Donne e uomini: la Natura li ha creati complementari. Inutile sostenere il contrario - di Antonello1Io penso che...
25/08/2012 - 17.47Credo che spesso, a ragione, i luoghi comuni con i quali veniamo descritti riflettano in modo corretto il nostro modo d’essere. In una Italia dove alcuni “Onorevoli” si prendono per i capelli per presunti principi di civiltà giuridica e sociale, dove da decenni, passo dopo passo, in Parlamento si discute di bioetica, matrimoni gay, diritto alla felicità ecc., c’è un diritto che, da sempre, ai più deboli viene negato e al resto dell’opinione pubblica nascosto. Solo chi, per sventura, si trova a dover combattere da solo, e senza l’aiuto di nessuno, media compresi, conosce bene questo tratto dell’italiano medio che certo non ne fa un esempio di civiltà . Ma soprattutto non ci rende, agli occhi di chi è abituato ad assumersi le proprie responsabilità, persone attendibili, sulle quali contare. Il diritto alla felicità è un diritto sacrosanto, inalienabile che però deve investire tutti indistintamente, non solo coloro che ne manifestano coloritamente con lazzi e frizzi, il desiderio; il diritto alla genitorialità è un altro diritto indiscutibile, che spesso va di pari passo con il diritto alla felicità ma che solo per alcuni è in relazione col primo, e se la natura ha previsto un certo percorso non può essere l’uomo, inteso come persona, a cambiarlo. Ed è da questo presupposto che bisognerebbe affrontare il discorso sulla genitoiralità. Per avere un figlio sono necessarie determinate componenti che non sono esclusivamente emotive, ma anche fisiche, biologiche, e perché no, anche religiose. Se una persona decide, in tutta libertà e legittimamente, di deviare il percorso naturale della vita, per quanto l’evoluzione sociale possa aiutare il soddisfacimento di un sentimento egoistico, inteso come esclusivamente di una determinata persona e non della collettività, se ne assume la responsabilità, ne affronta le conseguenze ne paga lo scotto senza cercare di farle ricadere sull’intera società o sulla maggioranza di essa. La società in tutto questo può assumersi il compito di accompagnare, assecondare ed aiutare, per quanto possibile, le aspettative del singolo individuo, non dimenticando che prioritariamente deve soddisfare le aspettative generali, della maggioranza e soprattutto dei più esposti, dei più deboli. Se cambiamo la prospettiva, se ci liberiamo per un minuto di sentimenti puramente egoistici, ed analizziamo questi diritti dal punto di vista del minore, dobbiamo chiederci inizialmente come un bambino si sentirebbe sereno. Non abbiamo la possibilità di dare una risposta scientificamente certa, ma ci può aiutare la nostra esperienza, la nostra memoria. Come avremmo voluto trascorrere la nostra infanzia, la nostra adolescenza? In una casa famiglia? Avremmo voluto dormire, mangiare, andare a scuola, giocare, sognare solo con un colore? Solo con un genitore? Avremmo voluto trascorrere la nostra giornata con una mamma e un papà dello stesso sesso? Discorsi di questo spessore si possono affrontare con gli adulti, e non con tutti, ma all’io bambino interessa avere un papà che gli tolga le paure, una mamma che gli dia una carezza, un papà che gli insegni ad andare in bici e una mamma che lo coccoli quando sta male, oppure viceversa; gli interessa correre nel lettone di mamma e papà quando piove e tuona, o quando fa un brutto sogno, ma non gli piacerebbe trovare nel lettone una mamma e un mammo oppure un papà e una papà. Il diritto alla genitorialità è un diritto dell’adulto, visto con gli occhi dell’adulto, ma il diritto alla felicità e il diritto di crescere in modo equilibrato di un bambino che non ha chiesto di essere messo al mondo, è un diritto prevalente che viene prima di tutto, anche in ordine di tempo, e la sua tutela è la tutela dei diritti futuri di quel bambino che ha il diritto di crescere serenamente per diventare un adulto sereno, equilibrato e titolare di diritti e…doveri. A tutti coloro che in Parlamento e fuori, si battono per i presunti “diritti” dei singoli facendone una battaglia di civiltà, di maturità sociale, chiedo di guardare avanti e fuori, non dietro e dentro. Se vogliamo una società più sana di quella attuale, è necessario iniziare un nuovo percorso (visto che il vecchio è stato un fallimento), liberandoci dagli egoismi che fino ad ora ci hanno condizionato l’esistenza, lasciando perdere le ideologie che hanno avvelenato le generazioni precedenti e intossicato le attuali, e guardando al futuro ponendo dei punti fermi, iniziali, dai