Alessandria, in azione i "nuovi zingari". Neonata sottratta dai servizi per una disattenzioneCronache dai tribunali
27/08/2010 - 18.53Ennesimo atto di arroganza dei servizi sociali, in applicazione di quella prassi crudele di sottrarre bambini (anche senza motivi gravi) che li sta rendendo tristemente famosi in Italia. Negli ultimi decenni, i servizi si sono resi - e si rendono ancora oggi - colpevoli di abusi di potere che una magistratura generosa ha spesso protetto. Una cosa è chiara a tutti: i servizi sociali, i figli, li portano via davvero. Sono loro, nell'immaginario popolare, i "nuovi zingari". Pare che la vera colpa dei genitori del neonato sottratto a Mirabello Monferrato (AL) sia stata quella di aver voluto a tutti i costi un figlio in età avanzata: 70 anni lui, 57 lei. Il fiocco rosa sbiadito appeso al cancello è l'unico segno concreto rimasto di Viola, oltre alla culla, ai pannolini e ai vestitini sparsi dentro casa. Due piani e un cortile nel centro storico del paese di 1.400 anime, a venti chilometri da Alessandria. Le imposte marroni sono tutte chiuse, chiaro indizio che le visite non sono gradite. "Non abbiamo nulla da dire, l'unico dovere che avete è quello di lasciarci in pace", dice il papà settantenne della neonata che ormai è lontana, in qualche comunità nei dintorni di Casale, dopo la decisione delle assistenti sociali di toglierla alle cure della famiglia, della mamma di 57 anni che ha deciso di andare oltre i limiti fisiologici pur di avere un figlio. In casa regna il silenzio. I pianti di Viola, che hanno segnato e monopolizzato gli ultimi ritmi della loro vita, rischiano di diventare un ricordo. Tutto è nato dalle maldicenze del vicinato, disturbato dai pianti notturni della bimba, ed in particolare di una coppia che avrebbe riferito ai servizi sociali di un episodio in cui il papà, distratto dal trillo del telefono mentre era fuori a sistemare Viola nel passeggino, avrebbe fatto un salto dentro l'abitazione (a qualche metro dall'auto posteggiata) e si sarebbe reso reo di aver lasciato la bambina da sola per qualche istante. "Se ne sono dette di tutti i colori - dice la barista del Caffè Roma - ma non bisogna dare retta a queste cose. Sono solo dicerie. Lasciamoli in pace". Invidie, astio e rancori da piccolo paese costituiscono l'altro probabile ingrediente del caso. La macchina ora è parcheggiata sull'angolo, un'Opel bianca nuova di zecca, acquistata poche settimane prima del parto all'ospedale Sant'Anna. L'errore del papà, segnalato con odio dai vicini con cui correva astio, rischia di costare caro alla coppia e, sopratutto, alla bambina. Saranno i giudici del Tribunale dei minori di Torino, dopo l'allontanamento forzato della neonata e dopo le spiegazioni, a decidere quale sarà l'epilogo: se nella casa a due piani con il fiocco rosa non si sentiranno più strilli e pianti, oppure se gli attempati (ma vitali oltremodo) genitori potranno riavere in braccio la loro bambina. Qualora si verificasse la seconda ipotesi, scommettiamo che ciò avverrà sotto l'occhio vigile dei servizi sociali, che prima tolgono e poi controllano. E la vicenda rischia di complicarsi perché il Tribunale di Alessandria ha aperto un fascicolo sul caso, al momento non risulta nessun indagato. "Non ho abbandonato nessuno - avrebbe spiegato il papà alle poche persone con cui ha parlato - stavo lavorando in cortile, ho appoggiato la bimba sul sedile della macchina per tenerla sotto controllo. Poi ha squillato il telefono è sono entrato un attimo in casa. Tutto qui". Gli assistenti sociali , quando hanno prelevato la bimba, sono stati accompagnati dai carabinieri della stazione locale. Da soli, questo sporco lavoro, non lo fanno. Tutti, in paese, si affannano a raccontare come la coppia avesse desiderato tanto avere un figlio, andando alla fine presso un centro estero di fecondazione artificiale . Persino il sindaco (responsabile dei servizi sociali, NDR) lo confermerebbe con determinazione. Adesso la mamma, che lavora come bibliotecaria ad Alessandria, sembra non essere più uscita di casa dopo il parto cesareo. Solo il padre entra ed esce ogni giorno dal cancello con il fiocco rosa ancora appeso. Lui che, negli anni Ottanta per sei mesi, si era seduto sulla poltrona di vicesindaco, prova a parlare e a spiegarsi con tutti. Una immagine, faticosamente costruita da una vita, distrutta in un attimo, dalla cattiveria di un vicino crudele, e dallo zelo dei nuovi zingari italiani. Fonte: Redazione Non ci sono allegati per questa notizia Torna indietro Questa Notizia è stata letta 1542 volte
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