In Italia la violenza viene studiata solo a senso unico - di Fabio NestolaIo penso che...
21/06/2012 - 22.25Dagli scritti della dott.ssa Reale emerge quanto poco vi sia di valido, sia sotto il profilo scientifico che sotto il profilo giuridico. Della approssimazione scientifica hanno già detto altri, inoltre potrebbe essere utile notare che: - Non corrispondono al vero le citate percentuali delle vittime di violenza, 85% DD, 15% UU - La violenza nella coppia, ovunque venga studiata, risulta essere bidirezionale e simmetrica come dimostra la corposa letteratura scientifica internazionale. Simmetrica sotto tutti gli aspetti: frequenza, durata, modalità, gravità delle lesioni procurate. - Le maggiori differenze emergono in merito al livello di premeditazione: nella casistica maschile prevale la violenza d’impeto, nella casistica femminile la violenza pianificata. Nulla di imprevedibile: anche nella mitologia l’uomo uccide con la spada, la donna col veleno. L’agito aggressivo e violento, quindi, prescinde dalla prestanza fisica: un soggetto apparentemente più fragile non incontra limiti nella minore massa muscolare al momento di accoltellare, sparare, investire, sfregiare, lanciare oggetti, usare armi improprie, etc. Esiste persino una casistica erroneamente considerata impossibile, vale a dire lo strangolamento di soggetti maschili da parte di donne più minute delle vittime. Il fenomeno della violenza agita dal soggetto più debole nei confronti del più forte non è un’esclusiva femminile, compare anche nella casistica UU > UU. In Italia vengono stanziati fondi solo per ricerche istituzionali sulla vittima di genere femminile, mentre all’estero la violenza viene studiata a 360°, a prescindere dal genere di autori e vittime (Regno Unito, India, Thailandia, Filippine, Canada, Brasile, Svezia, Portogallo, Spagna, Finlandia, Messico, Rep. Sudafricana, Ghana, Australia, Iran, Israele, Cina, Stati Uniti, etc.). Qualora vi fosse interesse, posso fornire i riferimenti bibliografici di oltre 450 studi internazionali sulla simmetria della violenza nella coppia. In ogni caso la divisione percentuale non giustifica alcun riverbero sul Diritto. Anche qualora le vittime maschili di violenza domestica fossero solo il 15% - e così non è - per quali motivi quel 15% di violenza femminile non sarebbe oggetto di sanzioni tanto quanto l’85% di violenza maschile? La dott.ssa Reale inoltre scrive: “…vere e proprie calunnie come quella di organizzare complotti e false accuse senza alcuno scopo evidente se non quello (assolutamente incongruo o statisticamente del tutto irrilevante) di voler sottrarre al padre i figli…”. Prima di definirlo “statisticamente del tutto irrilevante” la invito a studiare il fenomeno in maniera completa, non solo dal suo personale punto di osservazione. Un dossier depositato in Senato nel luglio 2011, in II Commissione, raccoglie le testimonianze delle operatrici di giustizia (giudici, avvocati, CTU, solo di genere femminile) che convergono su una forbice di false denunce compresa tra 75% e 90%, con media dell’80%, fenomeno emergente proprio nella nicchia di separazioni, divorzi e cessazioni di convivenza. In particolare la dott.ssa Carmen Pugliese, Sost. Proc. c/o il Tribunale di Bergamo, ha diversi filmati con le sue dichiarazioni - 8 casi su 10 sono falsi costruiti ad arte - accessibili a tutti anche su youtube. Definire l’80% di false accuse una percentuale del tutto irrilevante appare quantomeno curioso. Mi piace affermare con forza un principio che prescinde da percentuali e statistiche: anche una sola donna vittima di violenza è inaccettabile; allo stesso modo però anche il 15% e più di uomini vittime dovrebbe risultare inaccettabile all’intera società civile, donne e uomini liberi da condizionamenti. La norma deve rimanere imparziale, sanzionando in ugual misura gli eventuali comportamenti violenti agiti da chiunque, padre o madre che sia. Per quali motivi la dott.ssa Reale scrive “non si può affermare il diritto alla bigenitorialità prima di stabilire senza ombra di dubbio che