Come affrontare con i bambini la separazione dei genitoriPsicologia in linea
23/06/2012 - 22.59Di Manuela Arenella - Come ci si può separare “onestamente”? Oppure questa parola dobbiamo dimenticarla perché un divorzio mai sarà una soluzione onesta verso i figli? la separazione dei genitori. Questo per i figli è sicuramente un evento doloroso, che li mette di fronte a diverse sofferenze, ma la “traumaticità” dell’evento stesso dipende molto da come viene gestito dai genitori. Quando ci si separa possono scattare rabbie, senso di angoscia legato a quello che si vive come il fallimento di un progetto di coppia, una profonda disperazione, e altri stati d’animo negativi che ci portano ad agire più come uomini e donne feriti che non come genitori. La prima cosa da ricordare è che ci si può separare dal partner, ma non dai figli! È importante rassicurare i bambini su questo; in molte situazioni, anche senza rendersene conto, i genitori tendono a servirsi dei figli per accentuare il conflitto o avanzare rivendicazioni al partner, oppure per mantenere un legame, nel caso in cui uno dei due non voglia realmente separarsi (una cosa è separarsi legalmente, altra cosa è separarsi psicologicamente!). Sono tutti atteggiamenti da evitare nel modo più assoluto. Di seguito sintetizzo una serie di linee guida per proteggere i figli in caso di separazione.
MANUELA ARENELLA, psicologa psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza a Bologna Fonte: http://www.noinonni.it/1_filo-diretto/risponde-lo-psicologo/risponde-lo-psicologo-quando-i-genitori-si-separano/ Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 6701 volte
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| 15.29 di mercoledì 09/01/2013 | ||
| scritto da uomoincrisi | ||
| Nel mio caso, sono io a volermi separe. Mia moglie sta reagendo con cattiveria e aggressività e usa la bambina come strumento di minaccia. Le dice che non la amo abbastanza se vado via di casa, che non deve considerarmi. e su di me, di conseguenza, scarica tutta la responsabilità di abbandonare una figlia, sottolineando che me la farà pagare e me la metterà contro. Io parlo con la mia bambina, spiegandole semplicemente che la amo da impazzire, per lei ci sarò sempre, ma non vado più d´accordo con la madre. ormai la situazione è al limite: scenate continue e crisi di pianto di mia figlia che mi supplica di non cambiare casa. Cosa mi consigliate? grazie infinite. | ||
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| 09.36 di giovedì 27/09/2012 | ||
| scritto da Gino | ||
| @per la mamma separanda: come è lodevole il suo pensiero signora! Perservare i figli dai litigi ,separandosi! Originale! Non è che la sua sia una recriminazione soltanto per non essersi separata prima sfruttando le opportunità che il business della separazione le offriva? Se non è così non sarà adesso un problema per lei lasciare la casa coniugale e rifarsi una vita no? Per il bene dei figli si fa questo ed altro. | ||
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| 11.45 di lunedì 10/09/2012 | ||
| scritto da mamma separanda e un tantino arrabbiata | ||
| Si fa presto a dire che l´80% delle separazioni è chiesto dalle mogli.... Ma è forse giusto crescere i propri figli in un ambiente ostile e privo di amore dove regnano continue furiose litigate inconcludenti se non cause di dolore?! Per aver accettato, per amore di mio marito, di vivere nella sua casa con, al piano di sotto i suoi genitori, sarò io a lasciare la casa coniugale, sarò io a dover ripartire dal nulla. Fa troppo comodo dire: "l´hai voluto tu!" senza aver la minima volontà di cambiare ma anzi facendo vedere i lati di sè stessi più brutti e cattivi (una sorta di Dottor Jeckill e Mister Hyde)....
I miei figli, adolescenti, non ne possono più di questi due genitori litigiosi .... e soffrono. Soffriamo tutti. Non è facile ammettere di aver fallito nel progetto di vita più importante, non è facile ammettere che con quella persona, che fino a poco era il tuo unico punto di riferimento, è finito tutto e oltre ai tuoi figli non hai più nulla in comune. Si fa presto a puntare il dito contro chi chiede la separazione perchè non ne può più di una situazione pesante. Si fa presto a puntare il dito contro chi si è sentito dire "se ci separiamo tu per me sarai come fossi morta!". Si fa presto a dire molte cose.... Penso che ogni separazione sia diversa dalle altre come penso che siano poche le persone che riescano ad affrontare una simile situazione usando il buon senso e l´intelligenza.... Una separazione fatta in modo civile.....senza odio....senza che tutto diventi una gara per accallappiarsi l´amore dei figli. | ||
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| 11.03 di martedì 14/08/2012 | ||
| scritto da Max | ||
| I consigli proposti mi sembrano in diversi punti equilibrati e condivisibili, ma i due punti centrali che riguardano il continuare a vedere il genitore non convivente regolarmente ed il mantenimento delle abitudini di fatto finiscono per vanificare il resto.
