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Le affermazioni della Casellati sono prive di fondamento scientifico - di Vittorio Vezzetti

Cronache dai tribunali


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Le affermazioni della Casellati sono prive di fondamento scientifico - di Vittorio Vezzetti
Vittorio Vezzetti, ADIANTUM

24/02/2011 - 00.19

"Prevedere, infatti, una pari presenza del figlio nelle abitazioni di entrambi i genitori, implicherebbe un continuo trasferimento del minore, con effetti disorientanti per la sua crescita. Non a caso, è lo stesso legislatore che, disciplinando l’assegnazione della casa coniugale ad uno dei genitori proprio in considerazione del preminente interesse dei figli a conservare la residenza occupata in costanza di matrimonio o di convivenza, riconosce tale esigenza", così afferma il sottosegretario Casellati nella risposta all'interrogazione parlamentare dell'on. Bernardini sullo svuotamento dell'affido condiviso.

Ma queste affermazioni hanno un reale fondamento ?

A nostro modo di vedere no. Non esiste infatti nessuna evidenza scientifica dei presunti effetti disorientanti dell'affido alternato. Casomai è il contrario (v. Solint 1980: “L’enfant vulnérable, rètrospective”, PUF-Paris, Jacquin-Fabre 1993, in “Les parents, le divorce et l’enfant”, EST Paris di Guillaurme e Fugue M. K. Pruett, R. Ebling e G.M. Insabella 'Critical aspects of parenting plans for young children: Interjecting data into the debate about overnights', in Family Court Review, 42/1, pp. 39-59,2004).

Sappia l'onorevole sottosegretario che ormai il 24% dei minori francesi vive così (con trend fra l'altro in netto aumento), e gli studi longitudinali hanno solo evidenziato effetti benefici di questa modalità d'affidamento. In Italia non esistono studi affidabili per la residualità di questa pratica d'affidamento ma l'esperienza del prof. Canziani, già pluripresidente dell'Associazione Italiana di Neuropsichiatria Infantile, è positiva (cfr. I figli dei divorzi difficili, Sellerio ed.).

In particolare, tornando ai cugini transalpini, il rapporto Raschetti appena presentato al Parlamento francese su 10 anni di garde partagée evidenzia che l'alternato non turba i bambini, neanche se i rapporti tra i coniugi sono cattivi; inoltre i tempi paritetici vanno bene anche per i lattanti e bisogna solo regolare i tempi di alternanza. I bambini monogenitoriali, inoltre, sono meno socievoli e hanno minor sviluppo cognitivo.

In Svezia da anni l'alternato e i tempi paritetici sono la regola e lo stanno diventando anche in Belgio. Il risultato è stato una drastica contrazione delle giudiziali: nel paese dei vichinghi le giudiziali si risolvono nel 95% con un accordo davanti al giudice alla prima udienza. Infatti con la ripartizione equa dei tempi e il crollo conseguente (fino all'azzeramento) dell'assegno di mantenimento sostituito dal mantenimento diretto, cadono quasi tutti i motivi di contesa. Le poche giudiziali residuali vengono spinte verso la mediazione extragiudiziale e, alla fine, l'1 o 2 per cento di coppie che vanno a sentenza restano nelle aule di tribunale per non più di sei mesi. Con grande gioia delle famiglie, dei bambini e, forse, un pò meno di qualche divorzista d'assalto scandinavo.

E i figli cosa ne pensano ?

Nello studio Fabricius (Fabricius W,Hall Jeffrey, 2000 : “Le percezioni dei giovani adulti sulle separazioni”, Family And Conciliation Courts Review, 38 (4): 446-461, 2000) a specifica domanda gli studenti del primo anno di Psicologia ritenevano, a posteriori, che l'alternato sarebbe dovuto essere l'affido migliore che il giudice avrebbe potuto scegliere: la precentuale variava tra il 70% di chi non l'aveva provato e il 93% di chi lo aveva potuto sperimentare. A dimostrazione che la stabilità degli affetti - quella che lo Stato italiano non sa tutelare - vale più di quella del domicilio.


Fonte: Redazione

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