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Trib. di Varese: domiciliazione prevalente alla madre, anche se ha gravi problemi psicologici

Cronache dai tribunali


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Trib. di Varese: domiciliazione prevalente alla madre, anche se ha gravi problemi psicologici

09/02/2011 - 22.40

Con disappunto e non poche perplessità rendiamo note le motivazioni con le quali viene rigettato il ricorso di un genitore (in questa vicenda è un padre) che chiedeva la modifica delle condizioni di affidamento dei figli e l’adozione di provvedimenti ex art. 709 ter c.p.c.. Non pubblichiamo il nome del giudice perchè il procedimento è ancora in corso, e in una fase molto delicata.

Ecco una disanima ragionata del provvedimento, analizzando i punti salienti, qui riportati testualmente e in corsivo.

La resistente (la madre): “sebbene sia attaccata ai figli, fa fatica a distinguerli da sé, vivendoli come un prolungamento di sé stessa ed evidenziando una forte tendenza ad appropriarsi di questi che ostacola una sana crescita dei bambini (vedasi relazioni dei SS in atti). La conflittualità tra i coniugi è così accesa da creare una situazione traumatica per i figli i quali fanno molta fatica a recuperare un rapporto sano e sereno con il padre, sebbene nel profondo, vi sia, comunque il desiderio di stare con lui”.

Quindi, da questo enunciato si evince che la madre ha un atteggiamento che ostacola la sana crescita dei bambini, i minori fanno fatica a recuperare il rapporto con il padre anche se hanno il desiderio di starci…

(…) Il perito ha rilevato la necessità per la madre di intraprendere un percorso di differenziazione dalla propria figlia e, per il padre, un graduale avvicinamento in un ambiente inizialmente neutro, concludendo sull’opportunità dell’affidamento condiviso ad entrambi i genitori, con collocamento presso la madre”.

Beh… la madre avrà modo di lavorare su sé stessa e il padre (sigh!) potrà re-iniziare a vedere i propri bambini in uno spazio neutro (chissà poi perché in uno spazio neutro, dal momento che l’unica difficoltà è proprio quella di vedere i bambini....). L’affidamento è condiviso, quindi, in sostanza il padre potrebbe prendere parte alle decisioni che riguardano i suoi figli esercitando la potestà genitoriale…ma è realmente così ? Ne dubitiamo.

“La perizia della dott.ssa XX è stata ulteriormente aggiornata con due relazioni successive. Nella prima si dà atto delle persistenti difficoltà di – omissis - e del tenace rifiuto di incontrare il padre che rendono opportuno sottoporre a psicoterapia sia la minore che il fratello”.

Allora la situazione è davvero preoccupante per i minori ! Continua il rifiuto di vedere il padre e, non solo la figlia, ma anche il fratellino devono andare in psicoterapia…

“Dalla seconda relazione emerge il persistere di una situazione patologica, che rende inopportuna qualsiasi forzatura dei minori nei confronti del padre” .

Ma come ?! I minori non vedono il padre, la “sana crescita dei figli” è ostacolata dalla madre e i bambini non devono essere forzati a vedere il padre ? Mah… forse in fondo ci sarà qualcosa che ci sfugge, e che renderà tutto comprensibilissimo…Andiamo avanti. 

“Il CTU pertanto suggerisce un’”operazione di bonifica” dell’immagine paterna ovvero di recupero della figura genitoriale che costituisce il primo passo per un graduale avvicinamento”.

“Operazione di bonifica” ? E che vorrà dire ??? Qui l’unica cosa che deve essere “bonificata” sono i rapporti padre-minori (viste le “criticità). La domanda è: come vengono “bonificati” tali rapporti se i minori “non posso essere forzati ad incontrare il padre” che comunque hanno il desiderio di vedere ? 

“(…) Tuttavia, allo stato attuale, la situazione non sembra essere mutata e non vi sono elementi per confutare le conclusioni della Dott.ssa XX che ha chiaramente suggerito l’opportunità di un collocamento abitativo presso la madre, nonostante le difficoltà ed i punti critici sopra evidenziati. Infatti, i rapporti con il padre continuano ad essere difficili. Sebbene sia stata indicata la strada migliore da percorrere per la risoluzione degli stessi e, nonostante la resistente si debba impegnare per favorire tale recupero, non vi sono elementi per ritenere opportuno l’allontanamento dei minori dalla madre”.

