa cosa si debba scrivere è l’ultimo anello della catena che stringerà alla gola la popolazione maschile di questo paese.

Allarme costruito ad arte, allontanamento coatto, misure preventive, inasprimento delle pene per una categoria a scapito di qualsiasi altra, inversione dell’onere della prova, menzogne ripetute all’infinito ed accettate acriticamente, intimidazione latente, criminalizzazione del maschile, informazione condizionata.

Non so proprio come lo spiegherò a mio figlio … soprattutto come gli spiegherò che ho messo al mondo un criminale.

Non è da decidere se lo diventerà, l’unico dubbio è quando lo diventerà.

Oggi è diventata una colpa non avere avuto una figlia?  

 

AliChe Guevara


Fonte: Redazione

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Ci sono 11 commenti


18.22  di domenica 11/08/2013
scritto da  Fabio Nestola
2 giugno - lettere di questo tono trovano spazio solo su Adiantum, l´informazione ufficiale le censura
8 agosto - passano le norme razziste, l´informazione ufficiale gongola compatta

08.10  di mercoledì 19/06/2013
scritto da  Ezio Lu.
ha ragione la giornalista, infatti le regole restrittive sono inserite nel decreto svotacarceri

13.10  di mercoledì 12/06/2013
scritto da  Eugenio Spira
Anche su questo tema incide il retroterra culturale di chi porta avanti battaglie di tale arretratezza. Spuntarla in questo senso significherebbe vanificare gli sforzi di chi ancora lotta per l´affermazione dei diritti dell´uomo. Nell´angolo più sperduto del mondo vi sono realtà di tale pregevole innovazione culturale da far rimanere scioccati. Nelle città che urlano al progressismo, invece, i dati, sono di grande sconforto. Da un uomo nato, cresciuto e formatosi in una città disagiata culturalmente, incivile, sporca dentro e fuori, quale elemento d´innovazione ci si può aspettare? L´arretratezza, l´ignoranza e il sottosviluppo culturale si leggono nelle sentenze tutti i giorni. In questi giorni stiamo assistendo, su casi come quelli di Mastrogiovanni e Cucchi, all´intervento degli organi istituzionali di controllo sul cattivo operato di chi invece dovrebbe assicurare che "giustizia sia fatta". Ma "dove ci vogliamo avviare"!

12.27  di venerdì 07/06/2013
scritto da  Lettore esterno
Ho la fortuna di essere un uomo non sposato, cognato “d´acquisto” del compagno di mia sorella, e vi scrivo da R****. Non so se “cognato” sia, nel mio caso, la parola più adatta. So per certo che mio “cognato” è una persona assolutamente normale, un operaio, ha un figlio di 10 anni, ma ha avuto la ventura di sposarsi circa 11 anni fa. La sua separazione (iniziata nel 2007) sta durando più di quanto sia durato il suo matrimonio.

Accusato di abusi da parte della ex-moglie, è iniziato il suo iter. Gli avvocati lo definirebbero ´procedimento di separazione´, gli psicologi ´percorso psicologico di genitorialità´, i credenti cattolici ´calvario´. Io lo definisco, da fisico e da osservatore esterno, ´sollecitazione a fatica´.

La fatica, per noi fisici, non è solo quella che fa sudare. Prendete una barra di acciaio, piegatela in un senso e nell´altro e ripetete l´esercizio tante volte. E´ come quando cercate di separare due vaschette di yogurt. Ciascuno delle sollecitazioni o delle deformazioni che imprimete, non è tale, di per sé, da rompere la struttura. E´ la ripetizione ciclica, il numero dei cicli a causare il collasso.

Allora dicevo del suo iter. Accusato di abusi da parte della moglie in via di separazione, mio “cognato” è obbligato a lasciare affetti (prima si occupava del figlio al 50% ora al 10% circa) ed effetti (casa alla moglie etc...) Penso che l´allontanamento coatto di un genitore da casa, specie quando il figlio è da lui accudito, sia già di per sé una forte sollecitazione a fatica per il minore. La prima di una lunga serie di cicli.

