Comunicato Ass. Oltre Il Conflitto: la sola figura materna non e´ sufficienteVolontariato
24/11/2011 - 12.50
In Italia la maggior parte dei bambini va a dormire con la pancia piena, quasi tutti hanno una casa adeguata per vivere e giocare, il diritto allo studio è pressoché assicurato a ognuno: eppure anche i nostri bambini continuano a soffrire e ad avere bisogno di tutela e protezione.
Da che cosa? Da una guerra pericolosa quanto quelle combattute con i cannoni: quelle che si consumano nelle Aule dei Tribunali tra genitori litigiosi o in condizione di dover lottare per vedere qualche ora i figli… Da una fame meno vistosa di quella che gonfia l’addome a tanti piccoli africani: la fame di amore e di sicurezza patita di chi vive in quelle famiglie dilaniate dai conflitti familiari… Da una malattia che non è la Tbc o la dissenteria ma che miete comunque troppe vittime: l’epidemia di disturbi dell’umore e dell’attenzione in bambini aggravati da dolorosi conflitti di lealtà verso i genitori… Ho bisogno anche di te, papà! La Legge n. 54/2006 ha sancito la Bigenitorialità come diritto primario di ogni bambino. Di conseguenza, l’affidamento condiviso è diventato regola in tutti i casi di separazione della coppia (sposata o di fatto), ad eccezione di quelle situazioni in cui si dimostri che tale condivisione sia contraria all’interesse del minore: “Art. 155. – (Provvedimenti riguardo ai figli). Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. Il legislatore ha così accolto in toto le evidenze scientifiche delle ultime tre decadi di ricerca psicologica e psichiatrica nell’ambito dell’età evolutiva, che ha integrato – e, per certi versi, sovvertito – la pregressa idea (ormai obsoleta) che vedeva nella madre la principale, se non l’unica, fonte di protezione/educazione per la prole almeno fino al terzo anno di età. Negli ultimi trenta anni abbiamo assistito ad un’inversione di tendenza. Molti studi di psicologia, sociologia, antropologia hanno dimostrato l’importanza del ruolo paterno nell’equilibrio psico-sociale del figli. Molte ricerche sono state condotte sulla connessione tra l’assenza del padre e le alterazioni comportamentali dei figli (maschi e femmine, evidentemente), per cui ormai è universalmente noto che per un adeguato dispiegarsi delle potenzialità della prole sono indispensabili entrambe le figure genitoriali fin dalle primissime fasi di sviluppo postatale. In particolare è importante un sistematico rapporto padre-figlio (o figlia) sin dai primi mesi di vita del bambino perché solo stando insieme si possono costruire degli efficaci processi di attaccamento (Attaccamento Sicuro nell’accezione di John Bowlby) materiale e affettivo. Anche le coppie che sono andate incontro ad una precoce separazione coniugale devono comunque adoperarsi per non far mancare al bambino un equilibrato e quanto più possibile equo rapporto anche con il padre, il quale continua a rappresentare anche nelle nuove organizzazioni familiari (mononucleari, monoparentali, di fatto, ecc.) un indispensabile ponte tra la soggettività e la società in cui la prole dovrà essere inserita. Ed in più, rispetto al passato, oggi anche il padre funge da autorevole polo emozionale e affettivo, con modalità relazionali diverse rispetto ai nostri padri: oggi i giovani padri preparano il biberon o le minestrine ai propri “cuccioli”, cambiano loro il pannolino, fanno loro il bagnetto, escono con il passeggino, ecc. Non è più pensabile, dunque, asserire che nel caso di bambini piccoli sia sufficiente la figura materna: anche in presenza di allattati al seno, attualmente i genitori separati sono tenuti a stabilire con il neonato adeguati ed equi rapporti genitoriali, nell’attesa che con lo svezzamento siano possibili modalità di incontro con il padre anche in assenza della madre. Ciò è talmente vero che nelle “Linee-guida in tema di abuso sui minori” redatte dalla SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza pubblicate nel 2007, l’alienazione di una figura genitoriale da parte dell’altra viene considerata un’ulteriore forma di abuso psicologico, sino alla co-costruzione nel bambino di una ‘sindrome di alienazione genitoriale’. Infine, è da stigmatizzare anche la cosiddetta ‘relocation’ del minore che viene collocato – per unilaterale decisione di un genitore - in altro Comune (o Regione o Stato) rispetto a quello di nascita e dove permane la residenza dell’altro genitore, il quale viene così a trovarsi in difficoltà rispetto alla condivisione della quotidianità del figlio. Queste situazioni rappresentano, in primis, la negazione del diritto della prole a poter mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno genitore, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale (già citato Art. 155 L. 54/2006) con relative ripercussioni sui processi di sviluppo psico-relazionale. In secondo luogo costituisce un’arbitraria limitazione ai diritti/dovere del genitore non collocatario (nella maggior parte dei casi, il padre) che si trova così grandemente escluso dall’esercizio sistematico e paritario della sua funzione parentale. In tutti i casi non cui sia dimostrata l’impossibilità a convivere nello stesso Comune, la relocation della prole di coppie (sposate o di fatto) separate deve quindi essere scoraggiata e impedita. Nella giornata mondiale dei Diritti dell’Infanzia riaffermiamo ancora una volta la nexwssaria presenza di entrambi i genitori per uno sviluppo equilibrato dei figli!! Questo anche per ricordare quel bambino di sei anni che, conteso da una madre iperprotettiva, ha gridato al padre mentre lo allontanavano da lui: “Ho bisogno anche di te, papà!”.
Marisa Nicolini Psicologa psicoterapeuta Vice Presidente Ass. "OLTRE IL CONFLITTO" Fonte: Marisa Nicolini Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 653 volte
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| 11.24 di lunedì 28/11/2011 | ||
| scritto da RINO | ||
| dottoressa, quale rimedio è possibile quando la madre in maniera
palese e continuata, senza alcun senso di colpa , per diversi mesi, vieta al padre qualsiasi tipo di contatto con le figlie figlie minori soltanto perchè ritiene corretta questa sua scelta? Aggiungo per chiarezza che la mia normalità di padre è stata accertata anche tramite ctu che ha riconosciuto le mie capacità genitoriali , e allora mi ripeto cosa fare di fronte a tale caso? grazie per la cortese risposta. | ||
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| 09.07 di venerdì 25/11/2011 | ||
| scritto da Carlo Cagliari | ||
| Grazie Marisa.
Scusa il "tu" ma con un articolo così bello ti considero persona cara e "di famiglia". Scrivi: "Il legislatore ha così accolto in toto le evidenze scientifiche delle ultime tre decadi di ricerca psicologica e psichiatrica nell’ambito dell’età evolutiva..." già, il legislatore... ma i giudici (la mia per esempio) si permettono battute sarcastiche (nei miseri 10 minuti di udienza che concedono a noi miseri popolani) contro le leggi che non collimano i loro pregiudizi. Che dire poi di certi tuoi colleghi che per compiacere i signori di cui sopra (fornitori di consulenze con soldi nostri) scrivono di tutto e di più? Già, che dire... Meno male che esistono professionisti come te. Incrociarli nel posto giusto al momento giusto è solo questione di fortuna (o sfortuna nel caso contrario come il mio) Grazie ancora c. | ||
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