Dunque, un comportamento posto in essere da un genitore (qui è la madre) che ostacola la sana crescita dei bambini non è una criticità sufficiente per togliere il collocamento abitativo. Forse ci deve essere qualche difficoltà psicologica nella signora per giustificarlo…

“Infine, per quanto riguarda l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 709 ter c.p.c. si ritiene allo stato, non provata alcuna grave inadempienza, da parte della signora, che renda opportuna l’adozioni di tali misure”.

Chissà allora cosa intende il magistrato per inadempienza genitoriale, se ostacolare la crescita di un minore non è inadempienza…

“Infatti, tale norma trova applicazione in presenza del duplice presupposto dell’inadempimento dei provvedimenti presidenziali e della sussistenza di un comportamento che rechi grave pregiudizio alla prole (corte d’Appello di Firenze 29.08.2008, Tribunale di Reggio Emilia, 4.07.2007). Orbene ritiene questo Giudice che tali presupposti non possono essere ravvisati nel caso in esame, essendo riscontrabile, nel comportamento della resistente, soltanto una grave difficoltà psicologica a staccarsi dai minori, riversando su di essi le proprie sofferenze dovute alla separazione con l’ex marito”.

Ecco… c’eravamo preoccupati di vedere come andava a finire… In fondo la resistente ha “solo” una “grave difficoltà psicologica a distaccarsi dai minori, riversando su di essi le proprie sofferenze dovute alla separazione con l’ex marito”. Niente di grave, secondo il giudice illuminato, perchè allo stesso tempo la medesima madre, si deve impegnare per favorire il rapporto padre-figli !

Tutto è “felicemente” risolto… alla faccia dei bambini che nessuna colpa hanno se la mamma non riesce a distinguerli da sé stessa, ostacolandone la loro crescita perché sofferente della separazione con l’ex marito.

Tutto a posto, quindi. E infatti, "PQM, il giudice respinge il ricorso...". Giustizia familiare è fatta, e al tribunale di Varese va bene così.


Fonte: Redazione

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Ci sono 14 commenti


17.49  di giovedì 27/10/2011
scritto da  Andrea
che vergogna l´ostracismo per i padri con gli evidenti danni peri figli. Leggete "in nome del padre della figlia e dello spirito saggio", su ilmiolibro.it

21.54  di mercoledì 02/03/2011
scritto da  Claudio
Sono un Padre, anzi ero un padre. Quella infame della mia ex moglie se n´Ă¨ andata via da casa portandosi via mio figlio di 9 anni. Oggi mio figlio compie 17 anni. in 8 anni ho visto mio figlio 5/6 volte e l´ultima volta che l´ho visto è stato il 2 gennaio 2009, piĂą di due anni fa. Non posso nemmeno telefonargli perchè non ho nessun numero di telefono. In questi anni non mi è stato permesso di sapere cosa facesse, chi frequentasse, come andava a scuola e tutto il resto. In questi anni non ho mai saputo che faccia avesse: oggi se lo incontrassi forse non lo riconoscerei. E per questo debbo dire grazie a giudici e psicologi ed agli assistenti sociali, che con le loro lungaggini e le assurde tesi, hanno di fatto impedito di ricongiungermi con mio figlio, lasciandolo nelle mani di una madre ignorante e delinquente, che esercita un lavoro con un diploma falso ed il suo compagno che ha dichiarato il falso allo psicologo riguardo ai suoi precedenti lavorativi(non si è mai saputo cos´ha fatto nella sua vita). Io sono laureato, libero professionista, con l´unico scopo della mia vita -mio figlio- obbligato a riconoscere per lui, nelle mani della madre 1.100 euro al mese (totale + di 100.000 euro), chissĂ  lei cosa ne fa!. Non ho nemmeno il diritto (come è stato detto in una esternazione generica e gratuita da un giudice) di parlargli, di dargli una carezza, di ricevere da lui un sorriso.
Merito dei giudici e degli psicologi e degli assistenti sociali, che con il loro tempi ed i loro comportamenti, hanno di fatto favorito la madre, che ha usato il figlio come clava contro di me. VERGOGNA !! E´ ORA DI PUBBLICARE I NOMI DEI GIUDICI E DEI LORO PSICOLOGI AFFINCHE´ CHIUNQUE SAPPIA CON CHI HA A CHE FARE, a cosa va incontro; è ora che in questo schifo di paese, i giudici, come tutte le altre categorie di lavoratori, quando sbagliano finiscano in galera, anche perchè ad ogni loro errore corrisponde un calpestio della veritĂ  e della vera giustizia,
sofferenze ed umiliazioni. Buon compleanno ! Figlio mio !
Questa storia andrĂ  a finire male ! E´ troppo il mio dolore !

