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Sul falso concetto di femminicidio solo slogan e nessuno spazio alla logica

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Sul falso concetto di femminicidio solo slogan e nessuno spazio alla logica
Fabio Nestola

27/02/2013 - 23.49

di Fabio Nestola - Stagione calcistica 2013, stadio di Busto Arsizio, amichevole di lusso fra Milan e Pro Patria. L’evento in sé non sarebbe da prima pagina, ma tutti i quotidiani riportano la notizia. La partita è stata interrotta: il Milan - prima alcuni giocatori, poi l’intera squadra - ha abbandonato il campo a causa dei cori razzisti provenienti dalle tribune.

Da notare il taglio che tutti i giornali, tutti i TG e tutti i personaggi coinvolti danno all’episodio: “cori razzisti provenienti da una ventina di imbecilli”, “un gruppo di delinquenti da isolare”,  “una minoranza incivile”,  “un manipolo di provocatori”, “una fazione isolata, fischiata dal resto degli spettatori” e infine “uno sparuto gruppo di persone che sarebbe sbagliato chiamare tifosi, perché i tifosi sono un’altra cosa”

Ecco i doverosi distinguo. Il gruppo razzista è stato immediatamente isolato, tanto sugli spalti quanto nella percezione che ne viene data alla collettività tramite stampa, radio, TV. Accuratamente da evitare qualsiasi equivoco: i razzisti sono una minoranza e come tale devono essere descritti, guai a lasciar intendere che possa essere razzista l’intera Busto Arsizio, l’intera Lombardia, l’intero Nord, l’intera Italia.

Nonostante gli episodi di intolleranza negli stadi si ripetano a decine ogni anno, l’atteggiamento di tutti gli addetti ai lavori, intervistatori ed intervistati (atleti, allenatori, dirigenti, questori, politici) tende sempre a tracciare i reali contorni del fenomeno: si tratta di minoranze che vanno isolate, la parte sana della società è in larghissima maggioranza.

Qualche imbecille non può inquinare l’immagine dell’intera popolazione italiana, che dall’odio xenofobo prende le distanze.

Non solo per il calcio, si badi bene. Il Paperone con lo yacht denuncia 1000 Euro al mese? Non per questo tutti gli italiani sono evasori, ci si preoccupa immediatamente di operare il distinguo con i milioni di contribuenti a reddito fisso, che sono la grande maggioranza. Il paziente muore in sala operatoria? Il giudice prende mazzette per “aggiustare” i processi? Non per questo tutti i giudici italiani sono corrotti, ci si preoccupa immediatamente di operare il distinguo con la maggioranza di magistrati onesti, e si tirano in ballo Falcone e Borsellino.

Potremmo fare altri mille esempi, tanto funziona sempre così: la maggioranza sana prende le distanze dalla minoranza malata, che viene circoscritta. È doveroso che accada, sarebbe preoccupante se non fosse così.

È impossibile, però, non notare l’asimmetria mediatica rispetto ad un solo argomento; gli stessi distinguo non emergono in occasione degli episodi di violenza che registrano vittime femminili. Fatti di cronaca gravissimi, sia chiaro, ma lontani dal costituire il “costume italiano” che si vuole dipingere.

Ogni donna uccisa: in Italia gli uomini sono assassini.

Ogni donna violentata: in Italia gli uomini sono stupratori.

Tutti, non “una minoranza da isolare e condannare”, altrimenti risulterebbe difficile costruire l’allarme artificiale che invece viene costruito. Il mondo femminile è sotto attacco da parte del mondo maschile, è questa la mistificazione che lentamente, ma con costanza ed accanimento, viene inculcata nell’immaginario collettivo.

Il maschile è da condannare, non la minoranza deviata. Il maschile è da “rieducare”, non la minoranza deviata. Nel biasimo per il maschile non esistono distinguo, l’intera categoria è sotto accusa.

Cosa si nasconde dietro questa strategia? Perché la mistificazione impera incontrastata? Perché non è sufficiente dire pura e semplice verità - cioè che è gravissimo il dato di 100 donne l’anno uccise dal partner - ma ci si affanna a gonfiare i dati spacciandoli per “prima causa di morte per le donne”?

