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La Chiesa e i separati: per loro niente comunione, per gli assassini si fa uno strappo

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La Chiesa e i separati: per loro niente comunione, per gli assassini si fa uno strappo
La chiesa di Mese (SO)

11/08/2012 - 11.41

E' di questi giorni la notizia secondo cui a Milena, una delle assassine di suor Maria Laura Mainetti - uccisa a Chiavenna nel 2000 da tre ragazzine con 19 coltellate -, è stato concesso di fare da testimone alla sorella che si è sposata nella chiesa di Mese (Sondrio). Nel paese al confine con la Svizzera pare sia scoppiata la polemica contro il parroco, uno dei tanti che professano rigidità di pensiero nei confronti di profilattici e separazione, ma non perdono tempo a tutelare gli assassini nel generoso abbraccio del perdono divino.

Del resto, ad una Chiesa che ha protetto - nei secoli così come nella Storia recente - dittatori e gregari tra i più sanguinari della loro epoca (ed essa stessa ha compiuto nefandezze con i propri tribunali inquisitori) non si può chiedere oggi di tradire uno stile secolare che fonda sul trittico "carità, denaro & segreti" l'origine del suo potere.

«Non è possibile lasciare salire all'altare un'assassina, quando invece si impedisce ai separati e divorziati di fare la comunione», accusano alcuni residenti. «A me - aggiunge un altro cittadino di Mese - è stato proibito di fare il padrino al battesimo di mio nipote». Il parroco, Casimiro Digoncelli, con l'arroganza tipica degli impuniti (un pò come i magistrati e i politici di rango) replica che "Il ruolo del testimone di nozze è ben diverso da quello di padrino. Quest'ultimo, infatti, comporta un concorso nell'educazione cristiana che i genitori devono impartire al battezzato. Nel caso di Milena, oggi 29enne, va poi ricordato che ha scontato del tutto il suo debito con la giustizia e continua tuttora un percorso di crescita all'interno di una Comunità di don Antonio Mazzi".

E' in queste parole che si intravede tutta la contraddittorietà del pensiero del Don Abbondio di Mese: si è con Dio o col mondo terreno a seconda della convenienza e delle posizioni da difendere. E' il gioco delle tre carte in salsa ecclesiastica, laddove Milena (l'assassina di una donna inerme) ha saldato il suo conto con la giustizia terrena e, evidentemente, anche con quella divina, mentre il genitore divorziato, che non ha ucciso nessuno e gode di una sentenza che lo libera definitivamente da qualunque procedimento, non ha alcun debito verso la giustizia terrena ma ce l'ha con quella divina, tanto da essere discriminato platealmente da gente come don Casimiro Digoncelli.

Alla fine, la differenza la fa sempre l'intelligenza - meglio, l'assenza di stupidità - e l'elasticità di pensiero, che è merce rara in chi amministra i sacramenti. Il Vaticano non dovrebbe escludere nessuno dalla vita di comunità, e invece lo fa regolarmente scomunicando di fatto circa 150.000 italiani, quelli che si separano ogni anno nel nostro Paese. Se un assassino può stare sull'altare, un separato deve poter fare la comunione o il padrino di battesimo. Ogni gesto contrario allontana i cristiani non solo dalla Chiesa, ma da qualsiasi forma di religione e di spiritualità.

I tanti don Casimiro sparsi nel mondo contribuiscono alla morìa di credenti e praticanti molto più che lo scandalo dei preti pedofili. Ma a ben vedere, il pesce puzza sempre dalla testa, e tutte le strade portano a Roma.


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


19.22  di lunedì 13/08/2012
scritto da  Stefano da Cagliari
Nel 2008 una coppia di amici mi propose di fare da testimone alle loro nozze. Acconsentii con molto entusiasmo e orgoglio. Solo dopo però ci si rese conto che io ero separato e forse non sarebbe stato il caso .... fu così che persi due carissimi amici e dopo questo chiarimento non vidi più per i due anni successivi(solo da pochi mesi abbiamo ripreso a frequentarci "con moderazione") ...
Effettivamente vi sono luoghi comuni, pratiche religiose e situazioni di empasse che creano ansia sociale negli altri, nelle persone normali, perché a causa delle regole scritte e non scritte, su noi separati fanno scatenare il vuoto tutt´intorno, la paura per l´orco, lo scherno per lo sfigato, il ribrezzo per l´iniquo. Questo percepisce chi sa di non potersi sedere al fianco dei suoi simili poiché ogni naturalezza e spontaneità gli è negata.

18.05  di lunedì 13/08/2012
scritto da  provincia Como
Il mio parroco pur essendo a conoscenza dei fatti ( separazione chiesta dalla coniuge e subito dopo convivente ) non solo ha fatto da madrina, ma ha anche imposto al parroco di non pubblicare o fare
alcun annuncio, nel timore che mi sarei presentato in chiesa peril battesimo del mio "EX"_nipote, che ignora la mia esistenza.

15.23  di lunedì 13/08/2012
scritto da  Max
Con un commento provocatorio a tali considerazioni potremmo dire che seguendo tal ragionamento se invece di chiedere la separazione un uomo o una donna uccidessero l´inerme coniuge e poi con tutte le attenuanti scontassero la pena con la società potrebbero riprendere la comunione poichè con la morte si estingue il matrimonio anche per la chiesa ergo sarei vedovo e non divorziato, in compenso il pentimento post mortem sarebbe sufficiente a poter fare da padrino e riprendere la comunione. Mi sembra che il discorso non faccia una piega!!

Dio se ci sei batti un colpo!!!


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