La Cassazione non finisce mai di stupire. Un assist prezioso per la Corte EuropeaCronache dai tribunali
30/03/2012 - 14.24E' di questi giorni la notizia dell'ennesima sentenza "eversiva" della Corte di Cassazione, che con pochi colpi - ma ben assestati, ad orologeria - continua ad infangare il Parlamento e le sue funzioni, facendosi beffe della L. 54/2006. A sei anni dalla sua "non-entrata in vigore", l'affido condiviso viene demolito poco alla volta. Fortuna che ci sono i servizi di aggiornamento sulle sentenze che lo riguardano, sennò "addio core" (come dicono a Roma). Di fronte a quest'ultimo capitolo della saga "Falso condiviso" - in onda in tutti i tribunali italiani, con un cast sempre uguale - è ormai chiaro il concetto: se alla magistratura una legge non piace, la boicotta. Punto e basta. La vicenda è ormai nota, grazie al tam tam dei social network e dei bene informati delle rassegne giuridiche. In breve, secondo il sito Cassazione.net (Dio lo abbia in gloria), "scatta l’affidamento esclusivo alla mamma se l’eccessiva conflittualità tra i due ex coniugi che hanno vedute opposte sull'educazione e non si parlano mette a repentaglio il benessere e lo sviluppo psicofisico del figlio. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 5108 del 29 marzo 2012, ha respinto il ricorso di un 46enne contro l’ordinanza della Corte d’appello. La vicenda prende le mosse a Roma. La coppia aveva avuto una bambina. Poi erano iniziate le differenze di vedute, l'educazione l'alimentazione, la scuola. A un certo punto i due si erano separati e il Tribunale aveva disposto l'affido congiunto della minore. La Corte d'Appello ha ribaltato la sorti della vicenda affidando la piccola alla madre per assoluta mancanza di comunicazione fra i due. Ora la Cassazione ha confermato il verdetto. La prima sezione civile ha osservato che «in tema di separazione personale, la regola prioritaria dell’affidamento condiviso dei figli a entrambi i genitori, prevista dall’articolo 155 Cc, è, ai sensi dell’art. 155 bis Cc, derogabile solo ove la sua applicazione risulti contraria all’interesse del minore, interesse che costituisce esclusivo criterio di valutazione in rapporto alle diverse e specifiche connotazioni dei singoli casi dedotti in sede giudiziaria. La mera conflittualità esistente tra i coniugi, che spesso connota i procedimenti separatizi, non preclude il ricorso a tale regime preferenziale solo se si mantenga nei limiti di un tollerabile disagio per la prole; assume, invece, connotati ostativi alla relativa applicazione ove si esprima in forme atte ad alterare e a porre in serio pericolo l’equilibrio e lo sviluppo psicofisico dei figli e, dunque, tali da pregiudicare il loro superiore interesse». Nelle specie, essendo emerso che l’affidamento condiviso si era dimostrato nocivo alla minore, nel presente e nel futuro, Piazza Cavour ha concluso per la sussistenza di condizioni pregiudizievoli al suo interesse, atte a legittimare la decisione per l’affidamento della figlia alla madre". E' evidente che il ricorso al tribunale dei diritti dell'uomo ed alla corte di giustizia europea diventa un passo fondamentale. E' evidente che con queste pronunce la corte, o è in mala fede oppure è incapace di vedere che con questi provvedimenti non solo non ridurranno la conflittualità, ma l'incrementeranno. E' evidente infatti l'esplicita autorizzazione per la madre a imporre sempre le scelte educative o quant'altro, tanto è certa che se il padre si opponesse alla fine otterrà l'affidamento esclusivo. E a ben vedere, che la vera natura dell'attuale giurisprudenza sia favorevole al falso condiviso è chiarissimo. Mancava solo un passaggio-chiave, ossia l'alibi con cui riaffermare il concetto della conflittualità come pregiudizievole per l'applicazione (quale applicazione ?) della L. 54. Oggi la Cassazione parla di "conflittualità che pregiudica la salute psichica della prole", e nel contempo fa un pericolosissimo distinguo con un'altra categoria di conflitto, quella "più lieve, in cui ci sia una forma di dialogo". Pura fantasia, semplice miopìa o solo un calcolo per lavorare meno ? Nella pratica, la Cassazione attribuirebbe un arma micidiale a tutti coloro - preferibilmente dotati di una vagina - che volessero trasformare il falso affido condiviso in affido esclusivo. La cosa paradossale è che almeno da quanto sembra, non è rilevante chi dei due abbia ragione, il problema si risolve comunque a danno del padre. Il profilo discriminatorio della sentenza fa il paio con l'attuale orientamento di quelle sezioni della Cassazione che, per così dire, hanno assunto un atteggiamento "reazionario e conservativo". La linea adottata da questi ermellini, ad oggi, prevale su quella "più evolutiva", che in un primo tempo aveva dato vita a sentenze decenti ed esplicative di un vero condiviso, almeno in tendenza. Ma il tempo della modernità e del progresso è durato poco tra questo untuosi iper-togati. Adesso è tempo di andare alla Corte Europea dei diritti umani. Oltre quella, non ci rimane che aspettare il loro ingresso in quiescienza o, in alternativa, il loro commiato dal mondo terreno per cause naturali. Fonte: Redazione Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 3594 volte
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