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Una occasione persa. Il mio vero condiviso messo in pericolo da un assenza

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Una occasione persa. Il mio vero condiviso messo in pericolo da un assenza

27/12/2011 - 20.29

Qualche mese fa un tribunale della nostra repubblica ha perso l’occasione di mettere finalmente in pratica, senza falsità e non solo sulla carta, ciò che prevede la legge, cioè la separazione in condivisione. Vi erano (e vi sarebbero ancora!), tutti i presupposti, ma proprio tutti, affinché un giudice potesse prendere dei provvedimenti che avrebbero dato dare la possibilità ai figli minori di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi  i coniugi. Invece la fretta, la superficialità e soprattutto la paura di cambiare hanno fatto svanire un provvedimento significativo  per la giurisprudenza in materia di diritto di famiglia. Vi racconto la mia storia.

Dopo un velocissimo tentativo di consensuale durato dieci giorni, mia moglie fa ricorso in giudiziale in quanto secondo lei stavamo perdendo tempo occorreva separarsi velocemente e con le solite modalità. Non aveva dubbi,  sapeva che in Italia è stato sempre così e cioè figli alla madre, casa coniugale in comproprietà assegnata alla madre, auto di famiglia alla madre, assegno di mantenimento per i figli, assegni INPS alla madre ecc.  Al padre restano  la bicicletta e il diritto di visita due volte la settimana oltre a due sabati pomeriggi e due domeniche al mese compreso il pernottamento. Infatti è accaduto quanto previsto dalla moglie.

Detta così nulla di particolare, un film già visto con replica in appello. La storia invece ad un certo punto si è fatta molto interessante. Alla prima udienza della fase presidenziale il presidente accoglie quasi con entusiasmo la mia proposta ( “è la prima volta che prendiamo un provvedimento così innovativo!” affermò) motivata dal fatto che io volevo che i miei figli potessero avere due genitori e non uno e mezzo. La mia proposta prevede l’alternanza nella casa coniugale dei genitori e dunque che i figli potessero vivere stabilmente nella loro casa, in alternanza con il padre e con  la madre. Fra l’altro a  questo i figli erano già in parte abituati dato il particolare lavoro della madre con turni notturni e festivi. Ovviamente la madre si oppone ma il giudice, stupendo un po’ tutti (anche il sottoscritto che non poteva credere alle sue orecchie per così tanto discernimento), non sente ragioni, invita la signora a comprendere la bontà della soluzione proposta per il bene dei figli, e invita i legali ad adoperarsi per trovare la giusta soluzione e un adeguato periodo di prova.

Viene fissata una nuova udienza dopo sette settimane circa. I legali prendono subito contatti e ci si accorda per una  turnazione settimanale nella casa coniugale con possibilità per il coniuge che in quella settimana non vive con i figli di tenerli con sè un pomeriggio compresa la cena.  La sperimentazione inizia senza alcun problema, ed è evidente la serenità dei figli che non si devono spostare dalla loro casa e sono certi di poter vivere, seppur non contemporaneamente con entrambi i  loro genitori. L’esperimento procede talmente bene che i legali preparano una bozza di consensuale da presentare in prossima udienza.

Intanto la notizia dell’esperimento circola per le aule del tribunale e non solo. Purtroppo, senza nulla fare intendere, mia moglie  prende  contatti con un altro avvocato, e proprio poco prima della fine dell’esperimento, toglie  l’incarico al primo legale e si presenta in udienza con una nuovo legale e una nuova memoria di costituzione con la quale si oppone alla soluzione già messa in atto e riconferma la richiesta di collocare i figli con la madre. Sfortuna vuole che il presidente del tribunale è assente e  viene sostituito da  un altro giudice decisamente  più giovane. Questo forse un po’ “disorientato” della particolarità dell’esperimento, chiede velocemente l’opinione ai coniugi di come secondo loro era andato l’esperimento. Ovviamente bene per il padre e male per la madre la quale avanza, ed è triste dirlo, solo motivazioni personali del tipo, (non mi va di fare la borsa ogni settimana e non voglio che i miei effetti personali vadano a contatto con quelli di mio marito). Il mio avvocato, visto la piega che stava prendendo l’udienza, chiede di sentire i figli ma il giudice non lo acconsente. La frettolosa  seduta si conclude con queste parole: “allora lei signora non è d’accordo!” che tradotto significa, lei signora ha il diritto di veto, se vuole può cassare la proposta di suo marito anche se questa è persino piaciuta al presidente del tribunale (e forse anche ai suoi figli). Il giorno stesso  il giudice giovane, ma ben ancorato alle “tradizioni”, prende i provvedimenti come sopra descritti che  tutt’ora dopo 15 mesi, regolano la nostra separazione.

