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Condiviso, la Storia si ripete - di Fabio Nestola

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Condiviso, la Storia si ripete - di Fabio Nestola
Fabio Nestola, FENBI

13/04/2011 - 23.12

Ho incontrato un signore che, al bar, mi ha dispensato una perla di saggezza popolare. “Io, da automobilista, non vorrei che la progettazione della mia vettura fosse condizionata dal parere del meccanico che interviene quando qualcosa non funziona. È quantomeno sospetto che pretenda di influire nella progettazione chi legittima la propria esistenza e vive, anche economicamente, del malfunzionamento. Guardi che da separato è la stessa cosa...”.

Cosa avrà voluto dire ?

 

"LA STORIA SI RIPETE"

Nulla di nuovo sotto il sole: già la riforma dell’affido condiviso (pdl 66 ed abbinate, poi sfociate nella legge 54/2006) ha avuto un fronte del si, i sostenitori, ed un fronte del no, gli oppositori.

Non è un caso che fra i promotori figurasse la società civile per una riforma di iniziativa popolare, fortemente voluta dalla base e non certo imposta dall’alto.

Le separazioni hanno causato un disagio sociale profondo e diffuso; la riforma ha fondato le proprie radici sulla necessità inderogabile di cambiare rotta, basata su di una casistica fallimentare.

Fra i detrattori, di contro, hanno sempre primeggiato i professionisti del divorzificio, alcune associazioni di avvocati - AIAF, ma non solo - e di magistrati - AIMMF, ma non solo - che di sono battute col coltello fra i denti per tentare di non far approvare la riforma.

Nonostante le strenue opposizioni la riforma è passata, seppure mutilata dagli emendamenti, quindi si è verificato un fenomeno curioso: coloro che l’hanno osteggiata risultano essere oggi gli stessi che “non capiscono” ed applicano un affido condiviso svuotato di contenuti, con frequentazioni e misure patrimoniali identiche al quadro normativo precedente al 2006.

La Cassazione si è pronunciata ben tre volte per ribadire che le sacche di resistenza sono in errore: non è possibile applicare all’affido condiviso criteri di deroga inesistenti nella norma (16593/2008, 26587/2009, 24841/2010), a riprova del fatto che la discrezionalità di alcune frange della Magistratura ha varcato margini leciti per sconfinare nel libero arbitrio ed in una disapplicazione palese, per così dire “causa dissenso”.

Ora, in prossimità di una novella della norma ancora una volta di iniziativa popolare, riprendono le sollevazioni anti-condiviso delle associazioni di magistrati ed avvocati.

Alcune semplici domande:

Una legge, qualsiasi legge, deve essere strutturata secondo i bisogni di chi ne deve usufruire, o di chi la deve applicare ?

Un aspetto critico va affrontato e risolto ascoltando i pareri di chi ne subisce le ripercussioni, o di chi lo gestisce ?

Le norme antifumo sono state varate accogliendo le istanze di oncologi, cardiologi e vittime del fumo passivo, o delle associazioni di tabaccai ?

Al di la del facile populismo, proviamo a chiedere ai detrattori dell’affido condiviso quali misure sarebbero ottimali, secondo loro, per risolvere il disagio sociale generato dalle separazioni e dalla contesa dei figli.

E’ facile stroncare e basta, servirebbe anche una fase propositiva. Proprio quella che ai detrattori manca.

Proviamo a capire perché.

La “forte preoccupazione” espressa dall’AIMMF si maschera da lodevole, almeno sulla carta, tutela degli interessi del minore. Le questioni sollevate come incompatibili con l’interesse dei minori - tutte, indistintamente - sono state oggetto di accurati approfondimenti nel corso di 12 lunghi anni, da parte di diverse Commissioni Giustizia di Camera e Senato, che hanno convocato in audizione il fior fiore degli esperti in discipline che a vario titolo hanno un ruolo nella valutazione delle ripercussioni sull’infanzia. Diversi saperi e diverse competenze, quindi, hanno dato un concreto contributo dal quale è emerso, dopo anni di attente valutazioni e profondo dibattito politico, che la bigenitorialità non solo è consigliabile, ma diviene indispensabile per un sano percorso di crescita della prole.

L’equilibrio fra le parti è il prerequisito per la mediazione, da posizioni asimmetriche non può nascere che il conflitto.

Poi si parla di perfezionare la norma, ed ecco che gli antichi detrattori si precipitano a mettere in discussione quanto ampiamente dibattuto a partire dal 1994. Anche l’AIMMF, come altri in precedenza, si avventura in una serie di elucubrazioni psicologiche distanti anni-luce dalla formazione accademica del giusperito.

In merito alla psicologia dell’età evolutiva viene fatto sfoggio di incrollabili certezze, con la stessa competenza che Fabrizio Corona potrebbe esibire spiegando la fusione delle centrali giapponesi.

Chi si occupa di liti giudiziarie sarebbe meglio continuasse a farlo, senza sconfinare in campi altrui.

Ma, a fronte di un dissenso pressoché totale, quali alternative è in grado di proporre l’AIMMF?

