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Gentile Signora Pasquino, si informi: si chiama Condiviso, non congiunto

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Gentile Signora Pasquino, si informi: si chiama Condiviso, non congiunto

17/06/2012 - 02.12

Il dibattito a distanza tra avversari del Condiviso bis e chi, invece, ne sostiene i contenuti si fa sempre più duro in questi giorni. E mentre la Relatrice del DDL 957, Alessandra Gallone, continua il suo impegno nei lavori parlamentari sul tema, gruppi dell'ultima ora - come avviene quando scatta un preciso "ordine di scuderia" - si danno da fare per picconare uno dei disegni di legge più discussi della storia repubblicana.

E' il caso di Monica Pasquino, dell'Associazione "Scosse", che in un suo articolo pubblicato nel sito di SEL (sinistra, ecologia e libertà di Vendola, che di discriminazione e diritti civili dovrebbe occuparsi meglio, magari prestando attenzione anche alle famiglie) si mostra più confusa che persuasa. Fabio Nestola si è incaricato di rintuzzare punto per punto i contenuti dell'autrice, che qui riportiamo in versione "doppia" (in grassetto le parti dell'articolo della Pasquini).  

 

"In Senato è  cominciata la discussione sul Disegno di Legge 957 (del 2008), proposto da PDL  e UDC, che propone «Modifiche al Codice civile e al Codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso». Il nuovo ddl ha lo scopo di favorire la «concreta applicazione» della Legge sull’affidamento congiunto (Legge 8 febbraio 2006, n. 54), che  incontra sensibili ostacoli anche «a causa di resistenze culturali degli operatori".

Non congiunto, ma condiviso. Forse sarà un errore di battitura. La differenza non è solo lessicale, ma sostanziale nei contenuti. L’affido congiunto esisteva prima della riforma, la novella del 2006 lo ha eliminato dal codice sostituendolo col condiviso.

 

"Il ddl afferma che negli ultimi anni «si è assistito al proliferare di sentenze in cui l’affidamento condiviso veniva illegittimamente negato per motivi non direttamente attribuibili al soggetto da escludere, ma esterni, come la reciproca conflittualità, l’età dei figli o la distanza tra le abitazioni». E aggiunge che, anche in molti casi in cui l’affidamento condiviso è formalmente concesso, di fatto si propongono «contenuti pressoché identici a quelli di un affidamento esclusivo, soprattutto attraverso l’introduzione della figura del genitore convivente, di origine esclusivamente giurisprudenziale», in contrasto con le finalità della riforma del 2006. Il ddl ribadisce quanto già espresso nella Legge sull’affidamento congiunto, ossia che l’interesse del minore è la bigenitorialità, nonostante si verifichino ancora casi di dolorosa discriminazione a scapito dei padri, estromessi dalla vita del figlio/a senza valide ragioni e nonostante il cambiamento culturale in atto, che vede gli uomini sempre più interessati alla genitorialità, non soltanto intesa come propensione a garantire un sostegno economico, ma anche come disponibilità a partecipare alla crescita affettiva ed emotiva del figlio/a".

Ci risiamo. Ma allora non è un refuso, lei è proprio convinta che si parli di affido congiunto. L’affido congiunto non esiste più, è stato eliminato dal Legislatore da più di 6 anni.

 

"Partendo da premesse in buona parte condivisibili, il ddl prende poi una direzione totalmente inaccettabile, dichiarando che per tutelare la bigenitorialità e l’interesse del minore è necessario «porre fine a quei frequenti tentativi di manipolazione da parte di un genitore – di regola quello che ha maggiori spazi di convivenza – miranti ad eliminare completamente l’altro dalla vita del figlio/a, inducendo in essi il rifiuto di ogni contatto, un malessere indotto che va sotto il nome di Sindrome di alienazione genitoriale (PAS)». All’art. 9 del ddl si propone quindi la modificazione dell’all’articolo 709-iter del Codice di Procedura Penale con la seguente integrazione, dopo il secondo comma:«Il comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell’altro genitore attivando la Sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l’esclusione dall’affidamento». Cos’è la PAS? É la prima volta che fa capolino nella normativa italiana e non per arretratezza culturale, una volta tanto, ma perché la PAS è priva di ogni fondamento scientifico,non è riconosciuta come disturbo psicopatologico dalla comunità scientifica internazionale e non  è inclusa nell’attuale DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dell’Associazione Psichiatrica Americana, APA)."

