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Ciclo di vita della famiglia e aspetti psicologici della separazione nei bambini

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Ciclo di vita della famiglia e aspetti psicologici della separazione nei bambini

31/07/2011 - 12.40

Nel diritto minorile il fattore tempo è fondamentalmente rilevante ove sussistano relazioni personali e ove queste debbano essere disciplinate. Questo fattore presenta una doppia rilevanza: le decisioni debbono essere tempestive e tempestivamente eseguite per essere adeguate; d’altra parte, il merito di giudizio non può e non deve mai considerare solo il breve periodo, ma sempre anche il lungo periodo e le ripercussioni che le decisioni e le loro conseguenze esistenziali possono avere nella vita del minore anche in prospettiva.

Questa necessaria valutazione prospettica non può prescindere dall’approccio interdisciplinare alla materia: poiché ogni decisione che riguarda una persona in età evolutiva deve avvenire in base al suo superiore interesse e che quest’ultimo coincide con la tutela del suo diritto alla salute psico-fisica, allora è evidente che nel diritto minorile non si può prescindere da un approccio interdisciplinare che tenga presenti anche la psicologia dell’età evolutiva, la pedagogia, la sociologia, e l’antropologia (se si va ad incidere su situazioni interculturali e multietniche).

Nell’ultimo decennio, la ricerca scientifica internazionale ha riservato particolare attenzione allo studio dei vissuti psicologici dei figli vittime della separazione dei genitori, mostrando un maggiore interesse sia per l’individuazione di strategie di aiuto e di prevenzione del disagio psicologico degli stessi sia per lo studio di modelli operativi e dispositivi legali specificamente mirati ad una riduzione dei danni che la separazione coniugale può provocare all’equilibrio psico-affettivo dei figli . La famiglia si configura come un sistema in costante trasformazione, caratterizzato dal cambiamento e dalla dinamicità. In questo suo costante divenire di eventi naturali, si alternano momenti di crisi a momenti di crescita e arricchimento, che richiedono una continua ricerca di equilibrio tra i bisogni interni e quelli esterni della famiglia stessa. Il suo percorso evolutivo vede il succedersi di alcune fasi, in base agli eventi critici che la caratterizzano, durante le quali le diverse generazioni vanno incontro ai compiti di sviluppo ad esse connesse.

TABELLA - IL CICLO DI VITA DELLA FAMIGLIA E LE SUE RELAZIONI

Fasi ed eventi critici:

- Relazione coniugale

- Relazione genitoriale

- Formazione della coppia

- Matrimonio e/o convivenza

- Costruzione della nuova identità di coppia (reciproco prendersi cura delle differenze); impegno e negoziazione su vari aspetti della vita quotidiana

Famiglia con bambini:

- Nascita del/dei figlio/i

- Inclusione degli aspetti genitoriali nella relazione di coppia

- Assumere il ruolo genitoriale prendendosi cura della generazione più giovane

Famiglia con adolescenti - Adolescenza dei figli:

- Ridefinire gli obiettivi di coppia e reinvestire nell’attività lavorativa

- Rinegoziare la relazione genitori-figli al fine di consentire il processo di reciproca separazione;

- atteggiamento di «protezione flessibile»;

- orientare nelle scelte in modo «personalizzato»

Famiglia «lunga » del giovane adulto:

- Trazione «rallentata» allo stato adulto

- Reinvestire nella relazione di coppia e prepararsi progressivamente all’uscita di casa dei figli

- Finalizzare il rallentamento evolutivo a un dialogo tra le generazioni e al raggiungimento della piena responsabilità adulta da parte del giovane-adulto;

- progredire verso una maggiore differenziazione e adeguare a questo scopo il legame familiare Famiglia con anziani

- «Nido vuoto»;

- pensionamento;

- diventare nonni;

- malattia;

- morte.

- Impegno rinnovato nella coppia;

- far fronte alla malattia;

- accettare la morte del coniuge e prepararsi alla propria

- Aprire il campo coniugale per includere nuore/generi;

- riconoscimento del ruolo genitoriale dei figli;

- fare spazio alla generazione successiva (intimità a distanza);

- favorire la continuità dei legami attraverso la relazione con i nipoti

(Fonte: Rielaborazione da Malagoli Togliatti M., Lavadera A., Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, Il Mulino, Bologna, 2002).

