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Siamo ancora lontani da un partito politico dei genitori separati

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Siamo ancora lontani da un partito politico dei genitori separati

31/07/2012 - 09.01

Discutendo sui presunti partiti politici dei genitori separati, qualcuno ha menzionato il Movimento cinque stelle come alternativa alle attuali liste politiche, per risollevare le sorti dei papà, non avendo queste ancora risolto il problema relativo alla tutela dei diritti dei loro figli e alla salvaguardia dell’integrità della propria persona, e anche delle mamme - tutt'altro che poche, per la verità - vittime insieme ai primi delle storture di un sistema che sorvola benevolmente sui comportamenti criminosi.

Non parlo di affido condiviso o di bigenitorialità - che sono questioni più complesse, articolate e innovative - ma dell’attuale modello medievale o controriformista, delle idee aristoteliche, del geocentrismo, della caccia alle streghe (e agli streghi) di moderna concezione. Siamo tornati alla gogna e alla garrota, nelle segrete celle, per far desistere gli studiosi dal coltivare il loro libero pensare, come succedeva tra il XV ed il XVI secolo, ai tempi del Savonarola. Testimonianza di ciò sono le condanne subite dall’Italia, un’Italia ben rappresentata da qualche illustre controriformista; bacchettata e tacciata di inadempienza ai valori del Diritto della Persona.

L’Italia è stata condannata per i reati contro la tutela della salute dei suoi cittadini da una Cultura Europea ben più attenta a queste corde e più sensibile alla Libertà e all’Uguaglianza. Pur avendo una Legge sull´affido condiviso, che offre il giusto indirizzo e la giusta formula per la soluzione del problema dei diritti del minore e della famiglia, altamente innovativa e profondamente votata alla Parità, alla Giustizia e al Diritto, è rimasta inapplicata come se fosse stata scritta in arabo, e tutti i dispositivi messi in atto per la salvaguardia dei minori sono stati inspiegabilmente disattesi e calpestati in nome di una finalità non meglio precisata, che ha i connotati delle lobbies di memoria ghibellina.

Questi interessi lobbistici ed economici agiscono su larga scala nel nostro Paese, in modo più trasversale di quanto possano esprimere gli "insorti" papà separati. A differenza di quanto accadde ai ghibellini del Comune di Pisa, questa volta gli interessi di questi ultimi e dei "guelfi pontifici" appaiono legati da medesime finalità. Non ultima è la notizia secondo cui le donne spendono l’85 % delle risorse e dei risparmi familiari. Se escludiamo avvocati e magistrati, case famiglia e consulenze, accusati di lucrare sulle disgrazie altrui, sembra che il propellente di questo sistema, ossia il generatore costruito per sviluppare il massimo potenziale in materia economica in Italia siano proprio: le donne. Le donne usate biecamente dal sistema dei consumi esclusivamente come "portatrici di shopping" (con larga complicità del portafoglio del marito o fidanzato) per i settori tradizionalmente dedicati ad esse: alta moda, lingerie, chirurgia estetica, supermercati, viaggi, vacanze, telefonia, discoteche, ecc..

Sembra che abbiamo scoperto l’acqua calda, ma questa volta l’abbiamo usata per far muovere il treno a vapore. Ecco trovata la valvola economica di sfogo del terzo millennio. Messo da parte il modello del papà parsimonioso e unico portatore di reddito - ma in diverse parti d'Italia la situazione è ancora la stessa - sono cambiati i modelli. Ecco apparire la donna single col portafoglio gonfio accompagnata dal suo gemello androgino e perfetto. L’uomo e la donna di recente concezione non si incontrano più per fini riproduttivi (che vanno a coincidere con gli interessi della famiglia vecchio modello) ma per fini propagandistici (mettono in evidenza marche e logos) ed espositivi (modelli di perfezione). Ecco così anche spiegata la corsa al consumismo più sfrenato che porta molte giovani famiglie ad indebitarsi e a sostenere un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità.

Con questo andazzo, risulta difficile ed illusoria una soluzione del problema dei papà separati ed un’efficace applicazione della legge da parte delle Istituzioni. La legge c’è, basterebbe applicarla. Nel corso di questi sei anni, cioè da quando è entrata in vigore la legge 54, le cose sono andate peggiorando. Quindi il problema non è la disattesa applicazione della legge, al contrario è proprio una volontà reale, consistente, potente ma non dichiarata come tale, che ha come scopo il potere ed il danaro, e non la salute dei suoi cittadini.

