Inutile rivolgersi alle istituzioni. Seconda parte - di Bernardo FemiaOsservatorio sul Condiviso
04/03/2012 - 12.50Racconto il seguito. Se vi va. ….Ovviamente il Tribunale dei Minori fu sordo dinanzi a qualunque mia richiesta di dare uno stop ai comportamenti doscutibili messi in atto contro di me e, conformemente al costante orientamento giurisprudenziale, contro ogni principio di sana psicologia, fece da garante alla donna che non le sarebbe capitato nulla. Non dico si trattasse di un volontario e cosciente comportamento omissivo dei propri atti d’Ufficio, dico solo che fece l’esatto contrario di quello che, nella logica della situazione e secondo l’oramai consolidato indirizzo psichiatrico e psicologico, si sarebbe dovuto fare. A mio figlio, come la goccia di Paperino che penetra martellante sino al più recondito degli anfratti cerebrali, veniva ripetuto: “Papà non deve sapere nulla, nè dove andiamo, nè cosa facciamo. Se vuoi venire con me in viaggio, devi mantenere il segreto. Ci divertiremo, ma l’unica condizione è che papà non deve sapere nulla!”. Non m’importava che partissero, ancora una volta (non era la prima, infatti) per una breve vacanza, anche se fuori stagione e senza necessità apparente alcuna. Mi infastidiva - e pensavo che fosse anche più che lecito giuridicamente che fossi arrabbiato per questo -, che la mia figura fosse assimilata al “nulla” agli occhi del piccolo. “Non sono d’accordo alla loro partenza. Il messaggio non può essere questo” – pensai - e se è vero come è vero che l’art. 316 del codice civile stabilisce che “In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al Giudice indicando i provvedimenti più idonei”, decisi di chiedere a qualcuno più esperto di me come fare, nella consapevolezza che la questione di particolare importanza non fosse il viaggio in sè, ma l’abuso della potestà e, ancor di più, il messaggio di spregio altamente diseducativo che stava transitando dalla madre al bambino. Ma alla tragedia si accompagna spesso la commedia…quella dell’assurdo più esilarante. Chiesi quali fossero gli strumenti giuridici per agire, per un caso, proprio ad un Magistrato del Tribunale dei Minori che mi disse che ricorrevano le condizioni ex art. 316 c.c. e che, se avessi voluto, avrei potuto fare istanza proprio al Tribunale dei Minori che, di certo, sarebbe intervenuto. Poiché la partenza era imminente feci, in aggiunta, un esposto in Questura ed un telefax al Capo scalo dell’Alitalia, lamentando che se mio figlio fosse partito sarebbe stato senza il mio consenso e sotto la loro responsabilità civile e penale. Pensavo, illudendomi, che la carenza di accordo tra i genitori fosse motivo sufficiente per fermarsi a riflettere ed annullare la partenza. Ritenevo (ma lo ritengo ancora oggi) che ogni successiva falsa lamentela della mia controparte oggi non avrebbe avuto seguito, se sin da subito si fosse in qualche modo “fermato” il genitore alienante. Non fu così. La madre ed il bambino partirono tranquillamente in viaggio, per di più scortati (me lo raccontarono successivamente lei ed il bambino) sin sotto le scalette dell’aereo, perché, sicuramente il “matto” ero io. Dopo qualche tempo fu convocata finalmente un’udienza chiarificatrice. Inutile dire in quale stato di rabbia ed agitazione fossi. Io che servivo la Giustizia come custode di grandi patrimoni sottoposti a sequestro per motivi di mafia ed altro ancora, non potevo concepire che la macchina giudiziaria fosse così mal messa! Ma nel corso dell’udienza il Giudice (diverso da quello che mi aveva consigliato, perché giustamente rinunciante) mi disse, fra l’altro:”….e poi Lei è senza avvocato! Ma CHI l’ha consigliata di fare un’istanza siffatta??!! Pensa che siamo degli assistenti sociali!!??” “Boccaccia mia, morsicati la lingua!” - pensai e tacqui. Iurisdictio manu agens, era oramai l’unica soluzione… Segue. Fonte: Redazione Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 1189 volte
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| 08.30 di venerdì 21/09/2012 | ||
| scritto da Bernardo Femia | ||
