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Reti di professionisti per combattere il turismo sessuale

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Reti di professionisti per combattere il turismo sessuale

01/09/2010 - 09.48

Di Giovanna Faggionato. Ogni estate i floridi flussi turistici tra nord e sud del mondo possono alimentare i fenomeni di tratta di esseri umani e turismo sessuale a danno di donne e minori. Lo sanno bene le organizzazioni non governative che si occupano di infanzia e di sfruttamento sessuale e si trovano a combattere un sistema complesso e un mercato che definire prospero è poco. Le valutazioni in materia parlano di un giro d'affari di 32 miliardi di dollari l'anno con 2,7 milioni di vittime.

La stessa Coppa del mondo di calcio in Sudafrica, dietro le sue orchestre di vuvuzelas festanti, ha fatto scattare l'allarme per un aumento del traffico di minori non accompagnati alla frontiera con il Mozambico. Tanto che Ecpat, rete internazionale presente in 70 paesi, impegnata nella lotta allo sfruttamento sessuale dei bambini, e Terre des Hommes, associazione che cura i diritti dell'infanzia, hanno organizzato una campagna di sensibilizzazione dal titolo «Tutti in campo per i bambini». 

Ma la battaglia culturale per sensibilizzare l'opinione pubblica occidentale è per questi enti solo una piccola parte del lavoro: poi ci sono l'attività di lobbing a livello di singoli paesi e organizzazioni internazionali, il dialogo con gli operatori del settore turistico alberghiero e le campagne educative con le istituzioni scolastiche. E, in particolare dove questi enti operano maggiormente, dal Sud-Est asiatico al Brasile, ci sono la formazione delle forze dell'ordine, il rapporto con le istituzioni, la creazioni di centri di prevenzione e di recupero dalla prostituzione, il lavoro nelle scuole e soprattutto il dialogo con le comunità di villaggio. Iniziative che necessitano per forza di competenze differenti.

Per esempio, la Ong milanese Intervita, che ha iniziato a occuparsi specificamente di turismo sessuale e tratta nel 2008, elabora progetti di sviluppo su otto linee di intervento, dalla salute alla crescita economica. «La prima frontiera dell'aiuto è costituita dagli psicologi – spiega la presidente Daniela Bernacchi –. Inoltre offriamo uno screening medico gratuito e assistenza legale alle ragazze che si rivolgono all'associazione. Poi ci sono gli insegnanti locali che operano nei centri di recupero, quelli che si occupano dell'avviamento professionale, nell'artigianato o nel tessile, creando per le vittime un futuro alternativo, o che le accompagnano nella ricerca di un lavoro». E, ancora, vale la pena citare gli educatori che lavorano in vista del ricongiungimento famigliare, con un monitoraggio che dura un anno e serve per accertare che il contesto di vita non finirà per riportare le ragazzine in un bordello.

«I nostri cooperanti espatriati – aggiunge Daniela Bernacchi – hanno un ruolo di coordinamento». Il rapporto tra operatori locali ed europei è di circa 35 a 1. E si opera soprattutto in partnership, appoggiandosi a reti di competenze già esistenti sul posto. Per poter tradurre nel modo più utile e pragmatico concetti come i diritti dell'infanzia o per sradicare credenze che favoriscono la sottomissione delle bambine senza creare conflitti culturali.

«Il modello più efficace lo stiamo sperimentando in Cambogia – racconta Marco Scarpati, presidente di Ecpat Italia e consulente del ministero degli Affari esteri –. Le operatrici di un nostro centro sono tutte ex prostitute, perché solo loro possono capire veramente cosa hanno vissuto e vivono le ragazze. Diamo counseling medico e psicologico, ma anche un asilo per rispondere a un'esigenza concreta e avvicinarle più facilmente».

In Italia, invece, dove i progetti sono pensati e monitorati, c'è un board formato da professionisti: ufficiali dei carabinieri, sociologi, esperti di tutela dei diritti dell'infanzia. E molte attività sono svolte da volontari provenienti da organizzazioni internazionali come Fao e Ifad.

«I fondi sono pochi – conclude Scarpati – e anche grazie al lavoro gratuito di queste persone si riescono a organizzare ricerche e campagne di pressione, come quella (si veda l'articolo a fianco, ndr) che ha portato all'emanazione delle leggi per la denuncia dei turisti sessuali».


Fonte: Sole24ore.com

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