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Padri e bambini negati. Per legge - di Marcello Adriano Mazzola

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Padri e bambini negati. Per legge - di Marcello Adriano Mazzola

11/01/2012 - 18.18

Ci sono padri straordinariamente felici di essere padri e di fare da padri. Perché è l’esperienza più bella della loro vita. Perché il figlio è, la loro vita. Perché crescere, educare, giocare, gioire col proprio cucciolo nutre il cuore, la mente, l’anima.

Ci sono madri che negano ai padri questo diritto. Negandogli così di vivere.

Ci sono padri che passano notti e settimane insonni; che subiscono: alienazioni genitoriali, telefonate interrotte con il figlio, figli manipolati, menzogne inculcate nel figlio e parole infamanti; assistono ad: accordi violati, aggressioni al patrimonio; vivono improvvisi sospetti imprevisti del figlio. Padri che vivono il figlio come un ostaggio, vile merce di scambio, corpo contundente, strumento di vendetta; arma non convenzionale. Ci sono padri che non vivono più serenamente, che non lavorano più serenamente, che non gioiscono più, che non riescono più ad immaginare il proprio futuro. Ci sono padri che si impoveriscono, aggrediti patrimonialmente. Che finiscono a fare la coda dai padri gesuiti o dormono in auto. Che hanno sconvolgimenti esistenziali non più riparabili, destinati a restare come inchiostro d’odio su candida seta. Ci sono padri negati.

Uno dei maggiori drammi della società moderna, nella quale una coppia su due è destinata a separarsi, riguarda i padri che si “separano”, ai quali si oppongono le madri con “violenza” negando loro l’esercizio della condivisione genitoriale nella crescita del figlio. La letteratura spiega che in una “separazione” (in un matrimonio o in una convivenza more uxorio) le donne tendono spesso a usare il figlio come arma e i padri invece strumentalizzano il mantenimento.

Il legislatore è intervenuto con la legge 8 febbraio 2006, n. 54 (separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli), capovolgendo il sistema allora vigente, in base al quale i figli venivano affidati a uno dei genitori secondo il prudente apprezzamento del presidente del tribunale o del giudice o secondo le intese raggiunte dai coniugi.

Le nuove norme attuano il principio della bigenitorialità (invalso negli ordinamenti europei e presente nella Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, con cui si riconosce il preminente e superiore interesse del bambino, da attuarsi in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico), riconoscendo a entrambi i genitori il diritto di essere realmente tali verso il bimbo e il contestuale diritto del bimbo di essere cresciuto da entrambi.

Con la legge n. 54/06 sono state apportate modifiche al codice di procedura civile e, in caso di separazione dei genitori, i figli saranno affidati come regola a entrambi i genitori, ed eccezionalmente solo a uno quando in tal senso spinga l’interesse del minore e l’affidamento condiviso ne determini una situazione di pregiudizio. Il principio è fondamentale ma in una situazione conflittuale è difficile metterlo in pratica, soprattutto se la forbice tra i genitori (educazione, residenze, abitudini) si allarga. Diventa dunque essenziale il ruolo del giudice e degli avvocati che assistono le parti.

Occorre infatti che la legge venga applicata con equilibrio, saggezza e responsabilità, dai giudici minorili e che gli avvocati che assistono i genitori in tale delicato conflitto siano innanzitutto competenti, esperti e responsabili. Ho invece conosciuto tanti cialtroni che danneggiano le parti e soprattutto l’interesse dei minori arrecando danni irreparabili. Tali incompetenti andrebbero sanzionati con la radiazione o l’espulsione.

Il Tribunale per i Minorenni (T.M.) esercita nello spirito della realizzazione del migliore interesse del minore e ha giurisdizione penale, civile e amministrativa. E’ organo specializzato della giustizia, composto da quattro giudici (due togati e due onorari).  In Italia ci sono 29 tribunali minorili, con 782 magistrati, dei quali circa 600 sono onorari. La selezione dei giudici andrebbe fatta col massimo rigore possibile poiché gestiscono situazioni di straordinaria importanza.

La competenza in materia civile non è esclusiva (concorrente con il tribunale ordinario e e il giudice tutelare) ma di assoluto rilievo, decidendo anche in tal senso: interventi a tutela dei minori i cui genitori non adempiono in modo adeguato o affatto ai doveri verso i figli (art. 147 cod. civ.); può limitare l’esercizio della potestà genitoriale, attivando l’intervento dei servizi socio-sanitari (art. 333 cod. civ.); può allontanare il minore dalla casa familiare (artt. 330, 333 e 336 cod. civ.); può dichiarare i genitori decaduti dalla potestà sui figli (art. 330 cod. civ.); può dichiarare lo stato di adottabilità del minore; regola l’affidamento dei figli di genitori non sposati, che hanno cessato la convivenza e che sono in situazione di conflitto rispetto all’esercizio della potestà genitoriale (art. 317 bis cod. civ.).

