Todini interroga sui servizi sociali, la Belviso si arrampica sugli specchiLe Associazioni raccontano
15/02/2012 - 22.50
Roma - Lo scorso Ottobre 2011, Ludovico Todini, consigliere di Roma Capitale, ha presentato una interrogazione (vedi allegato), nella quale chiedeva delucidazioni su alcune e serie problematiche riscontrabili nelle relazioni degli assistenti sociali. Sotto accusa, in particolare, le questioni di metodo: dichiarazioni infedeli, valutazioni inquinate da pregiudizi e omissioni, contestazioni degli utenti sul contenuto dei verbali e, in generale, mancanza di trasparenza.
A fronte di tutto questo, l'on. Todini chiedeva di introdurre la documentazione audio-video degli incontri di genitori e assistenti sociali per le questioni di diritto di famiglia, al fine di garantire il diritto alla difesa e tutelare sia le famiglie che gli stessi assistenti sociali.
Dallo staff del Vice Sindaco Sveva Belviso è arrivata una risposta (vedi stesso allegato, alle pagine 5 e 6) che non soddisfa nè chiarisce, ma si concentra su discutibili questioni tecniche che si traducono in un sostanziale rifiuto. Leggiamo testualmente che “Occorre precisare che le relazioni informative fornite dagli assistenti sociali di Roma Capitale, non hanno il valore di una perizia legale, di conseguenza, gli accertamenti effettuati dai servizi capitolini non sono determinati in sede giudiziaria, bensì complementari a tutti gli altri accertamenti ritenuti necessari da parte dell’Autorità Giudiziaria”. Affermazione non corrispondente alla realtà dei fatti. Esiste un numero variabile tra 30 e 35 mila minori collocati in casa-famiglia, non solo a Roma ma su tutto il territorio nazionale. (32.000 nel 2009, inchiesta Panorama). Tutti - non alcuni, tutti - tolti alle famiglie in accoglimento delle relazioni dei Servizi. Solo in alcuni casi la magistratura dispone ulteriori accertamenti peritali, in altri sporadici casi esistono rapporti di polizia giudiziaria, ma la costante che accomuna tutte le vicende di istituzionalizzazione dei minori è la relazione dei Servizi. Viene unanimemente riconosciuto - da decine di migliaia di avvocati, genitori, associazioni di categoria, pedagogiste, psicologhe, pediatri, neuropsichiatri, consulenti d’ufficio e di parte, - che gli assistenti sociali abbiano un ruolo determinante nella limitazione della potestà genitoriale e della conseguente collocazione dei figli in casa-famiglia. Lo hanno e sanno di averlo, ma si dimostrano particolarmente preoccupati di sostenere che il loro parere non è vincolante per il giudice. Vero, perché in teoria il giudice rimane sempre perito peritorum, ma nell’impossibilità oggettiva di approfondire le dinamiche relazionali della moltitudine di famiglie che ogni magistrato si trova a giudicare, la delega di tale approfondimento ai Servizi Sociali assume uno spessore assolutamente determinante. La controprova? Dicano i Servizi in quale percentuale una relazione che consiglia il giudice di collocare i minori all’esterno della famiglia non viene accolta in tribunale. O, viceversa, in quanti casi i minori siano stati collocati in istituto nonostante una relazione contraria dei Servizi. Forniscano pochi dati, giusto per avere un trend confrontabile su base triennale. Quante relazioni disattese nel 2009, quante nel 2010, quante nel 2011....Verifichiamo se i numeri confermano la curiosa tesi dei servizi, quella cioè secondo la quale le loro relazioni non sarebbero determinanti in sede giudiziaria. Per quale motivo una verifica del genere non è mai stata effettuata? Perché non esiste un monitoraggio costante degli ultimi 20 anni? Perché i dati non vengono regolarmente raccolti e catalogati ogni anno, semplicemente analizzando la documentazione agli atti relativa ad ogni minore istituzionalizzato? Il solo fatto che non esistano dei dati è, di per se, un dato. Curioso sostenere una tesi indimostrabile, sapendo che l’assenza di verifiche non può far emergere l’evidenza dei fatti. Noi cosa c’entriamo? La colpa è dei giudici...Curioso anche come i giudici utilizzino identica strategia: noi cosa c’entriamo? Ci limitiamo a seguire le indicazioni dei servizi, li nominiamo esattamente per conoscere il caso meglio di noi… L’unico dato certo è che esistono decine di migliaia di bambine e bambini tolti alle famiglie. Probabilmente in casa-famiglia ci finiscono da