Non me ne voglia la psicologa, ma mi pare che si voglia sempre partire dall´assunto che il bambino dopo la separazione debba avere un genitore convivente ed uno non convivente e che di fatto abbia solo una casa. Penso che molti dei problemi dei bambini e l´impossibilità a realizzare i buoni propositi precedenti dipenda da quell´assunto anche se non è il solo. E´ evidente che non ha senso parlare in astratto della possibilità teorica di vedere o sentire al telefono un genitore quando vuole, ma ci voglia concretezza. Se il figlio nei provvedimenti godesse proprio della possibilità di vivere con entrambi i genitori seppure in maniera disgiunta e quindi si eliminasse la discriminazione "convivente/non convivente", senza troppe parole o teorie i bambini si adatterebbe molto + facilmente. Nessuno vuole che il bambino non viva + nella ex casa coniugale, semmai il punto è fargli capire ed apprezzare che oltre a questo esiste anche un altro ambiente/casa ove egli possa essere (e non solo sentirsi) a casa senza che questo comporti perdere la precedente. Purtroppo se si parte già che la casa del bambino è quella che resta al genitore convivente/collocatario il bambino si troverà inevitabilmente in mezzo al conflitto tra i genitori in cui uno cerca di costruire un secondo ambiente accogliente per il figlio e l´altro che invece lo vuole demonizzare/distruggere per affermare che la casa del bambino era una e deve restare per sempre così. Il genitore collocatario è cosciente che impedire l´equilibrio logistico impedisca al bambino quel reale rapporto equilibrato anche con l´altro genitore. Nella relazione del consiglio nazionale degli psicologi alla commissione giustizia del senato è spiegata molto bene questa questione ed i limiti di certi obsoleti assunti. | ||
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| 20.35 di martedì 24/07/2012 | ||
| scritto da Stefano da Cagliari | ||
| Bei propositi, lodevoli, ma per chi viene a trovarsi ad affrontare una separazione, con la tristezza nel cuore e la prospettiva della fine dell’unione familiare, è tutta un´altra cosa, non è affatto semplice. All’atto pratico, si presentano delle difficoltà oggettive nel mettere in pratica questi intenti peraltro giusti ed indiscutibili. La separazione è costituita da una serie di momenti e di fasi, di natura giuridica e legale, emotiva e psicologica, educativa e relazionale, spirituale e religioso, sociale e interpersonale. Una mescolanza di componenti non facilmente scindibili fra loro, nella mente e nell’azione. Fasi che si alternano a momenti di grande stress a momenti di depressione, di desiderio e di speranze. Fasi che durano anni e che molto probabilmente non avranno mai fine, come non avranno mai fine i sensi di colpa, i rimorsi ed i rimpianti, misti al desiderio di vendetta o di giustizia. In queste condizioni è quasi impossibile che il progetto e le buone intenzioni possano non prendere altre strade nel corso della sua realizzazione.
