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Lettera di una insegnante: a chi giova ed a chi serve la legge sulla Dislessia ?

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Lettera di una insegnante: a chi giova ed a chi serve la legge sulla Dislessia ?

29/01/2011 - 21.02

Egregio Direttore, dopo tanti anni di insegnamento è veramente frustrante e deludente vedere che la nostra scuola non solo non è stata migliorata ma si avvia verso un lento e sicuro declino deludendo le aspettative degli studenti che vedono in essa un’opportunità e per molti di loro forse l’unica opportunità.

L’ultimo colpo di grazia è stata la Legge sulla Dislessia recentemente approvata in sede di commissione deliberante, non con votazione democratica nelle due camere parlamentari.

A chi giova ed a chi serve questa legge ?

Mi ritrovo in quasi ogni classe con 4/5 alunni etichettati dislessici, non ci si accorge di niente, fino a quando l’insegnante di sostegno della classe nel consiglio di classe non ne fa i nomi evidenziando se si tratta di discalculia (difficoltà nel fare i calcoli ) e/o disortografia ( errori di ortografia) o dislessia (lentezza o errori nella lettura). Con 30 alunni in classe e con 9 classi spesso di questi alunni ci si dimentica il nome , si collega il loro nome a quanto era stato detto nel momento delle verifiche.

C’è l’alunno che rifiuta di farsi interrogare, che si è seduto all’ultimo banco perché si vergogna di sbagliare e di mostrare a tutti che lui è diverso dagli altri. C’è l’alunna che si blocca durante l’interrogazione , intimidita che si mette a piangere e anche se incoraggiata non risponde più. Poi c’è l’alunno che durante la verifica scritta, vedendo la maggior parte dei suoi compagni consegnare, ti chiede preoccupato se puoi lasciargli più tempo perché ti dice: “prof. io sono dislessico”. Poi scopro che non solo ha consegnato entro le due ore prestabilite, ma che il suo compito è anche uno dei migliori della classe con una grafia più curata e corretta di quella di altri suoi i compagni invece non etichettati dislessici.

Ci sono gli alunni, e sono la maggioranza, che seppure con vergogna ti dicono che sono dislessici, e che non sono tenuti a prendere appunti, non seguono neanche la lezione , non studiano. Frequentano la scuola più per stare assieme ai loro compagni che per imparare, tanto alla fine dell’anno saranno promossi, è così che è andata negli anni precedenti e sarà così anche quest’anno. I loro elaborati sono pieni di errori, pessima grafia, sembra che non abbiano mai frequentato la scuola eppure hanno fatto cinque anni di scuola elementare e tre di media inferiore.

Parlando con qualche genitore ne scopri il perché: al figlio i compiti non venivano corretti, in alcuni casi l’insegnante evidenziava l’errore ma non spiegava perché aveva sbagliato; lo studente preparava la lezione ma non veniva interrogato, non ci si aspettava lui imparasse alcunché, così lui abituato a non fare niente a scuola, ora non vuole fare niente.

Un genitore addirittura mi ha detto che la psicologa che seguiva il figlio gli aveva detto di non leggere tanto non sarebbe servito a niente perché non avrebbe comunque imparato perché di dislessia non si guarisce.

Questo è l’aiuto che sta venendo dato e che si vuole dare agli alunni che hanno difficoltà nel leggere scrivere e far di conto ?

Perché gli studenti gli errori li fanno, se non hanno frequentato una buona scuola elementare le lacune le hanno e allora che facciamo diciamo che sono tutti malati? Che soffrono tutti di disturbi dell’apprendimento ? O ci rimbocchiamo le maniche e come ha fatto Don Milani nella sua scuola di Barbiana, ci prendiamo cura di questi studenti.

Don Milani non ha mandato i suoi studenti che erano stati bocciati più volte, ritenuti stupidi ed incapaci di apprendere nella scuola pubblica, dal neuropsichiatra infantile per verificare il loro quoziente intellettivo o per una diagnosi di dislessia. Dopo anni di scuola elementare non leggevano fluidamente e senza errori, ne scrivevano correttamente con una buona grafia, e probabilmente sbagliavano anche i calcoli, eppure lui con il suo impegno e soprattutto credendo nelle loro capacità ne ha fatto delle persone Istruite , ne ha fatto delle persone che amavano la scuola e insegnavano ai bambini più piccoli.

Perché dobbiamo dare credito a teorie psichiatriche fallimentari che stanno buttando nello sconforto e nello scompiglio alunni e genitori e non recuperare gli insegnamenti e l’esperienza di grandi pedagogisti ?

Perché un gruppo di psichiatri ha deciso a tavolino che gli studenti che in seconda elementare devono saper leggere fluidamente e senza errori, devono saper scrivere correttamente ed avere una buona grafia, non devono superare il numero di errori nei calcoli prestabilito nei loro protocolli ?

Senza tener conto delle numerose variabili che intervengono nel processo di apprendimento, insegnante, metodo di studio, ambiente familiare ecc, hanno stabilito che gli alunni che cadono fuori dai loro parametri, sono dislessici, sono affetti dai così detti disturbi specifici dell’apprendimento, sono disabili e non impareranno mai. Secondo le loro teorie se un alunno non ha imparato dopo 18 mesi di esposizione alla lettura, c’è qualcosa che non funziona nel suo cervello, non si sa bene cosa, qualcuno parla di un gruppo non ben identificato di cellule celebrali, qualcun altro sta facendo risonanze magnetiche, qualche anno fa si parlava del gene y, tutte teoriescientifiche che farebbero inorridire Galileo Galilei.