Perché viene coniato il termine femminicidio, con lo slogan donna uccisa in quanto donna?

Perché non viene coniato il termine operaicidio per definire i morti sul lavoro, che sono dieci volte superiori?

Perché costruire una emergenza femminicidio, infilando a forza nella statistica vittime uccise per denaro o per vendetta, eventi che nulla hanno a che vedere con l’essere donna?

Che strategia può esserci dietro questa mistificazione pianificata? Solo la ricerca di fondi per i centri antiviolenza, o c’è anche altro? Solo il varo di norme restrittive da far digerire alla collettività come “indispensabili”, o c’è anche altro?

La Guerra Psicologica si fonda sull’ideologia. Manipola tutto: parole, notizie, immagini, coscienze. Manipola le masse basandosi sulle insinuazioni, propagandando come reale una mistificazione ideologica.

Propaganda pura: nessuno spazio al ragionamento, alla logica, alla verifica basata su dati oggettivi.

Slogan, slogan, slogan, e poi terrore, allarme, emergenza..

La Guerra Psicologica ha bisogno di raffigurare narrazioni tali da generare odio, di indicare un pericolo, un nemico. Attraverso riti di colpevolizzazione, liturgie, miti. Si costruisce un pericolo, un’emergenza, quindi deve esserci una difesa collettiva.

Di Guerra Psicologica parla Solange Manfredi[1]. Ne ha studiato i protocolli, estratti da diversi manuali militari e dal dossier Gladio. Lei trova riscontri nelle campagne elettorali, nell’alta finanza, nelle religioni, nella geopolitica.

Chissà perché, a me sembra di vederci anche altro …

 


Fonte: Redazione - Fabio Nestola

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Ci sono 4 commenti


18.28  di domenica 11/08/2013
scritto da  Fabio Nestola
27 febbraio - parlavamo di informazione pilotata e terrorismo psicologico
8 giugno - avevamo ragione

18.04  di sabato 16/03/2013
scritto da  zzzzzzzz
Carissimo ed estimatissimo FN. Il mio commento probabilmente è stato ambiguo e forse mal interpretato. La mia frase era volutamente ironica, proprio perchĂ© condivido questo tuo concetto e da anni osservo questo fenomeno, leggendo molti articoli sul tema anche qui su Adiantum. Come hai giustamente sottolineato, si dĂ  maggiore risalto a certi fenomeni piuttosto che ad altri, o oscurandoli e dimenticandoli, oppure al contrario discutendo, intervistando, indagando e anche sparlando. Lo scopo è rendere tutto così volutamente artificioso volto ad irretire l’immaginario collettivo. I crimini sono crimini, sia che siano commessi da un uomo o da una donna, difficile diventa giustificare il gesto del primo, piĂą facile ammorbidire le motivazioni dell’altra. Ho la sensazione, forse non del tutto infondata, che i crimini commessi da alcuni siano meno aberranti di altri e viceversa. Personalmente ho dovuto lottare per far emergere i miei valori: rispetto, umiltĂ  e maturitĂ , contro le diffamazioni pretestuose e provocatorie della mia controparte nel corso della causa di separazione. Alla fine però, dopo anni di lotte giudiziarie, le posizioni ambigue e le cattiverie si sono rivelate una vera arma a doppio taglio, tanto che a ferirsi è stata la stessa persona che riteneva di avere il lasciapassare per fare e dire tutto ciò che voleva in quanto “Donna”. Ciò per lei si è rivelato fatale. Oggi ho in mano una sentenza che premia i miei sforzi e mette a tacere chi voleva l´affido del minore per salvaguardare gli interessi personali. Il giudice, un giudice Donna aggiungo, ha capito cosa stava accadendo ed ha fatto bene il suo lavoro, perchĂ© ha visto i miei concreti sforzi volti a mitigare ed eliminare i conflitti. Posso affermare, con orgoglio, di aver contribuito concretamente alla salvaguardia del minore al contrario di chi invece intendeva vanificare ogni mio sforzo. Devo ringraziare Adiantum che mi ha ben consigliato e dato il coraggio per far valere le ragioni del minore. La vittoria non è mia ma di tutti i figli che con l’aiuto dei loro PapĂ  hanno potuto vincere la loro piccola guerra. So di non essere l’unico papĂ  ad aver vinto la causa ed avere l’affido del minore. I miei consigli infatti sono serviti ad altri e sono serviti a redimere molti conflitti: donne con veri problemi psicologici che hanno messo alla porta il marito e poi i figli o per interesse personale o per aver perso la bussola a danno degli altri familiari. alla fine sono state giudicate inidonee ad educare i figli proprio dagli assistenti sociali e il giudice. Ma so che questo non accade con la dovuta attenzione, per cui vorrei contagiare tutti con questo "virus" : orgoglio, sacrificio, umiltĂ , dedizione e amore. PerchĂ© i nostri figli vincano, consiglio vivamente di mettere da parte i conflitti e lottare solo per l´interesse dei minori, dimostrando sempre di essere attenti e premurosi, disponibili e presenti, malgrado tutto e malgrado tutti. I giudici e gli assistenti questo non potranno non vederlo se veramente hanno a cuore i minori ed hanno interesse ad applicare la legge onestamente.