quali ripartire. La famiglia è ancora il nucleo della società civile? Se la risposta è positiva, sempre guardandola dalla prospettiva del bambino, cerchiamo di limitarne i danni che l’adulto può provocarne. Può essere composta o scomposta, unita o separata ma i punti devono essere fermi perché all’io bambino interessava e interessa avere punti fermi, certezze. L’evoluzione (o involuzione) del nucleo familiare è un discorso che l’io bambino potrà affrontare da adulto, per lui oggi è già difficile, a volte deleterio, affrontare la separazione, intesa anche come distanza fisica, della mamma con il papà, figuriamoci le disquisizioni e gli esperimenti sulle nuove “forme di famiglia”. L’io bambino si accontenta di avere un solo genitore, ma le ripercussioni caratteriali, psicologiche, le sconta da adulto. Già questa deviazione dal percorso naturale della vita avrà effetti sull’equilibrio dell’adulto futuro; l’io bambino può crescere guardando il mondo in monocromo, così come può crescere con un braccio solo, ma quali saranno le sue conseguenze? Il Parlamento si può assumere l’onere di tutelare il diritto alla genitorialità degli adulti, senza distinzioni di sesso, età e condizione sociale, così come ha il dovere di trovare soluzioni alternative per la tutela giuridica delle unioni gay, che però rispondono al soddisfacimento di bisogni degli adulti, ma prima ancora di tutto ciò ha il dovere assoluto di tutelare il diritto alla felicità (equilibrio emotivo e salute psicologica compresa) del bambino, il futuro adulto, che non può prescindere dalla tutela dei suoi punti fermi, il nucleo familiare. Ed è per questo motivo che ritengo che il Parlamento debba tutelare i suoi genitori, sia mamma che papà allo stesso modo, senza distinzione di sorta, perché partendo dalla loro tutela si avrà la sua; il bambino vuole essere accudito, circondato dall’affetto del papà e dalla mamma senza dover pensare che l’uno ha un vantaggio rispetto all’altro e pretende che, se lontani tra loro, rimangano vicini a lui allo stesso modo. Alla legittima evoluzione della figura femminile all’interno della società e alla conseguente rimodulazione all’interno del nucleo familiare, deve corrispondere di pari passo e in modo inverso l’evoluzione della figura maschile all’interno del nucleo familiare e la sua rimodulazione nella società. E non ci possono essere zone d’ombra che permettano una prevaricazione di una figura genitoriale rispetto all’altra (generalmente della figura femminile rispetto a quella maschile) così come non ci possono essere pezzi delle istituzioni democratiche che impediscono, rallentano e ostacolano questo naturale corso della vita, della storia e della crescita della nostra società. Per questi motivi credo sia arrivato il momento di liberare il campo dalle ipocrisie, dalle falsità pseudo-scientifiche, dalla falsa tutela del minore dietro il quale si nasconde un interesse di parte frutto di un retaggio pseudo-femminista che vede e pretende di mettere la figura femminile in posizione dominante rispetto a quella maschile sia in ambito familiare che all’interno della società. Poiché non si può avere tutto quello che si desidera, diventa inevitabile dover rinunciare a qualcosa, e questo i nuovi padri l’hanno capito da un pezzo. Non è per niente che spesso si sente parlare di padri che rinunciano alla carriera, che preferiscono trascorre il tempo libero con i figli anziché con gli amici, che scelgono una professione o un mestiere che permette loro di seguire i figli, che non hanno paura di cambiare pannolini o preparare la pappa. A questa nuova figura di padre è bene che le donne si abituino il prima possibile (per il bene del bambino stesso) così come è bene che quella parte delle istituzioni democratiche che avversa il progresso, si renda conto che di contro ci sono molte donne che non corrispondono più a quella figura mitologica che loro per primi hanno contribuito a creare, che è la donna “modello Santa Maria Goretti” non tutte sono così, come vogliono farci credere; l’attuale società è composta anche da donne esattamente l’opposto, di donne che preferiscono la carriera, che non hanno sviluppato l’indole materna, che non vogliono figli, oppure donne furbe che sfruttano i vantaggi economici di una genitorialità non decisa di comune accordo col proprio partner. Così come non tutti gli uomini sono incapaci o disinteressati a fare i padri. Non si vuole criminalizzare questi modelli di donna, ognuno è libero di scegliere il proprio percorso di vita, ma si vuole darne la giusta collocazione all’interno della