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Il film di Verdone sui separati. Non padri, ma mariti. Il solito cliche

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Il film di Verdone sui separati. Non padri, ma mariti. Il solito cliche
Carlo Verdone sul set del nuovo film

30/10/2011 - 18.03

C'era molta attesa, dal fronte delle associazioni di genitori separati, sul film di Carlo Verdone "Posti in piedi in paradiso", ambientato nel mondo dei mariti separati.

La pellicola si rivelerebbe uno spaccato improbabile e stereotipato di vita che racconta in chiave comica quello che normalmente è un dramma, ossia la disavventura della separazione vissuta da tre (altrettanto improbabili) padri separati, interpretati dallo stesso Verdone (ovviamente), da Pierfrancesco Favino (critico cinematografico cacciato di casa dalla moglie tradita durante la depressione post-partum) e da Marco Giallini, imprenditore immobiliare che, a seguito della sua insana passione per il gioco d'azzardo, si è reinventato gigolò.

Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino, questo film, in tutta probabilità, sarà degno di essere annoverato solo tra i prodotti di cassetta, che trattano una realtà completamente differente da quella raccontata nella sceneggiatura, e in un montaggio impietoso.

Impietoso per chi ? Per la categoria, fatta ai più di impiegati, operai, agenti di commercio. Gente che lavora, insomma, e con redditi tutt'altro che alti. Persone con una morale, più spesso, che fanno fatica a comprendere le decisioni di una giustizia civile che non guarda ai sentimenti. Esattamente come non li guarda Verdone, attento solo al botteghino.

Pertanto il film, girato a Roma negli studi di Cinecittà, non racconterebbe affatto il dramma dei padri separati di oggi, sconvolti dalla crisi e dal dramma della solitudine, e tutto verrebbe trattato dal comico romano con ironia (che non guasta), ma senza alcun pathos, nè note drammatiche. Ecco come si spiega il fatto che Verdone - che aveva ricevuto tantissime lettere «da padri che volevano raccontare le loro storie nel film» - non ha preso in considerazione nessun aspetto della realtà emergente, dove la disperazione regna sovrana, e l'ironia è solo un ricordo.

Peraltro, sempre molto attento al suo pubblico femminile che riempie le sale, il regista ci ha tenuto a far sapere che la sua non è una storia «contro le donne, che sono dure per necessità».

Non c'era proprio bisogno della precisazione, la cosa è evidente anche alle donne.


Fonte: Redazione

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Ci sono 2 commenti


14.05  di giovedì 03/11/2011
scritto da  il soccombente
Chiedo scusa per l´errore:
il film di cui ho detto ha per titolo "Una separazione
"
qui la scheda
http://www.mymovies.it/film/2011/naderandsiminaseparation/

Non mi meraviglio di Verdone. In italia tutte le cose serie finiscono a pulcinellate. Qui il popolo si compiace di essere Totò.

13.24  di giovedì 03/11/2011
scritto da  il soccombente
Di tutt´altro taglio è il film "La separazione" di Asghar Farhadi, che ha ricevuto quest´anno l´Orso d´Oro. Il sistema giudiziario dell´Iran è diverso dal nostro, ma in questo film il separando è visto come padre responsabile (con a carico anche un padre con l´Alzheimer) e non come marito sfarfallone. E´ appena uscito nelle sale italiane. Andate a vederlo e poi ne parliamo.


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