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Ecco come decidono ancora oggi i tribunali sul condiviso

Osservatorio sul Condiviso


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Ecco come decidono ancora oggi i tribunali sul condiviso
Tribunale di Roma

28/03/2011 - 21.25

Ormai siamo rassegnati a leggere ancora notizie come queste: "Roma. Una madre è precipitata con sua figlia dal quarto piano di un edificio a Roma: ma prima di lanciarsi nel vuoto l’avrebbe accoltellata due volte".

Non so se questo Padre/marito ha mai fatto presente la situazione, ma se lo avesse fatto come sto facendo io da anni qualcuno deve cominciare a prendersi delle colpe per la morte di quella figlia di 6 anni.

Mi chiamo Andrea, sono separato legalmente dal 2006, fino ad oggi ho avuto delle sentenze dai tribunali di Civitavecchia e ultimamente un ricorso dal tribunale di Roma sezione Famiglia a dir poco scandaloso.

All’inizio della separazione mio figlio aveva tre anni, venne affidato alla madre. Poi nel 2008 chiesi l’affido condiviso e il giudice incaricò un consulente tecnico d’ufficio. 

Uscirono fuori delle importanti novità. Per la madre: “gravi disagi nell’ambito personologico che confermano l’impressione clinica della presenza di un disturbo borderline tipo isterico di personalità con forte accentuazione sulla possibilità di utilizzo di difese a tipo proiettivo-scissionale”. Una sindrome che nella conflittualità e nella sua impulsività del soggetto hanno creato una tendenza ad appropriarsi in maniera eccessiva del figlio a non comprendere le effettive esigenze. Il padre "genitore attento, senza peraltro presentare elementi ansiogeni e manipolativi, interessato all’esclusivo benessere del minore". 

Il Giudice affida comunque il bambino alla madre, e per il padre, senza alcuna richiesta in tal senso da parte della madre, viene ridotto l’orario di visita.

Nel 2009 ho inviato alla corte di appello di Roma un ricorso per l’affido condiviso. Dopo circa tre anni di assistenti sociali, mediatori e neuropsichiatra del bambino, i quali hanno presentato relazioni in ritardo di quindici giorni alle date di scadenza senza motivazioni, descrivendo tutto in modo "scarno" e con carenza di valutazioni. Soltanto nell'ultima udienza sono stati capaci di inoltrare una relazione a pochi giorni dell'udienza, quasi sotto dettatura della madre, che "valutava" senza accertamenti le relazioni del padre con il figlio ovviamente non buone. 

Il giudice, da pochi giorni, prende decisione non considerando in alcun modo i gravi problemi che ci sono da anni, e più precisamente:

• Il problema psicologico della madre;

• Il problema del fratellino malato nato un anno e mezzo fa da alla relazione con il suo secondo compagno; 

• I continui cambiamenti di abitazione non ancora terminati, la voglia di trasferirsi ancora presso la residenza dell'attuale compagno distanza dalla mia abitazione 200 Km;

• Il problema psicologico del bambino (ora in cura da una specialista);

• Il problema di continuare a sminuire il padre al bambino;

• Il problema di sminuire parenti e amici;

• E un mantenimento di 600 € calcolato su uno stipendio di 1200 € mensili;

Per le modalità di visita.... un solo giorno in più ogni 15 giorni (il venerdi dalle 11:00 alle 20:00).   Questo è quello che oggi i nostri giudici si permettono di fare, avendo il pieno controllo e la piena autonomia.

 

LETTERA FIRMATA    


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


14.50  di sabato 30/04/2011
scritto da  Rosa
Leggendo questo articolo mi sento ancora più impotente e arrabbiata nei confronti della in"GIUSTIZIA" che tratta gli essere umani come automi privi di anima... Bisogna muoversi e farsi sentire; l´opinione pubblica deve sapere cosa sta accadendo! Non possiamo subire ancora queste umiliazioni ed INGIUSTIZIE! La legge DEVE essere uguale per tutti perchè così è scritto, altrimenti cambiamo la dicitura e rassegnati andiamo avanti consapevoli che LA LEGGE NON E´ UGUALE PER TUTTI...

00.43  di sabato 16/04/2011
scritto da  Simone
Anche io mi trovo in una situazione simile. La madre di mio figlio affetta da grave disturbo della personalità di tipo borderline, a cui si associano gravi disturbi alimentari. La madre ammette di essere stata ricoverata più volte in ospedali psichiatrici, seguita dai servizi di igiene mentale, frequentante day hospital psichiatrici, assuntrice di psicofarmaci. Il tribunale, nonostante il quadro di grave e manifesta patologia, decide la collocazione del bambino presso la madre e respinge la richiesta di perizia psichiatrica. Sono arrivato alla conclusione che più la madre è disturbata, più è tutelata...alla faccia dell´interesse dei bambini!

13.25  di mercoledì 30/03/2011
scritto da  dadtux

I nostri giudici tendono a scegliere la strategia meglio accettata dall´opinione pubblica. Infatti ci sono casi (che finiscono regolarmente sui giornali) in cui dopo lunghi tentennamenti si procede all´allontanamento dei figli da madri problematiche. Ebbene, in tutti questi casi scoppia un finimondo mediatico. Esistono persino associazioni che sostengono l´esistenza di una cospirazione mondiale della psichiatria a danno dei genitori. C´è una rassegna stampa reperibile su Internet con i casi di allontanamento dalle madri che dimostra tutto questo: http://www.bandofbroth.altervista.org/php5/index.php?title=Allontanamenti http://www.alienazione.genitoriale.com/casi-di-allontanamento-per-pas-in-italia/



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