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Dalla legge sul divorzio alle rivendicazioni maschili verso la sfera genitoriale

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Dalla legge sul divorzio alle rivendicazioni maschili verso la sfera genitoriale

08/09/2010 - 01.49

Sono ormai trascorsi quasi 45 anni dalla legge n. 898/1970 sul divorzio del 1 dicembre 1970. Una legge voluta e richiesta dai movimenti femminili per dare risposta ad una indissolubilità del matrimonio che trovava nella realtà sociale del tempo l'ingiustizia di convivenze impossibili. Il divorzio fu invocato quindi come rimedio civile e legittimo per quei rapporti ormai irrecuperabili.

Con il trascorrere del tempo, la legge ha trovato attuazione concreta in tutti i tribunali, arrivando a costituire una "costola" fondamentale dell'attività dell'Avvocatura. Il Diritto di Famiglia, infatti, vede nella separazione e nel divorzio una parte importante della dottrina e giurisprudenza, nonchè un settore economicamente significativo - probabilmente, anche troppo - per qualunque avvocato.

In tutti questi anni, pertanto, la norma si è evoluta (per motli, involuta) con l'applicazione concomitante di nuove e diverse norme giuridiche inserite nel codice civile e nel codice penale. 

Lo sblinacio verso il mondo femminile, ai danni di quello maschile, è stato il risultato sociale più evidente della Riforma. Nato per restituire un sacrosanto equilibrio alle donne italiane, il coacervo di nuove leggi ha finito, oggi, per attribuire una posizione di indubbio potere che, in ambito familiare, è risultato dannoso per via delle discriminazioni che il sistema crea quotidianamente verso gli uomini, con l'indubbia complicità di giudici - diremmo meglio: dell'intera Magistratura - sordi ai richiami del mondo civile verso il buon senso e una maggiore professionalità e competenza.

Di conseguenza, negli anni in cui il movimento delle donne italiano fremeva per l'attuazione di leggi che sostenessero le rivendicazioni femminili non esisteva alcuna forma di aggregazione maschile in grado di "contrattare" quelle rivendicazioni, le istanze femministe furono accolte in assenza di alcun reale contraddittorio tra uomini (attenti più al voto femminile che ai possibili problemi futuri) e donne. In conseguenza di ciò, l'attuazione di norme e prassi separative potè avvenire senza la necessita' di particolari mediazioni sociali e politiche.

Il mondo maschile accolse con sorpresa il femminismo, il quale portava sì la liberazione sessuale, ma anche un carico enorme di accuse al mondo maschile "responsabile" di secoli e secoli di oppressione nei confronti del genere femminile. 

Non v'è dubbio che ciò fosse vero, e la Storia ce lo insegna. Ma il progresso di nuove idee, la crescita della dignità delle donne avrebbe dovuto veicolare ben altri vantaggi alla Società Civile e alle famiglie italiane. Infatti, l'assenza di contraddittorio col mondo maschile, da un lato, e l'asservimento del movimento femminista a logiche di potere politico (serbatoio di voti), dall'altro, ha portato ad un "eccesso di delega sociale" alle donne in ambito familiare e di gestione dei figli che oggi fa fatica ad essere rimosso, complice l'indolenza di giudici inpunibili e abituati a lavorare burocraticamente.

Ma fu complice anche l'atteggiamento caratterizzato da una marcata passività. Prova ne sia che, ancora oggi, alcune esponenti del movimento di quegli anni sostengono che qualsiasi mediazione non sarebbe però stata in alcun modo possibile perchè le conquiste dei diritti delle donne rappresentavano una sorta di bottino di guerra, quasi come ciò che segue ad una rivoluzione degli schiavi che si ribellano al padrone dopo anni di angherìe.

Ma quali erano le domande del mondo femminile alla societa' civile? Tra queste c'era sicuramente il discorso dei pari diritti e delle pari opportunita', c'era il desiderio di destrutturare ruoli millenari e c'erano anche mille altre richieste. Le più varie. Le più articolate. Tutte in evoluzione man mano che gli anni sono poi trascorsi. 

Anche la provenienza di queste istanze era poi diversa proprio perché col tempo la compattezza del femminismo venne meno ed esso si divise in più correnti ognuna caratterizzata da una diversa tolleranza alla scia resistente dei ruoli uomo/donna che permaneva e permane tuttora. Dal femminismo naquero quindi i femminismi ossia movimenti diversi con istanze e progettualita' diversa originatisi dal movimento femminile anni 60/70. 

A grandi linee il percorso che porto' dal femminismo ai femminismi fu questo mentre, per quanto riguarda il versante del "divorziare", possiamo constatare che inizialmente esso fu davvero una scelta alternativa e che pochissime persone decisero di lasciarsi legalmente: alcune perché costrette dai doveri morali, altre perché non vedevano un’alternativa alla famiglia d’origine. 

