Separazione e fisco, Rita Rossi: i giudici non vengano trasformati in segugiINFOLEGAL
28/12/2011 - 11.22In un articolo apparso di recente sul Corriere della Sera on line, leggo dell’iniziativa assunta dai giudici romani, consistente nell’ordinare ai coniugi che si separano il deposito di un profilo completo della propria situazione economica. Fin qui, l’iniziativa non appare tanto singolare, considerato che già altri tribunali (cito quello di Bologna) richiedono, nel corso dell’istruttoria, che le parti riepiloghino in modo particolareggiato e documentato le rispettive situazioni esistenziali, lavorative ed economiche. E si tratta – direi – di iniziativa più che legittima, comunque utile ad agevolare il compito del giudice. L’elemento di novità ( e dico subito, di ambiguità) nell’invenzione romana si colloca oltre: l’ordine rivolto alle parti è, infatti, quello di depositare una “dichiarazione sostitutiva di atto notorio” con la conseguenza, ben intuibile, che in caso di dichiarazioni mendaci ( o tali supposte) l’autore delle stesse si troverebbe ad imboccare dritto dritto la strada dell’accusa penale. Da qui, la duplice riflessione del commentatore: l’iniziativa descritta determinerà, molto probabilmente, un’ impennata delle separazioni consensuali, ricercate per non rischiare il peggio; e, inoltre, le aule dei tribunali fungeranno da binario parallelo per la lotta all’evasione, esistendo – questo è sempre ciò che leggo - una connessione tra l’interesse pubblico relativo all’evasione fiscale e quello privato del coniuge più debole. Osservo, allora: (i) siamo proprio sicuri che l’autorità giudiziaria possa essere piegata (o comunque prestarsi) a compiti che istituzionalmente appartengono ad un altro distinto potere dello Stato? Pensiamo un attimo a questo: allorquando il giudice della separazione ritenesse che la dichiarazione sostituiva di atto notorio depositata da uno dei coniugi contenga dichiarazioni mendaci, sarebbe tenuto ad informare la Procura ai fini dell’accertamento del reato di falso; dopodiché, la Procura dovrebbe inoltrare la segnalazione agli organi del Ministero delle Finanze. Ma (questa è la mia perplessità), dato che il giudice civile non potrebbe stabilire a priori se la dichiarazione prodotta sia o meno veritiera, si finirebbe con un inoltro a tappeto alla Procura delle dichiarazioni prodotte (quanto meno di quelle depositate dai lavoratori autonomi e dai liberi professionisti), onde fugare ogni dubbio. Dunque, tutti i coniugi rientranti in una certa categoria professionale diverrebbero, ispo iure, soggetti passivi di una segnalazione alla Procura e al Ministero delle Finanze. Un’iniziativa come quella annunciata sul territorio romano, appare dunque quanto meno eccessivamente invasiva o invadente, e – io credo – più che convincere ad una separazione consensuale, potrebbe indurre ad una rinuncia estesa all’esercizio di un diritto primario della persona, quello appunto di separarsi; (ii) ma pensiamo anche all’ utilità di una simile iniziativa, considerato che esistono, nel nostro ordinamento, strumenti in grado di realizzare lo stesso risultato di disincentivare i “furbi”. Oggigiorno, e questo è ancor più vero dopo che il diritto di famiglia è stato ulteriormente innovato nel 2006, il giudice – solo che vi sia contestazione di una parte circa la veridicità dei redditi dell’altra – è tenuto a disporre accertamenti mediante polizia tributaria. Avviene, così, in un gran numero di casi che il giudice disponga detti accertamenti, basando quindi la propria successiva valutazione sulla relazione redatta dalla GdF. Senza, poi, considerare che in quadri processuali caratterizzati spesso da conflittualità e volontà di rivalsa tra le parti, qualunque avvocato di media preparazione e avvedutezza sceglierebbe di contestare la veridicità della dichiarazione sostitutiva depositata dall’avversario. Penso, in definitiva: - che il giudice della separazione debba fare (possibilmente bene) il proprio mestiere e non essere trasformato in una sorta di ‘segugio’ (mi sia consentita l’espressione); - che debbano essere evitate sovrapposizioni tra i diversi poteri dello Stato; - e, ancora, che il diritto di separarsi è sacrosanto e non può essere limitato, neppure indirettamente, con strumenti di dissuasione introdotti surrettiziamente; - che vada evitato ogni meccanismo che si presta ad utilizzi strumentali; - e, infine – riflessione di pancia che dunque vale quel che vale – che non si può sempre partire dall’idea preconcetta – che il coniuge più dotato dal punto di vista economico sia sempre e comunque intenzionato a prendersi gioco dell’altro: talvolta accade, è vero, forse accade troppo spesso; ma, non sarebbe meglio sforzarsi di rendere più eque le regole ? Come dire: se so che incontrerò un giudice giusto, e non prevenuto, e se ho sufficiente garanzie di non incappare in una decisione sproporzionata, non avvertirò probabilmente il bisogno di nascondere la realtà. Un pensiero ingenuo? Può darsi, ma non troppo forse se ripenso a quel giudice di un tribunale del Nord che mi disse un giorno “quando il marito è un lavoratore autonomo, so in partenza che la sua dichiarazione dei redditi è falsa, e allora non mi servono neppure accertamenti”. Fonte: Redazione - R. Rossi Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 525 volte
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| 12.49 di giovedì 26/01/2012 | ||
| scritto da renato | ||
| Io sono disposto ad aiutare i miei figli finchè portò senza alcun problema e senza alcun limite di tempo (con l´unico obiettivo della loro sana crescita e capacità di autonomia) perchè sono i miei figli. E comprendo che un un giudice posso obbligarmi a contribuire al loro mantenimento.
Ma davvero non riesco a comprendere perchè io debba versare soldi all´ex coniuge per i miei figli (non sapendo neanche se i soldi vanno veramente a loro). | ||
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| 22.23 di lunedì 09/01/2012 | ||
| scritto da Brigante | ||
| Al Nord esistono Giudici così!
Al Sud esistono addirittura “Onorevoli Giudici” che motivano le proprie sentenze con un grado di pregiudizio, nei confronti dei liberi professionisti ed imprenditori, in fatto di redditualità come di seguito riportato: “ le dichiarazioni rese dai liberi professionisti circa i loro guadagni vanno prese sempre con la dovuta cautela . Va aggiunto, poi, che la stessa esposizione debitoria verso le banche è condizione pressochè costante di tutti gli imprenditori, “ Il suddetto trafiletto è un estratto fedele da sentenza di Divorzio emessa da Tribunale di Salerno, più precisamente la n. 1237/11, con Oggetto di Causa : Cessazione effetti civili del matrimonio ed Argomento: Quantificazione dell’Assegno di Mantenimento. Aggiungo che nella sentenza di che trattasi c´è anche altro , ma sarebbe troppo lunga da spiegare pertanto mi fermo quì . | ||
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| 21.59 di lunedì 09/01/2012 | ||
| scritto da Francesco Brigante | ||
| Credo che quel giudice del nord non sia il solo in Italia ad avere preconcetti nei confronti di mariti lavoratori autonomi liberi professionisti imprenditori.
Di seguito riporto Articolo pubblicato in data 21/09/2001 su quotidiano Roma Cronache di Salerno: | ||
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