17.03  di mercoledì 16/02/2011
scritto da  CICCIO COSTA
Buonasera, mentre aspetto in ospedale da oggi a mezzodì (sono le 17 e ancora attendo), vi leggo e spero che quanto scrivo arrivi a quel giudice che ho piĂą volte letto in diverse occasioni, relativamente al vitello che segue sempre la mucca. Egr. ill.mo illuminato sig. giudice, se vogliamo paragonare la maternitĂ  degli esseri umani a quella dei bovini, dobbiamo procedere come segue: dobbiamo considerare una mucca sana, dove il vitello la segue e si nutre pacificamente attaccato alla mammella, crescendo sano ecc. Mettere a confronto questa situazione ipotetica con una situazione analoga tipo mucca affetta da encefalopatia spongiforme bovina, la cosidetta MUCCA PAZZA. Dubitando fortemente che in questo caso il vitello segua la mamma mucca, sicuro che il vitello oltre ad essere a rischio di non crescere sano e forte, ma al contrario rischia la vita, c´Ă¨ un doveroso intervento che deve mettere in atto il pastore in quanto responsabile sia della vita deella mucca che del vitello e cioè SEPARARLI e aiutare entrambi. Se poi si trova il toro capace di aiutare il piccolo vitello nello svezzarsi e quindi farlo crescere sano e forte, è chiaro che il pastore può ritenersi soddisfattoi del suo operato e dormire sereno, sapendo di avere tutelato tutti, compreso gli interessi economici. Ora ci dice Lei Ill.mo sig. giudice della famosa storia del vitello, anche Lei si ritiene soddisfatto del Suo operato? Dorme sereno? Con preghiera ad ADIANTUM che legge, di impegnarsi a divulgare questo esempio, al fine di farlo arrivare al sostenitore della teoria del vitello e la mucca. Aggiungo a scanso di equivoci per il giudice, che la SINDROME DELLA MADRE MALEVOLA IN CASO DI DIVORZIO è molto peggiore dell´effetto che produce la encefalopatia spongiforme bovina. Buona Vita sig. giudice PASTORE

13.30  di mercoledì 16/02/2011
scritto da  Avv. Tamara Corazza - Pres. ANFI Toscana
Quanto sopra non è altro che la prassi che si evidenzia in buona parte delle perizie e dei provvedimenti dei giudici.
Vi è ancora di fondo a mio avviso la presunzione che per i minori sia "meno peggio" una madre che si identifica in essi ostacolando il rapporto con il padre, rispetto a "forzare" proprio quel rapporto padre-figlio che fino allora è stato constretto all´oblio dall´altro genitore.
E´ l´Italia, quella dei legami placentari che permangono anche dopo la nascita e dei cordoni ombelicali che si riformano dopo la separazione della coppia.
E´ l´Italia, quella dove manca il coraggio di ammettere che se i figli si adottano - finalmente - anche da soli, per farli bisogna invece essere in due!

11.59  di martedì 15/02/2011
scritto da  Gian
E´ vergognosa una storia del genere, purtroppo ne conosco un´infinitĂ  e non riesco a immaginare come un giudice (se anch´esso ha una sua famiglia) possa pensare di escludere una figura genitoriale dalla vita di un bambino.
Non mi rassegno e mi spenderò tutta la vita per ottenere dei risultati tangibili in questo ambito...


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