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Contratto prematrimoniale: come funziona (se funziona) in Italia ?

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Contratto prematrimoniale: come funziona (se funziona) in Italia ?
Contratti prematrimoniali, in Italia no ?

26/03/2011 - 18.37

Anche se sembra strano a dirsi, il giorno più bello della propria vita può trasformarsi in un incubo se uno dei due coniugi non rispetta le volontà della persona amata. Per questo motivo è sempre più diffuso l’uso di contratti e accordi prematrimoniali.

La tendenza si è diffusa principalmente in America tra le star del cinema e i ricchi industriali che avevano necessità di difendere il patrimonio economico da vedove allegre e donne di malaffare. In realtà, anche in Inghilterra e nel nostro paese si sta diffondendo la disciplina di questo tipo di accordo.

Lo scopo di un contratto prematrimoniale è principalmente quello di salvaguardare i propri averi in fase di separazione con addebito o consensuale. Troppe volte si è sentito parlare di persone che si sono sposate solo per interesse economico e non per amore.

Tuttavia, in Italia tale “manovra legale” non sembra applicabile a causa dell’articolo 24 della Costituzione Italiana, che vieterebbe qualsiasi tipo di intesa preventiva di divorzio. In altre parole, non si possono modellare leggi su misura per definire i termini da rispettare qualora si parli di matrimonio.

Nonostante la mancata validità di tali contratti ai fini legali, un giudice italiano potrebbe utilizzarli per decidere riguardo la sentenza di divorzio. Tale cavillo legale è stato portato alla luce da un gruppo di avvocati esperti in matrimoni e divorzi.

Se è necessario sottoscrivere un accordo prematrimoniale, ad esempio per tutelare i figli nati da un precedente matrimonio, bisogna manifestare in modo corretto ed esplicito la volontà di sposarsi. Per rendere legale e valido l’accordo basta contrarre matrimonio in modo regolare: in caso contrario, il contratto verrà ritenuto nullo.

Il provvedimento in sé non deve essere visto come mancanza d’amore tra i membri di una coppia: l’accordo sarebbe soltanto un modo per garantire al futuro coniuge che i sentimenti sono sinceri e non costruiti a seguito di piani maliziosi.

La giurisprudenza stabilisce che, in tema di divorzio (ma il principio deve ritenersi valido anche in materia di separazione), la convenzione (detta accordo prematrimoniale) con cui gli interessati stabiliscono anticipatamente il regime giuridico relativamente alla cessazione degli effetti civili del matrimonio, è invalido, nella parte riguardante le condizioni per il mantenimento dei figli e del coniuge.

Questo per contrasto sia con l'art. 9 della L. 898/70, che non consente limitazioni di ordine temporale alla possibilità di revisione del regime divorzile, sia con l'art. 5, che, fissando i criteri per il riconoscimento e la determinazione di un assegno all'ex coniuge, configura un diritto insuscettibile, anteriormente al giudizio di divorzio, di rinunzia o transazione.

Un simile accordo viene considerato illecito perché rivolto, esplicitamente o implicitamente, a viziare, o quanto meno a circoscrivere, la libertà di difendersi in giudizio di divorzio, con irreparabile compromissione di un obbiettivo d'ordine pubblico come la tutela dell'istituto della famiglia (Cass. 3777/81).

Pertanto la possibilità di contrarre un contratto pre matrimoniale in stile americano sarebbe, in Italia, pressochè esclusa. E ciò perchè tale pattuizione sarebbe nulla in quanto contraria a principi cardine del nostro ordinamento. Ciò che tuttavia sta acquisendo sempre più piede sono invece gli accordi tra coniugi precedenti al divorzio, stipulati in vista della separazione oppure in vista del divorzio stesso.

Anche questi sono sempre nulli ?

Nonostante le decisioni in merito siano tutte state in questa direzione, ultimamente c'è stata una sentenza della Corte di Cassazione, che ha parzialmente aperto una breccia per l'affermazione della legittimità di tali pattuizioni. Infatti con la sentenza n.8109 del 2000 la Cassazione ha infatti da una parte riconosciuto la natura indisponibile dell'assegno di divorzio, dall'altra affermato come tale principio sia posto a difesa del coniuge economicamente più debole.

Quindi nel caso posto alla sua attenzione, la Corte ha deciso che l'accordo non fosse da considerarsi invalido, in quanto la nullità dovrebbe giovare solo al coniuge più debole, mentre non potrebbe essere invocata da chi ha l'obbligo di versare l'assegno di divorzio.