Cosa c’entra? Nemmeno il mobbing e lo stalking sono inclusi nel DSM IV, eppure hanno entrambi larghissimo riconoscimento giuridico e si è sviluppata una corposa giurisprudenza di merito. Il DSM o è vincolante sempre o non lo è mai, è ridicolo invocarlo solo secondo la convenienza del momento.

 

"La PAS è stata originariamente proposta da Richard Gardner nel 1985 per individuare un disturbo che insorgerebbe nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiverebbe una campagna di denigrazione contro l’altro genitore (alienato).Secondo la teoria dello studioso, il genitore che ha un contatto più stretto con il bambino (la madre) metterebbe in atto una specie di “lavaggio del cervello” che porterebbe il figlio a esibire rancore, disinteresse o disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore (il padre)."

La divisione in categorie l’ha fatta lei, la teoria non specifica affatto che l’alienante (si dice alienante, non alienatore) possa essere solo la madre e l’alienato solo il padre.

Può esserci manipolazione dei figli anche a ruoli invertiti, la casistica lo testimonia. Che la PAS sia una teoria anti-mamma è falso come una banconota da 11 euro. Serve solo a smascherare i genitori disonesti che strumentalizzano i figli, questa le sembra una discriminazione antimaterna?.

Anche un’altra teoria contemporanea, la Malicious Mother Syndrome (Daniel Ira Turkat)[1], nasce come sindrome della madre malevola, ma è stata modificata in sindrome del genitore malevolo. La casistica osservata mostra una prevalenza di casi con la madre protagonista, ma la teoria scientifica non può escludere che identiche dinamiche vengano messe in atto anche dal padre.

Insomma, MMS o PAS non cambia nulla: la teoria è simmetrica, non nasce con un “nemico” predefinito. Poi quale sia prevalentemente il genitore disonesto lo dicono i numeri.   

 

"Se passasse il ddl 957, nei casi in cui un bambino/a rifiutasse il padre perchè ha assistito a casi di violenza domestica, il padre potrebbe appellarsi alla PAS, obiettando che il deficit affettivo del figlio/a è frutto della manipolazione materna."

E allora? Lo dice il padre, quindi il giudice emetterebbe la sentenza semplicemente controfirmando la dichiarazione paterna?

Mi perdoni, gentile Monica Pasquino, ma lei ha qualche conoscenza di come funziona in Tribunale? Il giudice non ha competenza per valutare eventuali (eventuali, non certi) disturbi comportamentali, quindi nomina un Consulente Tecnico, CTU, che effettua una perizia sull’intero nucleo familiare.

Un ciclo di incontri per valutare la triangolazione delle relazioni: a studio con la madre, con il padre, con madre e padre insieme, poi madre e figli, padre e figli, quindi incontri presso le abitazioni di entrambi, la somministrazione di test MMPI, Rorschach o altri agli adulti, disegni ai minori (l’albero, la famiglia etc.). Infine consegna al giudice una relazione con gli esiti dell’analisi.

Generalmente tre mesi di lavoro, prorogabili per altri 30, 60 o 90 giorni.

Nulla di affrettato o superficiale, dunque

Il giudice non decide accogliendo ciecamente le lamentele paterne, se i figli sono spontanei o manipolati emerge solo dopo una attenta valutazione da parte di esperte ed esperti appositamente formati, non certo dalle sole lamentele paterne.

Può spiegare quindi cosa significa “il padre potrebbe appellarsi alla PAS”? Mi scusi ma trovo curioso questo accanimento, non solo da parte sua.

La sentenza non la emettono ne’ il padre ne’ l’avvocato del padre, ovviamente spetta al giudice.

