Trento, assistente sociale prima la invia in casa famiglia, poi le toglie i figli mentre partorisceLe Associazioni raccontano
28/04/2012 - 09.28
La città di Trento assurge nuovamente alle cronache per l’operato del servizio sociale così tanto elogiato dall’assessore Ugo Rossi e dall’assessore Plotegher, così come l’operato delle case famiglia a cui questo servizio si rivolge.
Una madre, Nicole, ha il problema dell’uso di stupefacenti, ed avendo necessità di essere seguita da una struttura idonea viene inviata da una assistente del servizio sociale presso la casa famiglia Padre Angelo di Trento insieme al figlioletto all’epoca di sei mesi. Qui dovrebbe essere seguita in primis dall’ente inviante e dalla struttura ospitante che risulterebbe idonea così come da statuto alla presa in carico di soggetti critici ed ai figli di questi. Il tempo passa - per l’esattezza quasi due anni - e Nicole viene parcheggiata in questa struttura. Perché diciamo parcheggiata? Perché nonostante necessiti di essere seguita con adeguate terapie volte alla disintossicazione ed a un corretto inserimento nella società civile, viene invece abbandonata da chi ha proposto l’inserimento nella struttura di cui sopra (e dagli stessi operatori della casa famiglia) che non si adoperano per un percorso riabilitativo, ma "dimenticano" benevolmente Nicole nel suo percorso trasgressivo e nel suo uso saltuario di sostanze acquistate in paese. Nicole rimane incinta nuovamente e partorisce pochi giorni fa, ma subito dopo il parto viene a sapere dalla solerte assistente sociale che, mentre stava partorendo, il suo primo figlio era stato trasferito in una nuova struttura, con motivazioni ancora da accertare. La notizia non le era stata data "per non turbare il delicato momento del parto". Come mai si è dovuto ricorrere solo in quel momento - e così proditoriamente - a questa aberrante soluzione (un vero e proprio furto di bambini) quando lo stato di Nicole era conosciuto da sempre, e nulla era stato attivato a suo sostegno ? Antonella Flati, presidente dell’associazione Pronto Soccorso Famiglia, in concerto con il consigliere comunale di Trento Gabriella Maffioletti, dichiara di voler avviare in merito una interrogazione alla Commissione Parlamentare per i Minori in cui chiederà l’immediata rimozione dell’assistente sociale che, oltre ad aver chiesto l’onerosa collocazione in istituto di mamma Nicole, ha ignorato le sue reali necessità di cura e riabilitative non attivando i percorsi del caso. Sarà inoltre richiesta una revisione sull’idoneità della casa di accoglienza, in quanto non si è attivamente adoperata per il recupero di Nicole. Giova infine precisare che Nicole, durante i fine settimana, si appoggiava sempre alla propria famiglia ritenuta idonea dal servizio a svolgere un ruolo di supporto, e sia la madre che il bambino erano quindi sostenuti dall’affetto di genitori e fratelli dove questa trascorreva il fine settimana. Pertanto, anche in questa occasione, una importante risorsa per il collocamento dei minori è stata accantonata per favorire una soluzione che prevede il ricorso ad una comunità, piuttosto che quello ai familiari più diretti. Del caso se ne occuperà l’ormai noto Avvocato Francesco Miraglia del foro di Modena, presidente del comitato scientifico dell’associazione P.S.F. Fonte: Redazione Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 1037 volte
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| 20.38 di giovedì 03/05/2012 | ||
| scritto da pasquale.as@hotmail.it | ||
| Sono un´ Assistente Sociale e se questi sono i fatti reali realmente accaduti e non mistificati come succede in svariate occasioni la collega non conosce il codice deontologico poiche situazioni come queste non si opera in solitudine, ma anche con altri Operatori di altri Servizi, vedi Ser.T ma anche con altre professionalità. Se questo è il risultato l´Ordine del Trentino Alto Adige deve convocarla ed accertare i fatti poichè in tal caso potrebbe essere interdetta dall´Ordine nell´esercizio della Professione .
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