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Omicidi in famiglia: se l´assassino è la moglie, si tratta solo di fragilità

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Omicidi in famiglia: se l´assassino è la moglie, si tratta solo di fragilità

21/10/2011 - 09.02

Mai come in questo periodo, tra crisi economica e portafogli sempre più vuoti, la crisi della coppia è stata così forte. Nei rapporti tra uomo e donna, e sopratutto quando questi sfociano in atteggiamenti aggressivi e violenti (da entrambe le parti, ormai con pochi distinguo), la cronaca ci informa con regolarità di fatti efferati - a volte di omicidi e/o suicidi - che hanno come denominatore comune la crisi stessa del concetto di famiglia. Il dibattito sul tema sarebbe interessante e lungo, ma a volte non riusciamo a cogliere un elemento che, in questi frangenti, si trova a monte del tutto: la cultura, l'idea stessa di famiglia e di coppia.

Chi fa cultura, oggi, in Italia ?

La televisione (sempre più spazzatura), l'editoria e, ovviamente, la carta stampata. Una "perla" di cultura giornalistica ci viene regalata dal quotidiano "L'Adige" di Trento, che il 21 Ottobre, in relazione all'omicidio di un 35enne compiuto dalla fidanzata, scrive testualmente:

 

"Un raptus di follia. La mente annebbiata, i pensieri si accavallano il nodo in gola toglie il respiro. Il lungo coltello da cucina stretto in pugno, poi il colpo al collo e gli altri fendenti inferti con forza e disperazione. Marco tenta di difendersi, sulle dita delle mani restano piccoli tagli, poi si accascia sul letto. E lei, confusa, sotto choc, inizia a togliersi gli abiti, li mette in un catino con candeggina, poi gira con le ciabatte attraverso quella piccola stanza spoglia, dove regna un doloroso silenzio, quasi surreale. Lava il lungo coltello con il manico verde e la lama di sedici centimetri nel lavandino del bagno. E l’agghiacciante ricostruzione dei carabinieri del delitto di Cansolo a ventiquattro ore dal ritrovamento del corpo senza vita dell’insegnante di Vigevano Marco Chiapparoli, 35 anni, nel piccolo appartamento di via Brescia. Intanto inizia a dipanarsi il quadro in cui sarebbe maturata la tragedia. Ina Celma sembra soffrisse di una fragilità emotiva che l’aveva portata, negli anni in cui viveva a Vigevano, a sottoporsi a delle cure mediche. Aveva anche assunto dei farmaci, pare per due anni, poi sospesi. In questo quadro di grande sofferenza psichica potrebbe essere maturato il raptus di mercoledì mattina. ma, raccontano i familiari dell’insegnante, era gelosa, possessiva, fragile. Un’insicurezza che l’avrebbe portata a chiamare spesso la futura suocera per essere rassicurata dell’amore di Marco nei suoi confronti, nonostante non ci fossero mai stati dubbi".

 

In sintesi: se è una donna ad uccidere, è solo una questione di pietosa fragilità. Se uccide l'uomo, il raptus è di pura follia, senza alcuna attenuante.

E' questa l'informazione che gli italiani meritano ? Secondo L'Adige, a quanto pare, sì.

Riflettete


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


17.26  di giovedì 03/11/2011
scritto da  luigi 71
Oggi sul sito del Corriere...

"...Che cosa può trasformare una giovane e graziosa dottoressa di 28 anni in una spietata assassina? La disperazione per un amore non più corrisposto..."

Disperata, ovviamente.

14.49  di lunedì 24/10/2011
scritto da  dadtux
Le persone malate di mente meritano un trattamento diverso rispetto a quelle sane anche quando commettono un delitto. La legge penale moderna riserva un trattamento diverso a chi per ragioni patologiche non è capace di intendere e volere e nessuna persona con una minima formazione giuridica mette in dubbio questa caratteristica dei nostri ordinamenti.

Il vero problema sono i mass media che usano i casi di cronaca per solleticare la curiosità morbosa del pubblico e regolarmente tendono a dare una versione differenziata a seconda del sesso della persona malata. Così quando il delitto viene compiuto da un uomo quasi mai si parla di fragilità e si punta il dito invece sull´efferatezza e sulla follia omicida dell´autore del delitto. Quando invece il delitto è compiuto da una donna i mass media sono in genere propensi ad orientare l´opinione pubblica verso un atteggiamento compassionevole. Che in realtà è giusto, ma sarebbe più giusto se fosse riservato alle persone senza distinzioni di sesso.

Poi c´è il problema della tutela dei minori affidati a madri con problemi psichici. Anche qui l´opinione pubblica è orientata dai mass media a pensare che è impossibile che una madre faccia del male ai suoi figli e che togliere i figli ad una madre è sempre sbagliato. Poi i casi di cronaca provvedono a smentire anche questo pregiudizio così radicato

22.00  di sabato 22/10/2011
scritto da  Gino
Stessa delirante interpretazione per il recente caso della madre che ha annegato il figlio...risultato? la maledetta assassina è solo una poverina fragile e il marito indagato per concorso in omicidio colposo.Sto seriamente pensando che l´unico rifugio al delirio demoniaco della malagiustizia sia la conversione all´islam. all´interno della umma islamica i tribunali laici vengono trattati per come meritano : un nemico da fare a pezzi e annientare per la salvezza della società civile.


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