Chi ha interesse a che il giudice non nomini un esperto in grado di valutare?

Chi ha il terrore che vi sia la possibilità di accertare eventuali condizionamenti dei figli?

Accertare, non buttare li a casaccio tanto per fare un dispetto.

Chi ha interesse a che un eventuale accertamento sparisca dai tribunali?

Non è che per caso, e sottolineo per caso, proprio chi è consapevole di poter essere colto in fallo è l’unico ad avere interesse a che lo strumento per smascherare la manipolazione dei figli venga delegittimato?

Sono domande ingenue e forse un po' scomode, ma la gente se le pone, mi creda. Mezza Italia se le è già poste quando ci si chiedeva chi mai avesse interesse a depenalizzare il falso in bilancio, stroncare le intercettazioni telefoniche, mettere il bavaglio all'informazione. 

Le ricorda niente?

 

"Pur non ignorando la necessità di valutare con grande attenzione la dimensione complessa e contraddittoria dei conflitti familiari che coinvolgono i minori, da anni i centri antiviolenza e molte associazioni di donne hanno preso posizione contro la PAS. La pericolosità e il carattere esplicitamente reazionario e strumentale di questa Sindrome è già evidente nelle aule dei tribunali statunitensi, dove si ricorre alla PAS per minimizzare (o occultare) il fenomeno della violenza maschile contro le donne, derubricandolo a espressione della normale conflittualità di coppia o, peggio, colpevolizzando le vittime."

Stati Uniti quindi Common Law, altra cultura, altro contesto, altro sistema giudiziario, altra struttura del processo. Il paragone non sta in piedi, assolutamente improponibile.

 

"In linea di principio, l’affidamento condiviso è una conquista, per i figli/e, le madri e i padri, ma la Legge 54/2006 che in Italia lo regolamenta è lesiva dei diritti fondamentali dei bambini/e e presenta profili di illegittimità costituzionale alla luce dell’art. 16 della Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione dei confronti della donna (CEDAW)."

La 54/06 non opera alcuna distinzione tra uomini e donne, nemmeno una sola volta nel più trascurabile dei commi, è questo che Lei giudica incostituzionale? La distinzione dovrebbe esserci?

Inoltre la legge equipara diritti e doveri dei genitori nei confronti dei figli, è questo che Lei giudica lesivo dei diritti dei bambini? Diritti e doveri dei genitori dovrebbero essere diversi?

Curioso, perché il suo parere è contrario all’intero Parlamento, ove la legge è stata definita da donne e uomini, con orgoglio, una grande conquista di civiltà “bambinocentrica”.

Lei può non essere in sintonia con nessuno tra  Deputate e Senatrici, Deputati e Senatori del 2006, ma sarebbe utile aver seguito dall’inizio la genesi della riforma; il testo prima di arrivare in Aula è passato - nel corso di 12 anni  e 4 Legislature - al vaglio di tutte le Commissioni competenti, comprese Giustizia e Affari Sociali, con l’audizione dell’élite accademica nazionale: psicologhe e psicologi dell’età evolutiva, pediatri, neuropsichiatri infantili, psicoterapeuti, pedagogisti, mediatrici e mediatori, avvocati familiaristi, magistrati dei tribunali minorili, etc.  

Nessuna associazione forense (AIAF, AMI, ANFI, OUA, UNCM. etc., composte in larghissima maggioranza da donne) ha mai dichiarato che la legge sia lesiva dei diritti delle donne e dei bambini. Nessuno studioso, di nessuna disciplina extragiuridica, ha mai delirato sulla legge lesiva dei diritti dell’infanzia, i pareri andavano coralmente in direzione contraria.

Tutti incompetenti, dal primo all’ultimo.

Ora però, per fortuna, arriva lei a svelare al mondo la Verità: la 54/06 è lesiva dei diritti fondamentali delle donne e dei bambini.

Mi chiedo: ha consapevolezza di ciò che sta dicendo, o risponde ad ordini di scuderia? 