Se e quando si verifica una alterazione di questa “sequenza normale”, allora la famiglia si blocca ed è incapace di raggiungere la fase successiva. Questa situazione potrebbe portare alla separazione, che, in psicologia, viene definita come un evento critico che comporta una ristrutturazione individuale e familiare: essa necessita di una riorganizzazione delle relazioni familiari attraverso il mantenimento delle funzioni genitoriali che impegnano i genitori in un progetto condiviso di genitorialità. Richiede quindi, agli adulti, la capacità di scindere l’area della coniugalità da quella della genitorialità, attuando una distinzione tra ruolo coniugale e ruolo genitoriale: mentre il primo comporta la separazione tra gli ex coniugi, il secondo consiste in una riprogettazione di sé e dell’altro in relazione alle funzioni genitoriali.

Anche la separazione è caratterizzata da nuovi stadi del ciclo vitale, che devono essere percorsi e superati per ristabilire l’equilibrio e consentire l’evoluzione del sistema familiare. Uno studioso americano ha, infatti, immaginato la separazione come una sorta di salto ad ostacoli, rappresentata da sei stadi emotivi o situazionali del distacco affettivo :

- divorzio emotivo come deterioramento delle relazioni di coppia;

- divorzio legale come formalizzazione della rottura;

- divorzio economico come processo di suddivisione delle risorse economiche;

- divorzio genitoriale in riferimento alle problematiche relative alla definizione e rideterminazione dei ruoli ;

- divorzio sociale in riferimento alla separazione dalla comunità di relazioni sociali ed amicali;

- divorzio psichico in riferimento al raggiungimento di un equilibrio personale e della centralità dell’interesse dei figli.

In ambito psicologico, come in quello giuridico, l’interesse del minore è definito in due principali ambiti: continuità dei legami genitoriali e con entrambe le famiglie d’origine; cooperazione nel prosieguo del progetto genitoriale, affinché venga garantita al figlio un’educazione condivisa all’interno di una responsabilità congiunta. Il figlio necessita dunque, in particolare nella fase di rottura tra i sui genitori, di stabilità e di continuità nelle sue relazioni affettive, di sentirsi protetto dalle figure genitoriali che devono essere in grado di pensare a tutti, in modo costruttivo.

È chiaro, quindi, che delineare gli effetti e gli aspetti psicologici della separazione sui figli, è fortemente connesso alla capacità dei genitori di elaborare tale evento: non è tanto l’evento critico in sé ad essere fonte di stress, ma sono le modalità e le strategie con cui gli individui affrontano tale evento a determinarne gli esiti . Uno dei fattori da cui dipendono i modi attraverso i quali l’esperienza della separazione dei genitori influisce sui bambini, riguarda il diverso livello di collaborazione che i due ex partner riescono a stabilire dopo la separazione. A tal proposito, sono state descritte quattro categorie di genitori separati :

Co-genitori: ex coniugi rimasti amici che svolgono le attività insieme anche senza i figli, condividono le responsabilità per la loro cura e la loro educazione. In questi casi i figli sono in buoni rapporti con entrambi, trascorrendo molto tempo sia con l’uno che con l’altro.

Genitori-colleghi: rispettano reciprocamente i loro stili educativi, hanno un buon accordo sulla suddivisione dei momenti in cui vedere i figli e non interferiscono l’uno negli atteggiamenti dell’altro. Questi genitori difendono sempre l’operato dell’ex partner davanti ai figli, che incontrano soltanto separatamente.

Genitori competitivi: pur continuando ad occuparsi dei figli, sono in aperto disaccordo sulle scelte educative; di solito hanno un atteggiamento accusatorio verso l’ex partner e tentano di indurre i figli a schierarsi dalla propria parte. In questa tipologia di relazione molto spesso i figli sono coinvolti nei problemi tra i loro genitori, venendo utilizzati come ricatto.

Genitori nemici: non hanno quasi nessun contatto; almeno uno dei due svaluta e disprezza l’altro apertamente anche davanti ai figli.