Poi i genitori sono sottoposti ad una prima CTU.
Anche il figlio, ed è il suo secondo ciclo a fatica. E´ una CTU particolare, perchè prima della CTU il figlio viene ripetutamente sentito, osservato “interrogato” a porte chiuse da una psicologa dell´ASL, che si rivela essere la moglie dell´avvocato di parte. Più precisamente la parte della ex-moglie, la parte attrice. In Italia accade davvero di tutto. Anche che vostro figlio sia valutato a porte chiuse da una psicologa ASL in pieno conflitto di interessi.
E´ un po´ come chiedere a un produttore di lampadine se la vostra casa è illuminata a sufficienza e se le lampadine sono a posto: la risposta dell´esperto è quasi scontata. Mi scuso per questo paragone, perchè un minore non è una lampadina, ma lascio a voi decidere su come poi nella realtà sia stata gestita la separazione. Sottoponete una lampadina a accensioni e spegnimenti successivi, rapidi e continui e vedrete che durerà ben poco. Se qualcosa si rompe, non è perchè fosse difettoso. Si rompe a fatica.

Dicevo che il minore, che al tempo frequentava l´asilo e ora va per le scuole medie, viene sentito dalla CTU. Tre psicologi, due avvocati, dieci sedute. La CTU conferma che il padre è un buon padre e che la madre è una buona madre e consiglia l´ampliamento delle visite per il padre “fino al chiarimento della questione penale”.

Dopo la CTU civile, scatta la perizia penale. Altra sollecitazione a fatica ed è la terza. Un PM, quattro psicologi (due di parte, uno del PM e uno del giudice) due avvocati. Il figlio è allontanato dal padre per sei mesi per l´intervento del tribunale dei minori che, dopo attenta valutazione, decide di non essere competente e lascia il caso.
La perizia penale si conclude favorevolemente per il padre, consiglia che suo figlio debba essere lasciato in pace e debba terminare l´accanimento degli "esperti". Tra cui, in primis, la psicologa dell´ASL, che, essendo la moglie dell´avvocato di parte, forse non è la più indicata e super partes.

Ma la fatica non termina, perchè viene rinnovata la CTU. Altri tre psicologi, due avvocati, quattro sedute. La CTU non si smentisce e valuta che il padre è un buon padre e la madre è una buona madre e consiglia l´ampliamento delle visite con pernottamento. E siamo al quarto ciclo a fatica.

Ma nulla da fare. La mamma del bambino, senza nulla dire al padre, porta il figlio in un centro anti-abuso di un grande Ospedale di T., per un problema di ragadi. Il minore è visitato, scrutato, forse interrogato. Le ragadi, dovute all´improprio uso di supposte lassative da parte della madre, scompaiono con una semplice dieta alimentare. Il padre, allarmato da quanto a sua insaputa si è agito e si sta agendo sul figlio in un centro anti abusi, ha un piccolo infarto, forse conseguenza del ricordo di quanto il figlio ha vissuto già nel passato e di quanto può subire in futuro a causa di valutazioni frettolose. Quinto ciclo.

Segue altra pesante denuncia della "Parte attrice" presso la Procura di Torino e il Tribunale dei Minori e sostenuta da un innocuo disegno sui sentimenti fatto a scuola. Un PM, un GIP, due avvocati e una nuova archiviazione. Anche il Tribunale dei Minori archivia, dopo quattro mesi. Mia sorella (nuova compagna di questo padre e di lui innamoratissima) inizia ad assumere blandi ansiolitici e impara a convivere con gli attentati alla salute del compagno. Sesto ciclo.

Il Tribunale (tre giudici) ordina la presa in carico del minore di nuovo da parte dell´ASL. L´ASL svolge alcuni colloqui psicodiagnostici con i genitori e con il minore e, forse contrariamente alle richieste della madre, sostiene che egli non abbia necessità di essere seguito e che nulla osta ad una ancora maggior frequentazione con il padre. Settimo ciclo.

Ma la "Parte attrice" non si rassegna: l´ASL,con la relazione, avrebbe male agito, male scritto, male interpretato; secondo l´attrice il minore sta male e devono cessare i pernottamenti presso il padre (che sono ripresi da oltre quattro anni). Altra perizia (di parte). Due avvocati, due psicologi, tre giudici.
Altre istanze, altre carte.