Perché vede, gentile Monica Pasquino, dall’analisi dei fatti alcune domande sorgono spontanee.

Come mai questa improvvisa levata di scudi contro l’affido condiviso?

Non solo lei, anche altri esponenti del neonato fronte “violazione dei diritti fondamentali di donne e bambini” dimostrano una singolare iperattività.

La legge è in vigore dal 2006, come mai oltre 6 anni di silenzio?

Non 6 settimane o 6 mesi, parliamo di anni. Dove eravate in questo lunghissimo periodo?

Dal 2006 al 2012 la legge non ha violato nulla, o perlomeno nessuno se ne è accorto; inizia a violare diritti a pioggia solo ora che se ne dovrebbe discutere l’adeguamento.

Curioso, non trova?

Si tratta di iniziative spontanee, o è una regia a decidere che ora bisogna demonizzare?

Sa, la gente semplice come me queste domande se le pone … se veramente la legge fosse lesiva dei diritti dei bambini, come mai nessuno se ne è accorto nel 2007, nel 2008, nel 2009 etc.?

Gli illuminati che oggi gridano all’incostituzionalità, si sono distratti per 6 anni?

Tutti insieme?

Mi piacerebbe avere lumi su questi aspetti, le sarei grato se fosse così gentile da iniziare un dibattito.

 

"Nel Rapporto Ombra sull’implementazione della CEDAW in Italia si osserva che «l’attuale disciplina sull’affido condiviso, non prevedendo esplicitamente che nei casi di maltrattamento, abuso dei mezzi di correzione, violenze sessuali, violenze fisiche, deve essere escluso l’affido condiviso, da un lato viola i diritti dei minori a una vita libera da ogni forma di violenza, dall’altro non tutela le donne vittime di violenza domestica ed anzi le espone ad un incremento del rischio di violenza da parte dell’ex coniuge a causa della gestione condivisa dei minori imposte dalla legge".

Non è vero, ma non posso ripetermi all’infinito annoiando chi legge. In merito al Rapporto Ombra la rimando a quanto già scritto[2]

 

"Se l’obiettivo è tutelare le madri e i bambini/e, piuttosto che permettere che il rifiuto del figlio/a di incontrare il padre violento venga interpretato dal giudice e dal servizio sociale come condizionamento psicologico del bambino ad opera della madre (PAS), dovremmo istituire un collegamento diretto tra la violenza subita dalle madri e le gravi conseguenze di tipo psicologico, fisico e sociale sui figli, nel breve e lungo termine."

Parte da un presupposto sbagliato.

Anzi, alcuni presupposti sbagliati.

1) L’obiettivo non è tutelare madri e bambini, ma è tutelare i figli e basta.

Può non piacerle ma è così, non l’ho deciso io.

Su tutto il Diritto di Famiglia aleggia il principio di “interesse del minore”, concetto ribadito più volte nei vari articoli di legge e in centinaia di migliaia di sentenze, anche di Cassazione.

Se lei ha letto da qualche parte nel Diritto di Famiglia che debba essere tutelato “l’interesse della madre e del minore” me lo faccia sapere, devo essermi perso anche questo.

2) Una legge che regola le separazioni deve - non può, deve - essere almeno formalmente imparziale, prevedendo identici diritti, doveri, opportunità e sanzioni per ogni genitore, a prescindere dal genere.

Poi l’applicazione che ne viene fatta può essere faziosa quanto vuole, la giurisprudenza degli ultimi decenni lo testimonia, ma almeno nell’enunciato una parvenza di imparzialità bisognerebbe mantenerla o fingere di mantenerla, non crede? Quindi è insostenibile il collegamento diretto che vorrebbe lei.  “Qualunque genitore” non le piace proprio?