Ovviamente non ci siamo arresi, ci siamo appellati. Abbiamo sottoposto all’esame della corte d’appello la nostra storia  abbiamo chiesto di nuovo l’interrogatorio dei figli. La corte d’appello ha respinto il ricorso, riconoscendo però, grazie anche il parere positivo del pubblico ministero minorile, la validità della richiesta di ascolto dei figli. Ma a tutto questo dovrà pensarci il giudice istruttore.

Cosa dire, un’occasione persa, soprattutto pensando che le condizioni lavorative del padre (sei ore alla mattina) sono forse migliori di quelle della madre, e che per favorire l’alternanza, abbiamo chiesto in appello anche un’altra soluzione in subordine, e cioè la l’alternanza dei figli con i genitori in due appartamenti con una abitazione presa in affitto dal padre nella stesso stabile della casa coniugale. Niente da fare, per i giudice molto più facile e giusto la solita collocazione dei figli con la madre con tutto ciò che consegue.

La battaglia continua. Ora ci attende la fase istruttoria. Con pazienza, con la dovuta calma e serenità ma allo stesso tempo con  fermezza andiamo avanti sperando che non sia una battaglia contro i mulini a vento!


Fonte: Redazione

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Ci sono 6 commenti


10.12  di domenica 01/01/2012
scritto da  Francesco
Ma Vi rendete conto che in tutti o quasi i stati europei hanno una legge sul condiviso perfettamente allineata e applicata, e noi ancora facciamo fatica a capirla??? Poi ci lamentiamo che sia la Germania che la Francia, ci vogliono fuori dall´europa, ma è scontato, andiamo a ruota libera su tutto, compresa la giustizia, ci condannano su tutto, è mai possibile, che non possiamo essere sotto nessun punto di vista un paese modello per gli altri, e sempre a copiare dagli altri????Anche sull´affido condiviso, siamo un popolo da serie B!!!

06.45  di sabato 31/12/2011
scritto da  Massimo Rosini
nessuna novità: il diritto di famiglie è nel supremo interesse delle donne non dei bambini

15.36  di venerdì 30/12/2011
scritto da  roberto SPAGNOLO
IO fin dai provvedimenti provvisori di causa giudiziale,disposti nel 2007, HO SEMPRE VISSUTO NELLO STESSO STABILE al piano sottostante all´appartamento coniugale,di cui sono propietario al 50%.Frequento e sto con le mie figlie di 17 e 12 anni in totale libertà,non ci sono tempi regolati, ma questo solo per volere delle stesse mie figlie,il Tribunale ha imposto i soliti tempi disponendoli.Affido condiviso??? Per il Tribunale di Milano una chimera!! Unica Prassi: Collocamento prevalente presso la madre,assegno di mantenimento figlie di 250 euro pur percependo lo stesso reddito (1400 euro mensili) della mia ex. Naturalmente sono costretto a dividere le spese al 50% di tutto.HO subito e sto subendo di tutto, denunce, esposti e perizie psicologiche,SENZA DIMENTICARE GLI ASSISTENTI SOCIALI e 35000 euro circa di spese legali.Sono Stanco!!! Non mollo. IL sottoscritto è uno di quei 126 papà che con Adiantum ha proposto la class action. Chi vivrà vedrà.

16.12  di giovedì 29/12/2011
scritto da  Gino
Questa soluzione l´avevo già sentita e mi ero riproposto di approfondirne la fattibilità con il mio avvocato in vista della giudiziale : adesso che la giudiziale si avvicina trarrò ispirazione dall´esperienza descritta per applicarla a mia volta...oppure cambio avvocato.

22.23  di mercoledì 28/12/2011
scritto da  aaa
a me la corte di appello di napoli mi ha detto che è pur vero che la legge dell´affido condiviso prevede il ricorso in appello avverso la sentenza presidenziale(cosa da me fatta) ma oltre ad altri motivi immotivati mi ha riggettato l´appello dicendo che la stessa legge non indica fin dove lo stesso giudice possa decidere che barzelletta e noi continuiamo a parlare e loro continuano a distruggerci grazie legge italiana garzie stato italiano auguro di cuore a tutti quelli che permettono questo di passare un 2012 come noi abbiamo passato gli anni addietro e quelli avvenire grazie


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