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Anoressia e bulimia, fenomeni in crescita tra i teenagers - di T. Simoniello

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Anoressia e bulimia, fenomeni in crescita tra i teenagers - di T. Simoniello

01/09/2010 - 09.36

Dietro ai disturbi del comportamento alimentare (Dca) come anoressia, bulimia, disturbo dell´alimentazione compulsiva c´è un mercato di diete, prodotti da banco, terapie e fantomatici centri di cura. Ora però c´è anche una mappa nazionale dei servizi dedicati ai Dca pubblici e accreditati, regione per regione, validati da due ministeri. È uno strumento di conoscenza e garanzia per i cittadini: a parlare è Laura Dalla Ragione, psichiatra responsabile di "Guadagnare salute. Le buone pratiche di cura nei Dca", e la mappa dei servizi a cui si riferisce è parte del progetto dei dicasteri della Gioventù e della Salute avviato nel 2008 e presentato alla recente Conferenza europea sulla salute dei giovani a Roma.I Dca colpiscono 2-3 milioni di italiani, in prevalenza giovani (il 5 per cento delle donne tra i 13 e 35 anni) ma anche bambini (il 21 per cento delle ragazzine tra gli 11 e i 17 mostra sintomi di allarme come il 15 per cento dei loro coetanei di sesso maschile), e sempre più adulti (oggi il 20 per cento ha più di 35-40 anni). Riguardano

in prevalenza donne, ma anche i maschi: una volta erano l´1 per cento degli ammalati, oggi sono 10 su cento. Di Dca però si guarisce: la remissione per la bulimia è del 70 per cento e per l´anoressia del 90, se la diagnosi è precoce e le cure appropriate. Dalla Ragione: «Ecco uno degli obiettivi della mappatura: la possibilità di arrivare tempestivamente a diagnosi e trattamento. Il tempo tra l´esordio e l´emersione del disturbo è un fattore prognostico fondamentale: dopo 3 anni i Dca tendono a cronicizzare, è più difficile uscirne. E purtroppo oggi arriva tempestivamente alla diagnosi solo il 15 per cento delle pazienti».

Tornando alla mappa, l´Italia non brilla per equità di offerta. Abbiamo 158 centri, con una distribuzione molto diversa: 21 in Lombardia e 17 nel Lazio, ma 1 in Molise, Sardegna e Valle d´Aosta. Non in tutte le regioni poi c´è la rete completa di assistenza: ambulatorio, day hospital, posti letto, comunità di riabilitazione. Le residenze extraospedaliere sono in tutto 7 e Napoli, Roma, Milano e Firenze, le città più grandi, hanno solo strutture ospedaliere: «Ma 5-6 mesi di ospedale per chi già vive una situazione di dolore è un problema», è il commento della psichiatra. Consola sapere che la rete è completa in Lombardia, Emilia, Veneto, Umbria e Basilicata. Tuttavia la discriminazione è forte per le pazienti delle regioni con reti scarse o incomplete (Calabria, Campania, Sardegna...) costrette a migrare con difficoltà emotive. Oltre che amministrative. «La mobilità tra regioni va favorita e va snellito l´iter burocratico per accedere alla struttura più adeguata. Lancio un appello alle Regioni», ha dichiarato Francesca Martini, sottosegretario alla Salute. Gli intenti, almeno, sono chiari. Ma l´equità passa pure per interventi condivisi da tutti ovunque. Linee guida nazionali sono infatti in fase di elaborazione - assicura la responsabile di Guadagnare Salute - sulla base di dati scientifici internazionali e nazionali, raccolti su 16 mila pazienti.Le anticipazioni? La prima: il trattamento deve essere

sempre multidisciplinare: psicologo e nutrizionista. La terapia cognitivo-comportamentale è la più utilizzata ed è efficace (tuttavia per gli esperti non ci sono prove che altre psicoterapie non funzionino). Lavorare con la famiglia è meglio, mentre gli psicofarmaci sono cure aspecifiche di secondo livello: possono semmai aiutare se associati alla psicoterapia. Sconsigliati i farmaci ai giovanissimi.


Fonte: repubblica.it

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