Qualcuno dice che ci vuole più tempo per far sì che certe istituzioni si adoperino affinché la legge sia applicata, che il problema è culturale. Verrebbe da rispondere, al Magistrato che ha formulato questa idea, che ci è stato sempre insegnato, fin da piccoli, che la legge è legge e bisogna rispettarla. Pare invece che il magistrato abbia la possibilità, se non l’arroganza, non solo di non applicare la legge (ricordiamo che è suo preciso dovere), ma perfino di dichiarare certe cose, come dire insomma: “se non lo avete capito vi faccio un disegnino ….”. Per un motivo o per un altro la legge non si applica. E su questo non ci piove. Mettetevi tutti l’anima in pace. Questa è la linea con il sistema Made in Italy, lo stesso che è stato condannato dalla Corte di Strasburgo più volte per la violazioni dei diritti dell´uomo.

Ci stiamo dirigendo verso le identiche lotte giacobine che hanno coinvolto la Francia nel XVIII sec. La differenza sostanziale è che noi la Libertà non l’abbiamo conquistata come invece hanno fatto loro. Noi probabilmente la dobbiamo ancora conquistare. Loro hanno combattuto in nome e in difesa della libertà, delle leggi e dell’uguaglianza, quando noi, contadini, neppure avevamo voce in capitolo. Da noi la storia racconta che conti, duchi e marchesi frequentavano corti e palazzi, barocchi e rococò. Loro hanno lottato contro l´Ancien Regime, invocavano forche e ghigliottina.

Si dovrà arrivare a tanto anche qui in Italia per avere libertà e giustizia ?

La storia è fatta di corsi e ricorsi, durante i quali i sacrifici umani servono sempre a qualcosa. Le premesse non sono confortanti sotto tutti i punti di vista, anche per i ricorsi storici, come abbiamo visto, se dopo tre secoli di progresso e sviluppo tecnologico, si tornerebbe al passato e si riproporrebbe il sapore della lotta, la lotta della Carboneria contro la monarchia.

Equivoco o metafora, i papà separati vengono già rappresentati, non da se stessi ma da altri, come "movimento". Tra poco, i papà separati avranno conquistato l´epiteto di “Papà Separati Uniti d’Italia”, in modo tale che anche i papà separati, pur non volendola, abbiano anche loro una fisionomia politica e clandestina antiregime da combattere come lo era stata la Carboneria di Giuseppe Mazzini.

I movimenti non sono società segrete, per fortuna, ma hanno un loro seguito. All´interno vi è un’area di discussione dove chiunque può, liberamente e sotto la luce del sole, proporre un tema che ritiene importante e cercare il dibattito. Attualmente non vi sono movimenti che discutono questioni di famiglia, ma vi sono ampie possibilità per realizzarne uno, proprio perché non vi si sono formate ancora delle leadership e la configurazione politica è ancora embrionale. Non vi sono candidati politici, né rappresentanti, né relatori o moderatori, perché la rabbia del popolo li mangerebbe prima che si possano mettere i panni del “nemico”.

Finora abbiamo visto solo associazioni senza fini di lucro, bloggers e intellettuali indipendenti, votati alla difesa dei diritti dell’uomo e del fanciullo. Nessuno di loro è entrato a far parte della “Società Segreta dei Papà Separati” con lo scopo di iniziare una carriera politica, ma solo per manifestare il suo sdegno, la sua preoccupazione, per cercare risposte. Il genitore separato che diventa politico si troverebbe a combattere contro le organizzazioni femministe, quelle degli Avvocati e dei Magistrati, le numerose organizzazioni dei Servizi Sociali, contro le Case Famiglia dei Comuni d’Italia, e persino contro l’ordine dei dentisti, delle comari moraliste, delle zie vedove o sposate e dei vicini di casa che vogliono restare single e non gliene frega niente dei papà separati.

Pensavate fosse più facile ? Se si vuole passare alla forma più articolata e complessa, quella politica e rappresentativa, ci si deve anche inquadrare in uno schema politico. Per far questo, serve un salto di qualità, una maggiore coesione trai genitori separati (uomini e donne) e tra le associazioni, e avere un programma che tenga conto delle possibili e imminenti aperture elettorali e sociali.

 

STEFANO CAGLIARI


Fonte: Redazione - Stefano Cagliari

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Ci sono 6 commenti


10.58  di sabato 25/08/2012
scritto da  Gianluca M.