In tutto, ad oggi, si sono avvicendati otto giudici (7 civili e due penali), due PM, dieci psicologi, cinque avvocati (tre civili e due penali).

Due considerazioni, anzi tre.
La prima.
Statisticamente, ad eccezione di chi ha lavorato in smaccato conflitto di interesse, tutti gli esperti del tribunale hanno sancito che entrambi i genitori siano buoni genitori. Tutti i procedimenti penali si sono conclusi con archiviazione. Tutte le valutazioni psicologiche hanno sancito che il minore debba essere lasciato in pace.
In Fisica statistica, vige il principio del limite centrale: quando più le valutazioni convergono, tanto più significa che forse siamo vicini alla verità. Verità che, tuttavia, alcuni stentano a riconoscere, scientemente o meno. E purtroppo ognuno pro domo sua. In primis, gli avvocati guerrafondai o gli psicologi asseveranti le teorie più balzane.
Questo mi fa ritenere un uomo felicemente non sposato.

La seconda.
Il meccanismo di rottura a fatica sta avendo i suoi effetti sugli adulti: blandi ansiolitici per mia sorella e farmaci anti-stress cardiaco per mio “cognato”.
A quanto pare non vi sono effetti sul minore. Ciò che è davvero inspiegabile, è che la madre del bambino non abbia espresso lietezza sulle condizioni del figlio, ma abbia criticato l´operato dell´ultima psicologa ASL. Malignamente mi verrebbe da pensare che, secondo lei, il minore debba stare male a tutti i costi, perchè solo così è possibile addossare colpe all´ex marito. E la tesi balzana, sostenuta dalla psicologa di parte, è: “se il minore sta bene è merito della madre, se sta male è colpa del padre”.
Questo mi fa ritenere l´Italia un paese di poeti, Santi e navigatori.

La terza.
Il meccanismo di rottura a fatica si arresta interrrompendo la “fatica” e censurando la sollecitazione. Non sempre il tempo ha un effetto smorzante. Non sempre il tempo è galantuomo.
Talvolta, fisicamente, la dinamica che porterebbe alla rottura (psichica, fisica o altro) si smorza da sola, spontaneamente.
Talvolta invece si esalta, proprio a causa di sollecitazioni che ci provengono da altri, specie dai guerrafondai che fanno del conflitto indotto la propria ragione di vita e di guadagno. E´ nostro compito, da cittadini, saper filtrare ed eventualmente respingere le sollecitazioni al conflitto, ma dovrebbe essere compito degli Ordini professionali “silenziare” i guerrafondai.
D´altro canto, per molti, il caos indotto è la situazione migliore in cui vivere, prosperare, guadagnare.

Ciò che fisicamente non mi spiego è mio “cognato” che, dopo i cicli a fatica, ha preso carta e penna e ha iniziato a scrivere una lettera diretta alla ex-moglie, che inizia con: “Cara M****, approssimandosi le vacanze estive cosa ne pensi se trascorressimo con nostro figlio ...”. Un messaggio di distensione, che spero disinneschi definitivamente il conflitto indotto.

12.27  di venerdì 07/06/2013
scritto da  MM
Ho la fortuna di essere un uomo non sposato, cognato “d´acquisto” del compagno di mia sorella, e vi scrivo da R****. Non so se “cognato” sia, nel mio caso, la parola più adatta. So per certo che mio “cognato” è una persona assolutamente normale, un operaio, ha un figlio di 10 anni, ma ha avuto la ventura di sposarsi circa 11 anni fa. La sua separazione (iniziata nel 2007) sta durando più di quanto sia durato il suo matrimonio.

Accusato di abusi da parte della ex-moglie, è iniziato il suo iter. Gli avvocati lo definirebbero ´procedimento di separazione´, gli psicologi ´percorso psicologico di genitorialità´, i credenti cattolici ´calvario´. Io lo definisco, da fisico e da osservatore esterno, ´sollecitazione a fatica´.

