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Vietti rispolvera il tribunale per giudicare le toghe. Ipocrisia a go go, il problema e´ la legge

Cronache dai tribunali


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Vietti rispolvera il tribunale per giudicare le toghe. Ipocrisia a go go, il problema e´ la legge
Michele Vietti

14/12/2011 - 06.49

In sordina, e con grande cautela, si riaffaccia nel panorama delle novità la proposta di un tribunale disciplinare che possa giudicare i magistrati al di fuori del CSM. Il sottosegretario alla Giustizia Salvatore Mazzamuto ha chiesto al governo Monti di mettere il provvedimento in agenda: «Oggi la sezione disciplinare è collegata alla struttura del Csm e questo offusca la sua immagine di imparzialità. Mi sono sempre battuto per una riforma e sono convinto che il ministro Severino si porrà il problema. Sono necessari approfondimenti e ampi consensi».

Il dato più significativo - e sotto certi aspetti, per chi conosce l'ambiente, anche quello più ipocrita - è che tale iniziativa è stata sciorinata proprio al convegno del Csm “Riformare la giustizia disciplinare dei magistrati?”. Il titolo è tutto un programma, ed il punto interrogativo la dice tutta sull'inesistente livello di autocritica che alberga nelle menti di persone abituate all'impunità. Secondo l'informazione "di regime", il confronto è stato aperto da Michele Vietti, vicepresidente di Palazzo de` Marescialli, che già nel 2008 organizzò la «bicameralina» dell`Udc per un accordo trasversale sulla riforma della giustizia. Parteciparono in tanti, da Angelino Alfano a Luciano Violante, da Luca Palamara e Giuseppe Cascini dell'Associazione Nazionale Magistrati al Guardasigilli Paola Severino. Una delle proposte sulle quali si registrò più convergenza fu proprio una Corte disciplinare separata dal Csm: la fine della contestata e insopportabile «giustizia domestica che assolve tutti». Vietti ha sottolineato - incredibilmente - che l'attuale tribunale dei magistrati agisce con «rigore» e funziona meglio del passato. Addirittura, tra il 2007 ed il 2010 c'è stata una «netta inversione di tendenza» (!), che ha portato le condanne a superare le assoluzioni: 116 a 85, quando erano 88 a 193 nel 1999-2002 e 117 a 212 nel 2003- 2006. Ma, aggiunge, si può pensare a una «sezione disciplinare separata rispetto al Csm», per garantire con un sistema di incompatibilità l'«esigenza obiettiva» di impedire che chi giudica i magistrati partecipi alle altre decisioni del Consiglio sulla carriera dei magistrati, come quelle su valutazioni di professionalità e trasferimenti.

È quello su cui insiste Mazzamuto, che dal 1998 al 2002 è stato laico del Csm e membro della Disciplinare: «Basterebbe una legge ordinaria per blindare la sezione disciplinare, conferendo ai suoi componenti solo competenze giurisdizionali». Da qui in poi, si è scatenata la ridda di ipotesi che, come nelle migliori tradizioni di questa nostra magistratura, non prevede affatto passi avanti. Il sottosegretario ritiene, infatti, «troppo complicato» il percorso indicato al convegno dal presidente del Consiglio di Stato, Pasquale de Lise: « Un organo unico per i procedimenti disciplinari nei confronti di tutti i magistrati, sia ordinari che amministrativi o contabili, che rispetti i principi di indipendenza e autonomia, per assicurare l'estraneità agli interessi dei provvedimenti disciplinari». L'ipotesi del presidente del Consiglio di Stato è quella di un organo con componenti di diritto, individuati tra i presidenti emeriti della Corte Costituzionale e delle magistrature superiori, mentre altri membri potrebbero essere nominati dal Capo dello Stato. Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, però si è detto contrario alla figura di un giudice disciplinare unico: «Non è possibile perché non è possibile avere eguali illeciti disciplinari». «Le figure dei magistrati - ha spiegato Giampaolino – non sono uguali, c'è la necessità di prevedere delle fattispecie ad hoc».

Il vero problema, e cioè le fattispecie in base alla quale i magistrati dovrebbero essere giudicati, è stato accuratamente evitato. Si è parlato solo della cura, senza nulla accennare alla malattia. Cosa ci si poteva aspettare, dalla corte degli impuniti ? 


Fonte: Redazione

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