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Figli legittimi e naturali. I paradossi del diritto italiano

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Figli legittimi e naturali. I paradossi del diritto italiano

17/03/2012 - 09.25

Di solito, quando lo spieghi, la risposta è: “Ma va’!” (In alternativa: “Non è vero”).Eppure è (ancora) così: in Italia i bambini che nascono da genitori non sposati non hanno parenti, se non i genitori e (forse) i nonni.“E io non sarei zia di mia nipote? E perché?” Perché la legge è (ancora) così.

Un bambino su quattro nasce da coppie non sposate. Il doppio di dieci anni fa. Il secondo rapporto sulla coesione sociale realizzato da Istat, ministero del Lavoro e Inps testimonia a una volta di più il profondo cambiamento in essere nella società italiana. Ma se si può comprendere (che non significa, condividere) la difficoltà di arrivare, per esempio, alla regolamentazione dei diritti dei conviventi, non si capisce perché resista in Italia la differenza tra figli legittimi, cioè nati nel matrimonio, e figli naturali, nati appunto da coppie non sposate.

Già la diversa parola usata (“legittimi” versus “naturali”), sarebbe sufficiente a spingere ad approvare quella modifica, più volte tentata, che unifichi una volta per tutti i figli. Ma nel diritto le parole hanno un loro significato. E così, seppur molto avvicinatisi nel tempo, figli legittimi e figli naturali non sono ancora la stessa cosa a fini legali.

Infatti, i figli naturali hanno dei genitori, ma non hanno zii e cugini e non sono neanche fratelli tra di loro seppur nati dagli stessi due genitori. “Il riconoscimento che la condizione dei figli è la medesima rispetto ai genitori non impedisce che rimanga un’area di disparità di trattamento tra figli naturali e figli legittimi: quella del rapporto con i parenti di ciascun genitore – spiega Maria Dossetti, a lungo docente di Diritto di famiglia all’Università di Milano e autrice di numerose pubblicazioni in materia – La rilevanza giuridica della parentela naturale è stata circoscritta dal legislatore a situazioni specifiche e non ha assunto carattere di principio generale. La recente legge sull’affidamento condiviso segna, però, una inversione di tendenza, poiché prevede che il figlio minore abbia il diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, anche dopo la separazione tra i genitori coniugati o la cessazione della convivenza more uxorio. Sembra ormai giunto il momento, per il legislatore, di rimuovere ogni forma di discriminazione tra i figli, assumendo eventualmente, come punto di partenza, i progetti di legge già presentati in Parlamento”.

Lo scorso giugno, la Camera aveva approvato (presenti 477,  476 sì, 1 astenuto,  nessun voto contrario) la modifica al codice civile stabilendo che “tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico”. Poi la normativa si è persa per strada, insieme alla caduta del governo Berlusconi. Dopo un silenzio durato molti mesi, lunedì 12 marzo  il provvedimento è stato messo all'ordine del giorno della commissione Giustizia del Senato. Relatrice del provvedimento, la senatrice Maria Alessandra Gallone (Pdl). “Ieri ho svolto la relazione di presentazione del provvedimento, oggi c’è stata la discussione generale e abbiamo fissato i termini per gli emendamenti per la prossima settimana - spiega Gallone - Vogliamo fare svelti, perché questo è un provvedimento di civilità. Dopo l’approvazione di questa legge i figli saranno figli e basta, non ci saranno più distinzioni tra figli legittimi, naturali e adottati”.

 Anna Danovi, avvocato matrimonialista a Milano e presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia, evidenzia alcuni aspetti importanti di cui tenere conto nella discussione. “Il ddl – spiega – si propone di raggiungere tre obiettivi fondamentali: 1) eliminazione degli status di figlio naturale e di figlio legittimo, con un unico status di figlio, 2) introduzione di un procedimento giurisdizionale ad hoc per l’affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio, modellato su quello della separazione e del divorzio, 3) riconoscimento del diritto del minore “che abbia compiuto gli anni 12, e anche in età inferiore ove capace di discernimento, di essere ascoltato per tutte le questioni e procedure che lo riguardano”.

Danovi sottolinea in particolare un punto: il procedimento. Tema molto delicato. Oggi, infatti, la competenza per l’affidamento dei figli naturali è affidata al Tribunale dei minorenni, al contrario dei figli legittimi il cui affidamento è deciso dal Tribunale ordinario. Ma i due Tribunali hanno riti processuali diversi: “Il codice di procedura – dice Danovi – precisa che davanti al Tribunale dei minorenni il rito è quello camerale, la cui disciplina è tuttavia notoriamente sintetica e non delinea con precisione la scansione dell’iter processuale, prestando il fianco a numerosi problemi pratici e di fatto ancora rimettendo all’interpretazione di ciascun singolo foro l’effettivo svolgimento del giudizio”. Il ddl approvato dalla Camera e che dovrebbe ora affrontare la discussione del Senato, introduce un nuovo rito, sempre di tipo camerale, ma modellato su quello della separazione e del divorzio. “Nel testo attuale – conclude Danovi – è certamente apprezzabile l’obiettivo di dare certezza a una materia non totalmente plasmata, tuttavia l’introduzione di un ennesimo rito speciale non va verso la semplificazione processuale – peraltro strettamente collegata alla certezza del diritto -. Meglio sarebbe introdurre un corpus normativo ad hoc intestato al procedimento uniforme per la giustizia minorile, ragionando in maniera organica”.

 E, infatti, il tema è stato oggetto di discussione anche in commissione Giustizia. “Una cosa è già chiara – dice la senatrice Gallone – e cioè che il disegno di legge non può essere licenziato così com’è, senza toccare il tema delle diverse competenze tra tribunale ordinario e tribunale dei minorenni. Esiste già un disegno di legge approvato dal Senato e giacente alla Camera per attribuire al tribunale ordinario le competenze in tema di affidamento dei figli. Come relatrice proporrò di ricostruire il cuore di quel disegno di legge”. Ma perché proprio il tribunale ordinario e non quello dei minorenni? “Per il tipo di procedure del tribunale ordinario e anche perché i tribunali ordinari sono molto più accessibili essendo diffusi sul territorio, mentre i tribunali per i minorenni sono uno in ogni circoscrizione, quindi per fare un esempio in Lombardia oltre a Milano c’è solo quello di Brescia”.

Ma nel 2012 ha ancora un senso secondo voi la divisione tra figli legittimi e figli naturali?

 

 

Di Maria Silvia Sacchi | Giornalista del Corriere della Sera.

Fonte: http://27esimaora.corriere.it/articolo/e-io-non-sarei-zia-di-mia-nipote-paradossi-del-diritto-made-in-italy-tra-figli-legittimi-e-naturali/

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C'è 1 solo commento


22.08  di domenica 22/09/2013
scritto da  Mulassano Maddalena
Buona sera, mi permetto di concordare sul fatto che tutti i figli debbano avere gli stessi diritti a prescindere o no dallo stato dei genitori. Io sonno la nonna paterna di un bambino di 10 mesi e vorrei sperare di avere il diritto di nonna di poter vedere il mio adorato nipotino anche se la mamma e il papaà non stanno più insieme. Purtroppo la situazione è un po´ delicata e neanche mio figlio riesce a convincere la ragazza a lasciargli il bambino ogni tanto, primo per poter imparare a diventare un bravo padre e poi per permettere anche a noi nonni e ai bisnonni di potercelo godere. Per evitare conflitti non ci siamo ancora rivolti ad un legale ma mi piacerebbe capire quali sono i nostri diritti e doveri oltre a volergli un gran bene: Chiedo scusa per lo sfogo...


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