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Condiviso e oscurantismo: Casellati e ISTAT guardino dentro i dati

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Condiviso e oscurantismo: Casellati e ISTAT guardino dentro i dati
Salvatore Garofalo - ADIANTUM

26/02/2011 - 14.28

Di Salvatore Garofalo. Che l'affidamento condiviso e le richieste di emendamenti avessero dei nemici era un dato certo. Ma quello che accaduto in Commissione durante l'interrogazione parlamentare proposta dall'Onorevole Rita Bernardini in materia di condiviso lascia sgomenti.

La rappresentante del Governo ha risposto adducendo argomentazioni desuete, prive di valenza scientifica, oscurantiste, ingessate ad un modello di pensiero e di sub-cultura familiare che nulla hanno a che fare con le reali esigenze della famiglia frantumata e con la salvaguardia dei bambini/adolescenti.

Non ha nessun significato, infatti, affermare che i dati ISTAT dimostrano un trend crescente dell'applicazione del condiviso da parte dei tribunali, in quanto se è vero questo dato è altrettanto vero lo svuotamento del suo significato. I dati ISTAT dicono soltanto le percentuali assolute dell'applicazione formale/nominale, ma tacciono sulle dinamiche poste in essere dagli Uffici Giudiziari e sugli effetti delle decisioni sul minore, sulla famiglia e sulla collettività.

l'Istituto di Statistica non ha condotto alcuno studio di valenza scientifica ad ampio raggio. Aggrapparsi a questi dati e affermare che le cose stanno andando per il verso voluto dalla legge 54/06 vuole dire negare la realtà. Sarebbe come affermare che il costo delle banane sul territorio nazionale ha raggiunto i valori auspicati, ma, nessuno è andato a controllare se sono di produzione italiana o vengono dalla Cina. Certo il prezzo è contenuto, ma che garanzie ci sono per il consumatore ?

Analizzati così, i dati sono sterili, vuoti, facilmente strumentalizzabili e facilmente utilizzabili dai negazionisti come la Casellati. Gli istituti di statistica non dovrebbero occuparsi di Diritto di Famiglia, tranne che non si adottino metodi di calcolo capace di guardare dentro le “cose”. Ma questa è sociologia.

E poi tanti stereotipi: bambini sballottati, “senza fissa dimora di riferimento”, senza il “porto sicuro”, sono concetti italiani estrapolati da vecchi testi di psicologia che impolverano gli scaffali delle librerie. Però, usati e sbandierati servono a lasciare le cose come stanno in barba ai moderni studi e in barba a ciò che sente la popolazione.

Affermare che il conflitto si può arginare e placare con le decisioni dei tribunali (per questo si assegna un domicilio prevalente ed un assegno di mantenimento) è il chiarissimo sintomo di una volontà sottaciuta di comodo agli operatori del divorzificio.

Come si può negare che la maggiore conflittualità scaturisce dallo squilibrio dei tempi di permanenza dei genitori con i figli, dall'impossibilità di mantenere i figli direttamente, dal domicilio prevalente (peraltro coniato dalla magistratura).

Come non si può non sapere che il conflitto si acuisce in tribunale allorquando vige un sistema che determina un genitore prevalente ed un altro sottoposto quando in una parola viene lesa la dignità genitoriale e personale?

La Giustizia così concepita è solo di “comodo” ad una delle parti e genera inevitabilmente una lite che nessun tribunale è capace di fermare. L'esperienza di 40 anni ha dimostrato l'inefficacia del pianeta giudiziario a risolvere serenamente e seriamente i problemi della famiglia. Basterebbe veramente poco per “dissolvere” la maggiore parte dei conflitti coniugali.

Alla luce di ciò, sarebbe opportuno informare con urgenza il Presidente del Consiglio di quanto giornalmente accade nel Diritto di Famiglia. Se il Premier venisse messo nelle condizioni di conoscere il livello di tanto malessere e malagiustizia, probabilmente troverebbe un valido motivo per mettere le mani nella giustizia.


Fonte: Redazione

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Ci sono 2 commenti


02.01  di venerdì 04/03/2011
scritto da  salvatore
E´ straordinario come dopo cinque anni di raccolta di dati,casi e sentenze dell´osservatorio nazionale sull´affido condiviso,di innumerevoli interrogazioni parlamentari sulla disapplicazione della legge e delle sue nefande conseguenze sui minori,vi sia ancora chi si appella a dati istat per dire che tutto è a posto.Si possono fare allora due considerazioni di ordine filosofico meccanicistico,o l´Italia si regge sullo stoicismo più sfegatato,secondo cui tutto va avanti nel nome di una realtà immutabile,oppure ai numeri si attribuisce un significato predefinito altrettanto immutabile.Sembrerebbe allora,molto pacchianamente,che la mancata applicazione della riforma del diritto di famiglia sia da ricondurre a una mancata riforma dell´istituto ISTAT.

22.14  di domenica 27/02/2011
scritto da  Claudio Pierucci
Buona parte dei cittadini italiani riconoscono nell´attuale sistema delle separazioni un grave danno per i padri e per i minori, se il Presidente del Consiglio non è informato di questo credo sia una mancanza grave ed inaccettabile. La verità è che tutti hanno una grande difficoltà ad assumere una posizione di equità tra coniugi in tema di separazioni. Eliminare i privilegi vuol dire prendere una posizione che questi politici non sono in grado di fare. Le loro paure sono tali da chiudere gli occhi di fronte alla sofferenza e alle ingiustizie subite dai minori. Uno Stato che non è in grado di tutelare adeguatamente i bambini è uno Stato incapace. Questi politici sono legati alla paura del consenso elettorale e nell´ottica di questa strumentalizzazione non riescono a capire cosa significhi avere il compito di governare e di avere correttezza almeno per i minori. Non riescono a dare equità ed equilibrio ai figli dei genitori separati neanche nel rapporto con loro padre. Tutti questi discorsi si chiudono con una frase semplice semplice:
solo chi ha avuto un padre da poco considera da poco il padre degli altri.
E´ evidente quale sia la vera lacuna di questa classe politica.


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