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Le separazioni sono come le guerre - di Salvatore Garofalo

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Le separazioni sono come le guerre - di Salvatore Garofalo
Salvatore Garofalo

08/12/2011 - 21.10

Cosa c'è di diverso tra un campo di battaglia e una separazione coniugale così come oggi agita?  Niente, se non per i numeri delle persone coinvolte. Al fronte sono schierati una moltitudine di uomini in un'aula di giustizia qualche decina.

Vediamo le similitudini. In dottrina militare gli strateghi e i  tattici  pianificano strategie atte a distruggere il nemico. Nel Diritto di Famiglia gli avvocati studiano  strategie atte a distruggere controparte. In campo militare i servizi segreti captano informazioni sul nemico. In Diritto di Famiglia si assoldano gli investigatori per danneggiare controparte. I militari ascoltano i disertori. In Tribunale per le cause giudiziali si ascoltano i testimoni. In guerra i prigionieri vengono pesantemente redarguiti. In tribunale vengono accompagnati con metodo coatto i testimoni che non si presentano.

Vediamo ora le differenze. In guerra esiste un codice d'onore militare riconosciuto da tutti i paesi belligeranti. Nelle separazioni coniugali non vige nessun codice d'onore e si accettano i colpi bassi come un fatto del tutto normale. Ancora: in guerra la macchina della diplomazia agisce per far sì che le parti trovino una soluzione per risolvere il conflitto. Nelle aule dei Tribunali la diplomazia (mediazione  familiare) fa appena capolino, e c'è chi lavora con impegno affinchè quell'accordo, in realtà, non si raggiunga mai. Sul campo di battaglia si aprono corridoi umanitari per fare affluire le organizzazioni umanitarie indipendenti e non schierati. In Tribunale si tende a proteggere una parte lasciando sul selciato l'altra; dunque il comportamento non è proprio terzo come sul campo di battaglia, dove i feriti vengono soccorsi indipendentemente dal colore dello stendardo.

Quanto detto è dimostrato da sentenze e dai risultati prodotti dalle decisioni. E infatti non ci si preoccupa se una delle parti finisce per strada ad elemosinare un piatto di minestra mentre all'altra viene garantito un tetto sopra il capo e un buon mantenimento spesso sproporzionato rispetto alle reali esigenze o addirittura fuori da qualunque logica (ricordo un caso ove il malcapitato versa un assegno di mantenimento di 1500 euro a fronte di un salario di 1350 euro). 

In simili condizioni è difficile dimostrare la terzietà dell'operato posto in essere da alcuni Tribunali. Eppoi è veramente grave che un procedimento giudiziale duri in termini di tempo più di un conflitto guerresco. Anche le guerre si sono adattate alla modernità, e si tende a chiuderle al più presto possibile. Viceversa i Tribunali non si pongono il problema della durata di un procedimento giudiziale anche quando di mezzo ci sono i minori. Già i minori, la parte debole ed offesa che tutti dicono di tutelare ma che nella realtà non si protegge affatto.

I minori sono i veri offesi dal sistema, i veri senza diritti, i veri strumenti della vendetta, i veri dimenticati, i veri falcidiati del presente e del futuro, i veri nessuno. Che la finiscano di sciorinare parole con la bocca ricolma di scialorrea, nel momento in cui ci raccontano di come salvare i minori che subiscono la separazione. Abbiamo già visto i pavoni librarsi, ma abbiamo anche visto i risultati prodotti sull'individuo e sulla collettività.

Alcuni giornali scrivono delle battaglie dei padri separati che si riuniscono nelle piazze per protestare. Dovrebbero invece scrivere di come nelle aule di giustizia tutti i giorni si consumano battaglie in quanto il sistema è fondato specularmente ad immagine di una guerra. Gli psicologi si lamentano con le parti circa il fatto che le liti simulano una guerra. E' vero, hanno ragione. Ma, non devono lamentarsi con gli utenti, bensì, con  tutti quegli operatori del Diritto che inducono ad innalzare il conflitto. Basterebbe applicare senza esitazione quattro regole previste dalla legge, affinchè il conflitto si spenga molto presto.

In guerra, risanati i focolai bellici la vita torna presto alla normalità. In Diritto di Famiglia il ritorno alla normalità è un miraggio. I danni della guerra come oggi concepita sono in prospettiva più contenuti rispetto ai danni causati da migliaia di separazioni così come agite ed intese. Nell'immaginario collettivo le guerre si dimenticano, viceversa le migliaia di separazioni coniugali lasciano sullo scacchiere una società insalubre, ferita nell'individualità e nella personalità.


Fonte: Redazione

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Ci sono 4 commenti


16.12  di venerdì 30/12/2011
scritto da  Massimo Rosini
nelle guerre non c´è un vincitore designato prima che comincino

13.28  di domenica 11/12/2011
scritto da  Antonello1
Gentile dott.ssa Maria Carolina PALMA, esperta in psicologia giuridica, mi può spiegare il motivo per cui, in queste guerre vincono sempre le donne? Mai che un uomo, che per natura si è dedicato maggiormente all´arte della guerra e non all´uncineto, riesca a vincere.

09.31  di sabato 10/12/2011
scritto da  Antonello1
Nelle guerre esiste, tra gli eserciti, un´etica, un onore. Nei tribunali no. Nelle guerre si combatte ad armi pari, nei tribunali no. Nelle guerre un soldato combatte contro un altro soldato, ne tribunali no. Nelle guerre si distruggono i soldati nemici, nei tribunali si distruggono i bambini. Onore, lealtà, onestà, etica sono tutti principi che un uomo in armi ha nel sangue. Nei tribunali no. Dov´è l´onore quando usi il tuo potere per distruggere una persona che non può difendersi? dov´è l´etica quando utilizzi il tuo mantello nero (toga) per nascondere le tue false interpretazioni, dov´è la lealtà verso l´istituzione che rappresenti se non obbedisci ai suoi desideri? Le separazioni non sono come le guerre, sono come un´aggressione, un atto terroristico.

14.46  di venerdì 09/12/2011
scritto da  dott.ssa Maria Carolina Palma
il quadro descritto è esattamente quello che si presenta quotidianamente a noi psicologi esperti in psicologia giuridica


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