Oggi non è più così e se da un lato il divorzio è sinonimo di libertà individuale, dall’altro anche spaventa perché è divenuto chiaro a chiunque (man mano che ha preso forza la consapevolezza individuale dei cambiamente storici) che oggi i rapporti interpersonali sono destinati a finire. I dati Istat del resto lo confermano: in quindici anni i divorzi sono triplicati. Nel 1995 se ne contavano 80 ogni mille matrimoni, nel 2005 si era saliti a 150, per toccare quota 273 ogni mille matrimoni nel 2007. 

E' dagli anni novanta, e cioé a distanza di 20 anni dall'introduzione della legge sul divorzio, che assistiamo invece alle prime "reazioni" maschili. 

Nel 1988 nasce l'ISP (Istituto Studi Paternità) fondato dal giornalista Maurizio Quilici. Si tratta di una organizzazione con "obiettivi scientifici e culturali" in ordine alla promozione della "cultura della paternità e di tutti gli aspetti psicologici, pedagogici, sociali, biologici, storici e giuridici collegati". Successivamente, e anche in collegamento conl'ISP, a partire dal 1991, iniziano a fare la loro comparsa i primi movimenti di genitori separati.

Il primo movimento recante la denominazione di "Associazione Padri Separati" (APS) nacque a Rimini nell'autunno del 1991 grazie all'industriale Alberto Sartini, mentre due anni più tardi, Marino Maglietta, fisico dell'Università di Firenze, fondò l'associazione nazionale Crescere Insieme.

A Napoli nel 1992, sotto la guida del prof. Bruno Schettini, vede la luce l'associazione "Genitori Separati" (Ge.Se.).

Gli anni seguenti videro poi la nascita di parecchie associazioni di padri. Nella primavera del 1994 fu fondata "Papà Separati Milano” - Associazione per la tutela dei diritti dei figli nella separazione" - sotto la guida dell'ing. Ernesto Emanuele. 

Dal movimento di Ernesto Emanuele, il 30 aprile 1998, nacque a Napoli l'associazione "Papà Separati" (APS) fondata dal dr. Alessandro Ciardiello, che da subito si caratterizzò per una costante diffusione in tutto il territorio, divenendo ben presto Associazione Nazionale (ANPS). Nell’anno 1999 nacque l’Associazione Mamme Separate, ad iniziativa di Rosy Genduso.

Il vasto panorama delle associazioni di genitori separati, tuttavia, indica che anche qui la separazione rimane la chiave paradossale con cui, cercando di affrontare un problema, lo si esaspera: gli stessi padri separati spesso si dimostrano incapaci di coalizioni efficaci e riescono solo a separarsi fra loro perché ognuno vuole comandare e se non ci riesce si separa. Ben pochi sono disposti ad ammettere questa dinamica della quale però tutti i militanti hanno comunque consapevolezza tanto che all'inizio del marzo 2008 emerge vincente la proposta per la costituzione di una nuova forma associativa, onde compensare l'eccessivo frazionamento delle associazioni di genitori separati. 

Pochi anni fa si pensò infatti di dar vita ad un nuovo soggetto: una associazione di associazioni che avrebbe fatto da collettore per i rapporti con media e istituzioni. Inoltre il nuovo soggetto avrebbe potuto elaborare nuove proposte di modifica normativa da sottoporre al Parlamento, oppure dare forza a quelle già presentate da altre associazioni. Dopo il Simposio di Nisida del 12 giugno 2008, durante il quale alcune associazioni firmarono un protocollo di intesa, avviene la nascita di ADIANTUM, Associazione Di Associazioni Nazionali per la Tutela del Minore -, che si concretizza a Roma il 19 Maggio 2009, con l'adesione formale di 11 associazioni (oggi la denominazione è leggermente cambiata: non più associazione di associazioni, ma Associazione di Aderenti).

Siamo dunque giunti a parlare di quello che sta avvenendo adesso. Infatti a seguito di una progressiva presa di coscienza da parte dei movimenti satellitari (idealmente satellitari al movimento iniziale che fu promotore del divorzio), esistono e sono sempre più presenti le associazioni dei genitori che vivono sulla propria pelle e su quella dei loro figli gli aspetti più negativi di una normativa lacunosa e faziosa che aveva imposto regole spesso disumane al divorzio.

Queste aggregazioni nate dall'iniziativa prevalentemente maschile, a differenza dei "femminismi", si sono sviluppate grazie all'osservanza di un rigido contraddittorio con il mondo femminile, con il quale non viene mai il confronto (anche acceso). All'interno dei nuovi soggetti associativi, infatti, la presenza femminile è pressocchè paritaria, in nome della tutela dei figli che vede entrambi i genitori protagonisti del principio di Bigenitorialità.

Si tratta di associazioni nazionali e locali che con sempre maggiore convinzione e determinazione pongono al centro del problema "separazione coniugale" i figli, i quali nelle separazioni erano stati gli attori-spettatori dimenticati dal femminismo. 

