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Parlamento UE: AD-NEWS intervista Antinoro sulla questione delle pari opportunita´ genitoriali

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Parlamento UE: AD-NEWS intervista Antinoro sulla questione delle pari opportunita´ genitoriali

28/01/2011 - 10.36

Da Bruxelles, Maria Elena Oddo. La promozione della pari opportunità è uno dei principi fondamentali su cui si basa tutto il diritto comunitario. Ponendo tra i capisaldi dell´Unione europea il principio di parità tra uomo e donna, le istituzioni comunitarie si impegnano ad assicurare la loro uguaglianza di trattamento nei diversi ambiti della vita sociale, politica, economica e culturale, inclusa quella familiare, nei 27 Stati membri. L´Unione europea si impegna così ad adottare misure volte ad eliminare ogni forma di discriminazione basata sul sesso.

Tale principio va inteso, quindi, in modo onnicomprensivo, ricoprendo qualsiasi forma di discriminazione di cui uno dei sessi è vittima. Negli ultimi decenni l´Unione europea ha promosso diverse iniziative allo scopo di livellare le disuguaglianze di genere, sopratutto in relazione alle effettive forme di discriminazione che le donne hanno riscontrato nell´accesso all´attività lavorativa, politica, economica e sociale.

Finora quindi per pari opportunità si è sempre quindi inteso quell´insieme di attività orientate all´eliminazione delle disparità che hanno interessato per anni le donne. Il principio di pari opportunità va però interpretato a 360 gradi. Bisogna tutelare ognuno dei due sessi nel caso in cui questo sia soggetto a forme di discriminazioni basate sul genere. E in tal senso esistono forme di discriminazione verso l’uomo che sono venute alla luce, in maniera speculare, proprio grazie al processo di autodeterminazione della donna.

Uno di questi ambiti è quello familiare. Che le dinamiche sociali e familiari della società odierna siano in continuo cambiamento, è un fattore noto. Per molti anni la figura paterna è stata concepita come una figura più distante dal nucleo familiare, dove la netta separazione delle mansioni tra uomini e donne vedeva queste ultime orientate verso l´espletamento delle mansioni domestiche e la cura dei figli, mentre all´uomo toccava lavorare per assicurare il mantenimento economico della famiglia. Oggi il numero di padri che è effettivamente presente nella vita dei propri figli non soltanto sul piano economico, ma anche su quello affettivo e di cura, è di fatto elevatissimo. Tuttavia, quando la separazione irrompe nella dinamica familiare, alterando i precedenti equilibri, non sempre entrambi i genitori si trovano nella situazione di poter effettivamente continuare ad espletare in maniera efficace i propri compiti di cura verso i figli, compensando così l’inevitabile processo di distacco fisico di cui i minori soffrono.

In effetti dalle notizie riportate dalle associazioni che si occupano della tutela dei diritti dei padri separati negli Stati membri dell´Unione europea, emerge un quadro poco rassicurante. Non sempre i padri che desiderano partecipare attivamente alla vita dei propri figli, dispongono di strumenti normativi adeguati per godere di un rapporto continuativo e stabile con i figli. Coloro che, anche dopo il divorzio, vogliono continuare a ricoprire un ruolo prioritario e paritetico nella vita dei propri figli, incontrano spesso degli ostacoli a livello normativo o giurisprudenziale, e vengono relegati ad un ruolo minoritario e subordinato nella vita dei bambini.

La Carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea stabilisce, all´articolo 24, che il minore ha diritto ad intrattenere un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori. Discutiamo della situazione europea con l´On. Antonello Antinoro, deputato al Parlamento europeo del PID/PPE, che ha recentemente chiesto alla Commissione europea di chiarire alcuni aspetti su questa tematica.

Nella recente interrogazione parlamentare che ha presentato, Lei parla di un possibile fenomeno di discriminazione nei confronti dei padri separati nell´Unione europea, può chiarire meglio questo punto ?

Uno dei principi fondamentali dell´Unione europea è quello di garantire pari opportunità tra uomo e donna allo scopo di eliminare ogni forma di discriminazione basata sul sesso. Dalle informazioni diffuse dalle Associazioni che si occupano di tutelare i diritti dei genitori separati risulta che, in alcuni Stati membri, gli uomini siano spesso discriminati sul piano della vita familiare. Ovvero, in seguito al divorzio tra i coniugi, i tribunali nazionali, seppure in presenza di leggi che sanciscono il Diritto alla Bi-genitorialità, sembrano più propensi a riconoscere soltanto la madre come una figura essenziale nella crescita del minore relegando il padre ad un ruolo marginale. I padri che desiderano quindi continuare a svolgere un ruolo attivo, prioritario e paritetico nella vita dei propri figli, non riescono a farlo. Sembra quasi che le loro richieste debbano essere sottoposte a verifica preventiva. E’ questo il punto in cui si intravede una concreta discriminazione per sesso, questa volta a carico degli uomini. A mio parere, i bambini hanno diritto a godere allo stesso modo della figura materna e paterna anche quando il nucleo familiare si separa. A giudicare dalle vibranti proteste che provengono dalla Società Civile, pare che questo principio, peraltro sancito dall´art. 24 della Carta dei Diritti Fondamentali dell´Unione Europea, non venga osservato.

