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Una nuova indagine sulla violenza verso il mondo maschile. 6.000.000 di vittime

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Una nuova indagine sulla violenza verso il mondo maschile. 6.000.000 di vittime

10/11/2012 - 13.44

Nonostante l’impegno costante dei media, delle istituzioni e di larga parte del privato sociale nel condannare la violenza, la stessa viene etichettata come violenza di genere dimenticando l’assunto che la violenza è un costrutto ampio e complesso che non prevede distinzioni in ordine al sesso.

La “normalizzazione” pubblica della violenza femminile - messaggi pubblicitari, spettacoli  televisivi, cinema, stampa, video web - crea assuefazione ed abbassa l’allarme sociale.

La scena di un uomo che schiaffeggia una donna in un reality non può essere accettata, non ha scusanti, suscita sdegno, scatena condanna pubblica, espulsione, biasimo collettivo di conduttori e spettatori.

Doverosamente, aggiungiamo.

A ruoli invertiti, tuttavia, la scena non suscita uguale sdegno ed uguali reazioni, viene minimizzata, diviene “normale”, perfino ironica: gli episodi di violenza diventano quindi proponibili, anche pubblicamente, quando ne sono vittime gli uomini.

L’agito violento non ha caratteristiche proprie, oggettive: sembra divenga biasimevole in funzione di chi faccia cosa.

Viene trasmesso il messaggio che la violenza femminile non esiste, e se esiste è “lieve”, non suscita allarme. In ogni caso è legittimata, normalizzata, positivizzata, sdoganata persino sui media.

Può una forma di violenza essere considerata politically correct , qualunque essa sia?

L’indagine è finalizzata a raccogliere elementi di valutazione ancora inesistenti nel nostro Paese, utili a verificare se esista, ed eventualmente in che misura, una realtà diversa da quella fondata esclusivamente su condizionamenti, luoghi comuni e pregiudizi.

Si tratta di un’indagine ufficiosa, ma rappresenta l’unica fonte in assenza di indagini ufficiali.

 

L’analisi dei dati raccolti smentisce la tesi della violenza unidirezionale U>D e le sovrastrutture culturali che ne derivano. La teoria secondo la quale la violenza U>D sia la sola forma diffusa, quindi l’unica meritevole di contromisure istituzionali, si rivela quindi un postulato indimostrato ed indimostrabile, generato esclusivamente dal pregiudizio.

Sono pertanto prive di fondamento le teorie dominanti che circoscrivono ruoli stereotipati: donna/vittima e uomo/carnefice.

Dall’indagine emerge come anche un soggetto di genere femminile sia in grado di mettere in atto una gamma estesa di violenze fisiche, sessuali e psicologiche; quindi anche un soggetto di genere maschile possa esserne vittima.

Il fenomeno della violenza fisica, sessuale, psicologica e di atti persecutori, in accordo con le ricerche internazionali, anche in Italia vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso.

L’indagine inoltre dimostra che le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare; anche un soggetto apparentemente più “fragile” della propria vittima può utilizzare armi improprie, percosse a mani nude, calci e pugni secondo modalità che solo i preconcetti classificano come esclusive maschili.

La significativa rappresentatività nel campione di soggetti con prole ha fatto emergere l’effettiva strumentalizzazione che i figli hanno all’interno della coppia in crisi.

Il dato più evidente riguarda le violenze psicologiche, testimoniate dal campione in percentuali significative. Solo il 2,1% ha dichiarato di non averne mai subite

Al termine di questa ricerca, ciò che gli autori auspicano è che il fenomeno venga ulteriormente approfondito dagli organi istituzionali, indagando con identici strumenti e modalità un campione composto da un uguale numero di donne ed uomini, secondo criteri di trasparenza ed imparzialità sino ad oggi sconosciuti.

L’obiettivo è lo studio di adeguate contromisure istituzionali, affinché la tutela della vittima sia garantita indipendentemente dal sesso di appartenenza.