Sono un papà separato anche io, oggi mio figlio ha tredici anni ed è affidato a me da circa 6 anni. Dico oggi perchè nonostante a mio figlio è stato diagnosticato un DGS (disturbo generalizzato dello sviluppo) e la madre è stata in passato condannata penalmente per i reati 388 c.p.p. e 574 c.p.p la legge prevede che a 14 anni mio figlio possa esser ascoltato per decidere lui con chi andare a vivere. Senza riassumere i tanti anni di condizionamenti che il ragazzo ha subito dalla madre che è sempre stata iperprotettiva verso di lui, oggi con un divorzio consensuale in mano ( fatto nel marzo 2012) che mi vede ancora genitore affidatario con la gestione esclusiva della salute di mio figlio c´e´ il rischio che si ribalti tutto. Per far ciò la mia ex moglie ha ricominciato con le denuncie e le "false accuse" (tanto lei ha il patrocinio gratuito) e rinforzata dalla vicinanza emotiva di un´ assistente sociale(la peggior cosa che possa avvenire) sta portando avanti nuovamente questa campagna di denigrazione verso di me. Purtroppo a spaventarmi non sono tanto le solite denuncie e l´instabilità emotiva della mia ex ma aver percepito sulla mia pelle che la Società (i Tecnici, i Servizi, le Forze dell´Ordine ecc...ecc..)non sono ancora pronti al cambiamento e a considerare un padre alla pari della madre per quanto riguarda dare attenzioni e affetto ai propri figli. Ci sono molte persone che dipingono l´uomo padre come un violento e non attento ai bisogni dei propri figli, facendolo assomigliare di più a un uomo cavernicolo che a un uomo moderno. La mia speranza sull´argomento è che ci sia un cambiamento di pensiero radicale e che si costruisca una forte e indipendente associazione di papà separati a livello Nazionale che possa dar voce ai nostri diritti nei vari contesti Istituzionali e non. Credo che siamo pronti tutti a scendere nelle piazze con gli stessi intenti uniti sotto la stessa bandiera. Un saluto a tutti.


16.47  di sabato 04/08/2012
scritto da  Marco
Un partito politico non si improvvisa in quattro e quattr´otto, ci vogliono svariati anni di preparazione ed una notevole campagna pubblicitaria. Sarebbe infinitamente piu´ semplice creare una VERA associazione di genitori separati libera dal nefasto influsso degli avvocati che si insinuano a scopo collaborativo con il reale intento di carpire nuovi clienti. Io ho avuto una triste esperienza in merito, l´avvocato sponsorizzato dall´associazione mi aveva promesso fuoco e fiamme poi all´udienza mi ha portato a domandarmi se faceva il mio interesse o quello dell´agguerrita ex-moglie pigliatutto, ho dovuto sostituirlo ed ora attendo la prossima udienza con impazienza. Bisogna prendere coscienza una volta per tutte che tutti i partiti politici sono buoni a promettere qualunque cosa specialmente in periodo elettorale, ma in quanto a mantenere le promesse non se ne parla. Io sono francamente stufo di farmi prendere in giro dai soliti volti noti che riempiono le TV ed i giornali tutti i giorni. Ho tolto ogni residuo di prosciutto dagli occhi ed oggi vedo negli attuali partiti politici coloro i quali hanno agito in prima persona negli ultimi 65 anni per perseguire unicamente il loro interesse economico individuale. Sono riusciti ad arricchirsi a dismisura fregandosene altamente dei cittadini che li avevano eletti, ancora oggi nonostante lo spaventoso debito pubblico di 2000 miliardi di euro da loro creato continuano a rimanere fortemente ancorati ai loro privilegi ed ai loro stipendi e pensioni d´oro. A mio giudizio in prossimità delle elezioni politiche non ci resta altro da fare che decidere di votare per chi ci ha succhiato il sangue e continua a rovinarci senza vergogna oppure per cittadini come noi che hanno detto basta alla corruzione politica e si sono associati nel movimento 5 stelle che ha come scopo primario la disinfestazione dell´attuale classe politica. Non dobbiamo dimenticare che il movimento 5 stelle e´ l´unico partito che si trova realmente contrapposto a tutti gli altri poiché e´ fondato su regole che distruggerebbero gli attuali partiti politici, niente rimborso elettorale milionario ( abbiamo visto come vengono distorte tutte quelle svariate centinaia di milioni di euro dalle segreterie dei partiti, mentre il governo aumenta le tasse ai cittadini) basta con il politico di professione (la politica non deve piu´ essere lo strumento per fare soldi ma deve diventare una missione sociale riservata a chi vuole lasciare il proprio segno nel futuro della nazione), addio agli stipendi ed alle pensioni d´oro ( il politico del futuro dovrà contare su uno stipendio umano, 2500 euro contro i quasi 30.000 percepiti dagli attuali politici contando le indennità di trasferta ed il contributo per i portaborsa) basta con gli innumerevoli privilegi che si trascinano dietro anche per incarichi cessati. Tutte queste spese alla fine vengono presentate sempre a noi cittadini comuni. Il grande statista inglese Wiston Churchill ha affermato che ogni popolo ha il governo che si merita, io penso che in quasi settanta anni siamo stati puniti abbastanza dall´attuale classe politica e meritiamo la possibilità di redimerci.