Ricordiamoci dunque che dove c’è un padre negato, c’è sempre un bambino negato


Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/10/padri-bambini-negati/182680/

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Ci sono 4 commenti


08.49  di domenica 18/03/2012
scritto da  Carlo Orecchia

Cara Claudia, non posso entrare nel fatto che tu esponi sommariamente. Posso però dire che per esperienza personale un conto è discutere per arrivare ad un compromesso, un altro è agire con la protervia tipica di chi sa di non dover pagare mai pegno. Pure mia moglie (che avrò piacere di chiamare "ex" solo quando la Sacra Rota avrà cancellato questo grave errore della mia vita) afferma di crescere da sola mia figlia. Solo che l´ha voluto lei. Impedendo a me pure di prendere i congedi parentali. Scusami Claudia, magari mi sbaglio nel tuo caso, ma non siete più credibili: il vittimismo, spesso condito di pianti e recite varie, è parte integrante del vostro modo di fare. E sono convinto della buona fede di molte di voi: talmente abituate a non avere alcun contraddittorio, chiuse nei nuovi ginecei che vi siete costruiti con trasmissioni, riviste, spettacoli sulle donne, dalle donne, per le donne, con le donne, tra le donne, insieme alle donne avete oramai conseguito un tale difetto di percezione della realtà che non vi consente più la normale pratica del buon senso. Certi orgogli voi li tirate fuori solo ed esclusivamente dopo che avete il figlio in braccio, perché sapete benissimo che tramite i figli potete non solo chiedere, ma soprattutto ottenere quello che volete, sbattendo fuori dalle loro case i vostri mariti, che improvvisamente diventano un peso. Fino a quel momento, ovvero fino al raggiungimento dello status di moglie ve ne guardate bene. In ogni caso, quando pagherete la vostra libertà, bene supremo più della vita stessa, con i vostri mezzi e non con quelli dei vostri mariti e le sofferenze dei vostri figli potremo dire di essere pari. Cioè come fanno i mariti quando scappano con le amanti. Fino a quel momento non potremmo dirci alla pari. Nel caso invece tu fossi la vittima: ma perché dobbiamo rimetterci io e mia figlia se tuo marito è uno str....o?


09.02  di mercoledì 25/01/2012
scritto da  Gino
Per Claudia

E ci sono padri che, per vivere i propri figli si devono forzatamente abituare alle abitudini, consuetudini e luoghi imposti dalla madre al figlio, abitudini, consuetudini e luoghi che diventano, per imposizione delle madri, esigenze insopprimibili del minore.
Abitudini, consuetudini e luoghi a cui il padre non ha potuto PER LEGGE contribuire , sulle quali PER LEGGE non ha potuto dare una sua impronta, impossibilitato a dormire sotto lo stesso tetto col figlio, limitato nelle frequentazioni, ridotto a sudddito della ex moglie che dopo avere creato dal nulla LE INSOPPRIMIBILI ESIGENZE del figlio, sulla base delle proprie INSOPPRIMIBILI ESIGENZE , ha facile gioco nell´usare il figlio come SCUDO UMANO contro il padre.

Esitono padri ( tutti gli esistenti ) , PER CUI LA LEGGE ha stabilito un ruolo : quello di genitore suddito , il cui unico valore, la cui unica espressione riconosciuta di potestà genitoriale PER LEGGE è l´erogazione di denaro, tanto denaro. Quel denaro che serve al genitore capo ( la ex moglie ) a plasmare a suo esclusivo piacimento l´adulto di domani che è l´adulto senza padre, un adulto monco, deficiente, sottosviluppato, violento, instabile perchè espressione di una genitorialità eslcusivamente materna.

00.44  di venerdì 13/01/2012
scritto da  giustizia squilibrata
la più grande ingiustizia l´ho vista nei giudici. Sono tutti dei ponzio pilato. Ma prima o poi verranno GIUDICATI anche loro!!!!

15.23  di giovedì 12/01/2012
scritto da  claudia
ci sono madri che lottano perchè il padre instauri un vero e proprio rapporto con il proprio figlio, e padri che lo fanno solo perchè obbligati da una sentenza provvisoria. E per questo vengono visti come un "padre che comunque a modo suo fa il padre". significa quindi che il padre può fare ciò che gli piace? e la madre che ha cresciuto il figlio da sola? Forse i padri che ogni tanto "pagano" acquisiscono diritti particolari? E i doveri? E l´amore verso il figlio? E il rispetto per la madre che non ha mai messo il figlio contro il padre? E il figlio, le sue abitudini, le sue esigenze, il suo modo di vivere?
E´ il figlio che deve adattarsi al padre o viceversa? ...E intanto il padre se ne frega...gli basta vederlo ogni tanto! E la madre continua a mandare giù rospi....


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