Cosa pensa che l´Unione europea possa fare per promuovere effettivamente le pari opportunità tra madre e padre nel rapporto con i figli dopo il divorzio ?

Il diritto europeo ha una competenza limitata nelle questioni inerenti il diritto di famiglia. Nell´interrogazione parlamentare che ho depositato, prendendo spunto dalla situazione italiana, ho richiesto uno studio sulla normativa in materia di affidamento condiviso nei 27 Stati membri e di rilevare quale sia la reale situazione in merito a quelle che potremmo chiamare “Pari Opportunità Genitoriali”, per capire se esista effettivamente un fenomeno di discriminazione basato sul sesso anche a livello europeo. Infine, alla luce dell´importanza che le pari opportunità ricoprono nelle attività dell´Unione Europea, ho chiesto alla Commissione europea se, nel caso in cui venga riscontrato un fenomeno di discriminazione dei padri a livello europeo, non ritenga opportuno adottare delle misure per tutelarli o per promuovere pari opportunità tra i due genitori nelle questioni familiari.

A giudicare dalle forme di protesta sempre più diffusa, sembra che in Italia il malcontento dei genitori separati abbia raggiunto livelli preoccupanti. Cosa prevede per il futuro ?

In Italia, ci sono state svariate segnalazioni sulla mancata applicazione della legge 56/2004 (Affidamento condiviso). Questa norma, in vigore da quasi 5 anni non viene de facto applicata dai tribunali nazionali, che continuano a concedere l´Affidamento condiviso in modo puramente formale. La sua mancata applicazione ha delle ripercussioni affettive, sociali e psicologiche gravissime sia sui genitori che sui minori. Bisognerebbe riunire tutti gli operatori – Politica, Magistratura, Avvocatura, Servizi sociali, mondo della psicologia – i quali, insieme alle associazioni del settore, possano costituire un “tavolo tecnico permanente” e lavorare in sinergia, e garantire così soluzioni immediate a quella che sembra essere una vera emergenza sociale.


Fonte: Redazione - Maria Elena Oddo

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Ci sono 2 commenti


10.30  di sabato 29/01/2011
scritto da  Pino
Iniziamo a richiamare tutti i magistrati che si stanno occupando delle cause in corso, dove la discriminazione verso i padri separati è accertata e dove i soggetti forti anche se spesso imputate nei prcessi, sono le madri. Sono Migliaia le cause in cui i papĂ  vedono i propri bambini sottratti ingiustamente da certe mamme rancorose e per fini che non hanno nulla a che vedere con gli affetti ma, solo ed esclusivamente col risentimento personale verso l´ex coniuge. Io, posso parlare per me...sono 3 anni che la magistratura perde tempo ed oggi mia figlia non vuole piĂą vedermi perchè interagisce e passa il tempo con la madre e gli zii che cercano denaro in cambio. Il rapporto stupendo con i propri figli è annullato dal loro atteggiamento ed a dispetto di decisioni dei ribunali che tutelavano la bambina (in questo caso..), al fine di continuare ad intrattenere un rapporto sano ed equilibrato con il suo papĂ  e la sua mamma. RICHIAMIAMO AL BUONSENSO QUESTI GIUDICI! ORA!

21.55  di venerdì 28/01/2011
scritto da  TERRIOU Bruo
Non a la discrimination masculine.

Madame, Monsieur,

Je tenais à porter à votre connaissance les faits suivants, qui sont à mon sens contraire aux textes européens :

J’ai beau solliciter le Juge pour Enfant du Tribunal du Grande Instance de Créteil (Val de Marne, France) pour une décision équitable concernant la situation de mon fils Eddie, vu que je ne suis plus sous contrôle de professionnels de l’enfance, comme notifié sur l’ordonnance de juin 2010. En effet, je bénéficie maintenant de visite de courtoisies et non plus médiatisées. Cela fera la troisième année consécutive que je suis privé de mon fils pour les fêtes de Noel.

A ce jour il n’existe aucuns documents pour mes visites de mon fils en Belgique et ceci depuis sa prise en charge au début juillet 2010.

Oui, il est indispensable de lutter pour l´Ă©galitĂ© des sexes et s´opposer Ă  l´acceptation de la violence.

Mais ceci doit englober toutes les formes de violence!

Oui, on doit s´insurger de la violence physique dont les femmes sont victimes, mais ceci sans exclure les hommes victimes de violences fĂ©minines.

Il serait sage de considĂ©rer que lorsque des femmes sont en position prĂ©dominante (voir hĂ©gĂ©monique) par le pouvoir social qu´elles exercent, notamment dans la magistrature des affaires familiales et leurs corollaires, on observe une grande disparitĂ© de traitement dont les hommes et les enfants sont victimes.