La fatica, per noi fisici, non è solo quella che fa sudare. Prendete una barra di acciaio, piegatela in un senso e nell´altro e ripetete l´esercizio tante volte. E´ come quando cercate di separare due vaschette di yogurt. Ciascuno delle sollecitazioni o delle deformazioni che imprimete, non è tale, di per sé, da rompere la struttura. E´ la ripetizione ciclica, il numero dei cicli a causare il collasso.

Allora dicevo del suo iter. Accusato di abusi da parte della moglie in via di separazione, mio “cognato” è obbligato a lasciare affetti (prima si occupava del figlio al 50% ora al 10% circa) ed effetti (casa alla moglie etc...) Penso che l´allontanamento coatto di un genitore da casa, specie quando il figlio è da lui accudito, sia già di per sé una forte sollecitazione a fatica per il minore. La prima di una lunga serie di cicli.

Poi i genitori sono sottoposti ad una prima CTU.
Anche il figlio, ed è il suo secondo ciclo a fatica. E´ una CTU particolare, perchè prima della CTU il figlio viene ripetutamente sentito, osservato “interrogato” a porte chiuse da una psicologa dell´ASL, che si rivela essere la moglie dell´avvocato di parte. Più precisamente la parte della ex-moglie, la parte attrice. In Italia accade davvero di tutto. Anche che vostro figlio sia valutato a porte chiuse da una psicologa ASL in pieno conflitto di interessi.
E´ un po´ come chiedere a un produttore di lampadine se la vostra casa è illuminata a sufficienza e se le lampadine sono a posto: la risposta dell´esperto è quasi scontata. Mi scuso per questo paragone, perchè un minore non è una lampadina, ma lascio a voi decidere su come poi nella realtà sia stata gestita la separazione. Sottoponete una lampadina a accensioni e spegnimenti successivi, rapidi e continui e vedrete che durerà ben poco. Se qualcosa si rompe, non è perchè fosse difettoso. Si rompe a fatica.

Dicevo che il minore, che al tempo frequentava l´asilo e ora va per le scuole medie, viene sentito dalla CTU. Tre psicologi, due avvocati, dieci sedute. La CTU conferma che il padre è un buon padre e che la madre è una buona madre e consiglia l´ampliamento delle visite per il padre “fino al chiarimento della questione penale”.

Dopo la CTU civile, scatta la perizia penale. Altra sollecitazione a fatica ed è la terza. Un PM, quattro psicologi (due di parte, uno del PM e uno del giudice) due avvocati. Il figlio è allontanato dal padre per sei mesi per l´intervento del tribunale dei minori che, dopo attenta valutazione, decide di non essere competente e lascia il caso.
La perizia penale si conclude favorevolemente per il padre, consiglia che suo figlio debba essere lasciato in pace e debba terminare l´accanimento degli "esperti". Tra cui, in primis, la psicologa dell´ASL, che, essendo la moglie dell´avvocato di parte, forse non è la più indicata e super partes.

Ma la fatica non termina, perchè viene rinnovata la CTU. Altri tre psicologi, due avvocati, quattro sedute. La CTU non si smentisce e valuta che il padre è un buon padre e la madre è una buona madre e consiglia l´ampliamento delle visite con pernottamento. E siamo al quarto ciclo a fatica.

Ma nulla da fare. La mamma del bambino, senza nulla dire al padre, porta il figlio in un centro anti-abuso di un grande Ospedale di T., per un problema di ragadi. Il minore è visitato, scrutato, forse interrogato. Le ragadi, dovute all´improprio uso di supposte lassative da parte della madre, scompaiono con una semplice dieta alimentare. Il padre, allarmato da quanto a sua insaputa si è agito e si sta agendo sul figlio in un centro anti abusi, ha un piccolo infarto, forse conseguenza del ricordo di quanto il figlio ha vissuto già nel passato e di quanto può subire in futuro a causa di valutazioni frettolose. Quinto ciclo.

