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I negazionisti della PAS. ´´Egregio dott. Mazzeo.....´´ - di Marino Maglietta

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I negazionisti della PAS. ´´Egregio dott. Mazzeo.....´´ - di Marino Maglietta

31/08/2010 - 13.23

Egregio Dottor Mazzeo, anzitutto mi presento. Il disegno di legge 957, contro il quale lei spende veementi parole in un suo recente intervento, è stato da me redatto e i parlamentari ai quali si rivolge hanno certamente la responsabilità di averlo condiviso, ma non quella di averlo scritto. Penso, pertanto, di essere l'interlocutore più adatto per un confronto con la sua analisi.

Premetto di non mettere in alcun dubbio la sua competenza di psichiatra, così come non ho alcuna intenzione di contestare la sua ricostruzione della biografia di Richard Gardner. Del resto, nulla di nuovo: sono circostanze ben note, data l'ampia reclamizzazione che ne ha dato il NOW (The National Organization for Women...), riecheggiata da analoghi circoli italiani. Il fatto è che la sua premessa di tipo personale, che lei usa trionfalmente a dimostrazione della bontà della tesi conclusiva, è invece del tutto irrilevante sotto tale profilo. Il problema non è di stabilire se e fino a che punto l'autore di una teoria sia stato una brava persona, e neppure se e fino a che punto la teoria abbia ricevuto il consenso e l'approvazione del mondo accademico, ma solo se nella sostanza quelle idee evidenziano un problema reale e suggeriscono rimedi convincenti.

Vede, iI diritto, e soprattutto il diritto di famiglia, è una materia estremamente concreta, essendo in grado di modificare la vita delle persone e potendo indurre profonde sofferenze: non è un'esercitazione didattica o un articolo che allunga il curriculum. Per questo maneggiandolo si ha il dovere di essere essenziali.

Nello scrivere un testo di legge si ha prima di tutto la necessità di farsi capire, visto che la legge dovrà essere rispettata da tutti i cittadini, e non solo da pochi addetti ai lavori. Si sono esemplificati gli effetti della manipolazione utilizzando il termine "Sindrome di alienazione genitoriale", perché questo è il modo in cui, propriamente o impropriamente, viene comunemente indicata quella certa classe di fenomeni ed è quindi più facile farsi capire. Ma si può togliere il termine senza che la sostanza cambi di una virgola. Infatti, se si segue una linea di ragionamento ispirata al buonsenso e si evitano strumentali forzature di evidente base ideologica, non ci vuole molto a comprendere il pensiero del legislatore.

Quando due genitori si separano tentano sempre, entrambi, di manipolare i figli, portandoli dalla loro parte e mettendoli contro l'altro. Ovviamente l'operazione riesce molto meglio al genitore maggiormente presente, sia perché passa più tempo con loro sia perché essi, già profondamente turbati dalla rottura del legame genitoriale, paventano la perdita del genitore residuo e desiderano accontentarlo. Il risultato è che molto spesso si schierano, prendendo posizioni sbagliate, di cui poi si pentono e che comunque li fanno molto soffrire. A volte questo atteggiamento è così drastico da arrivare al rifiuto totale di un genitore.

Che si arrivi o no a questo punto la differenza è solo quantitativa: la manipolazione c'è stata - e il danno c'è, più o meno grave - dunque è necessario contenerla, è necessario cercare di porvi rimedio fino a che si è in tempo, perché oltre un certo limite non si rimedia più. Chi legge non avrà difficoltà a comprendere che l'unico rimedio efficace consiste nel togliere potere al genitore condizionante.

Valutando i numeri in gioco, quanti possono essere i casi in cui c'è un genitore che tenta di mettere i figli contro l'altro e quindi è opportuno limitarne il potere? Sicuramente un bel numero.

E quanti possono essere i casi in cui l'altro genitore è un pedofilo? Francamente, sostenere che quando c'è ostilità o rifiuto è perché c'è pedofilia o comunque abuso è tesi che suscita un discreto senso di ridicolo. E poi, attenzione: il ddl 957 non stabilisce alcun automatismo. Afferma che quando si è in presenza di un rifiuto da parte di un figlio è opportuno andare a guardare quale ne è la ragione e solo se si scopre che ciò dipende da uno dei genitori è necessario intervenire e sanzionarne il comportamento.