Il suo articolo si propone di tutelare e proteggere la prole. Questo è o dovrebbe essere l’obiettivo principale per tutti i genitori separandi. Bisogna vedere però quanti hanno veramente per obiettivo la tutela dei figli: a partire dai genitori per finire infine ai giudici. Se un minore trova lungo la sua strada persone che non hanno come obiettivo la sua tutela, ma altri obiettivi o obiettivi non ben definiti, per il minore inizia il calvario. Non so quante di queste sue indicazioni si riuscirebbe a mettere in atto. Non per spirito di contraddizione o per ingannevole proposito, ma proprio perché < Non è facile superare le difficoltà con facilità >. 1 - Il primo punto è già un problema. In genere i figli scoprono e percepiscono da soli la fase della separazione dei genitori dal momento che non escono più insieme e non si parlano più e poi le liti iniziano a farsi sempre più frequenti mentre il gelo prende sempre più piede al posto dell´affetto, della condivisione e della tranquillità familiare. Aumentano l’indifferenza e la tensione. Questo è ciò che percepiscono i figli prima che papà e mamma dicano insieme: "mamma e papà si lasciano, prendono due strade diverse” Anche se poi aggiungono in modo alquanto banale “il papà è sempre il papà e la mamma è sempre la mamma". Per i figli è, in ogni caso, l’inizio di un incubo, l’orlo del baratro. Il senso dell’abbandono la farà da padrone, per lungo tempo, forse per decenni. Spesso questi fatti li condizioneranno per tutta la vita. Sarebbe già un successo se i genitori maturassero insieme la volontà di separarsi in modo amichevole, ma anche questo mi sembra piuttosto raro come fenomeno. In genere sono le mogli a chiedere la separazione. Le statistiche parlano di circa l’80 % di richieste di separazione da parte delle mogli. Quindi, ne consegue, che circa 80 papà su cento resteranno ammutoliti ed esterrefatti, per usare un eufemismo. Un sentimento anche questo avvertito in modo quasi osmotico dai figli. Diciamo invece che le mogli vorrebbero che questi ottanta papà non facessero tante storie quando loro si presentano dai figli per dire quell’orribile frase: "mamma e papà si lasciano”. Dovrebbero invece aggiungere “ … perché l´ho deciso io". In un momento così difficile vorrebbero il sostegno psicologico e morale dei loro mariti, ovvero di coloro che verranno "scaricati" per il resto della loro vita. I figli avvertono e sentono incombere il pericolo prima che venga loro detto qualcosa e sperano che non si giunga mai a questa eventualità. Dovrebbe cambiare invece l’atteggiamento di entrambi i genitori, che dovrebbe essere esemplare e corretto sempre. Ed anche questo capita quasi mai. Ai figli servono parole rassicuranti ma in fondo quale sicurezza possono infondere i loro genitori ? quando la prima notte avvertono l’assenza del papà (circa il 90 % delle separazioni prevede che sia il papà a lasciare la casa coniugale) per i figli inizia il vero calvario. Dopodiché le stesse mogli si accorgono che la separazione non è stata così vantaggiosa né per se stesse né per i propri figli. In genere accusano l’ex marito, al quale vanno attribuite tutte le colpe del caso, poiché per un motivo o un altro, non si adopera mai quanto dovrebbe. 2 - Quanto al punto due, sono sicuro di aver creato una adeguata corazza a mio figlio ed ora che è diventato adolescente, dico “no” all´inevitabile senso di colpa del fanciullo, per qualcosa che non ha fatto e che invece avrebbe dovuto fare: un senso di inadeguatezza per quel qualcosa che rende i bambini fragili e vulnerabili, frustrati e soggetti spesso alla timidezza, al silenzio e all´isolamento. Da parte mia, ho fatto capire a mio figlio che per lui non ci sono punizioni e non ci sono colpe. Lui la separazione non l’ha voluta, l’ha subita: il suo compito sarà impegnarsi a scuola, divertirsi con i suoi amici più cari ed evitare, se possibile, persone o situazioni che possano turbarlo. Nient´altro di più da lui sarà preteso. Le regole sono abbastanza semplici, ma importanti nella loro sostanza, ai fini dell’auspicata autostima. In riferimento alla mia personale situazione, spesso chiedo a lui cosa vuole per il bene della famiglia. 