Vi è da dire che nella fattispecie si trattava di un accordo di natura transattiva, cioè volto a risolvere alcune controversie patrimoniali insorte tra coniugi, e non posto in essere al fine di regolare i rapporti successivi al divorzio.

In definitiva, a parte casi particolari, ad oggi si è ancora lontani da una affermazione di legittimità da parte della giurisprudenza, nonostante molti studiosi invochino una apertura nei confronti di una maggiore autonomia contrattuale, anche per quanto concerne i negozi familiari.


Fonte: diredonna.it - assegnodidivorzio.it

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Ci sono 6 commenti


10:53  di mercoledì 28/10/2015
scritto da  Dario
Non ho ben capito, se dietro al nome Andrea c´é un uomo o una donna dal momento che ci sono donne registrate all´anagrafe con il nome di "Andrea". Bisognerebbe informarsi bene sullo squallore che si scatena quando per la ex moglie "madre" l´ex marito non diventa la sua "INPS" personale.....a cominciare dai ricatti tramite l´USO improprio dei figli. Tutte UGUALI!!!!!! o quasi! Denuce-querele, il giorno prima padre adorabile il giorno dopo MOSTRO E non puoi vedere i figli se non alla presenza dei Servizi Sociali, se ti va bene! Non aggiungo altro. Ma per favore!|!!

16.09  di lunedì 08/12/2014
scritto da  Andrea
Ma perchè non la smettete di infastidire le donne? Se vi fanno schifo frequentatevi fra voi; il matrimonio ve lo prescrive il medico? E quante fesserie inventate oltre all´inesistente PAS. Il bello è che ci sono sempre più donne che per non avere maschi come voi in mezzo ai piedi, fanno i figli con la cosiddetta eterologa "fai da te" in barba alle ottuse leggi italiane. E fanno benissimo, così si godono i figli senza il rischio di avere poi a che fare con uno psicopatico e proto-pedofilo padre separato.

21.31  di lunedì 23/12/2013
scritto da  Fabo
Oggi nel 2013 prossimo anno 2014, le donne TUTTE si sposano SOLO per 3 ragioni:

1) SOLDI, interessi economici, quando finiscono inizia la crisi in quanto la Donna ha solo l´obiettivo di non fare un cazzo vivendo a scrocco sulle spalle di un uomo!!!

2) Considerandosi prolifiche, mettono al mondo figli definiti come pupazzi da baraccone, alla fine fanno di tutto solo per interesse.

3) LORO dicono di amare l´uomo.........avete mai visto o sentito una donna dire la stessa cosa?......semplicemente no!!!!La donna ama solo sè stessa e il suo egoismo........è per questo che il 99% di esse vive nell´oblio della speranza di acchiappare un pollo superstite, mentre solo l´1% vive di realtà........sfortunatamentee la percentuale è bassa, ma questa è la REALTA´!!!!

16.12  di sabato 21/09/2013
scritto da  carlo
ritengo che la possibilità di sottoscrivere un contratto pre-matrimoniale sia un diritto sacrosanto. Troppo spesso il matrimonio rappresenta un mezzo certo per acquisire sicurezza economica, una sorta di polizza vita pagata da altri, per poi chiedere il divorzio ed assicurarsi una rendita, un vitalizio a scapito del malcapitato, che il più delle volte conduce una vita grama pur dovendo versare ogni mese un assegno ad una moglie che vive la sua vita agiatamente con un altro uomo anche nella casa di proprietà dell´ex- marito o casa di cui quest´ultimo paga il mutuo, pur vivendo egli in in macchina, dai genitori ( quando li ha ancora), dalla Caritas o comunque in situazioni molto precarie e indignitose.

Ritengo che l´attuale legge sul divorzio sia infame, iniqua, discriminatoria e punitiva nei confronti dell´ex marito. Al contrario premia donne ( e qualche volta uomini) spregiudicate e senza scrupoli che approfittano della buona fede dei futuri mariti per poi libverarsene appena il vitalizio è assicurato.

Mi auguro che si ponga rimedio a questo scellerato sistema.

13.11  di mercoledì 31/07/2013
scritto da  francesco
peccato non si possa fare in Italia il contratto all´americana per via dell´articolo 24 della Costituzione, per i termini in cui e´ articolata la legge sul divorzio in Italia; oggi, infatti, la donna nonostante l´amore durante il fidanzamento specie dopo la nascita dei figli e´ votata a lasciare il marito per via del mantenimento assicurato non dovendo quindi piu´ avere rapporti sessuali con lui.Non sarebbe male, quindi, o una modifica della legge sul divorzio,o un contratto matrimoniale all´americana riconosciuto dalla legge così come non (l´amore e´ un cavallo che si vede a lunga corsa).


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