Queste associazioni sembrano vivere la stessa "fortunata" stagione che visse il femminismo quando, denunciando la mancanza di diritti femminili, ebbe dalla societa' civile praticamente carta bianca. Le associazioni dei genitori separati riportano sulla scena - quale protagonista principale - I FIGLI e, anzichè collaborazione e condivisione, trovano spesso dall'altra parte della barricata un movimento di donne ripiegato su se stesso, schiavo di interessi elettorali ed economici - si pensi alle laute prebende di Stato che vengono elargite alle associazioni femminili ogni anno - e che difficilmente potrra' essere legittimato ad avanzare istanze per i minori considerato il fatto che in quaranta anni di vita dei figli il femminismo non ha mai parlato se non in funzione delle reiterate iniziali istanze sempre a favore degli adulti di sesso femminile. 

Ecco perché il conto è ancora aperto e deve essere chiuso in fretta.

"Il Padre è una figura fondamentale, presente, come lo è quella della Madre, archetipicamente nella psiche di tutti, una figura che ci guida nel mondo mediante regole senza le quali siamo perse, che ci dà la capacità di elaborare il dolore, che ci dà stima e forza in noi stessi, e ci regala la voglia, e la possibilità, di guardare in alto, e oltre, alla ricerca di nuovi domini e nuove dimensioni da affrontare" ("Nel segno del padre" di G. Giordano). 


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


03.29  di lunedì 19/11/2012
scritto da  Antonio Granata
Dobbiamo sostenere ADIANTUM! Questa rappresenta la ragionevole possibilitĂ  di lasciare finalmente alle nostre spalle le sofferenze (specialmente quelle dei papĂ ) che spesso in silenzio e soli, abbiamo dovuto sopportare.
Mi rendo conto che, specie in situazioni di forte pressione psicologica tipiche dei momenti della lotta per la separazione, spesso anche con il problema della penuria di soldi (causa assegni spesso spropositati) l´ultima cosa che si pensa è quella di legarsi ad un´associazione. Capisco, ci sono passato anch´io, anche se però fortunatamente ho avuto la forza di lottare, togliendomi anche i 50-100 euro (che per me in quel momento rappresentavano un vero problema) per sottoscrivere il ricorso che Adiantum sta portando avanti. Ma questa è stata la cosa giusta e sono orgoglioso di averlo fatto, a prescindere dall´esito finale che avremo.
Personalmente mi sono messo a diposizione dell´Associazione per tutto quello che posso fare.
Vi esorto a non mollare. Stiamo costruendo un mondo migliore per i nostri figli! Farò tutto quanto nelle mie possibilità per far in modo che mio figlio non debba mai subire le angherie che ho dovuto conoscere.
Forza e coraggio! Si può fare :-)

21.46  di domenica 11/12/2011
scritto da  CLEMENTE Michele
......Spett.le Associazione , ho letto l´articolo , si evince da quanto esposto , con fondata speranza , di poter finalmente vedere sconfitta per sempre la diatriba UOMO-DONNA sul potere femminile che serpeggia nelle aule di Tribunale , dalle quali , il femminismo viscerale , violenta, nel senso che li allontana, i padri separati , non solo dai loro naturali figli , ma dalle loro madri , le quali , li allontanano , forti di voler tutelare
gli stessi da comportamenti recidivi di padri c.d. "scriteriati"
che si esimono dl voler mantener fede agli obblighi di mantenimento nei loro confronti , cosa del tutto , falsa , e tendenziosa , come appunto enunciavo poche righe sopra , è ciò che sta accadendo al sottoscritto , il quale va avanti così , sia con l´aassistenza legale , la quale si promette di far avere qualche diritto in piĂą , ricorsi "bocciati!" nei vari livelli e gradi, senza per questo ottenere nulla.
Questa trafila , va avanti da circa cinque anni , data temporale in cui è avvenuta la separazione ,ormai , sono giunto ad un punto che qualsiasi sentenza mi vedrò "sputare" addosso , non proferirò , nulla , considerato che abbiamo a che fare con dei giudici,inidonei, conservatori e vessatori verso il genere maschile, confido , però negli sforzi ,che dai differenti articoli , letti sinora, arriveremo ,grazie a uomini di spirito e prodigato senso civico alla svolta di questa insana quanto iniqua guerra......contro l´uomo.....!!!!!!!
Sentiti e cordiali saluti e ringraziamenti.....CLEMENTWE M.

19.18  di martedì 08/02/2011
scritto da  presidente agspp ....renato lelli
MI DISPIACE CHE IN QUESTA ANAMNESI STORICA NON E´ STATA INSERITA LA MIA VECCHIA ASSOCIAZIONE PADRI E MADRI VERONA.VI RICORDO CHE HO COORDINATO NELL´OTTOBRE DEL 2000 LA PRIMA GRANDE MANIFESTAZIONE IN TUTTE LE PIAZZE D´ITALIA.VEDI DOCUM ..WWW. AGSPP.IT MA LE CENTINAIA DI ARTICOLI CHE HO SCRITTO FANNO STORIA.VI RINGRAZIO.. PRESIDENTE ASSOCIAZIONE AGSPP RENATO LELLI.


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