Non serve a nulla rivolgersi alle Istituzioni - di Bernardo FemiaOsservatorio sul Condiviso
26/02/2012 - 13.17Ecco, in breve, i fatti. Quando nacque mio figlio primogenito non possedevo una casa nostra. Di mia moglie e mia, intendo. Vivemmo i primi mesi in tre in una stanza, ospiti dei miei genitori. La stanza misurava circa 16 metri quadri. Non ci si poteva muovere. C’era l’armadio, il letto matrimoniale e la culla. Passavamo le serate in quella stanza a coccolare il piccolo o a guardare i programmi tv in una piccola televisione che avevo posto sull’armadio di fronte al letto. Facevamo una vita modesta, ma serena. Poi arrivò il posto di lavoro e dall’oggi al domani mi trasferii dal Sud al nord d’Italia. Trascorsi i primi tempi da solo, ma, dopo un paio di mesi e non poche peripezie, riuscii a ricongiungere la famiglia. Fu un momento indimenticabile l’arrivo della mia ex moglie con il piccolo in braccio all’Aeroporto “Marco Polo” di Venezia. Avevo trovato una casa di due stanza bagno e cucina “inabitabile”. Non penso che la casa misurasse più di cinquanta metri quadri, pareti interne comprese. Il tempo è volato ed acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Dopo la separazione e tre figli all’attivo andai a vivere in un appartamento di circa 90 metri quadri. Cucina, bagno, due camere da letto di tutto rispetto ed un salone anche fin troppo grande. Nelle more dell’emissione del provvedimento presidenziale, dinanzi ad un comportamento decisamente alienante della mia ex (v’è una traccia profonda ed indelebile negli atti giudiziari, solo a volerli leggere!), in un colloquio da me sollecitato con il Presidente del Tribunale dei Minori della mia città (ora deceduto), nel rappresentare detto comportamento, perché vi era una questione giudiziaria in corso ed inerente proprio all’annichilimento della mia figura genitoriale, chiesi se potessi essere autorizzato a portare con me il “piccolo” di nove anni. Mi chiese che dimensione avesse l’abitazione. Riferii che aveva due stanze, un salone, bagno e cucina. Mi disse che era piccola per poter ospitare un bambino ed i suoi fratelli (maggiorenni), quando lo avessero voluto. Rimasi a bocca aperta come uno scemo, senza sapere cosa replicare. Non andai in Questura a consegnarmi per i maltrattamenti in famiglia di cui mi ero ipoteticamente reso colpevole nei primi due anni di matrimonio, perché, pensai, oramai il reato è prescritto e, per di più, non ho una querela in tal senso. Non ancora, almeno credo. Ecco, se qualcuno, volesse denunziarmi sappiate che oggi non ho i riscaldamenti in casa e mio figlio, oggi dodicenne, viene a dormire quando vuole nei giorni infrasettimali, perché vuole “venire a stare con papà e non gli interessano le scemenze di quello che c’è scritto nelle carte”. Pur con un processo in corso ed una immancabile denunzia ogni mese, oggi posso abbracciarti forte forte figlio mio e se ti dovessi perdere rifarei quello che ho fatto, perché ho imparato che non serve a nulla rivolgersi alle Autorità (in)competenti, anzi è controproducente. Fonte: Redazione Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 1034 volte
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