Tre i punti che appaiono ispirati da una ”visione adultocentrica ed economicistica delle relazioni familiari”: la ”suddivisione” dei tempi di vita del figlio in maniera ”tendenzialmente paritetica” tra i due genitori; il doppio riferimento abitativo, per cui ”il figlio dovrebbe fare il pendolare tra le case dei due genitori e avere una doppia residenza”; la cura del figlio attraverso la ”predeterminazione meticolosa di capitoli di spesa rigidamente ripartiti tra i due genitori”.

Meglio quindi che i figli non vengano curati, nemmeno tendenzialmente, da entrambi i genitori

Meglio un genitore-guida ed un genitore-fantoccio

Meglio una sola residenza, con annessa assegnazione del bene immobile

Meglio un genitore che versa e l’altro che incassa, alimentando insoddisfazioni ed attriti

Meglio, in sostanza, che continui ad esserci un genitore che prevale e l’altro che soccombe

Un vincitore ed uno sconfitto sotto tutti gli aspetti, sia patrimoniali che relazionali

Può essere - forse - conveniente per chi annienta il “nemico”; può essere - forse - gratificante per l’avvocato che accompagna il cliente sotto l’arco di trionfo.

Ma dov’è, di grazia, l’interesse del minore ?

Forse un particolare sfugge: se il futuro dovesse riservare separazioni senza equilibrio tra genitori nei tempi e nei compiti di cura, senza mantenimento diretto, senza mediazione, senza doppia residenza … non accadrebbe altro che un ripristino, nei fatti, dell’affido esclusivo.

Una vera e propria restaurazione di ciò che il Legislatore ed il Parlamento hanno impiegato 12 anni ad eliminare.

È questo l’obiettivo dell’AIMMF ?


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


06.41  di domenica 01/05/2011
scritto da  Massimo Rosini
Da appassionato di Storia Militare potrei portare migliaia di esempi che dimostrano che quando allo sconfitto vengono imposte condizioni ingiuste ed umilianti questi pensa alla ribellione e alla vendetta; potrei partire dalla prima guerra punica durante la quale Roma Approfittò delle difficoltà di Cartagine, dovute alla impossibilità di pagare i mercenari con conseguente rivolta, per prendersi la Sardegna, contro il trattato appena stipulato. Ciò comportò il risentimento cartaginese e la calata di Annibale in Italia a causa della quale Roma, benchè vittoriosa alla fine, andò ad un passo dalla distruzione e dovette affrontare una ventina d´anni di devastazioni e massacri: tanta fu la paura dei romani che fino al Rinascimento (17 secoli dopo!) nessuno osò neppure chiamare il prorio figlio "Annibale". Per avvicinarsi a noi, le condizioni umilianti imposte alla Germania dopo la prima Guerra Mondiale portarono allo scoppio della Seconda con gli orrori e le distruzioni che conosciamo.
Allora a questo punto devo concludere che aveva ragione Catone il Censore ad invocare la distruzione di Cartagine trovando troppo miti le condizioni imposte da Scipione L´Africano e temendo un nuovo Annibale. Il nemico sconfitto va eliminato totalmente perchè non tenti la rivincita. Gli Incas facevano così.Facevano sparire persino il nome, la lingua, la Storia dei popoli vinti, per quanto potevano.
Visto che l´attuale Diritto di Famiglia è completamente squilibrato a favore della donna propongo in caso di divorzio la condanna a morte degli uomini con conseguente "Damnatio Memoriae" ossia la cancellazione di ogni traccia che quell´uomo sia mai esistito. Atti di nascita, documentazione cliniche, contratti di lavoro, tutto insomma. Il cadavere del poveretto sia cremato e le ceneri disperse in mare. Così si "eviterà il conflitto"!!!

13.07  di venerdì 15/04/2011
scritto da  il governo dia retta ai genitori, non ai giuristi
L´attuale sistema sessista, che premia la madre a prescindere, e chi se ne frega se è una pazza che abusa dei figli, fa più danni della pedofilia. Ma forse questo non interessa alla "casta inefficiente e autoreferenziale" (per usare il termine adottato dagli informative degli ambasciatori pubblicate da wikileaks)

08.40  di giovedì 14/04/2011
scritto da  dadtux
Nestola ha colto bene il nocciolo della questione con questa frase: "Meglio, in sostanza, che continui ad esserci un genitore che prevale e l’altro che soccombe".
Chi ha la possibilità di sentire il parere degli operatori quando dicono effettivamente quello che pensano, sa che la vera ragione del no a soluzioni diverse dall´emarginazione di uno dei due genitori è solo questa.
E´ non si tratta di sadismo, ma di presunta realpolitik. Avvocati e magistrati pensano che se due si separano non possono certo accordarsi su come educare i figli. Quindi meno contatti hanno, meglio è. Si tratta di una "no fly zone" applicata per impedire una guerra. Secondo questa sapienza salomonica è meglio per tutti stabiliere da subito che non ci potrà essere una guerra per i figli, per il semplice fatto che uno dei due è già sconfitto in partenza e deve solo sottomettersi.
Peccato che in molti casi alla sconfitta non segue sempre la magnanimità del vincitore. E la guerra degli adulti degenera in genocidio nei confronti dei bambini.


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