3 - Ho rassicurato mio figlio che da lui accetto qualsiasi pensiero o ragionamento. Voglio che esprima liberamente le sue idee e i suoi stati d’animo, le sue confidenze e i suoi peccatucci, senza giudicarlo mai. Ha il diritto di dire la sua e di vivere come una persona, non come eterno cucciolo o come un oggetto. Frasi dette dalla madre come: “finché vivi in casa mia fai come dico io. Quando avrai diciotto anni farai quello che vuoi”, uccidono il rapporto e il dialogo. Si impediscono la crescita, la responsabilità, la maturità. Si interrompe una crescita spontanea e naturale. Si rimanda al futuro qualsiasi cosa, qualsiasi impegno educativo, perché ora la mamma o il papà hanno da fare e non devono essere disturbati. Con me è diverso. Io gli dico: “a diciotto anni, più di ora avrai la patente e il diritto di voto, niente di più”. La maggiore età è una data convenzionale fissata dalla legge dello Stato, non è una tappa di un percorso di vita. La differenza la farà la sua crescita psicologica. Ora che vive con i genitori, ancorché separati, lascio che esprima ciò che pensa e ciò che lo rassicura, ciò che lo aiuta a vivere come persona e ogni emozione della sua piccola vita, in ambito familiare e sociale. Ora frasi con senso compiuto, con idee compiute, hanno preso il posto dei balbettii. 4 - “Mai più” o “non c’è speranza” sono le frasi che i figli non vorrebbero sentire: uccide la loro speranza e le loro illusioni. Per converso, se riusciranno a superare questo difficile momento grazie all’aiuto degli stessi genitori, riusciranno ad accettare la separazione e ad attutire la caduta, saranno aperti e disponibili a nuove esperienze, ma non sempre ci riescono. 5 - Una pia illusione. Poiché i figli condividono tutto, assorbono ogni sensazione e ogni emozione. Anche se non esistessero le parole l´effetto sarebbe uguale. Se c´è rimasto dell´astio e dei risentimenti, i figli lo percepiscono. Saremo falsi ed ipocriti se sorridessimo davanti a loro come imbecilli, mentre dentro ci rode lo stomaco. Va da sé che i genitori continueranno ad avere le loro idee e a comportarsi come hanno sempre fatto. Difficile che cambino atteggiamento se non per ipocrisia, ma sarebbe un gioco presto scoperto: non si può ingannare così i figli senza essere scoperti e senza far crollare il lato debole del proprio castello. Io auspico sempre sincerità e trasparenza tra genitori e i figli. La complicità con i figli la si cerca forse anche in modo involontario, perché si condivide tutto con loro, gioie e dolori. E’ difficile per un genitore ricordarsi che i figli dopo la separazione, per ragion di logica, sono come divisi in due: metà con noi e l´altra metà con l´altro genitore. Abbiamo poche o nessuna possibilità di intervenire o interferire nella metà dell’altro genitore senza procurare malanimo. Di conseguenza, le nostre idee e le nostre azioni, che si esprimono nel cinquanta percento del loro mondo, potrebbero entrare in collisione nei loro pensieri, con idee ed azioni manifestate dall´altro genitore. Tutto questo potrebbe confonderli o al contrario potrebbe renderli più critici e maturi. 6 - Il termine "vittimismo" è, secondo me, usato a seconda dell´effetto che si vuole raggiungere. Può essere il sintomo di chi soffre e sa che dovrà soffrire ancora a lungo, oppure può indicare ciò che una nota avvocatessa, che frequenta la televisione nazionale, usa per indicare i "papà piagnoni" ossia i papà separati. Bisogna quindi distinguere chi ha fatto la scelta di separarsi (ripeto: l´80% delle mogli) da chi invece la separazione l´ha subìta e ne paga le conseguenze giorno dopo giorno. Non si dica che i papà separati siano tutti vittimisti: spesso sono le vittime. L´equivoco nasce perché la parola “vittima” tende verso due significati e piani convenzionali della realtà nettamente opposti: 1) la vittima è la donna che viene picchiata e violentata 2) vittimista è il papà piagnone e separato. 7 - Il punto sette è forse il più importante, proprio per far in modo che il bambino non diventi orfano di genitore vivo. Bravi quei genitori che rispettano i figli e consentono di stare e di vivere con l´altro genitore. Se faranno ciò, non avranno niente da temere. Ma, come si suol dire, fatta le legge, trovato l’inganno: molte mamme infatti lasciano che i figli trascorrano più tempo dall’ex coniuge o dai nonni, piuttosto che da loro, non proprio per finalità bi-genitoriali ma per gli impegni di lavoro, viaggi, ecc. Trovano talmente funzionale questa scelta con i loro bisogni, che finiscono per lasciare i figli dai nonni o dai papà a tempo pieno, limitandosi a chiedere come va in modo da poter vivere serene nella casa coniugale con il nuovo boyfriend (è successo anche questo). Si prendono i soldi del mantenimento dei figli, sotto minaccia di denuncia ai Carabinieri per inadempienza, se il papà non paga, e usano lo stesso genitore come babysitter, sotto l’incudine