| Egregio Commentatore XYZ,
Lei ha perfettamente ragione. Ma quando una delle parti non sente "ragioni", chiuso/a nella propria prepotente convinzione, incapace di una qualsiasi critica che concerna il proprio "io" ed è pervaso/a da una miope prospettiva nella rabbiosa demonizzazione dell´altro che, necessariamente, va annichilito (...e pensare che pochi giorni prima si dormiva nello stesso letto!) e le Istituzioni preposte - che dovrebbero possedere specifica competenza e capacità di seria analisi nel rispetto della parità dei coniugi (fra glia altri: art. 5 del Prot. 7 della Convenzione dei diritti dell´Uomo) - non fanno che aggravare le situazioni alimentando la conflittualità, nella compiacenza di legali a dir poco scorretti, quale sarebbe stata la diversa strada da percorrere che Lei fra le righe intende? La prego di leggere un po´ di letteratura psicologica recente sulla P.A.S. e soprattutto legga Richard Gardner. Solo con queste conoscenze ho potuto continuare ad avere un contatto con i miei figli (malgrado, lo riconosco, siano stati sconvolti dalle liti di noi genitori). Mi creda...li avrei persi, diversamente, come molti altri genitori, se non ci fosse stato un seguito che ora non posso raccontare. Oggi mio figlio di tredici anni viene a dormire da me anche negli infrasettimanali, "perchè se ne infischia - parole sue - delle scemenze scritte da un magistrato piccolo piccolo" Cordialità | ||
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| 00.50 di mercoledì 05/09/2012 | ||
| scritto da XYZ | ||
| Ma tutto questo accanimento, aggrappandosi a leggi, cavilli e azzeccagarbugliamenti, non sono causa di ulteriore disturbo per i figli che vivono una situazione già complessa in modo ancor più problematico?
In ogni caso, spero che le cose possano diventare più serene per Lei e i Suoi figli ma, anche, per la sua ex-moglie. Cari saluti. | ||
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| 08.48 di martedì 27/03/2012 | ||
| scritto da Pino FALVELLI | ||
| Purtroppo è vero, è del tutto inutile rivolgersi alle Istituzioni, soprattutto quando si chiede giustizia in merito ad eventuali comportamenti stigmatizzabili da parte di taluni avvocati e/o addirittura di taluni operatori di giustizia. Dobbiamo prenderne atto : Questa è la realtà. Ecco perchè è importante sostenere e chiedere a gran forza la responsabilità civile e diretta per i magistrati, ma anche e SOPRATTUTTO per certi avvocati e collaboratori di giustizia, quando traspare chiaramente che pur di far soldi fomentano gli animi e consigliano i clienti di sostenere certe tesi per raggiungere determinati scopi, fornendo, in tal modo, coscientemente, alle Autorità Giudiziarie versioni completamente distorte dalla realtà, senza minimamente, poi, documentare ed articolare ciò che riportano ( ovviamente, non si può generalizzare e fare di tutte le "erbe un fascio" ! ). E´ ovvio che non tutti sono uguali, ma è altrettanto ovvio che in tutte le categorie esistono le cosiddette "mele marcie" che vanno perseguite adeguatamente per impedire loro di fare "danni"( Mi sembra lapalissiano che non tutti i giudici sono come Falcone e Borsellino e non tutti gli avvocati sono come il loro "Codice Deontologico" imporrebbe ! ).- | ||
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| 21.45 di martedì 06/03/2012 | ||
| scritto da Gino | ||
| Il mio commento non è strettamente attinente la vicenda ma è ugualmente significativo dell´atteggiamento con cui viene trattato dagli operatori il padre separando o separato : nel mio caso sono separando, terzo avvocato interpellato per chiedere l´affido esclusivo della mia piccolina (1,5 anni ) e terzo avvocato che poco ci manca che mi insulta per la richiesta. " Lei parte perdente, lei è un padre! " mi sono sentito dire dall´ultimo dei tre. " Affido esclusivo??! A lei? io non lo chiederò. se ritiene si cerchi pure un altro avvocato", mi diceva il secondo. Il primo , più diplomatico , glissava sornione sorridendomi... | ||
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