L’altro fattore riguarda il come i genitori considerano i propri figli: ci sono alcuni genitori che li considerano come una proprietà, trattandoli come oggetti, spostando l’indice di identificazione dal bambino – persona al bambino – oggetto, sradicandoli dal loro ambiente fisico e sociale, dalle loro abitudini, dai loro affetti, annullando tutte le loro certezze, chiedendo loro di schierarsi per l’uno o l’altro, generando, in tal modo, un forte disagio emotivo. Tutto questo, durante la separazione dei genitori, crea una particolare forma di violenza psicologica nei confronti dei figli, non meno lesiva di quella fisica, in quanto determina, in quasi tutti i bambini, un disordine emotivo che si manifesta con disturbi del comportamento e problemi psicofisici, per il primo anno dopo la separazione. I disagi, che possono essere considerati normali reazioni all’evento traumatico della separazione, si diversificano a seconda dell’età:

i bambini da 0 a 3 anni, possono reagire con evidenti regressioni comportamentali: disturbi del comportamento, perdita del controllo degli sfinteri precedentemente acquisiti, si succhiano il pollice e/o i capelli, usano il proprio corpo come strumento ludico. La separazione suscita in loro diverse emozioni tra le quali la collera, la frustrazione e l’abbandono;

i bambini dai 3 ai 6 anni, possono manifestare comportamenti più nevrotici, aggressivi e meno regressivi; affrontano il trauma della separazione con rabbia, che sfogano in modo diffuso e generalizzato, mordendo i compagni di scuola, distruggendo oggetti, andando alla ricerca di animaletti da uccidere; le loro reazioni si possono manifestare con pianto facile ed improvviso, stati d’irritabilità, aumento del comportamento aggressivo, sensi di responsabilità, immagine negativa di sé, alterazione del ciclo sonno – veglia e dell’alimentazione, comportamenti di dipendenza, sensi di solitudine e fobie psicotiche;

i bambini dai 6 ai 10 anni, possono manifestare diverse reazioni: fantasie di riconciliazione dei genitori (i bambini si addormentano con il desiderio di avere entrambi vicino al risveglio), dolore e tristezza (espressi o verbalmente o attraverso un elevato tasso di comportamenti sintomatici), collera (la rabbia è consapevole e diretta in modo preciso verso un oggetto: padre, madre, entrambi), senso di perdita (il sentimento di abbandono colpisce particolarmente i maschi), sintomi somatici (mal di testa, dolori allo stomaco, stress), sono frequenti le difficoltà di apprendimento, il rifiuto di andare a scuola, silenzio persistente, comportamento trasgressivo, blocco delle reazioni con l’esterno; i bambini di questa età sono più facilmente strumentalizzati dai genitori, usati come veicoli per esprimere i propri rancori contro l’altro;

gli adolescenti (dai 13 ai 17 anni), alcuni hanno cadute improvvise delle performance scolastiche, relazioni instabili con i coetanei; altri, invece, rafforzano un modello comportamentale con l’incremento delle attività sociali e didattiche all’interno della scuola. Inoltre, è da considerare che l’intensità della sofferenza dei figli e della coppia dipende da una serie di variabili che interagiscono fra di loro, come ad esempio la personalità dei genitori e la loro capacità genitoriale pregressa; le cause della separazione e le modalità con le quali questa sta avvenendo; l’età, il sesso e il numero dei figli; il grado di consapevolezza e la capacità di fronteggiare l’evento dei genitori stessi .

CONCLUSIONI

La legge sull’affidamento condiviso ha determinato una vera e propria rivoluzione copernicana nella disciplina dell’affidamento della prole nelle cause di separazione personale dei coniugi, e ciò allo scopo di favorire un mutamento culturale volto a far emergere ed accettare la prevalenza dell’interesse del minore rispetto ai desideri dei genitori, emergenti dalla situazione conflittuale venutasi a creare per effetto della crisi .

Ma, a parere della dottrina, la legge 54 del 2006 è riuscita ad affermare, soltanto nei principi, il diritto dei figli alla bigenitorialità. Infatti, attività di ricerca hanno permesso di osservare una spiccata mancanza di omogeneità nei provvedimenti adottati, recanti decisioni apparentemente contraddittorie non solo tra Tribunali di diverse città, ma anche tra diversi giudici dello stesso Tribunale.

“I primi due anni di applicazione della suddetta legge hanno già fornito precise e inequivocabili indicazioni circa le resistenze culturali che gli operatori del diritto, e la magistratura in primis, mostrano ancora oggi nei confronti della normativa citata” .
 

 

DR.SSA ANNA D’AMORE [ CAMERA MINORILE MULTIPROFESSIONALE DI NAPOLI ]


Fonte: http://www.lexetjus.net/2011/07/aspetti-ed-effetti-psicologici-della-separazione-sui-bambini-di-dr-ssa-anna-damore/

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