società. Le donne d’oggi non possono pensare di entrare legittimamente “nel mondo che era degli uomini” senza rinunciare ad un pezzo “del mondo che era delle donne”; non possono pretendere legittimamente una parità di trattamento senza concederlo all’interno delle mura domestiche. Non possono pensare neanche di essere sufficienti a loro stesse o peggio ai loro figli. Purtroppo per loro la natura ci ha fatto reciprocamente complementari. Chi, a questo progresso, oppone resistenza è in mala fede, non si muove a tutela dell’interesse del minore, ma si nasconde dietro questo pretesto, strumentalizza il bambino per scopi e interessi economici tutti personali, egoistici, di parte. Il minore inteso come “creatura” da tutelare diventa l’ultimo strumento a disposizione per garantirsi l’attuale status quo, uno status sbagliato che danneggia il minore stesso e lo rende vulnerabile all’interno della società in cui vive. Chi all’interno di una coppia gay, riconosciuta giuridicamente o meno poco importa, aspira o pretende di adottare un bambino a quale bisogno sta rispondendo? Al proprio egoistico bisogno di genitorialità oppure al bisogno del bambino di avere genitori che si prendono cura di lui? Queste persone, e coloro che ne sposano la causa (compresi i Segretari di Partito) riflettono su quali danni psicologici possono provocare nel bambino, il futuro adulto, a quali sofferenze gratuite, in prospettiva futura, espongono i figli di coppie gay? Ritengo sia troppo facile, da politicanti e non da statisti, sposare questi egoistici e superficiali interessi di parte nell’esclusivo interesse elettorale. Se si vuole fare il bene dell’Italia, della nostra società, se vogliamo far crescere e cambiare in meglio il nostro Paese, prima di tutto dobbiamo imparare a scegliere bene i nostri rappresentanti, perché loro saranno la nostra voce, la nostra volontà. In sostanza vogliamo statisti o politicanti? Vogliamo ancora che la famiglia continui ad essere il nucleo sano della società futura? Cosa vogliamo per i nostri figli? A noi, la scelta. Fonte: Redazione Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 665 volte
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| 08.25 di lunedì 27/08/2012 | ||
| scritto da anche in Francia dicono qualcosa di simile | ||
| Ottime riflessioni....
Le Verità nel caldo Ferragosto http://genitori-in-esilio.blogspot.it/2012/08/le-verita-nel-caldo-ferragosto.html | ||
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| 23.55 di domenica 26/08/2012 | ||
| scritto da Stefano da Cagliari | ||
| Come spiegarsi questo fenomeno politico e sociale in quattro parole ? personalmente ritengo la politica attuale si possa paragonare alla passerella delle modelle. Ci vengono proposti modelli sociali comportamentali, icone e divi che primeggiano in bellezza e successo. Si rispettano i canoni della competitività e della superiorità, come se la nostra convinzione possa essere gratificata come fosse la migliore e la più giusta. per ogni questione abbiamo pronta una risposta, ossia la risposta giusta per questo e quel momento. così la politica cavalca i matrimoni gay, le adozioni, e quante più stranezze possibili pur di accodarsi alle nuove mode e, cavalcandone i modelli esteriori, proporsi come paladini e conquistare credito e voti. l´importante è creare nuovi modelli sociali e comportamentali per cavalcarne l´onda. servono modernità, nuove idee e senza crearne di nuove con lo scopo di migliorarla questa società, le adottano come fossero loro. questa è secondo me la differenza che divide lo statista dal politicante. Lo statista legge dentro la società e la politica con programmi a lungo respiro, il politicante vede e adotta quelli quotidiani senza avere una visione globale. così come si compra un nuovo abito che domani non si indosserà più, il politicante è pronto a recarsi al negozio più vicino e comprarne uno nuovo convinto che questo cambierà e rinnoverà la nostra vita. la politica si presenta sempre pronta ai rinnovamenti senza mai intaccare il suo principale modello interno, strutturale, ma tende a cambiare solo il look per rigenerare il suo marketing. Tutte le ideologie importanti, come la difesa dei minori, della famiglia, ecc., non sono modelli per il marketing, non sono modelli da propagandare e da cavalcare e non portano nuove idee, non si adeguano agli interessi della finanza e non presentano spiragli per nuove acquisizioni di voti ... non sono onde che si possano cavalcare per fini politici. Un saluto a tutti. | ||
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