Una legge è stata approvata e corsi di aggiornamento per i formatori sui disturbi dell'apprendimento stanno venendo programmati per assicurarsi che sempre più studenti italiani e famiglie vengano buttate nella confusione e scompiglio e che i sogni che un genitore ha per il futuro del proprio figlio vadano a finire nella pattumiera, perché la carriera di un dislessico è segnata.

Qualche anno fa gli “esperti” dicevano che i “dislessici” erano il l 4% dei bambini, oggi già le stime sono del 7-8 % chissà fra qualche anno?

Ritengo di far parte di una generazione di persone fortunate, per aver vissuto in un periodo in cui avevi il diritto di sbagliare, l’opportunità di correggere gli errori, un’insegnante che mi segnava di rosso o di blu i miei elaborati, di avere avuto il tempo che mi serviva per correggermi, esercitarmi per apprendere ed imparare, e soprattutto la serenità e tranquillità con la quale ho vissuto il mio percorso scolastico.

Anche se non fossi stata veloce nella lettura, se avessi fatto molti errori nello scrivere, se avessi sbagliato i calcoli, nessuno avrebbe messo in dubbio la mia sanità mentale e capacità di apprendere, nessuno avrebbe chiamato mia madre per portarmi a 7/8 anni dal neuropsichiatra infantile per una diagnosi di dislessia. Nessuno mi avrebbe inculcato l’idea di essere incapace con tutte le conseguenze emotive, psichiche e sociali che questo comporta.

I bambini di oggi purtroppo non hanno questa possibilità, qualcuno ha lavorato duramente per assicurarsi che molti di loro non l’avessero. Questo riguarda tutti noi perché un giorno quel bambino potrà essere tuo figlio.

 

Lettera firmata


Fonte: Redazione - Lettera firmata

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Ci sono 2 commenti


23.15  di martedì 13/11/2012
scritto da  Elisabetta Armiato
Scrivo in qualità di Madrina del Movimento Culturale Pensare Oltre www.pensareoltre.org, La ringrazio per il contributo dato attraverso questa lettera che abbiamo avuto il piacere di pubblicare sul nostro sito nella home page alla sezione Media News.

Sarebbe davvero di grande valore se Lei potesse scrivere una testimonianza di come sia possibile attraverso la didattica superare certe problematiche considerate "disturbi", senza la necessità di ricorrere al parere o all´intervento di "esperti".

Se avesse una storia di successo con un allievo problematico che sia riuscito a superare le prorpie difficoltà attraverso l´applicazione di metodologie didattiche noi saremmo lieti di pubblicarla nel sito di Pensare Oltre come Testimonianza http://www.pensareoltre.org/index.php/it/pensa-oltre/con-tributi.

La ringrazio vivamente per il contributo di valore da lei offertoci.

In attesa di un Suo gentile riscontro,
cordialmente,



Elisabetta Armiato,
Madrina del Movimento Culturale Pensare Oltre
www.pensareoltre.org
info@pensareoltre.org

15.52  di lunedì 12/11/2012
scritto da  Luisa Mazzei
Da quando ho ricominciato a frequentare la scuola attraverso i miei figli mi sono resa conto che risponde ad esigenze che non sono quelle di avere come centro la persona del discente, ma organizzazione, spazi rapporti e programmi rispondono alle esigenze organizzative di altri soggetti più o meno sindacalizzati: i bambini delle scuole elementari di Palermo entrano a scuola alle 8 del mattino per uscire, ditemi voi come, alle 14,00 con 15 minuti di pausa per consumare una merenda seduti al banco in classe. Certo che più di qualche bambino si ammalerà per questo(disattenzione,depressione, aggressività ecc. ecc.). Come si può pretendere da un bambino un´attenzione vigile per sei ore consecutive? Impossibile e per una sana reazione, sempre più spesso quel bambino si distrarrà e cercherà un dialogo, uno scambio giocoso col compagno, perché comunque il bambino sa che se perde l´opportunità di gioco questa non gli sarà data nel pomeriggio, perché il pomeriggio di un bambino è oberato dai compiti e dalle attività extra scuola. Poi però a questo bambino viene chiesto di passare attraverso le strettoie di una valutazione meramente quantitativa,intelligenza e passione non sono riconosciute se non veicolano attraverso determinati canoni, la verità è che la scuola così come è pensata non è per tutti, ma è obbligatoria. E a parer mio non sono i neuropsichiatri infantili a sbagliare certificando che ci sono determinate difficoltà, è questa scuola,così come è pensata, nel suo complesso, che produce le difficoltà. Una scuola che si rivolge ad un unico tipo di intelligenza che si rivolge solo ad un determinato tipo di menti e intelligenze. E le certificazioni di dsa sono un fragile argine contro questa scuola violenta che uccide l´anima dei ragazzi. Non c´Ã¨ apprendimento se non attraverso una relazione di fiducia, e la fiducia si costruisce attraverso il dialogo


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