Il ruolo del Mediatore Familiare. Nessuna gara da vincere - di Cosimo ArutaMediazione Civile e Familiare
10/07/2012 - 10.24Il buon esito della mediazione dipende in buona parte nella professionalità dell'operatore che prende in carico la coppia decisa a separarsi. Il mediatore non svolge una psicoterapia, né una consulenza legale, né un arbitrato; se avvia la mediazione, non è un consulente familiare. Tra i suoi compiti non rientra la prospettiva della conciliazione e per questo motivo non ha bisogno di indagare sulle cause che hanno portato la coppia alla scelta della separazione. Il mediatore è una figura autonoma dal contesto giudiziario che in diversi casi collabora con i tribunali. Il mediatore inizia il tentativo di mediazione familiare solo se entrambi i genitori, volontariamente, decidono di avvalersi di questo servizio. Il mediatore è una terza persona, neutrale e qualificata, che accompagna i genitori separati o in fase di separazione, alla ricerca di un accordo autentico, condiviso e soprattutto durevole, per il bene di tutti i componenti della famiglia, sensibilizzando la coppia al valore ed al rispetto delle genitorialità. Aiuta la coppia a comprendere l'importanza del ruolo genitoriale, soprattutto se logorato dalla conflittualità agita con risentimento. Il mediatore familiare si adopera affinché si possa imparare a gestire la naturale conflittualità in modo equilibrato, positivo, empatico, in un momento drammatico per la coppia; carico di stress e di ansia, colmo di dubbi e insicurezze. Frequentemente, gli eventi spiacevoli che si sviluppano intorno alla separazione e al divorzio potrebbero essere superati attraverso il mediatore familiare. Il mediatore familiare è preparato nell'evitare le conseguenze di un evento che, se vissuto e gestito negativamente, può portare risvolti traumatici e tragici, soprattutto per i soggetti più deboli, come i bambini, spesso dimenticati perché i genitori sono impegnati a litigare tra loro. Il mediatore familiare non vuole vinti o vincitori e si ispira ad un principio di uguaglianza. È in grado di instaurare un rapporto riservato, sincero, vero e positivo con i soggetti coinvolti e li aiuta a riappropriarsi delle capacità di comunicazione represse o dimenticate. Incoraggia l'analisi dei motivi della discordia tra i coniugi e consente loro di liberare la conflittualità non reprimendola, dimostra duttilità, comprensione e intuito interpretativo. “Puoi entrare nel mondo di un altro solo se non ne sei spaventato. Quindi, parte del lavoro del mediatore è quello di aiutare la famiglia, sia individualmente sia come sistema, a vedere che la crisi e il conflitto non sono la fine della famiglia stessa, ma solo che essi impongono una sua ristrutturazione e che in tale ristrutturazione i bisogni di ciascuno verranno ascoltati e considerati e, attraverso la collaborazione e lo scambio resi possibili dall’ascolto, la famiglia e i suoi beni possono essere adattati e, eventualmente, ridistribuiti in maniera equa”. (William G. Neville)
Dr. Cosimo Aruta Psicologo - mediatore familiare Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Lombardia con il n° 12147 Fonte: http://www.mediazionefamiliaremilano.it/mediatore_familiare/index.shtml Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 658 volte
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| 01.41 di mercoledì 11/07/2012 | ||
| scritto da Scipione | ||
| Non vorrei essere troppo cinico, ma ho il dubbio che la mediazione funziona solo quando non sarebbe necessario (e viceversa non funziona quando più servirebbe).
Finché uno (o una) dei due sa che la conflittualità è una "carta" vincente che permette di prendere tutto, la mediazione non potrà essere altro che una foglia di fico per coprire la verità imbarazzante - che il processo di separazione e e il successivo processo di divorzio che durano più a lungo della fanciullezza dei figli, con la ricerca del colpevole, del debitore e del creditore, con i conti patrimoniali ed economici, e con le decisioni discriminatorie sull´affido, sono loro i generatori dei conflitti. Sì, il processo genera conflitto e il conflitto premia quasi sempre una parte. Nelle condizioni odierne, la mediazione potrà servire a uno solo - il mediatore. Perché una mediazione possa servire, sarebbe necessario abolire l´addebito (acuisce i conflitti), abolire la separazione (a che serve?), permettere patti pre-matrimoniali (ridurre la conflittualità), e terminare il divorzio in un tempo di 1 a 3 mesi (diminuire il tempo del conflitto). Qualcuno sta lavorando in questo senso? | ||
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