Israele: bambini palestinesi maltrattati come gli adulti. Basta che abbiano 12 anniVolontariato
29/01/2012 - 17.23
Sembra impossibile che l’unico stato “democratico” in M.O., possa usare metodi anticostituzionali contro giovanissimi palestinesi, tanto da indurre a pensare che sia solo uno squallido gioco messo in giro dagli antisemiti o i “moderni” antisionisti. Eppure è vero. I vari governi che si sono succeduti in Israele fanno, hanno fatto e, continuano a perpetrare, quello che illustra il video di "The Guardian", e molto altro di terrificante sull’intero popolo, (compresi bambini) che occupano ILLEGALMENTE da generazioni.
Altro documento importante, che fotografa questa realtà, è il dossier, che troverete andando su Google e scrivendo: Alessandra Antonelli “Non se ne parla – bambini palestinesi nelle carceri israeliane”; potrete documentarvi leggendo un documento unico … Infatti la Antonelli è l’unica giornalista (ANSA) vissuta sei anni nei Territori Occupati (Ramallah), durante la II Intifada. Ciò che scrive è documentato: sono Ordinanze Militari, l’unica “legge” che Israele usa quando si tratta di palestinesi: bambini di 12 anni, donne e adulti. Indifferentemente. Se vogliamo davvero criticare chi calpesta i Diritti Umani, i Diritti del bambino, una giusta informazione è d’obbligo, anche se va contro lo Stato Ebraico e non solo contro i metodi assurdi dei palestinesi. Ci sono foto, ci sono testimonianze e documenti. Ed anni di lavoro che rivelano uno scorcio probabilmente inatteso, un ritratto a tinte forti direttamente dalle prigioni dello stato di Israele, dove a subire trattamenti inaccettabili secondo tutte le associazioni non governative che si occupano della loro tutela sono i bambini. Bambini palestinesi accusati per reati relativamente non gravi, soprattutto in medio oriente, e resi oggetto di violenze al limite della barbarie, di pestaggi e di maltrattamenti, contro ogni procedura legale, privati di ogni diritto minimo peraltro riconosciuto dallo stesso stato di Israele. CONDIZIONI TREMENDE – E’ un servizio esclusivo del Guardian ad aver messo insieme testimonianze, documenti, rapporti e studi per realizzare un reportage andato online proprio ieri. Tutto, o quasi tutto, gira intorno alla prigione di Al Jalame, nel nord del paese con la stella di Davide. “Pavimento sporco, un bagno turco, nessuna finestra”, scrive Harriet Sherwood, corrispondente dalla striscia di Gaza, descrivendo la cella 36: “Il passaggio del cibo garantito da una piccola porticina è l’unica cosa che segna il tempo, dividendo il giorno dalla notte”. In queste prigioni sono tenuti i bambini che le forze di polizia e giudiziarie dello stato di Israele hanno preso in custodia, e hanno sbattuto in galera ben prima che qualsiasi accusa a loro carico venisse confermata. “La maggior parte di loro è accusata di aver tirato pietre ai soldati o ai coloni; alcuni, di aver tirato qualche bottiglia molotov; qualcun altro, è dentro con accuse più serie come di essere collegato ad organizzazioni militanti o di aver usato armi”. Per tutti, racconta il Guardian, la via d’uscita è una sola: “La camera degli interrogatori”, dove, “ammanettati mani e piedi ad una sedia”, ai bambini viene chiesto praticamente tutto ciò che sanno, compreso ciò che fanno “i propri vicini, i propri amichetti, i propri parenti”, quel che gli piace fare, quali siano le loro abitudini. Parliamo di molti, molti bambini arrestati ogni anno, “fra i 500 e i 700″, i più accusati di assalti con lanci di pietre. Ci sono testimonianze giurate, riporta il Guardian, di “almeno 426 minori detenuti nel sistema giudiziario israeliano”. Fonte: www.giornalettismo.it Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 362 volte
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