Segue altra pesante denuncia della "Parte attrice" presso la Procura di Torino e il Tribunale dei Minori e sostenuta da un innocuo disegno sui sentimenti fatto a scuola. Un PM, un GIP, due avvocati e una nuova archiviazione. Anche il Tribunale dei Minori archivia, dopo quattro mesi. Mia sorella (nuova compagna di questo padre e di lui innamoratissima) inizia ad assumere blandi ansiolitici e impara a convivere con gli attentati alla salute del compagno. Sesto ciclo.

Il Tribunale (tre giudici) ordina la presa in carico del minore di nuovo da parte dell´ASL. L´ASL svolge alcuni colloqui psicodiagnostici con i genitori e con il minore e, forse contrariamente alle richieste della madre, sostiene che egli non abbia necessità di essere seguito e che nulla osta ad una ancora maggior frequentazione con il padre. Settimo ciclo.

Ma la "Parte attrice" non si rassegna: l´ASL,con la relazione, avrebbe male agito, male scritto, male interpretato; secondo l´attrice il minore sta male e devono cessare i pernottamenti presso il padre (che sono ripresi da oltre quattro anni). Altra perizia (di parte). Due avvocati, due psicologi, tre giudici.
Altre istanze, altre carte.

In tutto, ad oggi, si sono avvicendati otto giudici (7 civili e due penali), due PM, dieci psicologi, cinque avvocati (tre civili e due penali).

Due considerazioni, anzi tre.
La prima.
Statisticamente, ad eccezione di chi ha lavorato in smaccato conflitto di interesse, tutti gli esperti del tribunale hanno sancito che entrambi i genitori siano buoni genitori. Tutti i procedimenti penali si sono conclusi con archiviazione. Tutte le valutazioni psicologiche hanno sancito che il minore debba essere lasciato in pace.
In Fisica statistica, vige il principio del limite centrale: quando più le valutazioni convergono, tanto più significa che forse siamo vicini alla verità. Verità che, tuttavia, alcuni stentano a riconoscere, scientemente o meno. E purtroppo ognuno pro domo sua. In primis, gli avvocati guerrafondai o gli psicologi asseveranti le teorie più balzane.
Questo mi fa ritenere un uomo felicemente non sposato.

La seconda.
Il meccanismo di rottura a fatica sta avendo i suoi effetti sugli adulti: blandi ansiolitici per mia sorella e farmaci anti-stress cardiaco per mio “cognato”.
A quanto pare non vi sono effetti sul minore. Ciò che è davvero inspiegabile, è che la madre del bambino non abbia espresso lietezza sulle condizioni del figlio, ma abbia criticato l´operato dell´ultima psicologa ASL. Malignamente mi verrebbe da pensare che, secondo lei, il minore debba stare male a tutti i costi, perchè solo così è possibile addossare colpe all´ex marito. E la tesi balzana, sostenuta dalla psicologa di parte, è: “se il minore sta bene è merito della madre, se sta male è colpa del padre”.
Questo mi fa ritenere l´Italia un paese di poeti, Santi e navigatori.

La terza.
Il meccanismo di rottura a fatica si arresta interrrompendo la “fatica” e censurando la sollecitazione. Non sempre il tempo ha un effetto smorzante. Non sempre il tempo è galantuomo.
Talvolta, fisicamente, la dinamica che porterebbe alla rottura (psichica, fisica o altro) si smorza da sola, spontaneamente.
Talvolta invece si esalta, proprio a causa di sollecitazioni che ci provengono da altri, specie dai guerrafondai che fanno del conflitto indotto la propria ragione di vita e di guadagno. E´ nostro compito, da cittadini, saper filtrare ed eventualmente respingere le sollecitazioni al conflitto, ma dovrebbe essere compito degli Ordini professionali “silenziare” i guerrafondai.
D´altro canto, per molti, il caos indotto è la situazione migliore in cui vivere, prosperare, guadagnare.

Ciò che fisicamente non mi spiego è mio “cognato” che, dopo i cicli a fatica, ha preso carta e penna e ha iniziato a scrivere una lettera diretta alla moglie, che inizia con: “Cara M****, approssimandosi le vacanze estive cosa ne pensi se trascorressimo con nostro figlio ...”. Un messaggio di distensione, che spero disinneschi definitivamente il conflitto indotto.


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