Esplicito dovere di una società civile dovrebbe essere prevenire e condannare la violenza a 360°, a prescindere dal genere di autori e vittime. 

 

Gli autori: Y. Abo Loha, G. Gallino, S. Gascò,  G.P. Macrì, C. Manzari, V. Mastriani, F. Nestola, S. Pezzuolo, G. Rotoli

 

IN ALLEGATO LA RICERCA IN VERSIONE COMPLETA


Fonte: Redazione

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Ci sono 11 commenti


21.08  di martedì 05/03/2013
scritto da  Sandy
Esempio di violenze psicologiche, da donna a donna:

"Cosa avrai da fare tu, che non sei mamma" (dettami da piĂą donne, in momenti e modi diversi)

"Non sei stata neanche capace di fare figli"

Insomma, alla fine ho coniato io la definizione su certe donne, che dal momento del concepimento sembrano "ardere del sacro fuoco della maternitĂ ". La maternitĂ  diventa uno spartiacque tra un prima e un dopo, tra chi può/vuole partorire e chi no, diventa un elemento di potere per far sentire l´altro un DIVERSO.

Sono ormai piĂą di venti anni che vedo amiche rimanere incinte, partorire, raccontarti tutto dal concepimento fino alla laurea e in questo loro mondo purtroppo i padri non sempre riescono a entrare, come se un muro di gomma li separasse. Dietro questo muro rimangono anche le amiche single o tutte quelle divorziate che me non li hanno avuti. Cari padri, siete in buona compagnia.

09.16  di domenica 23/12/2012
scritto da  Freddy
Caro Antonio è cosi! Da quando è nato mio figlio, la consorte è diventata un tiranno, non passa giorno che non subisca offese, oltraggi, umiliazioni.Mi ha anche picchiato.Potevo reagire malgrado sia messo bene fisicamente. Una umiliazione quotidiana.Inutile dire che sono un uomo normale,non bevo, non fumo,non alzo le mani.In casa non posso disporre dei soldi,della educazione dei figli.Lei è il capo indiscusso e supremo.Ogni tanto chiedo 50 euro per comprare dei soldatini che dipingo a mano. Lei me li nega. La risposta è se ti va è cosi altrimenti quella è la porta. Che Dio accolga le nostre sofferenze.
Credo che dovremmo scendere in piazza e ribellarci.

15.22  di giovedì 22/11/2012
scritto da  arturo
Riguardo al video nella home (disattendere la sentenza che vieta al padre di vedere la figlia oltre 3 ore). Grande quel papĂ , all´avvocato di mia moglie gli ho detto "nessuno puĂł impedirmi di vedere mio figlio neanche il giudice" su questa cosa non si tratta altrimenti finiamo sul telegiornale; sono ragionevole garbato ed educato ma nessuno si potrĂ  mai mettere tra me e mio figlio (e cosi è) voglio il bene di mio figlio e non sarĂ  un giudice di parte a negarglielo..., ARESTATECI TUTTI cari papĂ  fatevi rispettare con le buone o con le cattive starecon il proprio figlio è un diritto naturale..., altrimenti fatevi arrestare..... ma combattete contro malagiustizia italiana e ex moglie cattive e disoneste stiamo nella ragione e se guerra dev´essere... è santa, datevi una svegliata.....
BRAVO QUEL PAPĂ€ DEL VIDEO

12.44  di martedì 20/11/2012
scritto da  Fabrizio
Questo accade perchè si continua ad andare nelle scuole e ad organizzare convegni solo sul tema della violenza nei confronti delle donne. Soprattutto poi, perchè è un tema utilizzato dai politici per soli fini propagandistici mentre invece non vengono mai sentiti al riguardo gli specialisti del settore (psicologi ecc.)E´ bene che anche sul tema della violenza perpretata dalle donne nei confronti dei partner ne cominciate a parlare anche attraverso la diffusione via internet di testimonianze e immagini

18.17  di domenica 18/11/2012
scritto da  simone
PiĂą che giusto, sarebbe ora di mettere in evidenza il problema


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