Cette violence psychologique faite aux hommes et Ă  leurs enfants est tout aussi inadmissible.

Exemple : Cela fait deux annĂ©es que mon fils aĂ®nĂ© demeurant avec moi, maintenant majeur, ne pouvant travailler car il est très fatiguĂ© par la maladie (une recherche de la maladie d´Addison est en cours) sa maman a toujours refusĂ© de participer Ă  son Ă©ducation et son entretien. De plus on ne lui fait aucunes propositions pour qu’il puisse rencontrer son petit frère, il a fallu qu’il fasse une demande par voie judiciaire, le privant de surcroĂ®t de pouvoir bĂ©nĂ©ficier d´une vraie vie familiale. Il faut de nouveau dire stop Ă  tous ces principes discriminatoires des travailleuses sociales Française, c’est moi qui Ă©tait en cause pour ces visites mĂ©diatisĂ©es et non les relations entre deux frères, il faut rĂ©agir Ă  de telles abominations et cruautĂ©s !

Pourtant, la Halde française ne prends pas en compte les plaintes des hommes ainsi clairement discriminĂ©s et rejette le fait discriminatoire qu´une Juge aux affaires familiales fasse abstinence devant les faits, qu´un père soit privĂ© du cadet de ses enfants pendant 14 mois (MalgrĂ© les diffĂ©rentes conventions et protocoles facultatifs ratifiĂ©s par la France concernant le maintien des relations parents-enfants) et qu´une maman refuse de s´acquitter de ses obligations alimentaires (malgrĂ© la convention de la Haye sur la loi applicable aux obligations alimentaires)

Il est grand temps que cela cesse car en mettant ainsi les deux genres dos à dos on participe aux désordres sociaux dans tous les domaines.

La violence n´engendre que la violence, chaque forme de violence doit ĂŞtre sanctionnĂ©e avec la mĂŞme et juste dĂ©termination.

la violence psychologique dont bien des hommes sont victimes est la cause d´un nombre de dĂ©cès annuels supĂ©rieur Ă  ceux de la violence physique,

Hommes et femmes Ă©gaux en droit , oui certes, mais dans tous les domaines et sous le mĂŞme esprit d´Ă©quitĂ© universelle!

Cette violence psychologique dont les hommes sont victimes par les femmes, est-ce une forme de revanche sur le fait que les femmes se sont senties dévalorisées pendant des années ?

Le fait que leur position sociale leur donne un poste de dirigeant n’en abusent –elles pas ? (Comme vous le savez déjà la Garde des Sceaux Ministre de la Justice Française n’a jamais répondu à mon courrier et ignore de surcroit les règlements internes et les conventions et protocoles facultatifs ratifiés par la France sur le maintien des relations enfants-parents.)

Ce qui semble aujourd’hui être oublié par ces violences psychologiques féminines ! C’est que nous naissions du sexe féminin ou masculin, dans l’aisance ou la pauvreté, nous avons tous été conçus de la même manière et nous sommes avant tout des êtres humains qui à ce titre mérite un minimum de respect et de dignité.

Sachant qu´elle soit volontaire ou inconsciente, la discrimination porte atteinte, Ă  l´Ă©galitĂ© des droits, Ă  l´Ă©galitĂ© des chances, mais aussi Ă  l´Ă©galitĂ© des devoirs de chacun.

J’ai connu cela et j’en souffre encore mais je suis trop lâche pour mettre fin à mes jours à cause des mauvais traitements psychologiques que j’ai subi.

Je préfère continuer à me battre pour que l’on reconnaisse le droit des enfants en France (Par le maintien des relations enfants-parents, pour qu’il n’y ait plus d’abus entre les relations familiales et l’enfant concerné, je pense qu’il est important de garder des liens frère -frère ou frère- sœur)

Combien de papas aujourd’hui sont privés de leurs enfants et en souffrent, la résidence alternée n’est pas encore vraiment d’actualité.


Veuillez agrĂ©er, Madame, Monsieur, l´expression de ma considĂ©ration distinguĂ©e.


Monsieur TERRIOU Bruno



Note : Un des objectifs de la Campagne du Millénaire des Nations Unies, promouvoir l’égalité des sexes.
Très bien, quand on parle de promouvoir l´Ă©galitĂ© des sexes, ceci est-il dans tous les domaines ou exclusivement rĂ©servĂ© aux femmes ? Il ne faut pas oublier que nous ne choisissons pas notre sexe c´est lui qui nous choisit Ă  la naissance ! Cela pourrais dire que les enfants nĂ©s ou Ă  naitre du sexe masculin partiraient avec un handicape discriminatoire des leurs naissances ! Aujourd´hui les droits de l´homme Ĺ“uvrent pour les deux sexes mais il n´existe pas de convention pour la discrimination envers les hommes.



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