La semplice, democratica ed imparziale dicitura "qualunque genitore" non le piace proprio? Vuole per forza che ci sia scritto "la madre", sennò la legge è lesiva dei diritti delle donne? Una formula imparziale non lede proprio nulla, è solo indice di onestà intellettuale. Poi saranno i numeri a dire se le vittime di violenza domestica sono prevalentemente femminili, quindi si attivano doverose corsie preferenziali per le sanzioni ai soggetti violenti. Anche se una minoranza di padri, o anche un solo padre fosse vittima di violenze, umiliazioni e vessazioni, la legge non può ignorare i suoi figli e la violenza assistita che subiscono.

 

"A commento del ddl in discussione al Senato, Barbara Spinelli scrive: «Il mancato riconoscimento del confine tra violenza di genere e conflittualità coniugale determina la stigmatizzazione della donna che denuncia la violenza subita su di sé o sui propri figli in sede di separazione, poiché ci si aspetta che la donna aderisca alla logica della composizione familiare.La proposta di legge, qualora approvata, obbligherebbe anche la donna che ha subito violenza (e l’ha denunciata) a sedersi a un tavolo con il proprio aggressore e contrattare con lui le condizioni dell’affido, perché la mediazione sarebbe obbligatoria anche nei casi in cui la donna ha subito violenza".

Anche all’avv. Spinelli ho già risposto[3], non posso ripetermi.

 

"Riconosciamo la  violenza maschile contro le donne come causa di esclusione dell’affidamento condivisa, soprattutto in Italia, dove le percentuali di violenza domestica sono drammaticamente alti, ed eliminiamo dal ddl 957 qualsiasi riferimento alla Sindrome di alienazione genitoriale (PAS)."

Gentile Monica Pasquino, a volte sarebbe utile informarsi prima di caricare a testa bassa. Non serve eliminare nulla, già fatto. In discussione non c'è solo il terribile DDL 957, ma ve ne sono di successivi nei quali il riferimento alla sindrome di alienazione genitoriale è stato eliminato. Provi a leggere il testo del DDL 2454, a firma dei Senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, e veda se riesce a trovare traccia della PAS. 

Orrore! La prima firmataria è una donna, possibile non si sia accorta di firmare una violazione ai suoi stessi diritti? Per comodità tralasci il resto e vada subito all'art. 9, forse si renderà conto di quanto inutile sia la sua crociata. L'esatta dicitura è: Il comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell'altro genitore, costituisce inadempienza grave, che può comportare l'esclusione dall'affidamento.  

È rimasto l'intento di impedire che venga condizionata la volontà del minore; se considera anche questa una violazione dei diritti fondamentali della donna vuol dire che secondo lei la madre rivendica, per legge, il diritto di condizionare la volontà dei propri figli. Magari nella realtà accade pure, ma pretendere che sia riconosciuto per legge sembra una divertente arrampicata sugli specchi.

 

Fabio Nestola, camionista

www.sorpassa-che-ti-passa.com


Fonte: Redazione - Fabio Nestola

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Ci sono 8 commenti


05.40  di mercoledì 24/10/2012
scritto da  Ezio Lucchina
da alzarsi in piedi a battere le mani

10.44  di lunedì 18/06/2012
scritto da  padre separato
Ecco, la conferma di quello che ho sempre pensato, e cioè che sono ignoranti queste persone, non le definirei DONNE,ma solo femminucce, disperate e con tanti problemi alle spalle....!!!!
Questa inciviltĂ  dovrĂ  finire un giorno e con lei anche queste nazi-femmiiste....!!!

07.37  di lunedì 18/06/2012
scritto da  per dadtux

un chiarimento: non ho la pretesa di convincere chi la pensa diversamente da me, ma d´altra parte non è possibile dialogare solo con chi mi da ragione. Cerchiamo solo di allargare l´informazione, usando i pochi mezzi a ns disposizione. Il fronte "condiviso = violazione dei diritti delle donne" ha alle spalle partiti e giornali, una potenza economica e mediatica. Noi niente di tutto questo, c´è solo il web Almeno in rete dovremmo essere tutti uguali, no? Mentre Adiantum pubblica integralmente i pareri di tutti (Pasquino, Spinelli, Betti & C.)pur non condividendoli, vediamo se nei loro blog sono capaci di dimostrare altrettanta nobiltà e democrazia pubblicando le nostre risposte. L´obiettivo quindi non è tanto la Spinelli, quanto le migliaia di lettori e lettrici della Spinelli. Se a dieci persone su mille riusciamo a far venire dei dubbi, è già un risultato. Oppure se smettono di pubblicare le risposte abbiamo la prova che oscurano pareri diversi dai loro diktat, anche questo è un risultato. FN