07.52  di sabato 16/03/2013
scritto da  per zzzzzzzzz
caro amico/a zzzzzzzz,
scrivi "la violenza è anche donna, ma questo non fa testo poiché si tratta di casi isolati".
Il problema è tutto qui, credimi: la percezione distorta del fenomeno, inculcata a forza nelle nostre italiche capocce da una informazione pilotata in atto da anni.
Non è affatto vero che la violenza femminile non esista; non se ne deve parlare, ma è cosa diversa dal non esistere.
E´ in preparazione un dossier che verrĂ  illustrato in un prossimo seminario di studi, 3 giorni di lavoro a Roma, maggio.
Il dossier dimostra (non avanza una ipotesi, DIMOSTRA una realtĂ ) che la violenza non ha sesso ed anche vittime maschili vengono sgozzate, strangolate, accoltellate, bruciate vive, etc.
La differenza è nell´eco mediatica.
Donna uccisa da un uomo: inviati, articoli, interviste ai parenti, filmati del funerale, della fiaccolata in paese, etc., il tutto sui maggiori quotidiani e sulle reti tv nazionali, pubbliche e private.
Uomo ucciso da una donna: 20 righe in cronaca, 30 secondi nelle tv locali e poi cala il silenzio.
Abbiamo le prove, mica chiacchiere.
Gli episodi piĂą cruenti che hanno registrato vittime maschili li abbiamo trovati solo nel web su media piĂą o meno sconosciuti: l´altromolise, quibrescia.it, reggio2000, positanonews, brindisireport, abruzzo24ore, etc.
Mai una riga su Repubblica, La Stampa o Corriere della Sera, mai un servizio su TG1, TG5 o TGla7.
Gli uomini ammazzati dalle donne con modalitĂ  barbare non sono affatto casi isolati.
Lo si vuol far credere oscurandoli, tutto qui.
FN

23.01  di lunedì 11/03/2013
scritto da  zzzzzzzz
Ho sentito in radio un´intervista del nostro presidente della repubblica Napolitano che parlava di "femminicidio" e "violenza di genere". Lo Stato sarĂ  accanto alle donne - dichiarava il presidente - nella lotta alla violenza di genere. Sono ormai anni che ne parliamo e tentiamo in piĂą modi a dispiegare e sbrogliare dalle artificiose elucubrazioni pseudo-giornalistiche o pseudo-politiche.
Purtroppo sta accadendo qualcosa che è contrario a quanto razionalmente riusciamo a esprimere. La violenza è anche donna, non solo uomo, ma questo non fa testo, poichĂ© si tratta di casi isolati. Quando la violenza è psicologica, è tale solo se mossa dall´uomo, perchĂ© se è la donna ad agire e a rovinare la vita degli altri, allora si tratta di esagerazioni dell´uomo.
Pare proprio sia impossibile far passare l´antidoto di questo concetto moralistico e mistificante, antico quanto il mondo.


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