Lei non è d'accordo? Pazienza.

Concludo con una breve considerazione di metodo. Il metodo scientifico, che dovrebbe accomunare tutti coloro che intendono fare seriamente ricerca, consiste nell'indagare insieme ad altri, anche a chi la pensa diversamente, come stiano esattamente le cose, per poi giungere insieme alle corrette conclusioni e adottare i giusti interventi. Consiste, cioè, nel dialogare, non nell'aggredire. Al suo posto avrei contattato gli estensori del testo - citati nell'introduzione - muovendo le debite obiezioni e chiedendone la spiegazione. Impugnare lo spadone a due mani e menare fendenti all'impazzata, senza neppure essersi documentati sulle motivazioni delle tesi altrui e sui fondamenti delle proprie non appartiene al metodo scientifico. Soprattutto quando si esce dal terreno familiare per avventurarsi in ambiti sconosciuti.

E che il diritto di famiglia le sia del tutto estraneo lo si coglie con tutta evidenza nella terminologia, come nei concetti e nei ragionamenti. "Patria potestà", "tribunale dei minorenni", genitori che augurano ai figli una malattia, che "pagano medici e avvocati perché dimostrino che il figlio è malato"... è tutto un armamentario privo di qualsiasi correttezza e logica giuridica.

Ma la cosa che più colpisce e l'ignoranza relativa alle precedenti applicazioni della PAS nei tribunali italiani. E' sufficiente citare la prima, che ha ispirato le successive. Si tratta di una sentenza del Tribunale di Alessandria (n. 318/99 del 24 giugno 1999, confermata dalla Corte di Appello di Torino), che ha deciso di affidare un bambino di 10 anni alla madre, togliendolo al padre, verso la quale manifestava “estrema avversione”, avendo individuato una PAS, attivata dal padre. In questo modo l problema si è risolto e il bimbo ha ritrovato in brevissimo tempo la sua serenità e il suo equilibrio.

Ma se era per lei, dottore,... "ah, queste madri pedofile !"

 

Cordialmente. Marino Maglietta


Fonte: REdazione - M. Maglietta

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Ci sono 8 commenti


14.36  di giovedì 27/09/2012
scritto da  per un dialogo costruttivo
credo convenga ignorare i negazionisti estremisti che cercano di buttare tutto in rissa ottenendo di marginalizzarsi da soli.
Al di fuori dei contesti vocali, questa gente ha peso trascurabile ed è impossibile convincerla con argomentazioni razionali

11.53  di martedì 21/08/2012
scritto da  dadtux
Mazzeo lancia la sua solita tremenda accusa: il padre che tira in ballo la PAS (cioè la manipolazione) lo fa per scagionarsi dalle accuse di pedofilia.
Quello che non si capisce di tutto il suo discorso è perché mai questo rischio così grave dovrebbe rendere inutilizzabile i protocolli di accertamento sull’esistenza o meno della manipolazione, che sono tutti a vario titolo proprio quelle teorie sulla PAS che il Mazzeo aborrisce in modo così eclatante.

Mi spiego. Quando nel corso di una separazione viene portata un’accusa di abusi contro il padre gli inquirenti devono svolgere una accurata indagine. Ma proprio in quei casi in cui l’indagato cercasse di scagionarsi accusando la madre di aver manipolato il figlio, è necessario avere a disposizione un protocollo che permetta di verificare se questa manipolazione è avvenuta oppure no. E questo protocollo di accertaento è per l’appunto una teoria sulla PAS. Ma Mazzeo sostiene che questi protocolli di accertamento sono antiscientifici! Quindi come farà la madre accusata falsamente di PAS a difendersi?