07.06  di lunedì 18/06/2012
scritto da  per Scipione
mi dispiace che nel suo caso le cose siano andate diversamente, ma lo standard del CTU è quello. Ho in archivio centinaia e centinaia di documenti, ma ovviamente non posso diffonderli perchè sono un concentrato di dati sensibili.
Poi possiamo incontrare il professionista scrupoloso e quello superficiale, come in ogni campo.
Volevo solo smontare la tesi della Pasquino (e di tante altre): è un pericolo se il padre pronuncia la parola magica "PAS" perchè al giudice basta questo per decidere.
E´ una balla.
Deve esserci una verifica, piĂą o meno approfondita ma deve esserci, e sempre fatta da personale esterno al Tribunale.
Se mia moglie dice che sono tossicodipendente, qualcuno mi farĂ  delle analisi o mi sbattono direttamente a S. Patrignano?
Il vizio di fondo è questo: alcune persone sono ormai talmente abituate ad essere credute, anche in assenza di prove, da temere come la peste che possa accadere anche il contrario.
In alcuni casi è sufficiente dire "sono vittima di violenza" per ottenere il rinvio a giudizio della persona falsamente accusata.
C´Ă¨ una casistica immensa, dolorosa ma immensa.
Forse c´Ă¨ il timore che la stessa grossolana approssimazione, costruita pazientemente per anni, possa ritorcersi contro chi l´ha voluta.

FN


23.14  di domenica 17/06/2012
scritto da  armando Nardi
La razza umana, la triste razza umana. Mi domando se vedremo mai un giorno la caduta degli arrocchi. Io difendo l´uomo perchĂ© sono un uomo, io la donna perchĂ© sono una donna. E così fanno gli ebrei, i cristiani, i musulmani, i presidenti delle nazioni, i potenti , i grandi della terra. Così fanno le caste (anche quelle indiane, che ridere... è da lì che nasce questo termine idiota), le lobbies (questo è un inglesismo, ma è la stessa cosa), i partiti (questo è italiano, ma è la stessa cosa di cui prima), i presidenti delle multinazionali, i dittatori, i dirigenti di partito e, se lo ritenete, vado avanti fino a domattina inoltrata, e forse sarò a un quinto dell´elencazione. Il fatto è che l´umanitĂ  è una e, forse, non siamo noi. Il fatto è che l’unica cosa che mi fa sorridere sempre, ma proprio sempre (forse sono malato) è quando sento un bambino parlare sereno. Il mio volto sorride, la mia anima sorride.
Oggi è martedì 15 luglio 4015, e sono cambiate molte cose sulla Terra: sì, devo dire che vedo molte cose diverse da 2000 anni fa. Mi fa però un effetto curioso vedere la vecchia razza umana afflitta ancora da millenarie memorie, affannarsi a ritagliare, ognuno, il proprio spazio nel tempo (così minuscolo peraltro). Il metodo ahimè è sempre quello, sì, quello dell´arrocco, quale altro?
Così è (se vi pare) che ancora oggi, nel 4015, proprio 2 millenni dopo , la specie umana, costituita ancora da persone che generano individui simili e diversi tra loro, tutti (per la veritĂ  dovrei dire “quasi tutti”), ancora con la stessa innata presunzione di avere piĂą diritto, ciascuno sugli altri, di ottenere questo o quello, l´importante che sia di piĂą di un altro essere umano.
Oggi nel 4015, mi piace pensare che la sola cosa che mi fa veramente sorridere ancora non sia cambiata, ed è quando sento un bambino parlare sereno. Molti mi osservano con distacco. Ma come dicevo, devo essere malato.

a mia figlia


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