quell’uomo non ha agito violenza sulla moglie”. E’ il pregiudizio ideologico che la porta a considerare solo la possibilità che autore di violenza sia l’uomo? La dicitura democratica ed imparziale “qualunque genitore” non va bene? Non è quanto di meglio si possa esprimere con onestà intellettuale, evitando la divisione in categorie preconcette? Ciò non esclude che possa esserci un maggior numero di denunce femminili, pertanto vi saranno un maggior numero di soggetti maschili sanzionati. Ma prevedere la discriminazione a monte, già in fase legislativa, è un assurdo giuridico. Sembra essere solo pregiudizio ideologico, sicuramente non è ne’ Scienza, ne’ Diritto, ne’ art. 3 della Carta Costituzionale
Fabio Nestola Fonte: Redazione Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 865 volte
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| 10.52 di mercoledì 27/06/2012 | ||
| scritto da buttare il pesce a natà... | ||
A propostio di false accuse, segnalo a Fabio Nestola che sono già stato al "secondo giro" presso la procura di T. per accuse di abusi mosse da mia moglie, rivelatesi per la seconda volta infondate. Archiviata la prima accusa. Archiviata la seconda. La tecnica, la seconda, si è ammantata di farsa. I fatti. Le maestre di mio figlio, presso la scuola M. di T., realizzano una "mostra delle emozioni", a cui partecipano i bambini della scuola, realizzando in aula alcuni disegni. Mio figlio realizza tre disegni, su richiesta delle insegnanti: la consegna è realizzare un disegno sull´allegria, un disegno sulla gioia e uno sull´ansia. Mia moglie, dopo la visita alla mostra, senza riferirmelo, chiede al dirigente scolastico di prelevarne UNO solo - quello sull´ansia - e ne riceve l´autorizzazione. Il giorno dopo il dirigente scolastico, incontrandomi, mi chiede se voglio portare via gli alti disegni, in quanto la mostra verrà smantellata. Li porto via entrambi. Due giorni dopo mia moglie riporta alla Procura della Repubblica il disegno sull´ansia, con cui condisce nuove pesanti accuse di abuso sessuale: "Sono seriamente preoccupata...perchè anche questo disegno può essere indice... vedo mio figlio ansioso...". La Procura archivia (seconda archiviazione). Sei mesi dopo mia moglie consegna alla Corte d´appello di T. il disegno sul´ansia, lo estranea dal contesto in cui è realizzato (una "mostra sulle emozioni" su consegna delle insegnanti) e lo carica di significati impropri, in quanto lo ritiene prova dell´ansia che mio figlio proverebbe "in presenza del padre". OLE´! Il "pranzetto" è servito, le basi sono gettate screditare, per lanciare dubbi, per sollevare timori, per evitare un ampliamento della frequentazione padre-figlio (già al 12% del tempo totale), nonostante il fatto che TRE perizie abbiano confermato le capacità genitoriali paterne. Certamente si potrà anche provare, in corte d´appello, che esistono altri disegni, che era una "mostra sulle emozioni", che le illazioni sono strumentali. Il tempo e il modo c´è (a un anno e mezzo dai fatti), gli avvocati non mancano etc. etc. Ho buone speranze di dimostrare che la prova del disegno è una bufala, nella prossima udienza a DICEMBRE... Temo comunque che a questa signora che riporta solo una parte dei fatti, che di tre disegni ne sventola uno solo, che carica di significati inesistenti un disegno realizzato in aula per una "mostra", nessuno obietterà mai : "Signora, la preghiamo di non prendersi giuoco per l´ennesima volta di questa corte!" E la doverosità dell´obiezione è palese. Primo: perchè distorcere i fatti, secondo me, è comunicare il falso, e ciò non va nella direzione del "supremo bene del minore". Secondo: perchè la strumentalizzazione è palese. Terzo: perchè la filosofia del "buttiamo il pesce a natà" è pericolosa, crea procedimenti basati sul nulla, che necessitano poi di mesi per essere chiariti. Ma probabilmente, qualcuno dirà, sono un caso "non statisticamente rilevante". Si continui a buttare il pesce annatà. Tanto il rischio per chi ci prova è nullo... | ||
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