soli: non è per volere delle famiglie, non è per volere dei Servizi Sociali, non è per volere dei Tribunali. Altro punto della replica è il seguente: “La riservatezza ed il segreto professionale costituiscono diritto primario del cliente e dell’utente”. Esatto. Pertanto non esiste alcuna violazione della privacy qualora a chiedere le videoregistrazioni siano le parti stesse. Gli unici dati personali e sensibili che possono emergere nel ciclo di incontri presso i Servizi sono quelli relativi alla famiglia presa in carico. Le operatrici dei servizi conducono gli incontri, ma non sono loro sotto esame per verificare l’idoneità genitoriale, se sono abbandoniche o abusano dei metodi di correzione, se assumono alcolici o altre sostanze, se maltrattano coniuge o figli, se sono inclini a molestie sessuali sui minori, se vivono in grave indigenza, se hanno perso il lavoro, se hanno un’abitazione fatiscente, uno sfratto esecutivo o altro ancora… Nessun dato personale e sensibile sulle operatrici potrà mai emergere dalla videoregistrazione degli incontri, gli unici elementi rilevanti ai fini della privacy sono eventualmente in capo alle famiglie prese in carico e proprio le famiglie manifestano l’esigenza delle videoregistrazioni. Perché negarle, chiamando in causa la privacy? Diverse famiglie, a migliaia, riferiscono che i Servizi siano talmente consapevoli del proprio potere da usarlo come minaccia:se non vi mostrate collaborativi vi togliamo i figli…Non sempre la minaccia si concretizza, viene utilizzata in un numero di casi enormemente maggiore rispetto ai bambini effettivamente tolti alle famiglie, ma il solo fatto che ne venga fatto un largo uso evidenzia la consapevolezza dei Servizi nella propria influenza sul procedimento giudiziario. Un enorme potere ben noto alle famiglie che ne hanno fatto le spese. Forse è questo che non deve emergere dalle registrazioni? Se i Servizi Sociali operano sempre al meglio, per quale motivo un ostinato accanimento nel non voler lasciare traccia del proprio operato? Altra "perla dello staff del Vice Sindaco: “Pur non avendo una esatta conoscenza dei costi, si ritiene che gli stessi rappresentino un onere non indifferente per l’Amministrazione”. Pur ammettendo di non conoscerli, dicono che i costi sarebbero insostenibili. Bene, sarebbe utile conoscerli prima di prendere posizione. E allora conosciamoli. Per l’uso specifico (ripresa fissa, ambiente chiuso ed illuminato) è sufficiente una videocamera tra le più economiche, senza funzioni sofisticate, ottiche particolari o definizione professionale. Per assurdo, se vi fossero ancora modelli in B/N andrebbero benissimo anche quelli. In commercio al dettaglio ne esistono da 89,90 euro (Philips e Kodak), ovviamente acquistandone un diverso quantitativo il costo unitario scende. Le schede-memoria (da duplicare, una copia alle parti ed una in archivio) hanno un costo irrisorio, al di sotto dei 6 euro, ma anche in questo con l’acquisto multiplo il prezzo scende ulteriormente. Ciò significa che eliminando 2 sole auto blu si acquistano videocamere e schede-memoria sufficienti a coprire tutto il Servizio Sociale nazionale, e avanza pure qualcosa. Per dotare i 20 municipi di una videocamera Roma Capitale spenderebbe meno di 2.000 euro, meno di 4.000 per averne due in ogni Municipio. Hanno avuto un costo maggiore le 2000 pale antineve regalate ai cittadini lo scorso 4 febbraio. In sostanza, paventare costi insostenibili appare una scusa priva del minimo fondamento, non è certo questo il reale ostacolo alle registrazioni. Prova ne sia che nei casi in cui i genitori si sono offerti di videoregistrare gli incontri con materiale acquistato privatamente, le operatrici hanno ugualmente opposto un deciso rifiuto. L’interrogazione dell’On. Todini chiedeva trasparenza. La risposta si arrampica sugli specchi pur di mantenere una assoluta mancanza di trasparenza rispetto a ciò che accade all’interno dei Servizi Sociali Prendo atto, e provvedo a girare il documento integrale alle associazioni a tutela dei minori
Alessio Cardinale Fonte: Redazione - A. Cardinale Vedi Allegato Torna indietro Questa Notizia è stata letta 737 volte
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| 18.42 di giovedì 16/02/2012 | ||
| scritto da Raffaele Bottacchi | ||
| PAZZESCO!!!!! | ||
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