La dott.ssa Linda Gottlieb, che ha pubblicato un libro sulla PAS, ha espresso molto bene questo punto di vista, scrivendo:
«Lo scopo di una diagnosi non è solo quello di stabilire con certezza quando la sindrome è presente. E’ anche quello di individuare i casi in cui la sindrome NON E’ PRESENTE.
Una diagnosi infatti è fondata sul riconoscimento della presenza di sintomi chiaramente ben definiti che producono un significativo disagio mentale, psicologico, cognitivo o fisico. In assenza di questa base sicura per la diagnosi, il valutatore non sarà quindi in grado di stabilire quando la sindrome NON E’ PRESENTE: questo significa che le donne che sono falsamente accusate di aver indotto l’alienazione non hanno modo di difendersi contro questa falsa accusa. Io personalmente sono stata in grado di scagionare diverse madri che erano state falsamente accusate di alienazione parentale, perché avevo la capacità e la conoscenza per fare questa valutazione. »

http://www.alienazionepar.altervista.org/index.php/Perch%C3%A8_serve_una_teoria

16.42  di giovedì 30/12/2010
scritto da   la cricca del"il gatto e la volpe"servizi sociali e certi giudici dei minori
VERGOGNA,VERGOGNA,VERGOGNA,A TUTTI QUELLI CHE ABUSANO DI POTERE MAGISTRATI,SERVIZI SOCIALI E TUTTA LA FETENZIA CHE C´Ă¨ IN GIRO........PROVIAMO A TOGLIERCI I PROPRI FIGLI VEDIAMO COME VANNO LE COSE.!!

00.38  di domenica 21/11/2010
scritto da  annalisamarchese@alice.it
I miei due figli.oggi di 15 e 10 anni, manifestano avversione verso la sottoscritta,madre,premurosa e affettuosa,serena ed equilibrata. Ciò si è manifestato ad opera di una grave PAS, agita dal padre per vendicarsi della madre e per mantenere casa coniugale e mantenimento. Non è giusto che dei ragazzini, prima della separazione sereni e felici, siano strumentalizzati. Non è possibile^!Spero che operatori capaci riescano a curare i ragazzi educandoli all´equilibrio genitoriale e al contempo al rispetto per entrambi i genitori; è necessario che il genitore inottemperante faccia un adeguato percorso. Ma cosa fare se il genitore alienatore è furbo e riesce a confondere bene gli operatori, con lìausilio di cattedratici, continuando a manipolare e a pressare i figli? In genere il genitore che attiva la PAS non permette all´altro genitore neanche di avvicinarsi. E´ ciò è successo alla sottoscritta.

21.34  di martedì 07/09/2010
scritto da  FIORITI PASQUALE
SONO UN PAPA´ VITTIMA DI TALE SISTEMA, CIO´ ACCADE AL TRIBUNALE MINORILE DI NAPOLI MENTRE IO VIVO IN ABRUZZO. IL GIUDICE GEMMA TUCCILLO HA PROTETTA LA MIA EX COMPAGNA, AFFIDANDO IL MINORE AGLI ASSISTENTI SOCIALI PER CAUSA DI MALTRATTAMENTI CHE IL MINORE SUBIVA DALLA MADRE, QUINDI NON PUO´ ESSERE CONDANNATA PER L´ART. 388 C.P.. NON VEDO MIO FIGLIO DA 30 MESI NONOSTANTE IL DECRETO DICE DI AVERLO 2 FINE SETTIMANE MENSILE. NEL TRIBUNALE MINORILE DI NA. IL N GIUDICE RICATTA ANCHE GLI AVVOCATI SE NON ACCETTANO LE LORO PROPOSTE. VI DIRO´ DI PIU´ HA PERMESSO DI SOTTRARRE MIO FIGLIO DA ACCERTAMENTI E CURE MEDICHE IN COMPAGNIA DI PREGIUDICATI, QUINDI ALIMENTA ANCHE LA MALAVITA CAMPANA MO NON RIESCO HA FARE NULLA, NONOSTANTE HO CAMBIATE 6 AVVOCATI, ED HO QUERELATO IL GIUDICE NULLA SONO RIUSCITO AD OTTENERE.


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