della denuncia se per esempio i figli non studiano a dovere o si fanno male, ecc. In questo modo, le entrate del mantenimento saranno pulite, esentasse, al netto delle detrazioni fiscali e riescono a tenere sotto controllo ogni cosa. Poi scoprono che è sufficiente una dichiarazione ISEE, per pignorare anche la borsa di studio dei figli, i rimborsi scolastici e di istruzione, senza dire niente al marito (è successo anche questo). L’ex marito, sconcertato, nel frattempo, impegnato com’è con i figli, non trova il tempo per andare dall’avvocato per chiedere se si deve accettare tutto questo o se si può far qualcosa per impedire questo saccheggio. Per quelle mamme che invece impediscono ai figli di incontrare il padre, con astuzie e bugie da quattro soldi, ritengo che lo facciano perché probabilmente hanno dei gravi sensi di colpa e quindi qualcosa da rimproverarsi e sperano che la lontananza dei figli dall´altro genitore le salvi da un giudizio negativo nei loro confronti. Strane distorsioni e mere perversioni dei fatti si concretizzano in modo quasi spontaneo. Il tempo fa maturare anche queste idee e materializzare questi comportamenti nella vita quotidiana delle persone. 8 - In genere questo viene svolto in maniera quasi spontanea. Qualche volta capita che la mamma fugga via dalla casa coniugale e torni a stare dai suoi genitori. Con se porterà anche i figli, i quali da quel momento non vedranno quasi mai più il papà. Molte mamme non hanno conoscenze e apporto materiale in una città sconosciuta per restare nella casa coniugale. In questo modo, i figli perderanno i punti di riferimento per una crescita non traumatica. 9 - Mantenere il dialogo con l´altro genitore è la cosa più importante, ma per la maggior parte delle coppie scoppiate è quasi impossibile. E´ giusto anche mantenere alto il nostro interesse verso gli impegni dei nostri figli. E´ questo uno dei maggiori indicatori della nostra presenza nella loro vita: per un genitore dovrebbe essere un obbligo morale e materiale. Quasi impossibile partecipare a compleanni e quant’altro con entrambi i genitori, poiché spesso gli amici e i parenti di entrambi i genitori sono investiti della responsabilità morale e sociale di “condannare” l’altro genitore: il clima per il genitore ospite potrebbe essere pesante e difficilmente accettabile. 10 - so che ci sono stati casi in cui la mamma ha preteso che il figlio o la figlia chiamassero il nuovo partner "papà" (è successo anche questo). Invece, è molto più difficile che un bambino possa chiamare un´altra donna "mamma" a meno ché non sia cresciuto in tenera età in grembo ad un´altra figura femminile accettata ed accolta da parte di tutti. Questo è abbastanza raro, ma, anticamente, accadeva alle donne che allattavano i figli delle comari col loro consenso, quando queste ultime non avevano latte al seno. Tuttavia, “mamma” era un attributo che si aggiungeva e non sostituiva quello originale. Sono invece le mamme a voler sostituire l´ex marito con un solo colpo di spugna: considerato ormai un ex in tutti i sensi. E’, infatti, quasi sempre la donna a lasciare, quasi mai l’uomo. L’uomo al contrario avverte molto di più il senso di abbandono ed elabora con maggiore difficoltà il distacco ma ovviamente ci sono le eccezioni. La donna ha la capacità di sostituire il papà spesso obbligando i figli a convivere con il nuovo partner nella casa coniugale, more uxorio, peraltro in violazione a quanto dispone la legge (art. 155 quater del codice civile) ma raramente se ne preoccupa. I giudici ritengono ormai superata la disposizione di legge che vieta il nuovo matrimonio o la convivenza more uxorio nella casa coniugale e costringono i figli a vivere con un estraneo anziché col padre. La prole e la figura paterna subiscono così l´ennesimo duro colpo. Nella maggior parte dei casi, i figli scappano di casa e quasi sempre, al compimento del diciottesimo anno, vanno via, spesso seguendo il padre per ricostruirsi una parvenza di famiglia felice. In tutti i punti indicati, se non verranno rispettate anche le volontà dei minori, oltre alle nostre, alla fine se ne andranno sbattendo la porta, spesso cum magno gaudio dei uno dei due genitori, ossia di quello troppo concentrato su se stesso e la sulla sua vita privata per rendersi conto dei danni che ha arrecato ai figli, al coniuge e a se stessi. A volte riescono goffamente a celare il senso di colpa e giungono a pretendere una ricongiunzione con i figli solo venti o trent’anni dopo. | ||
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