15.22  di venerdì 03/08/2012
scritto da  Antonello1
Caro Elio
appunto, "le guerre si combattono con i soldati che si hanno a disposizione". In questo caso i nostri soldati sono rappresentati dalla legge elettorale attuale e del sistema elettorale e democratico che abbiamo. Le associazioni, i comitati le lobbies che esistono in Italia sono solo quelle di sinistra. Solo loro riescono a pressare i rappresentanti del popolo che abbiamo in parlamento. Prima di cambiare l´Italia dobbiamo cambiare le menti degli italiani. NOn possiamo tollerare che si discuta in parlamento, in televisione e in ogni altro punto di ritrovo dei "diritti di matrimonio, adozione dei gay" facendone un punto di civiltà, ma quando si parla del diritto di un bambino ad avere due genitori anche se separati cade, sul problema, un muro di silenzio, di omertà, di vile complicità delle istituzioni e di alcune lobbies, o associazioni. Prima di parlare di presunti nuovi diritti, che non sono certo in funzione dei bambini, si dovrebbe fare una battaglia di civiltà sui diritti negati, vilipesi, calpestati che per certe associazioni, invece, non esistono. L´ipocrisia in Italia impera. Non si tratta di diritti, ma di interessi. Queste sono le battaglie che dobbiamo combattere.
Se poi si tratta di associazioni, lobbies e comitati o partiti non mi interessa, l´importante è cancellare l´imperante e radicata ipocrisia che esiste in Italia, ma soprattutto la volontà di difendere interessi economici non certo per il "superiore interesse del minore". A proposito... i nostri detratori li conosciamo molto bene, anche tu caro Elio. Ti sono vicino, perchè a prescindere dal mezzo la battaglia è la stessa. Ma che sia battaglia non solo a parole.

12.58  di venerdì 03/08/2012
scritto da  raffaele bottacchi
Sono d´accordo con Elio, tocca a noi, ma perchè non si riesce a fare niente? chi è capace di spiegare il fenomeno?

21.04  di giovedì 02/08/2012
scritto da  Elio FRANCESCONI
L’idea di un partito politico “ad hoc” non mi piace proprio. Dirò di più, non mi piace affatto questa necessità di avere un “partito”, di qualunque colore e sfumatura.

In questo senso la nostra democrazia è fasulla, non compiuta, cristallizzata a due secoli fa proprio come il resto del Paese. Come uomo libero non sento la necessità di un Politburo o di un Gran Consiglio; quando guardo alla TV un segretario di partito indicare la via che – secondo lui – tutta la nazione dovrebbe seguire mi viene l’orticaria. Perché non è il suo ruolo, è un compito molto malinteso, è un diritto usurpato.

La sovranità è solo mia e la delego (o non la delego) di volta in volta ai rappresentanti che scelgo, il segretario di un partito invece risponde ai suoi tesserati, come alla bocciofila. Qualcuno di voi sa dirmi nome e cognome del segretario del partito democratico o repubblicano negli States? Ve ne ricordate il volto? Le parole?

Il punto è proprio questo. Le associazioni, i club, i circoli, i "think thank" costituiscono la vera ricchezza di una democrazia, la linfa vitale. Studiano e seguono il problema che prediligono meglio di chiunque altro, esercitano pressioni, fanno lobbying (non è una parolaccia) e quando arriva il momento di andare al voto si schierano con un simbolo o un candidato, indicano chi invece li ostacola, raccolgono fondi per far eleggere i propri beniamini chee poi una volta seduti sugli scranni vengono seguiti e gli fanno un mazzo così.

Alle elezioni successive si ricomincia daccapo e magari si cambia cavallo e avanti così sia che si tratti di un comune che della nazione Raggiunto lo scopo si dedicano a fare altro. I partiti si vedono solo per la campagna elettorale e poi cadono in letargo fino al prossimo giro.

Così funziona – o dovrebbe funzionare – una democrazia rappresentativa dove libertà fa rima con responsabilità. Essì perché la cittadinanza non si esaurisce barrando un simbolo. Quanti conoscono i rappresentanti eletti nel proprio collegio? Quanti hanno mai scritto o sollecitato il “proprio” eletto su un argomento qualsiasi? o sa come si sono espressi in Senato piuttosto che alla Regione? Oppure ha mai assistito ad una seduta del consiglio comunale? O di zona?

So benissimo che la nostra legge elettorale fa abbastanza schifo, che c’è il problema dei “nominati” eccetera ma le guerre si combattono con i soldati che si hanno non con quelli che si vorrebbero avere. Tocca a noi – non a “loro” – darci da fare, seguire le nostre istanze, testimoniare con la nostra presenza assidua, applaudire o sculacciare.

Cominciamo col fare i nomi e i cognomi di chi gioca con la nostra squadra, e i nomi e i cognomi degli untori. Cominciamo da qui, i nostri nonni non avevano il piccì o la tivvù o il telefonino con videocamera.

Partito? No, grazie!


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